Visualizzazione post con etichetta cinismo vs romanticismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cinismo vs romanticismo. Mostra tutti i post

lunedì 7 ottobre 2013

Pensieri sull'acidità

Questo post è nato come post assolutamente indipendente ma a  quanto pare Zucchero Sintattico mi ha battuta sul tempo e quindi lo omaggio col titolo (e andatevi a leggere il suo blog!).

Il mese scorso ho assistito a una scena abbastanza particolare, ovvero una gara di cattiveria.
Mi spiego: non intendo dire che c’è stato un litigio in cui si giocava a chi la sparava più stronza, ma proprio a una cosa del tipo “io sono più cattiva di te” “no io sono più cattiva” “cioè no, non puoi capire, io sono TROPPO più stronza di te” “no, IO lo sono”
Che mi è parsa un po’ una cosa strana.
Immagino che dal punto di vista delle due fanciulle fosse l’equivalente di dire cioè io sono troppo più figa di te, ma dal mio punto di vista era come se stessero litigando su chi ha l’alito che puzza di più.

Voglio dire, pure io sono cinica ma mica la metto giù come una qualità, anzi. È una cosa che non sopporto di me.
Per quanto preferisca questa variante al sempre popolare piango per le guerre, i disastri naturali e le carestie ma sono una carogna con vicini di casa, conoscenti e parenti, mi sembra ancora più insensato. Perché se l’ipocrisia, si sa, è un modo per evitare che la gente veda l’interessato come brutta persona e lo eviti come la peste, il metodo del sono stronzo e lo dico non me lo spiego tanto. Più che altro non mi spiego il fatto che invece di allontanare la gente sortisca l’effetto opposto:

Oddio come è rock! Deve troppo essere mio amico!
Presto! Lanciamogli i nostri reggiseni!

Quello che però secondo me è il reale problema è gente che fa affermazioni del tipo “Devo essere più stronzo”. Ma no, al massimo devi difenderti da chi lo è, non essere stronzo a prescindere.
Che poi vogliamo parlare di chi si giustifica dicendo che ha sofferto troppo e quindi ora fa lo stronzo perché gli altri l’han fatto con lui?

Ah, hai sofferto? Davvero? Incredibile! Nessuno al mondo ha mai sofferto prima di te! Ti prego, prendimi a pugni per aiutarmi a superare i sensi di colpa, che mi sento troppo avvantaggiata rispetto a te!


Quindi niente, il tutto anche per dire che sono contenta di aver letto il post di Zucchero Sintattico perché mi è piaciuto e perché mi sento in buona compagnia.

Però ecco.
Milano a me al massimo risponde così.

domenica 20 gennaio 2013

La morte del delitto perfetto


Parliamo della miriade di bugie venute a galla grazie a/per colpa di facebook. Partiamo dal presupposto che tutti mentono, a prescindere dal sesso o dall'età. Ciò che cambia da sesso a sesso è, generalmente, il modo. Quelli che però rimangono più intrappolati dentro quella tela maledetta di bugie e testimonianze di bugie che è facebook sono gli uomini, e questo a causa di due tendenze tipicamente femminili: la tendenza allo stalking e la predisposizione alla vanità.

Quello che frega le donne:
le donne normalmente hanno un'ottima memoria che possono facilmente sfruttare per mentire e organizzare complesse macchinazioni in cui pochi uomini osano addentrarsi.
La cronaca di un tradimento femminile è complessa ma, vista la tendenza all'egocentrismo, totalmente ricostruibile attraverso i link e le foto pubblicati su facebook.
Normalmente, dopo una lunga storia, qualcosa comincia a non andare e puntualmente -per la grande sfortuna del povero uomo- arriva qualcuno a distogliere l'attenzione della fanciulla dai problemi di coppia. Normalmente la fanciulla e il nuovo arrivato finiscono a limonare -se va bene- ben prima che la storia fra lei e il fidanzato ufficiale finisca.
Il linea di massima la fanciulla si difende con le amiche dicendo che l'ha baciata lui, che non c'era l'intenzione e che quindi non l'ha mica tradito veramente il fidanzato. Normalmente però, se potessimo addentrarci nella miriade di sms e mp scopriremmo una gran tendenza a occhiolini e frasette ambigue accolte con grande entusiasmo e generalmente ricambiate dalla ragazza. Una serie di scambi che, tradotti in direttese, suonerebbe più o meno così: io non ti limono perché sono fidanzata, ma sappi che te ne darò ogni occasione, ti provocherò come se non ci fosse un domani e ti darò la quasi certezza grazie al mio flirtare senza pudore che se mi vorrai limonare io ti limonerò ancora più duro.
Una donna brava a mentire però queste cose non le ammette mai, neanche con le amiche. Anzi, vi dirò di più: non le ammette neanche a se stessa. Normalmente la sua versione dei fatti è che camminava per strada e cercava di prendere fiocchi di neve con la lingua quando all'improvviso si è trovata la lingua di lui in bocca, e visto che lei è ingenua ha continuato a cercare i maledetti fiocchi di neve per un quarto d'ora prima di rendersi conto che stava cercando nel posto sbagliato.
Se l'amante gioca bene le sue carte riuscirà a convincere la ragazza a lasciare il fidanzato, fidanzato che, se abbastanza sveglio, avrà già capito per chi viene lasciato e comincerà a tartassarla per avere un'ammissione di colpa. Lei non cederà (non potrebbe mai) ed è proprio qui che entra in gioco la predisposizione alla vanità che frega le donne: la ragazza non ce la fa proprio a non condividere le foto col suo nuovo ragazzo, facendo crollare così un castello di complesse macchinazioni che ci aveva messo mesi a costruire, nel momento in cui, dopo mesi passati a negare, l'ex fidanzato si troverà fra le notizie di facebook una bella foto che è la prova innegabile di quello che lui aveva sospettato già da un bel po'.

