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martedì 27 dicembre 2011

Arrivare al nuovo anno.


Io non so se arrivo all'anno nuovo.
Fra 3 giorni parto per capodanno e ovviamente sono malata. Già le serie di 8-10 starnuti il 24 sera non promettevano niente di buono. Il 25 mi sono svegliata così intasata che non ho festeggiato il Natale, ma il Dadale.



Ovviamente scarico la colpa parzialmente su Mater che quando son scesa in sala tutta pastosa e malaticcia mi ha consigliato di non prendere niente: “massssssssì, ora del 30 c'è tempo, è solo un po' di raffreddore, passerà da sé!”.



Ora.



Io son d'accordo con il non imbottirsi di medicine per niente, però insomma, dato che c'è una partenza in vista forse era il caso. Anche perché poi andiamo in una città che è famosa per le sue temperature calde: Udine.



Ma niente paura: il mio kit di sopravvivenza è composto da dei cerotti con degli scheletrini sopra, uno scaldamani a forma di fungo e dei copri-asse a pois come la zebra. Nulla mi potrà fermare.



 



Poi, voglio dire, se sono sopravvissuta al traffico natalizio milanese delle 7 di sera sarà mica un raffreddore a fermarmi!



 



 



 



E furono le sue ultime parole famose.

sabato 24 dicembre 2011

Ancora donne.


Sono stati dei mesi al femminile, ed è davvero incredibile detto da me.



Quando ero piccola odiavo quando mi ritrovavo a casa di amici dei miei genitori e finivo inevitabilmente per dover giocare con le loro figlie. Giocare con le altre bambine mi ha sempre messa in un imbarazzo folle, tornavo a casa annoiata e triste: io non ce la facevo a giocare con le bambole, trovavo nauseante il colore rosa e di certo nessuno poteva giocare a pettinarmi i capelli, avendoli riccissimi. Mi sentivo così brutta, stramba e impacciata rispetto a loro!



Insomma, gira e rigira: preferivo sempre i maschietti.



Col passare del tempo la cosa è cambiata però, accompagnata dalla consolazione dell'esistenza di fanciulle come la Q, con cui posso parlare di videogiochi oltre che di scarpe, e della Carotina e Braccio Destro, con cui posso parlare di...beh, praticamente di tutto.



Le cose sono cambiate fino ad arrivare a questi ultimi mesi, in cui le donne della mia vita sono state così presenti, disponibili e fantastiche da farmi venire dei seri dubbi sulla convenienza dell'essere etero. Purtroppo continuo ad avere un debole incontenibile per i maschietti (anche se per motivazioni diverse rispetto a quelle iniziali), ma sono contenta di essere riuscita -dopo anni!- a circondarmi di donne degne di questo nome.



Come si fa a non amare donne che, come il BD entrano in casa tua e la prima cosa che ti chiedono è: “Senti, ma in caso di apocalisse zombie...la tua casa com'è messa? È un buon rifugio?”, o come la Q che ti manda messaggi del calibro: “Se dio vuole fra 20 minuti sono lì. Se non vuole...spero almeno abbia pietà della mia anima”.



Forse in tutto ciò non è mai stato vero che non amo la compagnia delle donne, forse ero solo circondata dalle donne sbagliate.



Giusto per rendere loro omaggio metterò qui per iscritto alcune delle loro uscite più geniali.



 



 



“Non mi sono mai piaciuti i belli. E con questo non voglio dire che sono una persona profonda, ma solo che ho dei gusti di merda.”



                                                                                             La Carota



 



“Non è che tutti gli uomini sensati siano occupati, il problema è che l'unico uomo sensato è l'uomo morto.”



                                                                                           Braccio Destro



 



“Il punto non è capire cosa vogliono, ma per quanto lo vogliono.”



                                                                                               La Favilla



 



 



E in più, se proprio vogliamo, nessun uomo che io conosca mi ha mai detto una cosa di una tale profondità e intelligenza:



“Perché quella loro stupida ipsilon in più è la bacchetta da rabdomante per la nostra doppia x. Senza non sopravviverebbero più di tanto, mi sa.”



                                                                                                 La Favilla



 



Cioè.



Io non credo di dover aggiungere altro.

martedì 6 dicembre 2011

E ancora uomini.


 



Posso dire che un buon 90% degli uomini che conosco sta perdendo tutta la mia stima?



Posso dirlo? Lo dico.



Mi sono giusto resa conto da qualche tempo che le mie amicizie maschili sono cambiate parecchio nel corso degli anni, e che ci sono solo rarissimi casi di amici maschi di vecchia data. Che poi comunque anche questi rari casi hanno i loro momenti di vivacità e i momenti di “075? Chi è 075?”.



Sì perché parliamoci chiaro, è piuttosto raro che un uomo voglia un'amica donna. Parliamo di amicizia, non di usciamo tutti assieme e ti rivolgo la parola volentieri se ci sei anche tu. Un uomo, se sta vicino ad una donna, è per provarci. E se non vuole provarci con te, cara ragazza, probabilmente intende provarci con la tua amica.



E non importa se vi trovate benissimo a chiaccherare, non importa se lui vi dice che “anche se non dovesse succedere niente fra di noi rimarremo sempre amici”. Quando capirà che effettivamente non succederà NIENTE fra di voi, piano piano si dileguerà come se non fosse mai esistito.



 



Mi sto un po' analizzando negli ultimi tempi e devo ammettere che, almeno stando ai miei ricordi, gli uomini che mi hanno trattata bene sono stati veramente pochi, e nessuno di questi è stato un mio ragazzo. Le donne invece sono sempre state incredibilmente incoraggianti, disponibili e gentili con me.



Se metto l'essere di sesso femminile che stimo di meno da un lato e l'essere di sesso maschile che stimo di meno dall'altro, la ragazza sarà sicuramente quella messa peggio. Più insignificante, più stupida, più ipocrita. Ma se devo mettere su una bilancia la donna che stimo di più contro l'uomo che ammiro di più...beh, non c'è paragone. La donna vince su quasi tutti i fronti e lo straccia dal punto di vista umano.



Vi faccio un esempio: Cosoh è uno degli uomini che stimo. È intelligente, è in gamba, è curioso, è simpatico. Ogni tanto salta fuori un certo brutto carattere, ma si fa perdonare in fretta. Nonostante questo, per motivi sconosciuti, è arrivato a dirmi cose di una crudeltà immensa. Ad esempio: quando sono stata lasciata dal mio primo fidanzatino per consolarmi Cosoh mi ha detto di non preoccuparmi, che tanto non avrei più sofferto per amore in futuro, perché nessuno si sarebbe mai più innamorato di me.



Oh, grazie Cosoh, ora sì che sto meglio.



E vorrei precisare che Cosoh non è affatto una persona maligna, anzi; è solo che gli escono così. E quando gliel'ho ricordato dopo anni mi ha risposto che non ricordava di averlo detto.



Essì, loro sono così: rispondono a caso, ti feriscono e poi neanche se lo ricordano. Oppure sembrano non dare importanza alle parole, al COME dicono qualcosa.



Le donne in queste cose sono più sottili, più fini, più attente. Nessuna donna mi ha mai detto una cosa così crudele, neanche quella a cui piaccio di meno. E anche dovesse dirmelo in futuro sono sicura che se ne ricorderebbe anche fra 15 anni.



