domenica 6 febbraio 2011

A proposito dell'amore, pt. 1

Un po’ di tempo fa un amico mi aveva chiesto: “cosa ti manca dell’essere fidanzata?”, non vi dico lo sconforto che mi era preso quando la risposta uscita spontaneamente dalla mia bocca era stata: “niente”.
Poi ovviamente ripensandoci delle cose mi mancano, ma devo cercarle bene.
Ci deve essere qualcosa di terribilmente sbagliato nel come vivo le mie relazioni perché ogni volta che una di queste finisce la prima cosa che provo non è tristezza, ma senso di liberazione. E anche quando è l’altra persona a lasciare me, e non il contrario.
Solo nell’ultimo caso il senso di liberazione è durato pochi secondi prima di rendermi conto di quello che stava realmente succedendo.
Per un periodo ovviamente ho detestato qualsiasi persona felicemente fidanzata, ora mi è passata ma continuo a rimanere convinta di una cosa (di cui ero convinta anche prima): il concetto di due persone che si considerano una è davvero inquietante.
Ragazzi, no no e no. È una cosa malata.
A volte, guardandomi attorno, mi sembra che le coppie realmente sane e felici siano poche, ed è quel tipo di coppia in cui nessuno dei due rinuncia alla propria personalità e ai propri interessi, ma che ne fanno un’occasione di arricchimento, oltre che di felicità. Loro sì che sono invidiabili, ma perché sono 1+1, non semplicemente due metà. E diciamolo, per cortesia, che Platone non ha mai parlato dell’uomo e della donna come due metà della stessa creatura divisa dagli dèi invidiosi: parlava di uomo/uomo. Platone, come tutti i greci, considerava una relazione fra due uomini ad un livello molto più alto rispetto alla relazione uomo/donna, ma questo è un altro discorso e sto divagando.
Sotto questo punto di vista le mie relazioni più serene sono state quelle in cui lui annullava la propria personalità per starmi dietro, ma ovviamente mi stufavo dopo poco. Nel momento in cui ho trovato un’altra persona con una personalità forte come la mia me ne sono (come era ovvio) follemente innamorata, nonostante non fosse affatto una relazione serena.
 
Insomma, questo mi fa venire un po’ in mente “Io e Annie” di Woody Allen:
 
Alvy: Ecco, voi voi, sembrate una coppia molto felice, e lo siete?
Coppia di passaggio: Sì!
Alvy: E questo a cosa lo attribuite?
Ragazza della coppia: Oh io sono superficiale e vuota e non ho mai un'idea e… non ho niente di interessante da dire.
Ragazzo della coppia: Io lo stesso.

 
Lo so, ahimè, che probabilmente rispecchiarmi in Woody Allen non è una bella cosa, ma che posso farci?
Queste riflessioni sulle coppie sono dovute al fatto che per la prima volta, dopo tanti -troppi- anni, mi ritrovo a guardare l’amore da fuori per un periodo di tempo sufficiente da permettermi di rifletterci su in modo lucido. E ve lo dico: visti da fuori, gli innamorati a volte sono davvero assurdi, e spesso insostenibili. E anche questo mi fa pensare a Woody Allen:
 
E io pensai a... quella vecchia barzelletta, sapete... Quella dove uno va dallo psichiatra e dice: «Dottore mio fratello è pazzo, crede di essere una gallina», e il dottore gli dice: «perché non lo interna?», e quello risponde: «e poi a me le uova chi me le fa?». Bhè, credo che corrisponda molto a quello che penso io dei rapporti uomo-donna. E cioè che sono assolutamente irrazionali, ehm... e pazzi. E assurdi, e... Ma credo che continuino perché la maggior parte di noi, ha bisogno di uova.

5 commenti:

  1. ...oppure non continuano.

    Tutto salta perché tendenzialmente questo è un metodo fallimentare.

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  2. ...oppure non continuano.

    Tutto salta perché tendenzialmente questo è un metodo fallimentare.

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  3. Beh, diciamo che sotto sotto si continua a sperare di trovare le uova, un giorno.

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  4. Poche sono le coppie 1+1...ci vuole molta maturità ed equilibrio per creare una coppia del genere..io in 30 anni non ho mai incontrato un uomo con questa forma mentis.

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  5. Poche sono le coppie 1+1...ci vuole molta maturità ed equilibrio per creare una coppia del genere..io in 30 anni non ho mai incontrato un uomo con questa forma mentis.

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