Quello che frega gli uomini:
le bugie degli uomini normalmente sono molto più semplici e forse (forse) funzionerebbero anche meglio se non entrassero in gioco le due tendenze femminili di cui sopra. L'uomo mente, per un motivo qualsiasi: che sia perché ha un'altra, che sia per uscire con un'amica di cui la fidanzata è particolarmente gelosa, o perché ad una festa, da ubriaco, non è riuscito a resistere davanti ad un paio di tette ben fatte.
Qualsiasi cosa sia successa è probabile che il giorno dopo lui se ne stia già lentamente dimenticando. Ormai è andata: nel giro di un mese forse non avrà neanche più i sensi di colpa. E tutto verrebbe dimenticato, se solo non entrassero in gioco le donne.
La fidanzata, che ha un sesto senso, comincia a percepire che qualcosa non va, che lui non gliela racconta giusta. La sua predisposizione allo stalking viene fuori con la forza di mille donne in preda al delirio da saldi e comincerà ad analizzare qualsiasi cosa venga pubblicata sulla bacheca di facebook della sua dolce metà. Non contenta, troverà una scusa per controllare anche le cose che non sono pubbliche.
Quante volte ho sentito le scuse:
Non ho fatto apposta, eravamo uno di fianco all'altro e mi è caduto l'occhio sul suo cellulare!
Volevo solo fargli uno scherzo, sono entrata col suo account e ho scoperto questi messaggi privati!
Giuro che non lo stavo seguendo, sono finita nel bar in cui lui fa normalmente colazione con una parrucca, degli occhiali da sole e un giornale con due buchi al posto degli occhi PER PURO CASO!

Ed ecco che per pura coincidenza salta fuori qualcosa.
Anche nel caso in cui DAVVERO ci si stava facendo gli affari propri salta fuori qualcosa, il 90% delle volte per colpa di facebook. Certo, noi ci facciamo i cazzi nostri sul profilo dell'amica del nostro fidanzato di cui siamo tanto gelose, o della sua ex, o della ragazza di un suo amico che fa un po' troppo la gatta morta, ma questo è assolutamente irrilevante. Anche quando ci facciamo gli affari nostri sul profilo di qualcun altro (ma in genere qualcun altra) ecco che salta in ballo la seconda tendenza tipicamente femminile che smaschererà la bugia maschile: l'egocentrismo.
Ed eccola lì, la prova schiacciante, pubblicata da una donna che vuole rendere partecipe il mondo della serata e del fatto che ha un sacco di amici. Il fidanzato, in tutto il suo splendore, è nella foto, e visto che è fortunato tiene in mano un giornale con la data della serata in cui aveva detto di essere rimasto a casa.
E al poveretto non rimane che alzare gli occhi al cielo e chiedersi chi diavolo gliel'ha fatto fare di iscriversi a facebook.

Ma la faccenda non finisce qui.
Lei deciderà di scrivergli, incazzata. Ma mica si possono spendere soldi per un bugiardo, quindi utilizzerà whatsapp, grazie al quale saprà se lui ha ricevuto il messaggio, se l'ha letto, se stava per rispondere ma poi ha deciso di fare finta di niente e, grazie all'accelerometro, se ha tirato fuori il cellulare dalla tasca con la mano sinistra o la mano destra, e da qui partiranno nuovi motivi di litigio. E così via.