Le donne quando dicono qualcosa è perché vogliono dirlo, e se non vogliono poi se ne pentono, non se ne dimenticano.



Poi magari le donne tendono a essere meno dirette, meno sincere, ma hanno sicuramente più tatto e tendono ad essere più profondo e costanti nelle loro amicizie.



 



Gli uomini invece...beh, come mi disse una volta una mia amica: “il punto non è tanto capire COSA pensano e vogliono, ma per QUANTO”.



 



Detto questo se avete la fortuna di avere la presenza costante di un'amicizia maschile nella vostra vita, tenetevela stretta. Gli amici uomini sanno essere davvero fantastici, il problema è solo che spesso non ne hanno voglia.

domenica 6 novembre 2011

Segni zodiacali e storia.


A Mater è stato prestato uno di quei libri in cui ogni segno zodiacale viene analizzato per filo e per segno. Parte con tutta la serie di solite cose tipo: pianeta dominante, elemento e cose così. Poi c'è la parte su “se siete innamorati di un uomo di x segno”, “se siete innamorati di una donna di x segno” e infine: “se siete voi gli sfortunati”. Dopo di che segue una lista di personaggi del vostro stesso segno.



Ecco.



Qui sorge un problema.



Io sono ariete. Mater è acquario.



Nell'elenco dei personaggi che erano del suo stesso segno zodiacale Mater può vantare Mozart, Virginia Woolf, Galileo e tutta una serie di personaggi fighi e positivi (fra cui c'era anche ET, anche se non ho capito bene come hanno fatto a stabilire che fosse acquario).



Io invece mi ritrovo personaggi tutt'altro calibro.



Riporto, come nel libro, una o due parole per far capire ai lettori -del libro, non del blog, io non metto in dubbio la vostra cultura- di chi si tratta:





  • Attila, re degli Unni. Un uomo che, ci terrei a ricordare, era famoso per la sua ferocia.





  • Lucrezia Borgia, avvelenatrice. Beh, mi sembra un po' riduttivo darle semplicemente dell'avvelenatrice. Ma che poi mica sarà un mestiere.





 



Una 075 ormai trentenne incontra al supermercato una vecchia professoressa delle medie.



Prof: “075! Ma quanto tempo! Come sei cresciuta...e dimmi...adesso cosa fai?”
075: “Io? Oh...l'avvelenatrice part-time!”
Prof: “E ti piace?”
075: “Sì, sì, è un lavoro che dà grandi soddisfazioni.”



Prof: “Bene, sono tanto contenta per te!”



Dai, non è possibile.



 





  • Casanova, seduttore. Anche lui, povera gioia. Se andate su wikipedia trovate che Giacomo Casanova è stato un avventuriero, scrittore, poeta, alchimista, matematico, filosofo e agente segreto della Repubblica di Venezia. E per cosa viene ricordato? Perché c'aveva un sacco di gnocca.





 



E altri personaggi che ora non ricordo.



Ma parliamone! Perché io ho solo personaggi del genere e mia madre invece ha gente che ha realmente cambiato il mondo (in meglio)?



E poi io ho solo incompresi! Gente che si è anche impegnata per arricchire il mondo, ma che si è ritrovata ad essere ricordata per delle cose insignificanti come la sete di vendetta, il desiderio di distruzione o la fissazione per le donne.



E dire che il libro diceva che gli arieti tendono a sentirsi incompresi. Non siamo noi, è il mondo che ci odia! Noi non abbiamo fatto nulla di male!



 



 



Dai Attila, andiamocene di qui che nessuno ci vuole. Dai, Lucrezia, vieni anche tu, su. No, guarda, preferirei non bere il vino che mi offri tu. No, non ho fame, grazie. Perché insisti? Giacomo? Giacomo? Metti giù quella ragazza e vieni con noi, dai. E GIU' LE MANI DA LUCREZIA, SANTO CIELO.



 



Uff. Con Virginia, Wolfgang e Galileo sarebbe stato tutto molto più semplice.



Sob.

venerdì 28 ottobre 2011

Laurea!


075 si laurea!



Avete capito bene.



È giunto finalmente il momento. Non più sguardi sorpresi dei professori agli esami (“ma come, sei in triennale?”)! Mai più!



E giusto per vostra informazione, non è che io sia mostruosamente fuori corso, è che sembro più grande. Gli amici per consolarmi mi dicono che è perché ho un'aria matura, ma secondo me è perché non vogliono ammettere che sono veramente vecchia sia dentro che fuori.



I miei genitori hanno già deciso che il giorno della discussione prenderanno il treno con me, e credo che visto l'effetto che hanno su di me ficcherò un calzino in bocca a entrambi. Così, per precauzione.



Mi spiace che Cosoh non possa esserci, ma il maledetto si è definitivamente trasferito a New York.



(Sob.)



E niente. Vorrei rendervi partecipi di un sacco di cose ma sono troppo stanca e stravolta per scrivere dei post che possano risultare anche solo lontanamente interessanti.



Quindi vi saluto.



 



Incrociate le dita per me, i motivi ve li dirò più avanti!

domenica 16 ottobre 2011

Il metodo sincerità, pt. II


Ricordate il metodo sincerità?
Nel caso non ve lo ricordaste o non aveste voglia di cercarvelo fra i vecchi post lo riassumo qui:



Il metodo sincerità è uno stile di vita.



Siamo tutti d'accordo nel dire che le persone sono complicate e che i rapporti interpersonali lo sono ancora di più, quindi al fine di evitare di complicare ulteriormente le nostre vite con malintesi e incomprensioni varie ho deciso di dire semplicemente la verità poiché -ahimè- non sono responsabile della verità. E anche nei casi in cui ne fossi responsabile nascondere il tutto non mi renderebbe più leggera.



Negli ultimi mesi però mi sono resa conto che non sempre è così semplice: non solo la gente spesso la verità non la vuole stare a sentire, ma spesso si passa pure per stronzi a dirla. E attenzione, quando dico “essere sinceri” non intendo certo dire che si ha l'autorizzazione a ferire la gente. Essì, perché ho notato -soprattutto da parte dei maschietti- una completa incapacità nel capire la differenza del COME si dice una stessa cosa.



Prendiamo un esempio banale: un'amica con qualche chilo di troppo compra un vestito che le sta proprio male. C'è una bella differenza fra il dire:



“Mio dio, ma non ti rendi conto che sei troppo grassa per un vestito del genere?”
e il dire:
“Guarda, secondo me non ti sta benissimo, è un po' troppo aderente.”



Che rappresenterebbe un po' il comportamento ideale, poiché fingere che le stia bene certo non la aiuterebbe e la prima risposta sarebbe solo una cattiveria gratuita.



Quindi sincerità sì, ma con un minimo di tatto e diplomazia.



Ecco.



Nei rapporti “di coppia” invece la faccenda si fa più complicata.



Mettiamo che io abbia conosciuto un ragazzo e che, nonostante non fosse certo l'uomo della mia vita, abbia cominciato ad uscirci giusto perché mi piaceva e mi faceva stare bene (come non capitava ormai da troppo tempo). Mettiamo ora che questo ragazzo se ne salti fuori dicendo che prima di conoscermi stava frequentando anche un'altra e che adesso non sa bene cosa fare.



