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lunedì 7 ottobre 2013

Pensieri sull'acidità

Questo post è nato come post assolutamente indipendente ma a  quanto pare Zucchero Sintattico mi ha battuta sul tempo e quindi lo omaggio col titolo (e andatevi a leggere il suo blog!).

Il mese scorso ho assistito a una scena abbastanza particolare, ovvero una gara di cattiveria.
Mi spiego: non intendo dire che c’è stato un litigio in cui si giocava a chi la sparava più stronza, ma proprio a una cosa del tipo “io sono più cattiva di te” “no io sono più cattiva” “cioè no, non puoi capire, io sono TROPPO più stronza di te” “no, IO lo sono”
Che mi è parsa un po’ una cosa strana.
Immagino che dal punto di vista delle due fanciulle fosse l’equivalente di dire cioè io sono troppo più figa di te, ma dal mio punto di vista era come se stessero litigando su chi ha l’alito che puzza di più.

Voglio dire, pure io sono cinica ma mica la metto giù come una qualità, anzi. È una cosa che non sopporto di me.
Per quanto preferisca questa variante al sempre popolare piango per le guerre, i disastri naturali e le carestie ma sono una carogna con vicini di casa, conoscenti e parenti, mi sembra ancora più insensato. Perché se l’ipocrisia, si sa, è un modo per evitare che la gente veda l’interessato come brutta persona e lo eviti come la peste, il metodo del sono stronzo e lo dico non me lo spiego tanto. Più che altro non mi spiego il fatto che invece di allontanare la gente sortisca l’effetto opposto:

Oddio come è rock! Deve troppo essere mio amico!
Presto! Lanciamogli i nostri reggiseni!

Quello che però secondo me è il reale problema è gente che fa affermazioni del tipo “Devo essere più stronzo”. Ma no, al massimo devi difenderti da chi lo è, non essere stronzo a prescindere.
Che poi vogliamo parlare di chi si giustifica dicendo che ha sofferto troppo e quindi ora fa lo stronzo perché gli altri l’han fatto con lui?

Ah, hai sofferto? Davvero? Incredibile! Nessuno al mondo ha mai sofferto prima di te! Ti prego, prendimi a pugni per aiutarmi a superare i sensi di colpa, che mi sento troppo avvantaggiata rispetto a te!


Quindi niente, il tutto anche per dire che sono contenta di aver letto il post di Zucchero Sintattico perché mi è piaciuto e perché mi sento in buona compagnia.

Però ecco.
Milano a me al massimo risponde così.

giovedì 24 gennaio 2013

Help!!!


Lasciatemi postare uno puro, semplice e noiosissimo sfogo: temo ci sia qualcosa nell'aria che rende tutti nervosi e insostenibili.
I pendolari lo sono da sempre, quindi non me ne sorprendo: lo sanno tutti che i pendolari sono la cosa più spiacevole sin dai tempi dell'Antica Grecia.
Ma a lavoro, per strada, la parrucchiera, gli amici! Nell'ultimo periodo tutti sembrano dare del loro peggio e qualsiasi cosa io faccia, sbaglio.
Ho una teoria: secondo me devono compensare la finta bontà natalizia, ovvero sfogano sul primo che passa tutto il nervosismo che avrebbero tanto voluto sfogare sui parenti, e visto che io ho la rara dote di trovarmi sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato...beh, se la prendono con me.
L'altra teoria è che ci sia una strana combinazione fra allineamenti strani dei pianeti e il mio gruppo sanguigno per cui divento una vera e propria calamita per le incazzature altrui.

In ogni caso sto seriamente valutando l'idea di rinchiudermi in casa e mettere fuori la testolina solo fra un paio di mesi, giusto per vedere com'è la situazione. Se il mondo si fa più rilassato prima dei due mesi fatemi uno squillo.

Ps: nel frattempo spero che questo allineamento dei pianeti non colpisca professori e assistenti, che io ho un esame fra breve. Sob.

martedì 6 novembre 2012

La teoria dei nuovi peccati capitali


Mi piacerebbe sostenere che pensavo ai massimi sistemi e alla teologia quando all'improvviso ho deciso di fare un post sui 7 peccati capitali, ma la verità è che ho regalato The Binding of Isaac a Vinile e visto che fra i brutti ceffi con cui il povero Isaac deve battersi ci sono anche i 7 peccati...beh, la cosa viene da sé.
Prima di tutto elenchiamoli, che so che sono come i 7 nani e ne manca sempre uno: superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira, accidia; SALIGIA per gli amici. Ho chiaramente dovuto guardare su wikipedia perché me ne dimentico sempre una.
Non so voi, ma io me ne faccio almeno tre o quattro, e tutto sommato per alcuni di questi forse è anche una cosa sana. Ammettiamo che se da questo dipendesse la nostra dannazione eterna saremmo già tutti belli che dannati, pur non essendo persone particolarmente viziose.
Tutto ciò è ingiusto. Il mio peccato capitale, quello che c'ha scritto sopra 075 un po' ovunque, è ira. Ma io non sono d'accordo che l'ira sia da mettere sullo stesso piano di, chessò, l'avarizia, o che anche l'avarizia alla fine sia peggio di tante altre cose. Quindi ho deciso di creare i miei personali 7 peccati capitali: ottusità, egoismo, ipocrisia, infedeltà, disonestà, ignavia e...? Mi dimentico il settimo anche se li invento io. Facciamo che il settimo me lo suggerite dalla regia? E magari li devo un po' sistemare che ipocrisia, infedeltà e disonesta forse sono tutti riassumibili sotto un unico peccato.
Il tutto per dire che considererei di più peccato ferire gli altri piuttosto che fare qualcosa che faccia stare bene noi, e che trovo assurdo che al giorno d'oggi ci sia gente -donne!- che si sente più in colpa per aver peccato di lussuria piuttosto che di disonestà.

giovedì 4 ottobre 2012

Gelosia


Sono un tipo geloso.
Diciamo che non sono il tipo di ragazza che desidera che qualsiasi donna si avvicini al suo ragazzo prenda fuoco per combustione spontanea. Non mi dà fastidio che il mio ragazzo esca da solo con un'amica femmina. Non mi dà fastidio che abbracci le sue amiche.
Però ecco, se lui continua a tenere in braccio altre ragazze e mi caga ben poco durante la serata allora sì, comincio ad infastidirmi.
Non so voi, ma se un mio amico arriva con la sua nuova ragazza ad una serata magari la prima cosa che faccio non è sedermi in braccio a lui.
Non è un buon modo per rompere il ghiaccio.
Io in genere parlo con lei per toglierla dall'imbarazzo, ma lo so: non possono mica essere tutti così altruisti.
E così provo a calmarmi, parlo con amiche varie, e alla fine scopro che loro davanti ad una cosa del genere si sarebbero incazzate, mentre io sono stata zitta e ho soffocato la gelosia, che non voglio mica limitarlo. Allora forse non sono mica un tipo così geloso come qualcuno vorrebbe farmi credere. Forse ogni tanto al gelosia ci sta anche.

