lunedì 20 febbraio 2012

Le giornate-no.

Avete presente le giornate-no?
Ecco, io davanti ad una giornata-no ho il brutto vizio di reagire in modo contrario a quanto mi viene suggerito dall'istinto.
Sì perché quando ti risvegli in una giornata-no tu lo sai già. Il tuo istinto lo sa, ti suggerisce di tornare a letto, di non uscire dalla tua camera PER NESSUN MOTIVO AL MONDO, ma tu non lo ascolti. O meglio, IO non lo ascolto mai. La mia reazione è tipo: “Andiamo 075, non essere così paranoica, l'universo non ce l'ha con te. Su, fai un sorrisone e affronta la giornata, che tanto peggio di così non può mica andare”. Ecco, io questo tipo di atteggiamento ve lo sconsiglio perché la sfiga, che ha il proverbiale coltello dalla parte del manico, alla domanda “è tutto qui quello che sai fare?” non risponderà, ma reagirà con una serie di sfighe infinite che ti faranno odiare il prossimo e te stesso come non mai.
La mia giornata-no è durata 34 ore e probabilmente non è ancora finita.
Tutto è cominciato ieri.

Mi sono svegliata dopo ben 4 ore di sonno tormentato con un fastidioso mal di gola e il naso vagamente tappato.
Nel tentativo di svegliarmi mi sono fatta un caffè e mi sono buttata in doccia. Dopo la doccia, nel tirare il phon fuori dall'armadietto, ho accidentalmente urtato una crema per il viso di Mater che è ovviamente caduta rovinosamente per terra, riducendosi in mille pezzettini. Sul tappeto, per rendere la pulizia molto più semplice. Nel raccogliere i pezzi di vetro mi sono -com'era prevedibile- tagliata.
Dopo essermi finalmente vestita e asciugata, scendo a controllare che Mater non mi abbia rubato le chiavi della macchina. Il fatto che il mio sesto senso mi abbia portata a controllare, nonostante le avessi detto almeno 5 volte che mi sarebbe servita, doveva già farmi pensare ad una possibile giornata-no. E il mio istinto, come sempre, aveva ragione. Parte ovviamente la telefonata imbufalita:
075: “MATER!! LA MACCHINA!”
Mater: “Ah, perché, ti serviva?”
075: “Te l'ho detto cinque (CINQUE) volte.”
Mater: “Mi sono completamente dimenticata, comunque tranquilla, non ci sono andata a lavoro: è in stazione! Prendi le chiavi di riserva e vai pure a prenderla.”
Piccola nota: la stazione è a 2 km da casa mia, che non sono tanti, ma se hai fretta sono comunque una mezzora di tempo perso per andare a recuperare qualcosa che avrebbe dovuto essere sotto casa tua; quella mezzoretta che in teoria avresti dovuto utilizzare per pranzare perché stai morendo di fame.
Arrivata in stazione la macchina non si apre perché la chiave è difettosa, così mi tocca passare 10 minuti a litigare con chiave e portiera con un'espressione così impegnata che i passanti avranno cominciato a pensare a un furto. Finalmente riesco a salire, sudata per la corsa e per il nervoso (e cosa c'è di meglio per il raffreddore e il mal di gola che sudare e poi prendere freddo?), la accendo e...tadaaaan! È in riserva, chiaro!
Torno a casa, prendo il regalo di compleanno della mia amica che era troppo ingombrante da portarmi fino in stazione e via, a far benzina.
Benzinaio #1: non c'è la benzina verde.
Benzinaio #2: non mi prende i soldi.
Benzinaio #3: c'è solo la super senza piombo, che costa di più, ma ormai sono esasperata e decido di farla comunque. Mentre sono lì che faccio benzina e penso al fatto che sto cominciando a incarognirmi sul serio, con la coda dell'occhio vedo di fianco a me una signora che -attenzione attenzione- si accende una sigaretta. No ma un genio. La guardo senza parole, con un'espressione facciale che significa: “MA SEI SCEMA?”, lei se ne accorge e -attenzione attenzione- fa due passi per allontanarsi. Due. Oh beh. Allora cambia tutto.
Rientro in macchina scuotendo la testa e mi avvio verso casa del Braccio Destro.
Il parcheggio. Ah, il parcheggio, quanto amo girare per ore alla ricerca di un maledettissimo parcheggio. Al terzo giro mi si liberano -udite udite- BEN due posti, ma li vedo troppo tardi e quindi mi tocca rifare il giro -questione di 30 secondi- pensando che tanto sono BEN due posti, mica avrò così sfiga che in 30 secondi me li occupano entrambi, no?
Va peggio di quanto pensassi. Non solo quando torno entrambi i posti sono stati occupati, che era prevedibile, ma sono stati occupati da una macchina sola. Vinco la tentazione di scendere a rigare la macchina allo stronzo di turno e chiamo Braccio Destro, dicendole che ci sono ma che sto cercando parcheggio.
Braccio Destro: “eh, ti stavo giusto chiamando. Io non sono ancora arrivata a casa”
Continuo a girare in cerca di un parcheggio e FINALMENTE lo trovo davanti al suo portone (si tratta di un contentino da parte dell'universo per far sì che la vittima continui per la sua strada, rincuorata da un unico fatto positivo, in modo da poter continuare a torturarla). Dopo una ventina di minuti di attesa lei arriva. Durante il pomeriggio mi propone di andare a bere qualcosa la sera, ma io ho dormito 4 ore e ormai temo che mi cada un pianoforte in testa da un momento all'altro, motivo per cui voglio solo tornare a casa a dormire.
Mi riaccompagna alla macchina e come era ovvio e scontato, sbaglio strada e finisco in autostrada dove per sporgermi a ritirare il biglietto mi prendo uno strappo alla gamba sinistra (cosa che renderà più difficile la guida) e dove all'uscita, per pagare, mi cadono tutte le monete per terra.
Finalmente arrivo a casa, stremata, e passando davanti al garage mi rendo conto che le chiavi sono attaccate a quelle della macchina. Quelle che ha mia madre. Quindi mi tocca entrare-uscire-rientrare.
Finalmente a casa sul serio mi fiondo sul cibo (perché non solo non avevo pranzato, ma non avevo neanche cenato), mentre vengo accolta da Mater che mi dice: “IERI SEI TORNATA ALLE 4 DEL MATTINO TI SEMBRA IL CASO E BLA BLA BLA”.
Sconsolata striscio verso il letto, dove passo tre ore a rigirarmi sotto le coperte perché non riesco ad addormentarmi.