Queste alcune delle reazioni possibili:





  • sentirmi tradita e mandarlo a cagare;





  • rimanerci male e sperare che decida di scegliere me;





  • rimanerci male e fargli una scenata;





  • ammettere che alla fin fine non sto certo cercando una storia da lui e che quindi è inutile che gli faccia storie insensate per una cosa che non mi tocca neanche un po'.





Ovviamente il mio metodo sincerità mi impone di essere onesta e diretta, quindi gli dico quello che penso, ovvero che non è un problema e che nel caso la situazione dovesse cominciare ad infastidirmi glielo avrei detto, ma che preferirei che l'altra ragazza sapesse della situazione ma che di certo non posso obbligarlo. Perfetto no?



In pratica sto dicendo ad un ragazzo che si dimostra interessato a me di non preoccuparsi di niente, di vivere le cose come vengono, di cercarci nel modo più spontaneo possibile e che non gli avrei chiesto niente di niente se non di essere rispettata.



La situazione che -in teoria- tutti gli uomini dicono di sognare.



A quanto pare non è così però, poiché il ragazzo comincia a comportarsi male senza motivo apparente.
Cerco di fargli notare che la situazione così a me non va bene, e quindi preferirei lasciar perdere. Ma ogni volta che ci provo si rifiuta di parlarne, in un modo o nell'altro.



Incredibilmente è la prima persona a riuscire a trovare quello che forse è il vero e unico punto debole del metodo sincerità.



Sono sempre riuscita a convincere delle mie ragioni col metodo sincerità, ma non avevo proprio pensato al fatto che si può essere onesti e convincenti quanto si vuole, ma che se dall'altra parte non c'è nessuno ad ascoltare è tutto completamente inutile.



 



E fu così che 075 fu costretta a comportarsi in modo scorretto. Allora è proprio vero che a volte ti ci costringono.



E io che pensavo fosse una scusa.

mercoledì 21 settembre 2011

L'incoerenza maschile.


Come ben si sa quando si parla di “sesso debole” si parla delle donne: le donne sono incoerenti, le donne non sanno mai cosa vogliono, le donne dicono una cosa e poi ne vogliono un’altra.



Ho sempre avuto soprattutto amici maschi o ragazze assolutamente atipiche, e quindi sono sempre stata in parte d’accordo con tutto questo.



Ma parliamone: io comincio a pensare che le donne siano incoerenti non per natura, ma per stare dietro agli uomini, perché con loro non si sa mai come comportarsi.



 



Cari maschietti, avete presente quando una donna vi dice: “va bene”, ma in realtà non è assolutamente d’accordo? Non è che sia pazza, è che sa che se vi dice di no, è automaticamente una rompipalle. E quindi vi lascia fare quello che volete, solo che poi magari non è in grado di nascondere completamente il fatto che un po’ di fastidio le dà: ed ecco che la fanciulla in questione “dice una cosa ma ne vuole un’altra”.



È che gli uomini le rompipalle non piacciono. O almeno così dicono, perché c’è sempre un certo scarto fra quello che gli uomini dicono di amare e quello che poi in realtà li tiene realmente legati ad una donna.



Come ad esempio le eating-salad bitches. Il termine deriva da uno spettacolo di Eddie Murphy. E non l’Eddie Murphy che conosciamo dai film, l’Eddie Murphy degli anni ’80, quello meno conosciuto, misogino, sessista e pure un po’ razzista. Lui le chiama eating-salad bitches (letteralmente le troie mangia-insalata). Sono quelle donne attentissime alla linea, che quando le porti fuori a cena ordinano l’insalatina. Tu le porti in un ristorante della madonna, magari ci spendi anche un sacco di soldi e questa neanche ti dà la soddisfazione di mangiare qualcosa di serio.



E posso capire la frustrazione, come posso capire quel pezzo poetico da morire de “Il mondo dopo la fine del mondo” in cui il protagonista sostiene di non poter amare una donna se non la vede prima mangiare una bruschetta. Perché una donna che non mangia una bruschetta per paura di sporcarsi d’olio non è una donna d’amare.



Capisco tutto.



Ma poi ci vogliono magre.



E insomma, abbuffarsi con gusto ed avere un fisico perfetto non sono due cose che vanno troppo d’accordo. A parte in caso di metabolismi particolarmente fortunati, ovvio.



 



Il mio problema però non è tanto la questione del cibo quanto la questione del carattere.



Essì, perché ormai non conto più le volte in cui mi son sentita dire da svariati amici maschi frasi del calibro: “Sei la donna che rispetto di più” “Sei una delle ragazze più intelligenti che io conosca” “Ma allora ci sono anche donne intelligenti!” “Tu sì che hai le palle” “Tu sì che ti meriti l'appellativo di Bro” “Ah, se solo non fossi fidanzato...” e così via.



E magari può anche capitare che una sera fuori, dopo aver fatto valere le tue idee in mezzo ad un gruppo di ragazzi, uno di loro rimanga affascinato dalla cosa e si avvicini a te dicendo: “quanto amo le ragazze decise”.



Poi però ti guardi intorno e noti una cosa: le ragazze dei tuoi amici (gli stessi che ti hanno ricoperto dei complimenti di cui sopra) non sono esattamente come dovrebbero. C'è un'incongruenza. Perché sì, loro apprezzano i caratteri particolarmente decisi, li rispettano.



Ma in un'amica.



Stare assieme a qualcuno con un carattere del genere è un altro discorso.



E così magari ti rendi conto anche che il ragazzo che ti ha detto di amare le ragazze decise, in realtà non ama molto che le ragazze siano decise con lui. E magari anche lui si è reso conto che una ragazza che non si fa mettere i piedi in testa non è poi così facile da gestire, rifiutando quindi qualsiasi tipo di comunicazione seria.



Fortunatamente non tutti sono così, ma purtroppo la maggior parte sì.



E la cosa assurda è che quando ero più piccola, molto più facile da gestire e molto più debole (per quanto più rompipalle) avevo molto più successo. I ragazzi si affezionavano come niente e continuavano a rimanermi accanto.



Quindi la domanda mi sorge spontanea: ma gli uomini cercano qualcuno meritevole del loro rispetto o qualcuno di fragile, che da un lato possono proteggere e dall'altro possono rigirarsi come gli pare?

sabato 3 settembre 2011

Estate.

È assurdo vedere come quella che probabilmente è stata l’estate più sfortunata della mia vita sia anche stata quella che ho apprezzato di più negli ultimi anni.
Partendo dalla fine della sessione d’esame estiva fino ad ora è stata una sfiga dietro l’altra.

Poco prima dell’esame decido di chiamare mio zio per salutarlo, mi risponde con una voce strana, come se facesse fatica a parlare: pochi giorni dopo è in ospedale.
Del viaggio a Borgotaro vi ho già narrato nel post dell’alcool, così come del piacevolissimo ritorno a casa caratterizzato da una bella influenza intestinale che mi ha fatto rimandare tutti i piani (fra cui la festa hawaiana di Sestri Levante che aspettavo da un anno) e passare in bagno i miei unici giorni di vacanza senza studio.
Poi la settimana degli ex.
Intanto riprendo a studiare, ma mi concedo il mio giorno a Piacenza, quello in cui Il Bolide™
mi ha abbandonata in autostrada...ma questa storia la sapete già.
Comincio ad andare a correre al parco il tardo pomeriggio, nonostante il caldo. La cosa mi fa stare davvero bene, ma tornando dal parco con C. lei mi dice che andrà al lago per qualche giorno. Non ho fatto vacanza e spero che mi inviti, ma non lo fa.
Qualche giorno dopo una mia amica d’infanzia da poco ritrovata mi scrive:
“075, andiamo al mare?”
“Quando?”