E se può passare la difesa di vecchie amiche particolarmente affettuose nei suoi confronti, forse non può passare la difesa di gente che ci prova spudoratamente. Davanti a me.
Ciao Vinile come va come non va , ti abbraccio, ti bacio, continuo ad abbracciarti mentre ti parlo, ti spantego le tette addosso con la scusa della musica alta e ti chiedo pure il numero per una motivo idiota ma oh, non ti preoccupare che sono fidanzata, anche se girano voci sul mio conto per cui ho mollato il mio ragazzo per un tot perché avevo voglia di farmi qualcun altro.

Ma no tesoro, che dici, sei gelosa di lei? Ma perché mai?
….
È solo molto espansiva.

Oh, la ragazza sarà pure espansiva, eppure non s'è presentata a nessuna delle donne presenti.
Sarà, ma io per le donne che sono espansive solo con gli uomini avrei un altro epiteto, ma forse è il caso che me lo tenga per me.

domenica 9 settembre 2012

Il ritorno.


Forse avrete notato che il blog in questi giorni era diventato privato e il motivo è che ci sono stati dei lavori in corso, degli aggiustamenti qua e là dovuti alla scoperta di followers indiscreti.
Con occhi indiscreti intendo gente che sa che non dovrebbe leggerlo, ma che lo fa comunque. Sì, è vero che il blog è pubblico, ma uno potrebbe anche evitare di sficcanasare di nascosto, almeno quando si parla di rapporti che, anche se finiti, sono stati importanti.
Perché se davvero si rispetta la persona con cui si è stati, se si vogliono avere informazioni sul suo conto gliele si chiede direttamente, non le si va a cercare in un blog per poi lamentarsene in giro.
Inizialmente, presa dalla rabbia, avevo intenzione di chiudere tutto. Poi mi sono detta che è la mia maledettissima libertà di esprimermi e non ho intenzione di rinunciarvi.
Con qualche sforzo diplomatico e segni di crescita da entrambe le parti si è arrivati ad un compromesso: io il blog me lo tengo e continuo a scriverci quello che mi pare, ma farò più attenzione ai riferimenti che faccio, perché a quanto pare la gente è pazza e non si sa mai chi è riuscito a trovarti e ti segue non per il piacere di farlo, ma per il venire a sapere cose di me e delle persone che mi circondano senza doverci mettere la faccia.
Nel caso non si fosse capito gli occhi indiscreti sono quelli di Mr. J, il quale a quanto pare sapeva tutto di me e Vinile perché seguiva il blog senza avere la decenza di dirmelo. Dopo l'iniziale incazzatura reciproca Mr. J e io siamo riusciti a capirci, mi ha chiesto scusa ammettendo che nel leggere ciò che scrivevo c'era quella curiosità morbosa tipica della fine di una storia importante, promettendomi inoltre che non l'avrebbe più fatto. Una volta dimostrata la maturità a cui siamo arrivati entrambi non ho più pensato a eliminare il blog. La cosa che però mi è diventata chiara -cosa che prima ingenuamente ignoravo- è che in effetti chiunque potrebbe trovare il mio blog, e per quanto non abbia troppo da nascondere capisco come persone a cui tengo possano risentirsi all'idea di essere finite nel mio blog senza saperlo, magari per esemplificare una delle mie innumerevoli teorie.
Quindi ringrazio Mr. J, un po' per aver dimostrato grande maturità ammettendo il suo errore e chiedendo scusa, un po' per avermi fatto capire che a volte scrivo troppo ingenuamente, non calcolando che se a me non dà fastidio non significa che non dia fastidio agli altri. Quindi tante scuse anche ad Anassimandro.
Questo è tutto quello che posso fare, se poi però incappo in code di paglia, psicosi e paranoie, non è più un mio problema: non posso stare a preoccuparmi di quello che pensa e fa il resto del mondo.

E poi a dirla tutta io non prenderei come fonte un blog dal chiaro taglio umoristico. Come si fa a dire cosa è vero e cosa è licenza poetica, soprattutto dopo che l'autrice si è resa conto di poter essere letta da occhi indiscreti?
Detto questo, mi raccomando:
resti fra noi..!

domenica 19 agosto 2012

Nuovi inizi.


Tornata giusto ieri dalla mia mini vacanza / asilo politico. Già vorrei tornare indietro, ed è la prima volta che mi capita.
Ho sempre odiato le vacanze estive; forse perché i miei genitori mi hanno sempre portata in posti noiosi in cui non c'erano giovani di alcun tipo. Il corso delle mie estati era sempre più o meno il seguente:
Fase 1: la scuola finisce, io sono contentissima di non essere più costretta su un banco e di non dovermi più alzare alle 6.30 del mattino. Posso fare quello che mi pare, che normalmente era dormire, leggere, disegnare, giocare al pc con mio fratello, e al massimo un'oretta di compiti per evitare di ritrovarmeli tutti da fare gli ultimi giorni di vacanza.
Fase 2: mia madre si stufa di vedermi alzata non prima delle 11 e di vedermi perennemente o davanti al pc o con un libro in mano, quindi comincia a darmi mestieri da fare, e lì la vacanza diventa meno bella.
Fase 3: si parte per le vacanze. Mete di montagna perché a noi rilassarci non piace. Quindi si va in posti in cui ci si alza alle 7 -dopo un anno passato ad alzarsi alle 6.30, vorrei ricordare- per fare camminate di 8 ore sotto il sole con lo zaino in spalla e nel mentre ascoltare i miei genitori parlare di lavoro.
I miei genitori si chiedono ancora come mai non sono mai riusciti a passarmi la passione per la montagna.
Fase 4: si torna a casa, finalmente posso tornare a godermi le mie vacanze nei pochi giorni che rimangono prima della scuola, che accolgo con entusiasmo perché almeno lì anche se la lezione è noiosa imparo qualcosa e ci sono i miei compagni, mentre in montagna le 8 ore di discorsi fra i miei non mi portano da nessuna parte, se non a chiedermi se un giorno anche io diventerò così mortalmente noiosa.

Settembre quindi, un po' per predisposizione personale -io AMO l'autunno- e un po' per i motivi di cui sopra, mi è sempre piaciuto un mondo. Era il ricominciare tutto da capo, il riprendere la mia vita in mano dopo la pausa estiva.
Negli ultimi anni però non mi ero più sentita così bene sul finire di agosto. Forse perché spesso ho lavorato tutta estate e non sono andata da nessuna parte, forse perché negli ultimi anni sono passata dal trascorrere le estati in apprensione per le sparizioni di Mr.J al soffrire di solitudine perché tutti sono via con fidanzati e amici e io sono in Brianza da sola a lavorare, e se non sto lavorando sono comunque troppo squattrinata per permettermi una vacanza come si deve. Insomma, non c'era più stato un vero e proprio stacco e quindi neanche un vero e proprio inizio.
Per carità, la mia vita è molto meglio ora di quanto lo sia mai stata nei precedenti 24 anni, ma forse non dovrei accontentarmi solo perché prima era peggio.
Forse il problema ora è che ho sbagliato tutto l'approccio sin dall'inizio. Il mio approccio è sempre stato guardare gli aspetti positivi (tralasciando i momenti di sconforto in cui tutto è nero), dicendomi che tutto sommato sono fortunata. Forse non avrei dovuto ignorare quelli negativi per anni, perché ignorarli significa non risolverli e lasciarli lì a crescere, finché non ti rendi conto che anche se in silenzio loro stanno avendo la meglio, e che sotto sotto non sei mica felice come credevi.
E ora, dopo tutti questi anni, chi se lo ricorda perché sto male.

martedì 10 luglio 2012

Che qualcuno ci salvi!