Più di una volta ho pensato di eliminare il mio account di facebook per evitare di rientrare in questi meccanismi malati, ma poi mi sono resa conto che un modo per spiare la gente lo si trova sempre -che sia con l'account di un amico o, peggio, del proprio ragazzo- e allora ho capito che la cosa migliore non era precludersi la possibilità. La cosa migliore era alzare le spalle.
Quindi ora sono qui, a bordo campo, a godermi lo spettacolo di chi si lascia, si mette insieme e litiga su facebook.
Altro che telenovela!

martedì 9 ottobre 2012

La teoria del furore antico


Perché civile, esser civile, vuol dire proprio questo: dentro, neri come corvi; fuori, bianchi come colombi; in corpo fiele; in bocca miele.
Luigi Pirandello

Non c'è dubbio caro Luigi ma io, almeno nelle amicizie, mi dichiaro contro il quieto vivere.
Mi spiego.
Dicendo che sono contro il quieto vivere intendo dire che sono dell'opinione che non si debbano accettare dei comportamenti poco carini al fine di evitare scontri; ovvero: se qualcuno fa qualcosa di scorretto ne DEVE pagare le conseguenze.
È da quando sono bambina che mi si dice: “sii superiore, fa' come se nulla fosse”, ma oggi come allora sono convinta che sia un comportamento che può andare solo quando sei piccolino e ti prendono in giro per l'apparecchio.
“Ah-a, hai l'apparecchio!”
“Sì e allora?”
“Ah...no, niente.”
Bulletto sistemato.
Ma se un altro bambino ti dà fastidio e tu lo lasci fare magari non ti farà più quello stesso dispetto (principalmente per noia, a meno che non sia un grande classico) ma tu sarai la persona a cui si può fare, perché tanto non reagisci. E in caso di frustrazioni varie la scelta del capro espiatorio è già fatta.
Ad esempio: quando ero piccola (ok, LO AMMETTO, anche adesso) ero grande fan di Indiana Jones. Essendo grande fan di Indiana Jones non potevo non amare Harrison Ford nella sua versione di splendido quarantenne. Ai tempi sapevo (ok, LO AMMETTO, so tuttora) le battute dei film a memoria, e a casa mia era cosa risaputa. Mio padre allora, trovando su un giornale una sua foto, me l'aveva ritagliata e io l'avevo appesa orgogliosamente in camera. Una mia amichetta (la vacca) facendo la scema sul mio letto pur di non fare i compiti aveva pasticciato con una penna la mia adoratissima foto. Ovviamente c'ero rimasta malissimo: io non l'avrei mai fatto al suo poster di Del Piero! Quando lamentandomi con Mater avevo manifestato il desiderio di pasticciare a mia volta il suo bonazzo personale, la genitrice mi aveva detto: “non fare la bambina, sii superiore”. Ma per cosa? Per tenermi fra le amicizie una pasticciatrice folle, proprio alle soglie di un'adolescenza che di lì a poco avrebbe riempito la mia camera di sacrissimi poster? A che scopo? Una rappresaglia sarebbe stata molto meglio; allora lo sapevo già ma decisi di ascoltare Mater, in quanto più anziana e quindi -si suppone- più saggia, ma ora confermo la mia iniziale teoria: non dico di avere reazioni esagerate del tipo ti avevo detto che volevo l'acqua frizzante, non me l'hai presa e ora ti rigo la macchina nuova. Più una cosa del tipo Mi pasticci il poster? Ti pasticcio il poster. La stessa identica cosa. Cosa fai, ti lamenti per una cosa che tu per prima mi hai fatto? Sì, è infantile, ma ora hai capito che non è simpatico quando pasticciano il naso del tuo primo uomodellamiavita, giusto? Bene, siamo tutti d'accordo.
Ecco, io penso che questo meccanismo possa essere sfruttato anche da grandi, non dico restituendo quello che vi è stato fatto (a meno che non si abbia a che fare con qualcuno di VERAMENTE tonto), ma iniziando almeno ad escludere la persona in questione.
Lo so che uno magari non ce ne ha per le palle, che per “quieto vivere” di tutti quanti in genere si opta per il far finta di nulla, ma bisognerebbe mettersi in testa il fatto che far sì che lo stronzo paghi le dirette conseguenze delle sue azioni è un “quieto vivere” a lungo termine. È un sta pure certo che non lo farà mai più, o almeno non lo farà più da queste parti.
Perché tutto sommato a tutti piace essere accettati, e secondo me anche il più stronzo degli stronzi potrebbe ripensarci se abbandonato a se stesso a causa dei suoi comportamenti.
Oh, poi magari rimane stronzo uguale, ma perlomeno non lo si premia per la sua mancanza di umanità.
Che sia chiaro: io non parlo della sbandata di una volta. Errare è umano e bla bla bla. Parlo del buon vecchio diabolico perseverare, della gente che si ostina a far soffrire le persone che ha attorno, ma che nonostante questo riesce ad avere una discreta cerchia di individui lì per evitare che rimanga solo con la sua coscienza. E non mi importa se non sono veri amici, che poi ci sono i soliti chiacchiericci e le sparlate alle spalle. Occhio non vede, cuore non duole: se questa persona non sa che tutti la odiano è libera di essere felice e serena, quando magari i suoi comportamenti hanno impedito per mesi ad altri di esserlo. E questo è maledettamente ingiusto.
Permettetemi dunque di concludere con un'altra citazione:


Per questo 
io se fossi Dio 
preferirei il secolo passato 
se fossi Dio 
rimpiangerei il furore antico 
dove si odiava e poi si amava 
e si ammazzava il nemico. 
G. Gaber

mercoledì 25 luglio 2012

La storia nella cameretta

Confesso: la mia camera è un delirio (già feci un post sulle spaventose profondità del mio armadio). Ammetto di essere disordinatissima, ma mi giustifico almeno in parte dicendo che la mia camera è davvero un buco, e quindi è ovvio che accumulando cose per 24 anni di vita va a finire che poi non sai più dove metterle, le tue maledette cose. Figuriamoci poi se si tratta di me che tendo a conservare tutto, e non tanto per sentimentalismo o nostalgia, quanto per una deformazione professionale da storico. Si conserva TUTTO.
Ora, non arrivo a conservare materiale organico per ovvi motivi e non conservo i vestiti rotti per decenza, ma giusto per farvi intuire il grado di follia conservo ancora come ricordo i biglietti della metro di Parigi.
Di 6 anni fa.
E se lo trovate giustificabile perché tutto sommato si tratta di Parigi, ed era il primo viaggio con Mr. J e simili smancerie, forse non è altrettanto giustificabile che io tenga anche il biglietto della Pinacoteca di Brera, che ricordiamo essere a Milano e attualmente aperta (piccola nota: io alla maledetta Pinacoteca di Brera ci sarò stata una quindicina di volte a dir poco, quindi perché diavolo devo conservare proprio QUEL biglietto??).
Insomma, ognuno di questi oggetti testimonia una fase della mia vita, un evento più o meno importante e tutti i fatti a questo collegati. E non conservo i biglietti della metro di Parigi perché, come scritto prima, è stato il primo viaggio con Mr. J, ma banalmente per ricordare che nel 2006 sono stata a Parigi, ho visto questo, questo e quest'altro, che ho un sacco di biglietti perché non eravamo riusciti a capire come si faceva l'abbonamento e che visto che i biglietti costavano un sacco abbiamo camminato tantissimo, spesso sotto la pioggia e con vestiti troppo leggeri per il clima parigino. È successo e basta, che sia stato un viaggio romantico o meno io non voglio dimenticarlo, e ho come l'impressione che buttando i biglietti io finisca per buttare anche il ricordo.
Spesso il ricordo non viene a galla finché non prendo in mano l'oggetto collegato.
Ad esempio, cercando di rendere più vivibile la mia camera ho deciso di fare una selezione del pacco di fogli, foglietti e fogliettini che tengo su una mensola, ed ecco cos'ho trovato:

Il biglietto di ingresso del Museo Civico Archeologico di Bologna.
Credo sia del 2009, o al massimo del 2008, non c'è la data. Era di quando ero finalmente riuscita a convincere Mr. J a fare un paio di giri qua e là, almeno nella città in cui viveva. Ricordo che mi ero portata dietro la macchina fotografica, una stupida compatta con pochissime funzioni. Stavo cominciando ad interessarmi un po' di fotografia, ma non riesco a ricordare se avevo già cominciato a lavorare nello studio fotografico o era un anno prima.

Un piccolo calendario del 2005 dell'Original Pub Lord Byron, di San Michele al Tagliamento.
Era di quando ero andata a lavorare per l'estate come grafica in Friuli. Stavo a casa del mio fidanzatino di allora, non uscivamo praticamente mai perché era mortalmente sociopatico, ma almeno qualche sera al Lord Byron con qualche amico non me la toglieva nessuno!

Dentro il calendario due bigliettini.
Il primo dice: “Grazie 075 per tutto quello che hai fatto per me e che stai facendo tuttora!! Ti voglio un mondo di bene”.
Il secondo: “Grazie di tutto 075ina, ti voglio tanto bene”.
La mia ormainonpiù-amica, quella che si sposa l'anno prossimo. Ai tempi eravamo parecchio legate e lei mi riempiva di bigliettini del genere per dirmi che avevo reso la sua vita più bella, che le avevo fatto conoscere un sacco di cose entusiasmanti e simili. Poi l'ha preso in testa e si è rincoglionita più di prima.
(Come “cosa ha preso in testa”? L'avete capito, dai).

Un biglietto da visita con i dati da un lato e dall'altro lato la scritta “I'm gonna teach you how to live”.
Me l'aveva dato un mio amico che si era fatto mille bigliettini da visita con scritte diverse, una più bella dell'altra.
Due giorni dopo ha dovuto cambiare mail.

Il biglietto da visita di un ristorante giapponese vicino casa.
Ci ero andata per la prima -e ultima- volta con un'amica. Era la prima cena con lei, ci eravamo conosciute tramite Claire e in seguito avevamo cominciato a sentirci per conto nostro. Volevo portarla in un altro posto, ma avevo scoperto essere chiuso solo una volta arrivate lì davanti. Così sono andata a caso nel ristorante giapponese più vicino di cui avevo sentito parlare e in cui non ero mai stata.
Da quella serata è iniziata la nostra amicizia.