“Ora.”
Decido di fare la follia: raccatto le poche cose pulite che trovo in casa e parto con un’amica che ho appena ritrovato, due ragazzi appena conosciuti e un cane che soffre di attacchi di panico.
Arriviamo la sera tardi, il posto è bello, il giorno dopo andiamo al mare: sono cinque anni che non ci vado.
Bandiera rossa.
Onde altissime: niente bagno, ma in compenso mi scotto. Decidiamo di prolungare la minivacanza e partire due giorni dopo per vedere se riusciamo ad essere più fortunati: le onde sono accettabili, mi bagno le gambe decidendo di aspettare un po’ prima di fare un bagno serio.
Due ore dopo ho la congiuntivite. È domenica e dobbiamo girare un po’ per trovare una farmacia aperta.
Mentre sono sul divano a farmi mettere il collirio dai miei nuovi amici mi arriva una chiamata da Cosoh.
“Ciao, sei a casa?”
“No, sono a Sestri Levante, perché?”

“Perché io sono in pronto soccorso, mi è caduta una statua addosso e mi ha rotto un piede.”
“Ah. Io ho la congiuntivite.”
“Perfetto. Ci sentiamo.”
Torno a casa dove scopro che il Bolide ci ha abbandonati, così come mio zio.
 
Insomma, un’estate davvero disastrosa, eppure la prima estate dopo anni in cui sono stata così bene con me stessa da riuscire a prendere dal lato giusto tutto quanto, persino un lutto, per quanto possibile.
Non saprei come prendere il fatto che domani c’è la tumulazione di mio zio così come la rottamazione de
Il Bolide™.
Probabilmente è la fine di un’era.
 
Speriamo ne nasca qualcosa di buono.

sabato 20 agosto 2011

Grazie universo!

Oggi io e Claire, compagna di mille avventure, avevamo deciso di andare a trovare un amico a Piacenza con lo scopo di ammazzarci di gnocco fritto, bere un sacco di vino, vedere la bella città e goderci un po’ di sana campagna; ma soprattutto per la questione dello gnocco fritto e del vino.
La macchina del padre di Claire è finita dal meccanico qualche giorno fa, quindi era inevitabile usare Il Bolide™. Non ricordo se ho già parlato di lei, ma Il Bolide™ è la macchina di Mater. Nonché la macchina di Cosoh quando a Mater non serve. Nonché la mia macchina quando a Cosoh e Mater non serve.
Cioè mai.
Io e Il Bolide™ poi non abbiamo cominciato col piede giusto, fra la mia avversione per le nuove invenzioni -tipo la ruota- e i tempi un po’ troppo lunghi che ho impiegato per prendere la patente.
Stufa di non essere in grado di guidare tranquillamente quelle due volte all’anno in cui nessuno la usa, ho deciso di lanciarmi quanto possibile giusto per farci amicizia.
E stava funzionando: a fine luglio l’avevamo portata (io, la Q e un’altra mica) fino a Borgotaro e oggi sarebbe stata la giornata di Piacenza, con la differenza che questa volta –contrariamente alla volta di Borgotaro- avrei guidato per tutto il tempo io.
La giornata va benissimo, saliamo sul bolide per tornare a casa quando mettendo in moto noto qualcosa di strano: una di quelle lucine che non dovrebbero accendersi si accende. Dopo qualche metro si spegne, a volte lo fa, il libretto ci dice che se si spegne dopo poco non è nulla, quindi continuiamo beate.
In autostrada si riaccende e questa volta rimane lì: “Claire, questa luce non mi fa sentire troppo tranquilla, accostiamo per capire cosa c’è che non va?”. Neanche il tempo di dirlo che la macchina comincia a rallentare di sua spontanea volontà.
Purtroppo l’autostrada non è il posto migliore per fermarsi all’improvviso: a fatica riesco a portarla nella corsia di emergenza, dove comincia ad uscire una quantità di fumo tale dal cofano che mi fa pensare che forse dovrei buttarmi giù dall’auto in corsa e correre via a rallentatore.
Panico. Come potrebbe prendere Mater il fatto che una volta che prendo la macchina per poco non la faccio esplodere? La chiamo: “Mater? Ehm, ecco, come dire: la macchina è partita.”
“COSA????????”
Aspettiamo che si raffreddi prima di aprire il cofano; mentre siamo lì ad aspettare arrivano due ausiliari della viabilità che ridendo ci chiedono cos’abbiamo combinato; raccontiamo la faccenda, ci dicono di togliere il freno a mano e non uscire dalla macchina: uno di loro spinge la macchina a mano per un bel tratto di strada con una temperatura di 35 gradi centigradi per portarla nell’area apposita. Apperò.
Ci dicono di aspettare che si raffreddi e controllare olio e acqua per poi decidere cosa fare. Mentre ci parlano dietro di loro passa un carroattrezzi che chiede se abbiamo bisogno: lo mandano via e dopo poco ci abbandonano anche loro.
Aspettiamo che la macchina si raffreddi, scendiamo e cominciamo a smanettare con cose a me sconosciute: visto quanto può essere problematica per me una macchina potete immaginarvi che effetto possa farmi un motore.
Ora ho bisogno che vi immaginiate la scena: siamo due ragazze di 23 anni, io con un vestitino a fiori e i boccoli al vento, Claire indossa una minigonna e una camicetta che urla: “guardatemi le tette”. Siamo al bordo di un’autostrada mentre smanettiamo con il motore di un’auto che non sembra volerne sapere di riprendersi.
Siamo sudate e sporche di grasso.
Dai, era solo questione di tempo.
Si ferma una macchina con targa svizzera. Certo, probabilmente il signore che ci viene incontro con aria preoccupata sarebbe più adatto alla manutenzione di una mucca piuttosto che di una macchina (oh, come adoro gli stereotipi!), ma almeno ci vuole aiutare, no?
“Scusate, da che parte per la Svizzera?”
…
 
Dicevo: siamo due belle fanciulle in difficoltà. È solo questione di tempo, vero?
Luci blu, una macchina della polizia accosta, i due ragazzi a bordo con aria divertita ci chiedono cos’abbiamo combinato.
Io comincio a leggere un po’ di maschilismo nella frase: “cos’avete combinato?” detta a due ragazze con una macchina in panne.
Gli spieghiamo com’è andata, controllano: l’olio c’è. È poco, ma non abbastanza da dare questi problemi. L’acqua no, avevo già aggiunto tutta l’acqua che avevamo disponibile, ma non era bastata; aggiungono anche loro tutta quella che hanno. Dopo 5 minuti riguardiamo: vuoto.
Direi che abbiamo trovato il problema.
Chiamano il carro attrezzi per noi mentre aspettiamo che il padre di Claire ci venga a recuperare. I due poliziotti aspettano con noi perché “questa non è una bella zona”.
 