Facebook come al solito è fonte di ispirazione per i post.
Il ragazzo di una mia compagna delle superiori ha condiviso la seguente informazione: “-365”, taggando la sua ragazza. I commenti degli amici recitano: “ragazzi, sono troppo contenta per voi!” “non vediamo l’ora!” “Congratulazioni!” et similia. Si accettano scommesse, ma secondo me si sposano.
Ora.
Questo è drammatico. E non per loro, di loro chi se ne frega. Ma per l’umanità! O se vogliamo essere meno catastrofici…per l’Italia!
Contestualizzo.
Come scritto sopra, lei è una mia compagna delle superiori. Era una di quelle ragazze timidine ma che una volta conosciute si dimostrano super esuberanti. Avevamo fatto subito amicizia: lei era il genere di ragazza che in prima superiore ancora arrossisce quando parla con qualcuno che non conosce. Timida, forse un po’ infantile –nel senso buono del termine- ma simpatica e davvero divertente.
Col passare del tempo eravamo diventate migliori amiche, lei aveva cominciato ad interessarsi alla musica che ascoltavo, ai libri che leggevo, ai film che mi piacevano, e la cosa mi sembrava carina. Finché non mi sono resa conto che lei non si interessava sul serio, lei imitava.
Era arrivata al punto di cambiare i suoi gusti in fatto di ragazzi per starmi dietro.
Epica la scena in cui conobbe il mio fidanzatino di allora e mi fece delle scenate allucinanti perché diceva di esserne follemente innamorata. L’aveva visto una volta e manco c’aveva parlato.
Va bene il colpo di fulmine…però…
Più l’amicizia andava avanti più diventava gelosa di me, mi faceva scenate di gelosia se osavo passare l’intervallo con qualcun altro o se scrivevo al mio ragazzo in sua presenza.
Il problema era diventato evidente, la risoluzione pure: bisognava trovarle un uomo.
In quel periodo conoscevo un sacco di gente nuova grazie al gruppo in cui suonavo, così le presentai “virtualmente” un po’ di gente e lei cominciò a sentire un chitarrista.
Decisero di conoscersi di persona e il giorno in cui io festeggiavo il mio anniversario con Mr. J loro stavano uscendo per la prima volta.
Si misero assieme, com’era ovvio.
Fin qui tutto a posto, se non fosse che OVVIAMENTE lei cominciò a comportarsi esattamente come lui voleva. Dalle piccolezze -lei era sempre stata bionda e affermava che MAI si sarebbe tinta di un altro colore e, guarda caso, si tinse di nero dopo aver scoperto che lui preferiva le more- alle cose più importanti –lasciare l’università perché lui diceva che non serviva a niente-.
Visto che il losco figuro era arrivato a controllarla come pochi, era ovvio che la nostra amicizia non poteva durare. Lei si era gradualmente allontanata e a quanto pare il motivo era che “075 è una persona troppo depressa, che si fa un sacco di seghe mentali, che si rovina la vita studiando e leggendo un sacco di libri”. Chissà come mai queste parole sembravano tanto dette dalla voce di lui.
Insomma, stiamo parlando di una coppia in cui, pur stando effettivamente bene insieme (perché non mi sembrano proprio una coppia infelice, anzi) credo che non dovrebbero correre il rischio di procreare.
Perché le cose sono due: o prendono da lei e crescono delle creature senza personalità che si fanno rigirare in qualsiasi modo da chiunque, o prendono da lui, e diventano degli ignoranti che pensano di non aver bisogno di imparare niente, che sputano sulla cultura altrui, che si rifiutano di averne una propria, che convincono la propria ragazza a lasciare gli studi e ad allontanarsi dalla sua più cara amica perché “lei studia troppo, studiare rende depressi e invece bisognerebbe essere felici”.

Riprendendo il discorso dall’inizio: questi due non dovrebbero fare figli, come il 70%  della gente che conosco che si sta per sposare o si è sposata. Al contrario quelli più intelligenti decidono di pensarci bene, scegliere con calma, eventualmente convivere per un po’ e magari di non fare figli.
Facciamo qualcosa perché se continua così…soltanto i più stupidi manderanno avanti la specie!

sabato 30 giugno 2012

I vestiti eleganti d'estate danno alla testa.


“Tu frequenti persone che la gente normale eviterebbe.”
Mater, 29 giugno 2012.

A era l’amante di B. Poi A si è rotta le palle di farsi usare, ha conosciuto C e si è messa con lei.
Ieri c’era una festa con un sacco di gente a cui io, Vinile, C. e Queen of Carrot Flowers siamo andati. Tutti in tiro ci avviamo verso la festa, Vinile nel suo completo di Boggi fatto su misura che c’ha messo due secoli a mettere perché “Sono ingrassato, non mi sta più bene come un tempo”. Era chiaramente fighissimo.
A. anche lei fighissima, tutto a posto finché non arriva B.
La scena che mi ritrovo davanti  è questa: A. B. e C. sedute una di fianco all’altra, con A che tiene la mano a B.
Si dev’essere confusa.
A viene da me e mi chiede se C mi ha detto qualcosa, visto che le sembra un po’ incazzosa. Chissà come mai. C viene da me a dirmi che non vuole essere la ruota di scorta, che fra A e B c’è ancora qualcosa. B viene da me a chiedermi se ha fatto qualche casino, che non voleva mettersi in mezzo. A non capisce perché C se la prenda tanto.
Nel frattempo si son fatte le 2 di notte, ci sono più di 30 gradi e Vinile è nel suo maledettissimo completo che deve andare a lavoro il giorno dopo alla mattina presto. Manifesta la sua stanchezza con una birra in mano e la cravatta annodata alla testa.
Io cerco di stare dietro a tutti.
La Rossa, un nuovo personaggio che vi prego di immaginare come una rossa –chiaramente- tutto pepe, con due labbra allucinanti e un fisico scolpito infilato dentro ad un vestito rosso corto e un tacco 12, fa l’ammiccante.
Con me.
E io ho seri problemi a non riconsiderare la mia eterosessualità.
Il pessimo (soprannome affibbiato ad un mio amico dopo che, a capodanno, solo con 3 ragazze single, ha avuto il coraggio di ubriacarsi con la stessa quantità di alcool con cui noi eravamo perfettamente sobrie, perdendo così l’occasione di provarci con una di noi) arriva in ritardo dopo aver sbagliato indirizzo, e si trova davanti una mega festa all’aperto piena di gnocca.
Si strofina le mani pregustando una serata coi fiocchi.
Torna dopo 5 minuti da solo con un cocktail, “qui sono tutte fighe di legno. Quindi ora voi sarete le mie bitches. 075 è la prima, che oggi è vestita da strappona e c’ha la faccia da porca. Ora Vinile mi vorrà picchiare, ma deve capire che detto da me è un complimento.”
Vinile si gira con la sua aria innocente e la cravatta ancora in testa: “No no. Che picchiare. Son solo contento che la mia ragazza abbia l’aria majala”. Il pessimo gli dà una pacca sulla spalla in segno di stima, poi comincia il suo monologo: “Io non capisco. Lavoro, vivo da solo, scrivo poesie, sono un musicista, c’ho pure un fisico della madonna perché faccio sport da sempre. Sono pure dolce quando voglio. E allora, cos’hanno queste donne? Te lo dico io, hanno paura del pene. Sì, vanno in giro mostrando tutto a tutti e poi quando vai lì per provarci, scappano. Come tu mi insegni, 075, solo un uomo davvero raffinato può permettersi di essere volgare. E allora io vado lì e chiedo loro di venire a letto con me. In modo fine eh? Ma niente. Allora non fate le disinibite se poi queste richieste vi scandalizzano. Il problema è alla base. L’uomo è cacciatore, ci sto, ma se io sono veloce quanto un bradipo voi non potete correre come delle gazzelle, non vi sto dietro…”.
Eccetera eccetera.
In tutto ciò la situazione fra A, B e C continua a peggiorare, Vinile è sempre più stanco ma non mancano donne (e uomini!) che lo guardano con lo sguardo da chejefarei.
Io continuo a cercare di stare dietro a tutti.
Finalmente li convinco a tornare alla macchina, Vinile è stravolto, probabilmente mezzo ubriaco e mi propone di imboscarci da qualche parte mentre gli altri sono impegnati a litigare. Alla faccia di tutto e tutti, alla faccia anche della giornata di lavoro che avrebbe affrontato il giorno dopo.
Camminando verso la macchina si toglie giacca, cravatta –che ormai era tornata al suo posto- e comincia a slacciarsi la camicia. Non per me, ma probabilmente preso bene perché un’ora prima A gli aveva detto che aveva un fisico perfetto.
Alle 3 di notte siamo tutti in macchina, incazzati per un motivo o per l’altro, QoCF appoggia la testa alla mia spalla, ricordandomi quanto io adori tutti i vari componenti della combriccola di pazzi che si è creata negli ultimi 2 anni, dopo la rottura con mr. J.