Il biglietto della mostra tenutasi a Milano su Dalì.
Peggior.
Appuntamento.
Di sempre.

Locandina di uno spettacolo teatrale della compagnia dell'università.
Mi era stato dato dalla ragazza del ragazzo che credevo di frequentare, la sera in cui avevo saputo della sua esistenza.
“Vieni al mio spettacolo, mi raccomando!”
“Contaci.”

Un foglio dell'università.
Foglio che attesta che il 14 gennaio del 2011 ho sostenuto la prima parte dell'esame di storia dell'arte moderna e ho preso 29 trentesimi.
Maledetto Daniele Crespi.

E così via.
Cioè, parliamone: io non voglio dimenticarmi del peggior appuntamento della mia vita (o il secondo peggior appuntamento della mia vita? Non ho ancora deciso).
Historia magistra vitae, mica voglio rischiare di ricascarci!

mercoledì 11 aprile 2012

Il fantasma dell'Opera

Sarà il mio vizio a prendere le parti dello sfigato di turno. Sarà per la mia tendenza a tifare per i cattivi, specie quando particolarmente intelligenti e rigettati dal mondo per via di motivo x che li rende incompatibili con gli altri. Sarà che penso che se fossi così intelligente anche io, vista la mia misantropia, probabilmente avrei già progettato un raggio di morte e sarei anche io l'antagonista di qualcuno. Beh, fatto sta che a me Il Fantasma dell'Opera è piaciuto. Ma tipo un sacco.
Canzoni su canzoni, film su film e musical. Pur essendomi documentata a lungo non avevo letto il libro fino ad ora, ovvero fino a 24 18 anni. Devo dire che, contrariamente a quanto mi aspettassi, il musical è molto fedele all'originale, tranne che per un piccolo, minuscolo dettaglio: quel gran bel pezzo di manzo che è Gerard Butler. Ne avevo già parlato, ma giusto per intenderci:
http://wetmen.provocateuse.com/images/photos/gerard_butler_02.jpg
Volevo mettervi l'immagine ma ho la connessione che fa i capricci, quindi vi metto il link, così potrete anche ammirare il nome del sito da cui ho scelto la foto.
Come dicevo: 1 metro e 88 di puro manzo scozzese.
Insomma, non il personaggio ideale per interpretare il povero Erik, talmente brutto da non poter vivere con il resto dell'umanità, perché -ammettiamolo- a me che Gerard Butler abbia metà faccia coperta dalla maschera cambia ben poco. E diciamocela tutta: probabilmente anche a Christine non sarebbe cambiato molto.

Per chi non sapesse la storia segue qui un breve riassunto (se volete leggere il libro e amate le sorprese leggete il post più avanti, ma sappiate che sapere la storia a me non ha rovinato assolutamente la lettura):
Christine Daaé è la figlia di un violinista svedese che, morendo quando è ancora una bambina, le promette di inviarle dal cielo un angelo della musica a prendersi cura di lei. Christine entra a far parte dell'Opera di Parigi e un giorno che Carlotta -la prima donna- si ammala, la sostituisce sul palco, rivelando al pubblico un incredibile e inaspettato talento. Fra il pubblico ammaliato c'è anche Raoul, un amico di infanzia di Christine, da sempre follemente innamorato di lei e -pare- ricambiato. Quando i due si rincontrano però la ragazza sembra non riconoscerlo.
Qui comincia il giallo: perché lei non riconosce un ragazzo con cui ha passato buona parte della sua infanzia e per cui, teoricamente, ha sempre avuto un debole? Com'è possibile che sia passata dall'avere una vocina insignificante a far tremare il palco dell'Opera di Parigi nel giro di così poco tempo? E il fantasma dell'Opera in tutto ciò esiste davvero?
Bene, a quanto pare Christine prende lezioni di canto da
una voce che le parla attraverso i muri e che sostiene di essere l'angelo della musica, inviato da papà Daaé. La fanciulla, che credendoci non dimostra di essere particolarmente sveglia, ha pure una discreta cotta per questo misterioso personaggio.
Quindi, da un lato abbiamo Raoul, giovane aitante con viso da ragazzino e un animo di fanciulla; Raoul è ricco, gentile e, nonostante l'innocenza, è un uomo di mondo: insomma, il tipico cavaliere azzurro. Dall'altra parte invece abbiamo Erik, uno psicopatico dalla mente geniale che vive nei sotterranei dell'Opera di Parigi, che si spaccia per fantasma, che uccide gente come avvertimento e che finisce per rapirla, obbligandola a diventare sua moglie.
Bene.
Christine chi sceglie? Erik, chiaramente.
Insomma, il messaggio che passa è il seguente: anche ai tempi le donne preferivano i bad boys.
Ma.
C'è un ma.
Christine sceglie Erik, è incantata dalla sua voce e per un poco pare che gli stia per dire: “ok, prendimi su questi spartiti e canta nel mentre”. Ma questo almeno finché non gli toglie la maschera, scoprendo il suo orribile aspetto (per davvero, non come nel musical) e decidendo quindi tornare da Raoul.
Il messaggio che passa insomma è che le donne preferiscono i cattivi ragazzi, ma solo se sono dei gran bonazzi.
Che fa pure rima.
Ed Erik c'ha poco da prendersela se alla fine Christine decide che tutto sommato il bonazzo precedente non era poi così male, perché la domanda da farsi è la seguente: perché mai ad un genio del male come il fantasma dell'Opera, che odia tutto e tutti, dovrebbe interessare una come Christine che è chiaramente stordita e che manco c'ha questa gran voce? Ma perché è una gran topa, è ovvio!
Meglio ancora: non solo è una discreta gnocca, è pure la preda più facile, la gazzella debole, quella che crede ancora a spiriti e folletti alla veneranda età di 20 anni!
Quindi un altro cliché: agli uomini, per quanto intelligenti, piacciono le belle e stupide.
Quello che la letteratura da sempre ci insegna insomma, è che le cose non cambiano mai. Non importa quanto i nonni ci dicano ai miei tempi era diverso, scemi erano loro e scemi siamo noi.
Ma in tutto questo una cosa è consolante: Gerard Butler, per quanto assolutamente non adatto a interpretare Erik, può pure tenersi la sua mezza maschera addosso.
Solo quella però.