Il padre di Claire arriva.
Il padre di Claire quando era più giovane assomigliava a Robert De Niro.
Ora immaginate di aver rotto le palle ad un Robert De Niro invecchiato che ha lavorato tutto il giorno e che probabilmente di venire a recuperarci in autostrada alle 10 di sera non ce ne aveva per le palle. Ecco.
Scende dalla macchina, mi si avvicina, comincia a ridere: “Allora 075, finalmente dopo tanti tentativi sei riuscita a distruggere Il Bolide™?”
A quanto pare la mia incapacità con le 4 ruote è diventata proverbiale.
I poliziotti tolgono il disturbo, aspettiamo il carro attrezzi.
075: “Beh, son stati tutti gentilissimi in fondo”
Padre di Claire: “Eh, chissà come mai. È facile essere gentili con due ragazze vestite così eh.”
Ah, giusto. In effetti mi sembrava un po’ troppo gentile la proposta del: “se volete vi portiamo a casa noi, anche se siete ad un’ora e passa da qui”.
Arriva il carro attrezzi: “ma tu sei la stessa che era qui alle 7?”
“Ehmm…sì.”
“Gli ausiliari mi hanno mandato via dicendo che non ti serviva un carro attrezzi. Son dovuto tornare indietro che ero appena arrivato a casa”.
Percepisco dell’odio nell’aria. Sorrido imbarazzata.
 
Beh fatto sta che siamo partite da Piacenza alle 7 e sono arrivata a casa a mezzanotte.
 

E ora teniamo le dita incrociate per Il Bolide™. Proprio ora che avevo cominciato a farci amicizia!

giovedì 11 agosto 2011

La teoria del faccino

Già vi deliziai con le mie adorabili teorie, ma questa che oggi vi propongo è del mio Braccio Destro. Il Braccio Destro è una fanciulla interessante, e in quanto fanciulla interessante ha anche delle interessanti teorie: una volta ad una festa ha intrattenuto per una buona mezzora due sconosciuti –che poi erano amici miei- sul tema della grigliata e di come amicizie decennali siano finite a causa del seguente dilemma: come si cucina la salamella?
Vi propongo così la teoria del visino.
Ma prima una piccola premessa: se seguite il mio blog saprete che ho la tendenza ad attirare persone strane e che la gente, per qualche motivo, si apre con me anche se mi conosce appena. La seconda (qui sotto degli esempi) può anche essere una cosa bella, la prima un po’ meno.
 
Ragazza sul pullman che porta a scuola: “Ciao”
075: “Ehm…ciao.”
R: “Sono un’amica di Andrea.”
075: “Sì, mi ricordo di te, non ci siamo mai presentate però.”
*ci presentiamo*
075: “Allora…emmh (cosa si chiede ad una persona che si conosce di vista?)…Come stai?”
R: “Eh, insomma…”
075: “Che succede?”
R: “Eh…ti devo fare una confessione: sono lesbica.”
075: “Ah.”
 
Donna marocchina sul treno: “Scusami, questo va a Reggio Emilia?”
075: “Sì”
D: “Ah ok, grazie. Anche tu a Reggio Emilia?”
075: “No, io scendo a Bologna”
*Qualche minuto di silenzio*
D: “Che cosa vai a fare a Bologna?”
075: “Vado a trovare il mio ragazzo”
D: “Vi dovete sposare?”
075: “Oddio, no, siamo un po’ troppo giovani”
D: “Quanti anni avete?”
075: “Beh, io 21 e lui 23…”
D: “Io mi sono sposata a 19.”
075: “Eh, ma da voi ci si sposa prima.”
D: “No, io mi sono sposata qui in Italia con un uomo italiano.”
075: “Ah.” (cercando di far cadere il discorso)
D: “Mio marito è un uomo cattivo.”
*segue una confessione che dura il tragitto da Milano e Bologna su un intercity*
 
Sconosciuto sul treno: “Scusami, hai una sigaretta?”
075: “Sì, penso di sì…ecco, tieni.”
S: “Grazie” *se l’accende*
075: “Emmh…tu lo sai che non si può fumare sul treno?”
S: “Sì, ma sono sconvolto. I miei genitori sono morti.”
075: “Ah.”
 
Più o meno queste le dinamiche.
Ma la gente non ci crede veramente finché non se ne sta in giro con me e si rende conto che tutte queste succedono realmente, anche se sono in compagnia di altre persone.
Io e Braccio Destro (B.D. d’ora in poi) siamo in giro una sera insieme e decidiamo di andare a salutare la Carota che era in colonne, se siete di Milano o dei dintorni saprete che l’unico modo per farlo è parcheggiare lontano e farsela a piedi.
Mentre torniamo alla macchina nel giro di qualcosa come 500 m veniamo fermate più o meno 4 volte.
Tizio 1: “Ragazze non riesco a decidere chi è la più bella fra le due”
“…”
Tizio 2: “Ragazze, vi prego, portatemi a casa con voi”
B.D.: “Non viviamo insieme, quindi prima o poi dovrai scegliere.”
Tizio 3: “Buonasera bellissime”
B.D.: “Emmh…’sera.”
Tizio 4: “Scusate, che ore sono?”
075: “OH MA BAS….ah no, scusa. Son le 4.”
 
Contando che anche all’andata eravamo state fermate un paio di volte B.D. comincia ad elaborare la sua teoria.
B.D.: “075, senti. Non è che siamo ‘ste gran fighe che tutti questi uomini non resistono dal farci complimenti e provarci per strada nel giro di così poco tempo, quindi questo sarà il risultato della tua stupida tendenza ad attirare gente a caso.”
075: “Eh, lo so. Che ci posso fare? Non riesco neanche a capire il perché.”
B.D.: “Te lo dico io il perché: è il tuo faccino. Perché io so che tu sei una persona negativa, pessimista e pure un po’ incazzata con il mondo, ma la gente che non ti conosce e ti vede da fuori vede solo il tuo faccino. E il tuo faccino non dice: “un giorno vi ucciderò tutti e sarò l’imperatrice del mondo”, il tuo faccino dice solo: “Io amo il mondo. Io ti vorrò bene anche se sei diverso”. E questo loro lo percepiscono. Non importa se li tratti male, se fai l’acida, se li mandi a fanculo, loro continueranno solo a vedere quel faccino lì e continueranno a romperti le palle per sempre.”
 
Bene, quindi la soluzione è una plastica facciale probabilmente. Oppure posso tenermi questo, e continuare a far credere al mondo che con una con questo faccino qui non farà mai del male a nessuno.

Clicca qui.

mercoledì 3 agosto 2011

Alcool.

Guardate un attimo qui.

Questo per introdurre il topic di quest’oggi: l’alcool.