“Tu frequenti persone che la gente normale eviterebbe. Sono contenta perché mi porti a casa personaggi assurdi che ti rendono la vita interessante. Fai bene 075, la gente normale, quella che io ho frequentato per una vita, è noiosa.”
Mater, 29 giugno 2012, 5 minuti dopo.

giovedì 28 giugno 2012

"Perché non mi hai mai detto che hai visto un dodo?" "Tu non me l'hai mai chiesto!"


Parliamo delle mezze verità e delle cose tenute nascoste.
Chi segue il mio blog e sa della mia fedeltà al metodo sincerità saprà anche quanto io sia contraria a questo tipo di disonestà perché, parliamoci chiaro, la differenza fra queste e le bugie vere e proprie sta solo nella faccia da culo di chi si difende con la frase: “non ho detto una bugia, ho solo omesso la verità!” oppure “tu non mi hai chiesto niente!”. Già. Ma io come faccio a chiederti qualcosa che non so?
Da cui il titolo del post.
Ma dodo a parte, la bugia “nascosta” più frequente è rappresentata dalla persona che ti fa capire di essere interessata, senza però avere la decenza di dirti che è fidanzata. Perché non te l’ho mai chiesto? Beh, forse perché ti conosco da mesi e non ti ho mai sentito dire una frase in cui il soggetto fosse, se non “la mia ragazza”, almeno “la ragazza con cui sto uscendo”. E allora sì, mi sembra ridicolo chiederti se sei fidanzato.
Anche perché, diciamocela tutta, chiedere una cosa del genere ad una persona con cui flirti equivale a scoprire le carte, e nessuno in genere vuole farlo. Equivale a dire: mi interessi, quindi voglio sapere se sei libero. E mi pare francamente impossibile che, in un periodo di tempo prolungato in cui mi scrivevi tutti i giorni, nel momento in cui ti chiedevo quali fossero i tuoi programmi la sera, non sia mai successo che tu sia uscito con la tua ragazza. Dire “esco con degli amici” quando invece sei con lei è una balla vera e propria. E io capisco che uno possa essere confuso, ma quando la questione salta fuori abbi almeno le palle di dire: “sì, ti ho mentito perché anche se sono fidanzato avrei voluto conoscerti meglio, e temevo che se ti avessi detto la verità avresti cambiato atteggiamento nei miei confronti”.
Perché questo mio post salta fuori ora? No, fortunatamente non è di Vinile che si parla. È successo ad una mia amica in questi giorni e la cosa mi ha fatto ricordare di quando era successo a me.

Bisognerebbe trovare un metodo, una frase ad effetto che li spiazzi.
Io ai miei tempi non sono stata pronta, ma ho pensato più volte a come avrei potuto e dovuto reagire.
Nel mio caso era andata così: il feeling era evidente e per un periodo ci siamo sentiti quasi tutti i giorni, parlando di qualsiasi cosa. Poi ad un certo punto lui era scomparso, rispondeva a malapena ai messaggi e rifiutava qualsiasi invito ad uscire, nascondendosi dietro ad impegni pseudo-immaginari. Una sera mi aggiungo all’ultimo momento ad un’uscita con degli amici in comune; lui non c’è, ma non sapendo della mia presenza si aggiunge a metà serata portandosi dietro (udite udite) la sua ragazza.
Quella di cui io non sapevo l’esistenza.
Io spiazzata, lui –mi è sembrato- pure. Non mi ha guardata negli occhi per 10 minuti. C’ero rimasta così male che non sono proprio riuscita a fare nulla di brillante, ho semplicemente fatto finta di niente cercando di limitare il sarcasmo. Avevo pensato che smerdarlo davanti a lei mi si sarebbe potuto ritorcere contro, tutto sommato potevo anche aver interpretato male il suo atteggiamento nei miei confronti. Solo ripensandoci a freddo mi sono resa conto del fatto che se non fosse stato interessato non avrebbe avuto motivo di nascondermi l'esistenza della sua ragazza.
Però insomma, qualche frecciatina percepibile solo da lui come tale ci sarebbe anche stata, cose tipo:
“Perché mi guardi in modo così strano? Stai bene?”
“Maddai! Che piacere conoscerti, non mi aveva detto di avere una ragazza!”
“Senti ma...quel caffè che volevi offrirmi?”
“Quand'è che riorganizziamo un'altra serata come quella dell'altra volta?”
Ad oggi non sono ancora riuscita a pensare a quale sarebbe stato l’atteggiamento ideale.