La mia conclusione è che voglio poter usufruire delle giustifiche per le assenze dalla vita come si usano a scuola. Io mi sveglio, il mio istinto mi dice che è una giornata-no e allora sospendo tutti i miei impegni, con la certezza che grazie alla giustifica firmata dai genitori nessuno mi sgriderà. Nelle ragioni dell'assenza, al posto dei generici "indisposizione" o "motivi famigliari", ci metterei un bel:

"È che me lo sentivo proprio che era una giornata-no".

6 commenti:

  1. Fino a metà racconto ero realmente dispiaciuto, capisco bene cosa si prova e ultimamente ho pure avuto una "settimana no", altro che una sola giornata...

    ...però ha iniziato a diventare grottesco e al "mi cadono tutte le monete per terra" ho riso. Sono una brutta persona? ;)

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    1. È stato il tizio stronzo che le ha spinte troppo avanti!
      Comunque sì, sei una brutta persona, ma ci piaci per questo.

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    2. ahahahah allora non sono l'unica! perdonami, sono scoppiata a ridere anche io :)

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    3. Meno male! L'idea non era mica quella di fare un post lagnoso!
      Che poi io tendo a prendere queste cose con filosofia e a riderci su ma quella giornata è stata così assurda che ho cominciato ad innervosirmi persino io!

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  2. Mi ricorda da vicino una mail che ho mandato una volta ad una mia amica!! Ero in preda ad un raptus e le ho fatto la narrazione dettagliata di tutte le sfighe della giornata!!
    E la tizia che si accende la sigaretta? Idolo!!!:):):)

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    1. Che si accende la sigaretta e fa la stizzita davanti al mio sguardo di rimprovero! Non ci sono parole!

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