Come il Todd ci insegna l’alcool è sempre stato usato per abbassare gli standard e rendere più disponibili e disinibiti. E così la pensavo anche io fino a qualche tempo fa, almeno fino a quando l’alcool non ha cominciato a mettersi fra me e gli uomini.
Con questo non intendo dire che sono diventata un’alcolista.
Mi spiego: mettiamo che io sia andata ad una festa, e che a questa festa io abbia conosciuto un ragazzo; che dopo un po’ questo ragazzo abbia cominciato a provarci e che io gli abbia anche dato segno di starci. Fin qui tutto alla grande direi, finché il ragazzo in questione non sparisce. Al che, visto che la serata sta finendo faccio per andarmene, quando all’improvviso mi sento afferrata per le spalle proprio da lui che, con aria confusa, fa per dirmi qualcosa.
075: “Dimmi.”
“No, niente. Sono troppo ubriaco per questo.”
…e se ne va dandomi una pacchetta sulla spalla.
Mettiamo che il giorno dopo mi arrivi voce che il ragazzo di cui sopra abbia passato tutto il viaggio del ritorno verso casa a rompere le palle agli amici con discorsi da ubriaco del calibro: “Voi non capite, io ho trovato la donna della mia vita…e vi ucciderò tutti!”
Beh, contattiamolo no?
Ed è proprio qui che subentra il problema alcool: il fanciullo era troppo ubriaco per ricordarsi di me.
Inutile insistere, ci si penserà quando e se mi capiterà di rincontrarlo.
 
L’ho rincontrato sabato, dove dopo l’iniziale e sobrio saluto accompagnato da quattro brevi chiacchiere si è allontanato dicendo che sarebbe tornato in un paio d’ore.
Lo rincontro dopo quasi 4 ore, ubriaco; sembra non riconoscermi e si distrae di continuo mentre cerco di parlargli. Alla terza volta e al quinto cocktail (mio, probabilmente lui era al decimo) impazzisco e vado e recuperarlo per dirgli che così non si fa.
075: “Ciao”
“Ciao!”
075: “Ma almeno hai capito chi sono?”
“…eh, più o meno.”
075: “Come più o meno? C’hai provato un’intera sera e neanche ti ricordi di me?”
“Ma non ci ho provato…sarà stata una tua impressione.”
075: “Sarà stata un’impressione di tutti i miei amici e di tutti i tuoi amici messi assieme allora, non solo mia…”
“Oddio, non lo so…mi spiace, non ricordo proprio.”
075: “Eh…”
“Non so cosa dirti, davvero. Non legartela al dito.”
075: “Non me la sto legando al dito e non son venuta qui per metterti in imbarazzo…”
Non faccio in tempo a finire la frase che lui mi interrompe dicendo:
“Scusa un secondo…”
E va a dividere due tizi che hanno cominciato a far rissa per strada. Dopo aver salvato la situazione prende e se ne va senza neanche guardarsi attorno per vedere che fine avevo fatto, e invece di lasciar perdere come una persona non ubriaca avrebbe fatto, lo raggiungo.
075: “Ma almeno non lasciarmi da sola in mezzo ad una città che non conosco…”
Tempo tre passi e si distrae di nuovo per salutare degli amici, ci rinuncio e me ne vado.
 
Maledetto alcool che influisce sulla memoria (sua) e sulla dignità (mia).

sabato 23 luglio 2011

Aggiornamenti

…e via un altro!
 
Esame, cos’avevate capito?
Normalmente lo condivido su facebook, ma dopo l’ennesima volta in cui mi veniva commentato con un: “chi hai ucciso questa volta?” ho deciso che era meglio lasciar perdere.
Più che altro perché non so se essere fiera o vergognarmi del fatto che i miei amici trovano più plausibile che io abbia ucciso qualcuno piuttosto che abbia accettato le avances di un uomo.
 
Comunque ora non mi resta che la tesi e un ultimo maledetto esame che sto rimandando da troppo tempo, ma a cui penserò a settembre.
Ora piuttosto è tempo di tesi, e chi non vorrebbe passare la propria estate a ricostruire la vita di un uomo vissuto 500 anni fa?
Nel frattempo combatto una battaglia persa contro un’insonnia che ha deciso di passare a trovarmi dopo anni che non si faceva sentire, impedendomi i festeggiamenti che continuavo a sognare mentre preparavo questo maledetto ultimo esame della sessione.
Mi impedisce anche di fare un post sensato in effetti.
Beh il punto è che volevo solo rendervi partecipi di questi fatti, e condividere con voi la mia frustrazione nel rendermi conto che nella vita del buonuomo su cui faccio la tesi c’è un buco di tipo 20 anni in cui non ho idea di cos’abbia fatto. E già di quello che è successo nei 20 precedenti non ho le idee troppo chiare.
 
Ma a parte questo tutto ok, spero solo che quest’estate si riveli migliore di quella passata.
Il Natale non mi ha delusa, speriamo bene.

martedì 12 luglio 2011

Bello il Duomo eh!

Avete presente quando pensate di rispondere normalmente, siete anche soddisfatti della vostra risposta ma poi vi rendete conto che effettivamente non è propriamente normale?
Mi spiego. Prima di tutto ricordandovi che io sono quella di questo post.

E poi raccontandovi questo:


Stavo andando in università, passeggiando amorevolmente sotto il Duomo. Mentre sciabatto per le strade di Milano come la peggiore tipa da spiaggia vengo fermata da tre turisti stranieri, i quali mi chiedono:
“Scusa, tu sapere di quando è Duomo?”
075: “È stato iniziato nel 1386, ma in realtà le costruzioni sono andate avanti per cinque secoli!”
“…”
075: “Non hai capito?”
“Ho capito, ma non me l’aspettavo così. Grazie, ciao!”
 
Faccio per allontanarmi quando il terzo di loro mi dice:
“Scusa, è rimasto qualcosa su tuo seno…”
075: “…”
"I miei occhi!"
Esprimo la mia perplessità andandomene indignata.

Voglio dire, mi guardi la scollatura quando davanti a te c’è il Duomo? Sono lusingata, ma fra noi non potrà mai funzionare amico!

 

lunedì 27 giugno 2011

Pantheon personale

Non so se sono io, ma ho notato che trovare degli uomini interessanti è davvero raro. Trovare qualcuno di simpatico è facilissimo, trovare persone a cui voler bene anche, ma uomini interessanti – VERAMENTE interessanti - è complesso.
Come disse una volta un'amica: gli uomini interessanti o sono sposati o sono morti.
E quindi, giusto perché dovrei studiare ma ormai sono le 22 e quindi chi diavolo me lo fa fare a questo punto, ho deciso di stilare un elenco di uomini che avrei voluto conoscere.

Cesare Borgia
“Qui giace in poca terra uno che fu da tutti temuto, che tenne in mano la pace e la guerra”
Perché il fine giustifica i mezzi, e perché se Machiavelli dice che era il principe ideale io gli credo, perché anche lui –Machiavelli dico- non era certo l’ultimo degli stronzi.
Stiamo parlando di un uomo che pur di ottenere ciò che voleva (o forse sentiva di dover avere?) ha ucciso il fratello. Per quanto possa suonare crudele, è pura dedizione.

Leonardo Da Vinci
“E veramente accade che sempre dove manca la ragione suppliscono le grida”
Perché è ovvio. Stiamo parlando di quello che probabilmente è stato il più grande genio nella storia dell’umanità: pittore, architetto, ingegnere, anatomista, scenografo, musicista, letterato e chi più ne ha più ne metta. Non penso di aver bisogno di specificare perché avrei voluto conoscerlo.

Jorge Luis Borges
“La morte è un’usanza che tutti, prima o poi, dobbiamo rispettare”
“Il mare è un antico idioma che non riesco a decifrare”
Non che ne sappia molto, ma come ho scritto qualche post fa dopo aver letto l’Aleph, sento un’incredibile affinità con lui e mi viene da chiedermi se mi somigliasse anche come persona, con il suo continuo oscillare fra romanticismo e cinismo. Avrei voluto citarlo più volte, ma ho scelto due citazioni per mettere in evidenza questi suoi due aspetti in cui mi rivedo molto.