Forse avrei dovuto semplicemente dirgli: “Perché non ti ho mai chiesto se eri fidanzato? Pensavo sinceramente di essere l’unica in grado di trovarti attraente!”

martedì 13 marzo 2012

La forza di volontà

Avete presente la gente che dice che se una cosa la pensi fortissimo poi riesci ad ottenerla?
Avete presente quegli studi che dicono che se c'avete qualche malattia è perché vi volete male (soprattutto con quel C'AVETE che rende tutto più attendibile)?
Avete presente quegli insegnanti che vi dicono che se fate cagare in matematica è perché non vi impegnate abbastanza?
Ecco.
Stronzate.
075 ultimamente ha dei problemi con i suoi anticorpi. O meglio, 075 ha problemi con la percezione delle temperature, soprattutto quelle basse.
Leggi anche: non sento il freddo. Praticamente mai. Se esco da un locale in cui fa caldo e fuori ci sono i -5° comincerò a tremare per l'escursione termica, ma non sentirò realmente freddo.
Bello eh?
No.
Perché anche se io non soffro il freddo e potrei stare in maniche corte su un iceberg a urlare alla divinità del freddo “È tutto qui quello che sai fare?”, il mio corpo lo soffre eccome, e quindi va sempre a finire che mi ammalo. La fregatura è che non accorgendomi di avere freddo non posso sapere quando e se mi devo coprire.
In genere sapendo di questo mio problema evito di stare troppo in giro quando comincio a sentire quell'adorabile segnale dall'allarme che è il raspino in gola ma il problema era che con questi continui sbalzi di temperatura il raspino in gola era ormai diventato il mio migliore amico, e la gente cominciava a pensare fosse una balla quando mi chiedeva di uscire e io rispondevo sempre: “Eh, mi sa che mi sto ammalando, faccio serata tranquilla”.
Quindi ho ascoltato i consigli, ci ho creduto fortissimo: influenza non mi avrai.
Quindi sì al giro in scooter, sì al locale che o stai fuori a congelare o stai dentro a sudare, sì ai vestiti leggeri perché ieri c'erano 15 gradi e quindi mi sembra sia già primavera anche se oggi ce ne sono 5 e quindi non è poi così primavera.
Io ci credo.
Credo nei miei anticorpi.
Credo alla forza della mia mente.
E ora ho la peggior combinazione di tosse/raffreddore mai avuta in vita mia. 
Non vorrei disgustarvi con dettagli repellenti (e invece sì, lo adoro), ma il muco mi scende dal naso come se fossi un rubinetto aperto. Tossisco così tanto che ogni tanto mi sembra di essere sul punto di vomitare un polmone, ma soprattutto non riesco a dormire. E non nel senso con questa tosse ultimamente dormo davvero male, ma nel senso di non ho chiuso occhio -LETTERAMENTE- perché fra un colpo di tosse e l'altro non passano neanche 2 secondi.
Quindi ecco, mi sa che Jack Donaghy mentiva quando diceva di aver superato la sua allergia alle arachidi con la semplice forza di volontà, perché io non riesco neanche ad incoraggiare un minimo i miei anticorpi.
Sempre che io ce li abbia, perché comincio a dubitarne!

Ps: mi scuso per eventuali errori imperdonabili nella stesura del post, ma capitemi, non dormo da 48 ore e il muco mi annebbia il cervello e la vista.

giovedì 1 marzo 2012

QTD

Quando stavo -e in realtà anche dopo- col mio ex, c'erano quattro persone della sua vita che erano il mio incubo. Una di queste era QTD.
QTD aveva già attirato le mie antipatie per il semplice fatto che vedeva il mio ragazzo più di quanto non lo vedessi io. Era la ragazza del suo migliore amico, e loro tre erano inseparabili. Facevano indimenticabili viaggi assieme, passavano le nottate a parlare e io, non so come, ero finita per essere quella fastidiosa presenza che interrompeva il loro idillio per sapere che fine avesse fatto il mio ragazzo. QTD, dopo una sola settimana di frequentazione con il migliore amico del mio ex, aveva già piantato le tende: non solo gli aveva già arredato casa, ma si era già anche trasferita da lui.
No ma...non mi sa di disperato neanche un po'.
QTD, pur senza avermi mai vista, faceva di tutto per escludermi da qualsiasi tipo di uscita, per motivi che francamente non ho mai capito.
In tutto ciò, quando per caso io e Mr. J (il mio ex, appunto) l'abbiamo incontrata al cinema e ci siamo fermati un po' fuori a parlare, la cara ragazza manco si è sforzata di essere gentile per fare un favore a lui, che tecnicamente era un suo caro amico. No.
Anzi, mi squadra continuamente con aria quasi disgustata e fa di tutto per mettermi a disagio.
Ah, nel caso non si fosse capito QTD sta per Quella Troia Di. E contrariamente a quanto si possa pensare il soprannome non è una mia idea, ma del mio ex. Essì, perché nonostante questa grandissima amicizia, nel momento in cui lei ha lasciato l'amico, il mio ex si riferiva a lei inserendo le tre paroline magiche davanti al suo nome ogni volte che ne parlava. Salvo poi accusarmi di aver ostacolato la loro splendida amicizia.
Quando con ostacolare si intende dimostrare della più che giustificata gelosia nei suoi confronti.
Fatto sta che QTD mi ha reso la vita particolarmente difficile per parecchio tempo, anche se a distanza. Tanto che sono arrivata ad esserne ossessionata: me la sognavo di notte mentre mi derideva abbracciando il mio ex. Con tutti i problemi di autostima che stare con Mr. J aveva comportato il suo sguardo disgustato mi perseguitava, e il fatto che quella sera al cinema suo cugino mi stesse palesemente spogliando con gli occhi non mi aveva aiutata a lasciare perdere.

Quello che mi dava più fastidio in assoluto era che QTD era una persona di quelle che fanno le super simpatiche e che poi ci mettono 30 secondi a dimenticarsi di te. Cosa che infatti poi è successa, perché nonostante questa grande amicizia urlata ai 4 venti, la cara fanciulla ci ha messo ben poco a dimenticarsi di Mr. J.

Ieri, a sorpresa, l'ho incontrata in università. Ci siamo incrociate, guardate negli occhi, e abbiamo proseguito senza salutarci. Non sono riuscita a capire se mi ha riconosciuta o meno.
Mi sono fermata un attimo a pensare: se non mi ha riconosciuta è un bello smacco. Mi sono sognata di notte il suo maledetto sguardo disgustato, e lei neanche si ricorda di me. Come quando si schiaccia una formica.
Ma poi ho pensato che io le formiche non le schiaccio apposta, che solo una persona frustrata lo fa, per sfogarsi. Lei è una di quelle persone che mi fa venire in mente quella frase di Gaber:
“Infatti non è mica normale che un comune mortale, per le cazzate tipo compassione e fame in India, c'ha tanto amore di riserva che neanche se lo sogna. Che viene da dire: ma dopo come fa ad essere così carogna?”
Essì. Perché poco importa che lei se ne vada in giro ad abbracciare gente, a fare la grande amica; poco importa se va a manifestare contro le ingiustizie del mondo. Se ti accanisci su una persona che sai essere in un momento difficile, c'è poco da fare: sei una maledetta carogna.

E su questo pensiero mi son concessa un'alzata di spalle, ho sorriso e mi sono accesa una sigaretta.
Baciami la sacra pantofola, QTD.

giovedì 16 febbraio 2012

Paranoid paranoid

Essì, sapevo sarebbe successo.
Per quanto uno si impegni ad arrivare ad un nuovo rapporto senza trascinarsi dietro paranoie lasciati dagli ex precedenti, finisce sempre che qualcosa rimane.
Per la precisione il mio precedente ex mi ha incollato addosso tutta un paio di insicurezze di cui non riesco a liberarmi.