giovedì 29 marzo 2012

Quello che ho sempre voluto dire su "Romeo e Giulietta".


Io l'ho sempre sostenuto.
Bisognerebbe togliere a Romeo e Giulietta il primato di migliorstoriadamoredisempre. Non se lo merita.
Come tutte le cose quando vengono viste e riviste in mille salse diverse, Romeo e Giulietta mi aveva portata all'esasperazione. Ma il vero rifiuto è arrivato solo dopo averlo letto (perché si sa, mica posso parlare male di un capolavoro senza neanche averlo aperto), scoprendo che è molto peggio di quanto pensassi.

Prima di tutto, all'inizio della storia, Romeo sta per uccidersi.
Per Rosalina.
Sì, la faccenda neanche è iniziata che già lui si vuole ammazzare per un'altra. Quindi già alle prime 5 pagine ti viene il dubbio che probabilmente Romeo è una regina del dramma.
Mercuzio e Benvoglio allora (che saran mica dei nomi veri, dai!), vedendolo in quelle condizioni, decidono di tirargli su il morale facendo gli imbucati ad una festa. Nel libro non c'è scritto, ma il senso è dai che ti portiamo ad un party mascherato dove c'è un sacco di gnocca che la smolla facile.
Qui Romeo conosce Giulietta, che ricordiamo avere 13 anni. Lui ne ha 17.
Ma vabeh, altri tempi.
I due si parlano appena e neanche si presentano, ma in breve tempo finiscono per limonare.
Nel giro di poche ore decidono di sposarsi.
Lo fanno di nascosto. Il buon frate Lorenzo li sposa nella speranza che il loro giovane amore porti la pace fra le due famiglie.
Lorenzo, pure tu però.
Da una parte hai una ragazzina di 13 anni, molto probabilmente cresciuta divorando, pagina dopo pagina, la versione a lei coeva di Fabio Volo; dall'altra invece hai una regina del dramma diciassettenne, imbucatasi ad una festa nel tentativo di soffocare a suon di gnocca il dramma della sua omosessualità (neanche troppo) repressa, ma che si ostina a nascondere dietro ad amori impossibili. In che modo il loro matrimonio dovrebbe riportare la pace fra Montecchi e Capuleti?
Ma anche in situazioni normali io mica avrei permesso a mia figlia 13enne di uscire con uno come Romeo che, ricapitolando, nel giro di tre giorni riesce a tentare il suicidio per una, imbucarsi ad una festa, conoscerne e sposarne un'altra il giorno dopo, far uccidere un suo amico, uccidere il cugino di sua moglie, farsi esiliare, tornare, uccidere il vero promesso sposo di Giulietta, ammazzarsi e causare infine la morte della sua amata. Questo in tre giorni. E manco c'aveva 18 anni.
Grazie a dio è morto giovane, perché come minimo con tutto questo furore nel sangue ora dei 20 anni ingravidava mezza Verona e ora dei 25 aveva sfidato a duello l'altra metà.
Perché ciò che rende così romantico
Romeo e Giulietta è che i due giovani muoiono -giovanissimi- per amore. Ma il punto è che non muoiono per amore, muoiono perché sono scemi! Io avevo una compagna in terza media che, rifiutata dal suo allora vero e unico amore (chiaramente ne ha avuti tanti altri da quel giorno ad oggi), decise di incidersi con una lametta il nome di lui su un braccio. Romantica? No, scema. Scema come solo una 13enne stracotta cresciuta a suon di film romantici può esserlo. Romeo ne ha 17, quindi è un po' più grave, ma contando che i maschi sviluppano dopo (il cervello intendo), forse è comprensibile anche questo.
Quindi insomma, son bravi tutti a far stronzate durante la prima cotta: il problema non è morire giovani per amore, così son bravi tutti. Il problema è sopportare la stessa persona per anni!