Oscar Wilde
“Ho scritto quando non conoscevo la vita. Ora che so il senso della vita, non ho più niente da scrivere. La vita non può essere scritta: la vita può essere soltanto vissuta”
Una grande passione della mia adolescenza, dalle testimonianze pare che sotto quel personaggio eccentrico che si era creato ci fosse una persona incredibilmente buona e profonda, che riesce ancora a spezzarmi il cuore con De Profundis, la lettera scritta al suo amato dal carcere in cui era stato recluso per omosessualità.

Nikola Tesla
“Il progressivo sviluppo dell'uomo dipende dalle invenzioni. Esse sono il risultato più importante delle facoltà creative del cervello umano. Lo scopo ultimo di queste facoltà è il dominio completo della mente sul mondo materiale, il conseguimento della possibilità di incanalare le forze della natura così da soddisfare le esigenze umane”
Perché è stato un vero e proprio scienziato pazzo: l’ipotesi di un’arma soprannominata RAGGIO DI MORTE, gli aerei anti-gravità, la macchina del tempo, il teletrasporto nonché –se vogliamo andare sulle cose realmente utili- reale inventore della radio.
Che poi se il governo americano si è intascato i suoi progetti catalogandoli come top secret forse dovremmo farci delle domande.

Smetto qui perché potrei andare avanti per diverse pagine, e mi rendo conto che è un post un po' noioso.
Ma rimane da dire che ci sono anche personaggi ancora vivi che mi risultano altrettanto interessanti, come ad esempio Corrado Augias, Piero e Alberto Angela, Philippe Daverio e via dicendo.

Forse, vista l’indecisione fra i nomi da mettere in questo post, gli uomini interessanti non sono poi così pochi.
C’è solo da sperare che l’età media delle persone citate non sia segno del fatto che non ci sono più gli uomini di una volta.

Dai, io ci voglio credere. I ragazzi ci sorprenderanno.

domenica 12 giugno 2011

Il metodo sincerità

Ci sono diversi modi per chiedere di uscire a qualcuno, ma quelli che proprio non sopporto sono quelli poco chiari, che finiscono per metterti in un mortale imbarazzo e che, qualsiasi cosa tu faccia, sbagli.
Ad esempio una volta un mio compagno di università, dopo avermi chiesto un libro in prestito, mi chiese di uscire:
“Senti 075, perché non usciamo assieme questo sabato?”
Io –ingenua- non ero sicura mi stesse chiedendo un appuntamento, quindi per evitare di rifiutare un’uscita innocua con un ragazzo che mi stava anche piuttosto simpatico, risposi così:
“Questo sabato devo vedere il mio ragazzo, quindi non ci sono, ma il prossimo si può fare!”
“Ah, sei fidanzata?”
“Beh sì, perché?”
“No niente, niente. Allora ci mettiamo d’accordo eh?”
Non l’ho più visto né sentito; e ha ancora il mio libro, lo stronzo.
Ma che poi non dovresti prima cercare di capire se sono fidanzata (tipo chiedendo agli amici in comune) e POI chiedermi di uscire?
Ed è per questo che ora cerco di essere il più prudente possibile quando rifiuto qualcuno, perché a quanto pare gli uomini la prendono sul personale e si vendicano.
 
L’altro ieri è successo ancora.
Un tizio in università mi sta un po’ addosso, e dico “tizio” e non compagno perché è un ricercatore di quasi 40 anni. Che tra l’altro è anche simpatico, peccato abbia il vizio di toccare troppo per i miei gusti e non capisca quando può fermarsi a parlare e quando invece è il caso di salutare e continuare a camminare.
Sapevo da un po’ che era intenzionato a chiedermi di uscire, e questa volta non avrei neanche avuto la scusa fidanzato, perché sa già che non ce l’ho. Grazie al cielo ho amiche sveglie che alla domanda: “ma se chiedessi a 075 di uscire?” rispondono: “so che sta frequentando qualcuno, io eviterei”.
“Fa niente, io le chiederò di uscire comunque”.
Le amiche sono sveglie, gli uomini di meno.
Dopo giorni di incertezza ieri è arrivata la domanda. Mi ero preparata in tutti i modi, con risponde diplomatiche ma chiare,  ma il maledetto è stato più subdolo di quanto pensassi, chiedendomi di uscire in modo piuttosto ambiguo:
“Posso chiederti una cosa?”
075: “Dimmi.”

“Ti va di fare un giro qualche volta?”
075: “Un giro dove e in che senso?”
“Un giro qui intorno!”
075 (prendendo tempo): “La conosco la zona, perché dovrei fare un giro qui intorno?”
“Beh, per farlo con me, così posso ammirarti un po’, sei così bella!”
075: “Puoi ammirarmi anche in biblioteca.”
“Dai, solo una passeggiata qui all’interno dell’uni…”
 
La cosa è andata un po’ avanti così finché non ho trovato un modo per andarmene.
Ne stavo giusto parlando qualche tempo fa con un’amica: non sarebbe molto più facile se la gente fosse diretta?
Sarebbe andata così:
“Ciao 075, mi andrebbe di uscire con te, intendo per un appuntamento, ti va?”
“Sono lusingata ma non sono interessata, mi dispiace!”.
E stop.
Non 10 minuti di imbarazzo in cui non si sa cosa rispondere perché se dici di sì ti trovi incastrata in un appuntamento che non vuoi, e se dici di no sei una stronza perché ti stava solo chiedendo di fare una passeggiata.
Le cose sarebbero più facili per tutti, pensateci.
Magari voi chiedete di uscire a qualcuno perché vi attrae, ma poi mentre siete lì vi rendete conto che non è che vogliate una storia seria da lui e quindi siete un po’ titubanti. E magari l’altro nel frattempo pensa che voi siate interessati seriamente quindi, nonostante sia attratto pure lui, non ci prova perché sarebbe approfittarne. E quindi va a finire che nessuno ci prova e la cosa finisce così.
Con il metodo-sincerità invece sarebbe tutto più semplice.
 
“Senti, tu mi piaci eh, però non avrei mai la pazienza di sopportarti. Quindi facciamo che se vuoi ora ti strappo le mutande coi denti, quel che succede succede e poi amici come prima e non mi rompi le balle?”
“Affare fatto!”
 

 

sabato 21 maggio 2011

Premiazioni!

In linea con il post fatto dalla Carota, ecco qui il mio.
 
Come funziona.
La Carotinaadorata mi ha premiata fra i suoi 5 blog preferiti, portandomi a fare lo stesso in un effetto a catena di cultura da settimana enigmistica. Ovvero: oltre a premiare altri 5 blog a mia volta, dovrò anche copiarvi l’articolo che la gentile wikipedia mi regalerà una volta cliccato su “una voce a caso”.
Una volta copiato l’articolo dovrò pensare se ha in qualche modo qualcosa a che fare con la mia persona, quindi eccoci qua.
 
Lo sapevate che…
 
La frankdicksonite è un minerale?
 