La prima riguarda il mio carattere e il mio rapporto con gli altri. Secondo il mio ex non ero una persona interessante e non ero in grado di rapportarmi con la gente, motivo per cui si vergognava a presentarmi ai suoi amici. Questa cosa mi ha fatta soffrire per lungo tempo finché non sono riuscita a guardarmi attorno e a rendermi conto del fatto che sono circondata da persone che hanno voglia di vedermi e parlarmi. Se in così tanti sono contenti di passare del tempo con me, sarò mica così noiosa in fondo, no?
La seconda invece è dura a morire, e riguarda l'aspetto fisico. Ovviamente è un tasto dolente un po' per tutte le fanciulle, ma quando è la tua (ormai ex) dolce (mica troppo!) metà a criticarti, la faccenda si fa più insidiosa.
Essì, perché dall'ex mi sono sentita dire un po' di tutto.
Vi riporto la top 3:
1. Insomma, sei sempre così trasandata, non potresti metterti un po' in tiro una volta ogni tanto?
2. Per dimagrire una decina di chili dovresti farcela da sola, se invece punti più in alto dovresti andare da un dietologo.
3. Beh, non stiamo a prenderci in giro, ovvio che in mezzo ad un sacco di gnocche non sceglierei te, mi accontento.
Ecco.
Ora, col fatto che a queste frasi sono state fatte seguire da mille scuse e vari “no cioè, mi son spiegato male, non era quello che intendevo, non ti arrabbiare” non sono mai riuscita a dire quello che realmente pensavo al caro ragazzo, e vorrei prendermi la rivincita qui, con voi, nel tentativo di scacciare questi brutti pensieri.

  1. Io NON SONO trasandata. Io mi metto in tiro, se necessario. Ma ti chiedo scusa se non l'ho mai fatto con te, è che sai, quando passi la giornata a lavorare e subito dopo torni a casa, fai la doccia, fai i bagagli, ti fai 2 km a piedi per arrivare alla stazione più vicina a casa, mezzora di treno più un quarto d'ora di metro per arrivare in Stazione Centrale per poi prendere il treno che porta a Bologna, la città in cui ti sei trasferito per studiare (cosa che poi non hai mai fatto)...beh, ci sta anche che la tua piega non sia perfetta. Così come ci sta il fatto di trovare stupido fare tutte queste cose in tacchi, come se non fosse stato già abbastanza faticoso farlo in ballerine.
    E poi in tiro per andar dove? Per stare in casa ad annoiarmi perché tu non volevi che qualcuno ti vedesse in giro con me?
  2. Io NON DEVO dimagrire di una decina di chili. Porto una 42. Dimagrire di 10 chili significherebbe essere sottopeso. “Puntare un po' più in alto” dove? Verso l'anoressia?
  3. Questa frase, quel “mi accontento”, mi aveva proprio devastata.
    Certo, ovvio, lo so bene che non sono una gnocca. Ovvio che non pretendo di brillare di fianco a ragazze molto più belle di me. Però dire “mi accontento” è proprio da stronzi.
    Tuttora non so proprio cosa dire davanti ad un'affermazione del genere.
    Mi spiace di non essere fisicamente perfetta, chi non vorrebbe esserlo? Forse sono solo stata ingenua a pensare di poter comunque essere considerata bella, a modo mio.
    Ma mi spiace soprattutto aver permesso che questa frase mettesse radici nel mio cervello, portandomi a pensare che Vinile non potesse interessarsi a me perché non abbastanza bella per lui.

Per quanto io consciamente sia perfettamente in grado di capire che davanti a cattiverie del genere dovrei solo rispondere di baciarmi la sacra pantofola, ammetto che mi influenzano parecchio.
Così, davanti ad un Vinile che mi dice che sono la prima ragazza che ha avuto il coraggio di invitare a cena fuori, ad un vero e proprio appuntamento, non posso fare a meno di pensare che mi avesse considerata una facile preda, quando invece dovrebbe significare che gli piaccio così tanto da vincere la sua timidezza.

E comunque no, non risponderò alle tue mail spente e formali (quelle del calibro: “Tanti auguri di buon Natale a te e alla tua famiglia”) finché non riceverò delle vere scuse per tutte le cattiverie gratuite che mi hai detto, cosa che non succederà mai, quindi l'unica cosa che posso continuare a fare adesso, ogni volta che queste cattiverie arrivano ad annebbiarmi il cervello, è pensare fortissimo sempre la solita cosa:

MA BACIAMI LA SACRA PANTOFOLA!

domenica 16 ottobre 2011

Il metodo sincerità, pt. II


Ricordate il metodo sincerità?
Nel caso non ve lo ricordaste o non aveste voglia di cercarvelo fra i vecchi post lo riassumo qui:



Il metodo sincerità è uno stile di vita.



Siamo tutti d'accordo nel dire che le persone sono complicate e che i rapporti interpersonali lo sono ancora di più, quindi al fine di evitare di complicare ulteriormente le nostre vite con malintesi e incomprensioni varie ho deciso di dire semplicemente la verità poiché -ahimè- non sono responsabile della verità. E anche nei casi in cui ne fossi responsabile nascondere il tutto non mi renderebbe più leggera.



Negli ultimi mesi però mi sono resa conto che non sempre è così semplice: non solo la gente spesso la verità non la vuole stare a sentire, ma spesso si passa pure per stronzi a dirla. E attenzione, quando dico “essere sinceri” non intendo certo dire che si ha l'autorizzazione a ferire la gente. Essì, perché ho notato -soprattutto da parte dei maschietti- una completa incapacità nel capire la differenza del COME si dice una stessa cosa.



Prendiamo un esempio banale: un'amica con qualche chilo di troppo compra un vestito che le sta proprio male. C'è una bella differenza fra il dire:



“Mio dio, ma non ti rendi conto che sei troppo grassa per un vestito del genere?”
e il dire:
“Guarda, secondo me non ti sta benissimo, è un po' troppo aderente.”



Che rappresenterebbe un po' il comportamento ideale, poiché fingere che le stia bene certo non la aiuterebbe e la prima risposta sarebbe solo una cattiveria gratuita.



Quindi sincerità sì, ma con un minimo di tatto e diplomazia.



Ecco.



Nei rapporti “di coppia” invece la faccenda si fa più complicata.



Mettiamo che io abbia conosciuto un ragazzo e che, nonostante non fosse certo l'uomo della mia vita, abbia cominciato ad uscirci giusto perché mi piaceva e mi faceva stare bene (come non capitava ormai da troppo tempo). Mettiamo ora che questo ragazzo se ne salti fuori dicendo che prima di conoscermi stava frequentando anche un'altra e che adesso non sa bene cosa fare.



Queste alcune delle reazioni possibili:





  • sentirmi tradita e mandarlo a cagare;





  • rimanerci male e sperare che decida di scegliere me;





  • rimanerci male e fargli una scenata;





  • ammettere che alla fin fine non sto certo cercando una storia da lui e che quindi è inutile che gli faccia storie insensate per una cosa che non mi tocca neanche un po'.





Ovviamente il mio metodo sincerità mi impone di essere onesta e diretta, quindi gli dico quello che penso, ovvero che non è un problema e che nel caso la situazione dovesse cominciare ad infastidirmi glielo avrei detto, ma che preferirei che l'altra ragazza sapesse della situazione ma che di certo non posso obbligarlo. Perfetto no?



In pratica sto dicendo ad un ragazzo che si dimostra interessato a me di non preoccuparsi di niente, di vivere le cose come vengono, di cercarci nel modo più spontaneo possibile e che non gli avrei chiesto niente di niente se non di essere rispettata.