mercoledì 21 marzo 2012

Il totodifetto

Quando ho cominciato ad uscire con Vinile mi sembrava tutto troppo bello per essere vero. Il ragazzo sembrava uscito da un film, una di quelle storie alla Will & Grace, che proprio quando la protagonista femminile si arrende e decide di farsi inseminare dal suo amico gay va a finire che sbatte contro un palo, sviene e quando si risveglia ha davanti il suo uomo ideale.
Ecco, con Vinile è andata un po' così (si veda il post “Sarà mica che”).
Il mio problema (sì beh, uno dei tanti) è che valuto gli uomini che mi ritrovo davanti con decisamente poco romanticismo. Diciamo un po' con lo stesso romanticismo con cui un nobiluomo del '600 andrebbe a comprarsi uno schiavo: anni? È sano? I denti come sono? Ma ce l'avete solo di questo colore?*.
Insomma, più che stare a guardare il come mi fa sentire sto a guardare il cosa è in grado di fare e il com'è. Vinile sotto questo punto di vista spaccava: un bel ragazzo, alto, sportivo ma non fissato, studente lavoratore, un sacco di interessi, di voglia di fare e conoscere cose nuove. Sulla carta il mio ragazzo ideale, sotto parecchi punti di vista.
Ma se questo metodo da un lato fa sì che io abbia spesso preso in considerazione uomini che le mamme considererebbero “degli ottimi partiti”, dall'altro mi porta a mettere il lato umano in secondo piano, portandomi ad uscire con delle bestie insensibili.
In fondo si sa, nessuno è perfetto, e vista la mia tendenza ad uscire prevalentemente con psicopatici, era iniziato il totodifetto.
Così mi è venuta in mente quella scena (sì, oggi vado di citazioni) di 30 Rock in cui la protagonista comincia ad uscire con un ragazzo talmente fuori dalla sua portata da portare a questa discussione fra lei e il suo capo/mentore/amico:

Jack: “Perché questa cosa ti rende così nervosa?”
Liz Lemon: “Perché è una situazione delicata Jack...Qui c'è in mezzo della figosità.”
Jack: “Quanta?”
Liz mostra una foto
Jack: “Oh andiamo Lemon, cos'è? Vuole la cittadinanza?”
Liz: “No.”
Jack: “Gay non dichiarato?”
Liz: “Non credo.”
Jack: “Cerca una scopamica cozza portafortuna?”
Liz: “No.”
Jack: “Serial killer emulatore di Bundy?”
Liz: “È stata la prima cosa che ho pensato anche io ma no! Sta succedendo sul serio Jack, e io sto rovinando tutto!”

Ecco.
Quindi quale sarebbe stato il terribile difetto di Vinile?
Quando dopo avermi portata fuori a cena non ha cercato neanche lontanamente di baciarmi, ammetto di aver pensato che il problema fosse semplicemente che non era interessato.
Ma quando l'ho visto guardare con occhi pieni di amore un catalogo di Boggi o l'ho sentito dire “oggi sono un po' in scazzo, andrò a fare shopping per tirarmi su il morale” ho capito.

075 prende il telefono e compone il numero di Claire.

“Claire? Ho un problema: temo che il mio ragazzo sia gay.”



* Quest'ultima domanda potrebbe essere la spia dell'omosessualità repressa del presunto nobiluomo in questione.

lunedì 19 marzo 2012

L'amore facile

Una cosa che non sopporto -una delle tante, direi- è la gente dall'amore facile.
Parlo dei cosiddetti “innamorati dell'amore”: quelli che non possono stare senza e quindi sono sempre fidanzati, e anche quando non lo sono finiscono per innamorarsi a tempo record. Sono quelli che vogliono una storia a tutti i costi, non importa tanto con chi (nei limiti della decenza, chiaro).
Questi personaggi sono i più pericolosi di tutti, perché spesso sono insospettabili e quasi sempre sono dei fidanzati perfetti. Essì, perché essendo così innamorati dell'idea non possono far altro che tenersi stretta l'altra persona comportandosi in modo impeccabile, accettandone tutti i difetti e amandola incondizionatamente.
E ho già scritto in passato di quanto io odi quella accoppiata: amare incondizionatamente. Come i cani, che per quanto mi piacciano vorrei essere amata per quello che sono e non perché sono quella che procura il cibo.
Perché il problema principale è: e se poi arriva la persona di cui si innamorano sul serio?