Qui si conclude il mio articolo casuale di wikipedia che, a quanto pare, non ne sa troppo neanche lei sulla frankdicksonite.
Che però ha un nome meraviglioso.
 
Che cos’ha a che fare 075 con la frankdicksonite?
Dovete sapere che quando 075 era ancora una giovane fanciulla piena di sogni e speranze aveva diverse grandi passioni, fra cui spiccavano la musica, il disegno, la mitologia antica e le scienze naturali, in particolare i minerali.
Vi chiederete cosa centrano i minerali assieme a questo pentolone di passioni umanistiche e in effetti me lo chiedo anche io.
Ricordo ancora che un inverno ero malata, stavo guardando la tv sdraiata sul divano quando vidi la pubblicità della raccolta sui minerali (Il magico mondo di minerali e gemme!): una di quelle raccolte la cui prima uscita costava 1000 lire e poi alla fine della serie ti ritrovavi con 1.000.000 di lire in meno senza neanche sapere bene il perché.
Ecco, io mi ricordo ancora questo:
 
“…e con la prima uscita…il Cubic Zirconia!”
 
Mi piace pensare che sia stata la mia mente aperta e pronta ad accogliere nuova conoscenza a portarmi a chiedere a Mater se potevo cominciare quella collezione, ma temo che in realtà sia stata la mia vanità tipicamente femminile ad attivarsi davanti a degli oggetti sbarluccicanti.
Fatto sta che però ho ancora tutta la collezione e qualche cosina dello studio dei fascicoli mi è rimasto.
Purtroppo non ho trovato la pubblicità di quelle che collezionavo io, che era probabilmente di un altro anno (mi ricordo che i fascicoli erano blu), ma per fare atmosfera:
 

http://www.youtube.com/watch?v=cyfxM_E5NpU&feature=related
 
Bene, e ora le premiazioni.
Non seguo molti blog e purtroppo sono in comune con quelli già premiati dalla carota, ma ecco a voi:



  1. Il ruggito del pulcino


  2. Like Carry Bradshaw


  3. Vattelapesca


  4. Lolita fa gli gnocchi


  5. You’ve been a very very bad carrot (che è solo per l’onore visto che lei ha già premiato me e quindi dubito si metta a rifare il post).

lunedì 9 maggio 2011

Stanchezza.

Le cose cambiano, e ultimamente sempre nel peggiore dei modi.
La prima cosa che ti dicono quando una storia finisce è che col passare del tempo starai sempre meglio. Ovviamente però 075 deve pur distinguersi in qualche modo, quindi starà sempre peggio col passare del tempo, col risultato che né lei né nessun altro di dimostrerà in grado di capire cosa diavolo stia succedendo.
Un po’ perché evidentemente non ci sono mai passati realmente, e un po’ perché dopo un tot ci si rompe le palle della gente che è sempre triste.
Ma la cosa deprimente è più che altro rendersi conto che i primi a stufarsi sono quelli che hai aiutato di più: quelle amiche che ti chiamavano in lacrime in qualsiasi momento della giornata e a cui hai tenuto costantemente compagnia nonostante avessi anche tu degli impegni e delle preoccupazioni.

Ovviamente, adesso che loro stanno bene e tu stai peggio, nessuno si sogna di stare al telefono neanche 5 minuti per farti compagnia, e col passare dei mesi comincia ad essere tanto anche ricevere una risposta tramite sms in tempi decenti. Per non parlare poi di come quelle stesse persone si divertano a sbatterti in faccia di continuo il fatto che ora sono felicemente fidanzate.
Quel che mi lascia perplessa poi è che neanche se ne rendono conto: non è cattiveria, è solo incosciente egoismo.

E sinceramente non ho ancora deciso cosa sia peggio fra le due.

venerdì 22 aprile 2011

La teoria della mancanza di memoria.


Negli ultimi tempi, con somma tristezza, mi sono resa conto che la gente non si ricorda di me.
Mi succede sempre più spesso che la gente mi si presenti più volte, andando da un minimo di due ad un massimo di quattro/cinque, il che sinceramente comincia ad essere davvero fastidioso, soprattutto per me che mi ricordo sempre di tutti e che mi ripresento solo perché non ricordo se quella persona l’ho conosciuta realmente o se semplicemente l’ho beccata un paio di volte sui mezzi.
Ok, io sono un caso particolare, ma quando tutti ti si ripresentano diverse volte significa che evidentemente sei un po’ insignificante.

All’inizio la cosa era un po’ deprimente, ma poi mi sono resa conto che a non ricordarsi di me sono soltanto gli uomini. E vista la fatica che faccio a farmi guardare in faccia quando sono un minimo scollata, direi che probabilmente il motivo è che si concentrano sulle tette e si dimenticano il viso.

Quindi la mia teoria è che la probabilità che si ricordino del tuo viso è inversamente proporzionale alla dimensione delle tue tette.

Che poi ok, effettivamente è una rottura, ma a pensarci bene il fatto che la gente non si ricordi di te (tranne i pazzi che ti perseguitano, ovviamente) può essere un vantaggio.
Potrei fare la serial killer.
Mi immagino già i testimoni oculari: “Sì, era una donna, ma non ricordo altro.” “Ma l’ha vista?” “Sì, ho dei vaghi ricordi, ma niente. Mi spiace agente.”

Ora, se non vi dispiace, vado ad arruolarmi come Man In Black.

mercoledì 13 aprile 2011

Abbronzature e ombrelli.

Oggi sono andata in università a studiare. Niente di nuovo insomma.
Se non fosse per il fatto che mi sono costretta ad andare in giro in canottiera perché se no mi rimane (è già rimasto in realtà, è bastata mezzora al sole) il segno dell’abbronzatura all’altezza della manica corta e mi rimane per anni.
E proprio non capisco come sia possibile visto che l’abbronzatura mi dura una settimana. È bianco il braccio, è bianca la spalla, ma per qualche motivo ho il segno.
Ovviamente, l’unico giorno in cui non mi porto dietro nemmeno una giacchetta, comincia a diluviare. OVVIO.
Dall’università alla metro sono pochi passi, dalla metro a Cadorna non c’è neanche bisogno di prendere acqua. Il problema è un altro: casa mia dista 2 km dalla stazione. E io sono a piedi.
Allora, memore delle broncopolmoniti che mi sono presa in occasioni come queste, ho deciso di comprare uno di quegli ombrellini che vendono gli ombrellai improvvisati che compaiono magicamente agli angoli delle strade quando comincia a piovere.
Ovviamente a cinque euro anziché a tre perché nessuno se lo aspettava quel temporale.
Lo compro perché, oltre alla minaccia della broncopolmonite, c’era pure la paura di finire a fare Miss Maglietta Bagnata in giro per le malfamate strade della Brianza.
No perché è già successo.
Fatto sta che quest’ombrellino del cacchio mi si è rotto a due metri dalla metropolitana, a neanche 10 minuti di strada da dove l’avevo preso.
Maddddico.
Ero davvero tentata dal tornare indietro a protestare con l’ombrellaio.
Ma poi temevo la figuraccia da occidentale razzista: conoscendomi avrei fermato un tizio di colore a caso e avrei cominciato a lamentarmi, scoprendo dopo un quarto d’ora che questo era un avvocato francese in vacanza che passava di lì per caso.
 
E poi come glielo spiego che a me sembrano tutti uguali?