La situazione che -in teoria- tutti gli uomini dicono di sognare.



A quanto pare non è così però, poiché il ragazzo comincia a comportarsi male senza motivo apparente.
Cerco di fargli notare che la situazione così a me non va bene, e quindi preferirei lasciar perdere. Ma ogni volta che ci provo si rifiuta di parlarne, in un modo o nell'altro.



Incredibilmente è la prima persona a riuscire a trovare quello che forse è il vero e unico punto debole del metodo sincerità.



Sono sempre riuscita a convincere delle mie ragioni col metodo sincerità, ma non avevo proprio pensato al fatto che si può essere onesti e convincenti quanto si vuole, ma che se dall'altra parte non c'è nessuno ad ascoltare è tutto completamente inutile.



 



E fu così che 075 fu costretta a comportarsi in modo scorretto. Allora è proprio vero che a volte ti ci costringono.



E io che pensavo fosse una scusa.

sabato 3 settembre 2011

Estate.

È assurdo vedere come quella che probabilmente è stata l’estate più sfortunata della mia vita sia anche stata quella che ho apprezzato di più negli ultimi anni.
Partendo dalla fine della sessione d’esame estiva fino ad ora è stata una sfiga dietro l’altra.

Poco prima dell’esame decido di chiamare mio zio per salutarlo, mi risponde con una voce strana, come se facesse fatica a parlare: pochi giorni dopo è in ospedale.
Del viaggio a Borgotaro vi ho già narrato nel post dell’alcool, così come del piacevolissimo ritorno a casa caratterizzato da una bella influenza intestinale che mi ha fatto rimandare tutti i piani (fra cui la festa hawaiana di Sestri Levante che aspettavo da un anno) e passare in bagno i miei unici giorni di vacanza senza studio.
Poi la settimana degli ex.
Intanto riprendo a studiare, ma mi concedo il mio giorno a Piacenza, quello in cui Il Bolide™
mi ha abbandonata in autostrada...ma questa storia la sapete già.
Comincio ad andare a correre al parco il tardo pomeriggio, nonostante il caldo. La cosa mi fa stare davvero bene, ma tornando dal parco con C. lei mi dice che andrà al lago per qualche giorno. Non ho fatto vacanza e spero che mi inviti, ma non lo fa.
Qualche giorno dopo una mia amica d’infanzia da poco ritrovata mi scrive:
“075, andiamo al mare?”
“Quando?”

“Ora.”
Decido di fare la follia: raccatto le poche cose pulite che trovo in casa e parto con un’amica che ho appena ritrovato, due ragazzi appena conosciuti e un cane che soffre di attacchi di panico.
Arriviamo la sera tardi, il posto è bello, il giorno dopo andiamo al mare: sono cinque anni che non ci vado.
Bandiera rossa.
Onde altissime: niente bagno, ma in compenso mi scotto. Decidiamo di prolungare la minivacanza e partire due giorni dopo per vedere se riusciamo ad essere più fortunati: le onde sono accettabili, mi bagno le gambe decidendo di aspettare un po’ prima di fare un bagno serio.
Due ore dopo ho la congiuntivite. È domenica e dobbiamo girare un po’ per trovare una farmacia aperta.
Mentre sono sul divano a farmi mettere il collirio dai miei nuovi amici mi arriva una chiamata da Cosoh.
“Ciao, sei a casa?”
“No, sono a Sestri Levante, perché?”

“Perché io sono in pronto soccorso, mi è caduta una statua addosso e mi ha rotto un piede.”
“Ah. Io ho la congiuntivite.”
“Perfetto. Ci sentiamo.”
Torno a casa dove scopro che il Bolide ci ha abbandonati, così come mio zio.
 
Insomma, un’estate davvero disastrosa, eppure la prima estate dopo anni in cui sono stata così bene con me stessa da riuscire a prendere dal lato giusto tutto quanto, persino un lutto, per quanto possibile.
Non saprei come prendere il fatto che domani c’è la tumulazione di mio zio così come la rottamazione de
Il Bolide™.
Probabilmente è la fine di un’era.
 
Speriamo ne nasca qualcosa di buono.

lunedì 9 maggio 2011

Stanchezza.

Le cose cambiano, e ultimamente sempre nel peggiore dei modi.
La prima cosa che ti dicono quando una storia finisce è che col passare del tempo starai sempre meglio. Ovviamente però 075 deve pur distinguersi in qualche modo, quindi starà sempre peggio col passare del tempo, col risultato che né lei né nessun altro di dimostrerà in grado di capire cosa diavolo stia succedendo.
Un po’ perché evidentemente non ci sono mai passati realmente, e un po’ perché dopo un tot ci si rompe le palle della gente che è sempre triste.
Ma la cosa deprimente è più che altro rendersi conto che i primi a stufarsi sono quelli che hai aiutato di più: quelle amiche che ti chiamavano in lacrime in qualsiasi momento della giornata e a cui hai tenuto costantemente compagnia nonostante avessi anche tu degli impegni e delle preoccupazioni.

Ovviamente, adesso che loro stanno bene e tu stai peggio, nessuno si sogna di stare al telefono neanche 5 minuti per farti compagnia, e col passare dei mesi comincia ad essere tanto anche ricevere una risposta tramite sms in tempi decenti. Per non parlare poi di come quelle stesse persone si divertano a sbatterti in faccia di continuo il fatto che ora sono felicemente fidanzate.
Quel che mi lascia perplessa poi è che neanche se ne rendono conto: non è cattiveria, è solo incosciente egoismo.

E sinceramente non ho ancora deciso cosa sia peggio fra le due.

venerdì 8 aprile 2011

J. L. B.

Normalmente non lo faccio, ma questa volta è diverso. Vorrei parlare di un libro che ho letto, ovvero L’Aleph di Borges. Si è trattato di un incontro casuale: sono salita in mansarda, dove abbiamo la libreria, a cercare un libro da leggere e lì l’ho visto. Un libricino piuttosto piccolo, bianco, che non sapevo di avere (e infatti non era nostro).
Una raccolta di racconti, un tipo di lettura che solitamente non amo, ma mi era rimasto in mente una cosa che mi era stata detta tempo fa da un’amica: “Il racconto che hai scritto mi ricorda Borges”, e così ho voluto provare.
Come ogni volta che leggo un libro composto da racconti la storia è stata la stessa: ce ne sono alcuni semplicemente meravigliosi e ce ne sono altri che dicono ben poco, ma chiuso il libro di Borges ho sentito qualcosa di diverso in me -splendidamente, è la stessa sensazione che prova il protagonista alla fine del racconto che dà il nome al libro-  e la cosa non mi capitava da un sacco di tempo.
Avrei voluto copiarvi dei pezzi, ma purtroppo il libro è tornato alla sua legittima proprietaria e quindi posso rendervi partecipe dell’unica parte che ho avuto la prontezza di copiare mentre stavo leggendo.


 
“Avevo compreso da tempo che non c’è cosa al mondo che non sia germe di un Inferno possibile; un volto, una parola, una bussola, una pubblicità di sigarette, potrebbero render pazza una persona, se questa non riuscisse a dimenticarli.”



 

lunedì 7 marzo 2011

Amore per gli ortaggi.

Volevo ringraziare pubblicamente la Carotina.
 
È un periodo un po’ strano, in cui dev’essere così evidente che qualcosa non va in me che la gente continua a chiedermi “Sei triste?”, facendomi rendere conto che negli ultimi tempi sto volutamente ignorando il mio umore.
Era un po’ che non mi intristivo così, che non mi capitavano quelle giornate in cui niente riesce a farmi stare meglio.
Il piccolo tubero invece c’è riuscito, e senza neanche rendersene conto. Mi ha regalato uno di quei bei pomeriggi al cazzeggio che tanto mi sono mancati negli anni passati, quegli anni in cui ho dovuto rinunciare a tutto per amore di una persona sola.
 
Non mi sono intristita neanche per una frazione di secondo ieri, quindi grazie Carotina.


(Hai visto che brava? Ho messo un carattere che in teoria dovresti riuscire a leggere meglio.)

giovedì 3 marzo 2011

No comment.

…e comunque non è giusto, ecco.
Non è giusto che mi si debba far pesare una cosa successa sei anni fa.
Mi spiego.
Sei anni fa avevo cominciato ad uscire con un ragazzo, grazie al quale avevo conosciuto un gruppo di persone strasimpatiche con cui –visto che io riesco a fare colpo solo sui nerd- giocavo di ruolo (ebbene sì).
Col passare dei mesi però il ragazzo in questione è diventato tremendamente pressante e si è dimostrato una persona completamente diversa. Una di quelle persone che a saperlo prima no grazie ho il gatto sul fuoco.
Dopo un periodo di dubbio ho dovuto quindi prendere l’ovvia decisione.
 
(Per farvi capire quanto mi sentivo soffocata dal rapporto vi dico solo che dopo averlo lasciato chi mi incontrava in giro commentava: “che aria rilassata che hai!” )
 
Il trauma l’aveva portato a fuggirsene a casa dai suoi genitori e a chiudersi parecchio, lasciandomi libera di continuare a frequentare gli amici che mi aveva presentato. Pian piano però ci si è allontanati (io studiavo, lavoravo e nel fine settimana cercavo di portare avanti una relazione a distanza) e il caro ragazzo è tornato a Milano.
Quest’estate, fra il mio aver lasciato il lavoro per dedicarmi agli studi e l’essere stata lasciata, avevo approfittato dell’assenza di lui per ricominciare a vedere gli altri. L’estate va benone finché lui non torna, e io mi devo fare da parte.
Al che, visto che sono passati 6 anni, mi viene in mente l’idea geniale di andarci a parlare, col risultato che mi dice che non c’è problema se voglio continuare a frequentare gli altri anche se c'è lui.
Perfetto, giusto?
SBAGLIATO.
Certo, lui non ha commentato la mia presenza, ma per il semplice fatto che si è comportato come se non fossi lì. E intendo dire che neanche mi rispondeva se gli parlavo.
Così adesso se non vado mica è colpa sua, è una mia scelta. Sono io che faccio la rompipalle non apprezzando il suo gesto di invitarmi.
 
SEI ANNI.

Beh, a questo punto direi che non mi resta che farlo sparire.

 




 (Comunque sto ancora pensando a cosa fare di questo blog)

domenica 6 febbraio 2011

A proposito dell'amore, pt. 1

Un po’ di tempo fa un amico mi aveva chiesto: “cosa ti manca dell’essere fidanzata?”, non vi dico lo sconforto che mi era preso quando la risposta uscita spontaneamente dalla mia bocca era stata: “niente”.
Poi ovviamente ripensandoci delle cose mi mancano, ma devo cercarle bene.
Ci deve essere qualcosa di terribilmente sbagliato nel come vivo le mie relazioni perché ogni volta che una di queste finisce la prima cosa che provo non è tristezza, ma senso di liberazione. E anche quando è l’altra persona a lasciare me, e non il contrario.
Solo nell’ultimo caso il senso di liberazione è durato pochi secondi prima di rendermi conto di quello che stava realmente succedendo.
Per un periodo ovviamente ho detestato qualsiasi persona felicemente fidanzata, ora mi è passata ma continuo a rimanere convinta di una cosa (di cui ero convinta anche prima): il concetto di due persone che si considerano una è davvero inquietante.
Ragazzi, no no e no. È una cosa malata.
A volte, guardandomi attorno, mi sembra che le coppie realmente sane e felici siano poche, ed è quel tipo di coppia in cui nessuno dei due rinuncia alla propria personalità e ai propri interessi, ma che ne fanno un’occasione di arricchimento, oltre che di felicità. Loro sì che sono invidiabili, ma perché sono 1+1, non semplicemente due metà. E diciamolo, per cortesia, che Platone non ha mai parlato dell’uomo e della donna come due metà della stessa creatura divisa dagli dèi invidiosi: parlava di uomo/uomo. Platone, come tutti i greci, considerava una relazione fra due uomini ad un livello molto più alto rispetto alla relazione uomo/donna, ma questo è un altro discorso e sto divagando.
Sotto questo punto di vista le mie relazioni più serene sono state quelle in cui lui annullava la propria personalità per starmi dietro, ma ovviamente mi stufavo dopo poco. Nel momento in cui ho trovato un’altra persona con una personalità forte come la mia me ne sono (come era ovvio) follemente innamorata, nonostante non fosse affatto una relazione serena.
 
Insomma, questo mi fa venire un po’ in mente “Io e Annie” di Woody Allen:
 
Alvy: Ecco, voi voi, sembrate una coppia molto felice, e lo siete?
Coppia di passaggio: Sì!
Alvy: E questo a cosa lo attribuite?
Ragazza della coppia: Oh io sono superficiale e vuota e non ho mai un'idea e… non ho niente di interessante da dire.
Ragazzo della coppia: Io lo stesso.

 
Lo so, ahimè, che probabilmente rispecchiarmi in Woody Allen non è una bella cosa, ma che posso farci?
Queste riflessioni sulle coppie sono dovute al fatto che per la prima volta, dopo tanti -troppi- anni, mi ritrovo a guardare l’amore da fuori per un periodo di tempo sufficiente da permettermi di rifletterci su in modo lucido. E ve lo dico: visti da fuori, gli innamorati a volte sono davvero assurdi, e spesso insostenibili. E anche questo mi fa pensare a Woody Allen:
 
E io pensai a... quella vecchia barzelletta, sapete... Quella dove uno va dallo psichiatra e dice: «Dottore mio fratello è pazzo, crede di essere una gallina», e il dottore gli dice: «perché non lo interna?», e quello risponde: «e poi a me le uova chi me le fa?». Bhè, credo che corrisponda molto a quello che penso io dei rapporti uomo-donna. E cioè che sono assolutamente irrazionali, ehm... e pazzi. E assurdi, e... Ma credo che continuino perché la maggior parte di noi, ha bisogno di uova.

domenica 12 settembre 2010

Plunder Bunny


Avere delle amiche è bello: quando dici scemate dettate dal tuo star male loro sono sempre pronte a dirti quello che tutti vorrebbero sentirsi dire nei momenti di sconforto.
 
“Guarda che ti lobotomizzo con un tacco la prossima volta”.
 
È per cose come questa che voglio bene alla Q.
Per questo e perché, quando non è impegnata a minacciarmi, è mia amica anche nei momenti in cui persino io faccio fatica a sopportarmi.