I tipi che ho riscontrato finora sono i seguenti:

  1. La prima storia.
    Ovvero quei poveri ragazzi (o ragazze) che si sono fidanzati giovanissimi e stanno con il primo amore da anni. I poveretti si sentono super innamorati (si sa, il primo amore non si scorda mai) e quindi accettano QUALSIASI COSA. Ci sono due varianti: quella in cui la ragazza è fantastica e il ragazzo è assolutamente insignificante (n.b.: in questo caso lui tende ad essere parecchio possessivo e geloso perché LO SA che la sua donna è fuori dalla sua portata) e quella in cui il ragazzo è adorabile mentre la ragazza è una stracciacazzi senza scampo. E la domanda è: visto che non hanno mai avuto altro, lo sanno che non sono tutti così?
  2. Quelli che vedono l'essere single come una cosa spaventosa.
    Questi sono sempre fidanzati. Non importa con chi, non importa come, l'importante è non essere single. MAI. Ovvio che non tutti possono essere l'amore della tua vita, eppure il tipo 2 si comporta come se lo fossero. La domanda è: ne sono realmente convinti o fingono?
  3. Quelli che vedono l'essere soli come una cosa spaventosa.
    Queste -perché è al 90% una cosa da donne- non sopportano essere sole, quando per essere sole si intende in mancanza di un uomo. Essendo più coscienti del tipo 2 fanno in modo di avere sempre un uomo con sé, che non necessariamente trattano come se fosse il proprio ragazzo. In giovane età il tipo 3 si porta dietro un uomo e lo sfrutta per diversi scopi, se lo limona quando ne ha voglia ma non gliela dà MAI, adducendo scuse del tipo “non sono ancora pronta”. Il ragazzo, che in genere fa parte del tipo 4, accetta tutto passivamente, senza lamentarsi mai del fatto che non ha mai visto nuda quella che teoricamente dovrebbe essere la sua ragazza. In genere queste situazioni finiscono sempre allo stesso modo: lei trova un ragazzo che le piace sul serio e gliela dà dopo 2 giorni.
    In età più avanzata è probabile che il tipo 3 si evolva e cominci anche a darla in giro. Perché se quando si è piccole il modo per “mantenersi in salvo” è il non togliersi mai le mutande, una volta cresciute diventa il mettere le mani avanti con quella bellissima frase che è non voglio una storia seria. In genere finisce più o meno come per la versione più giovane: lei trova un altro e ci va a convivere dopo 6 mesi. Per i maschietti che hanno a che fare con questo insidiosissimo tipo posso avanzare un solo consiglio: FUGGITE, SCIOCCHI!
  4. Quelli che finalmente.
    Quelli che hanno passato la loro adolescenza -al 90% è cosa da uomini- a vedere gli amici passarsi diverse ragazze e che, nonostante a loro non manchi nulla, non hanno mai avuto il coraggio di buttarsi. Quando finalmente una ragazza si rompe le palle e decide di infilare loro la lingua in bocca (così il messaggio è chiaro) rischiano di entrare nella spirale mortale. Essì, perché ci sono quelli che essendo stati single a lungo riescono a mantenere la loro indipendenza, ma ci sono anche quelli che vengono risucchiati in un inferno di zerbinamento e che rischiano di diventare gli schiavetti della loro ragazza, che dopo un iniziale periodo di rose e fiori finisce per diventare la peggiore delle arpie. L'atteggiamento di base degli zerbinati può essere riassunto in oddio finalmente una donna ti prego non te ne andare farò tutto quello che vuoi.

Cosa me ne frega, direte voi.
E invece me (ce!) ne frega eccome, perché con tutti questi buoni partiti occupati con stronze e stronzi va a finire che c'è bella gente che è single, quando invece meriterebbe di essere felicemente fidanzata.
Quindi io propongo di fare la giornata internazionale del lasciamo gli stronzi agli stronzi, con tanto di pubblicità progresso.

Ogni anno centinaia di bravi ragazzi e ragazze vengono irretiti e usati da una manica di stronzi. Se anche tu sei stato irretito, non temere: chiama il nostro numero verde.
Il nostro numero verde offre supporto a tutte quelle persone che per paura di rimanere soli si fanno zerbinare. Poniamo fine al regime degli stronzi, lasciamo che si irretiscano fra di loro. Manda anche tu a fare in culo il tuo stronzo personale, perché ricorda:
non è mai troppo tardi per trovare qualcuno di meglio. 

domenica 12 febbraio 2012

La teoria dei fiori recisi

Visto che siamo vicino a San Valentino vorrei rendervi partecipi di una cosa.
Non amo i fiori recisi.
Esatto. So che è molte fanciulle apprezzano quando il loro ragazzo si presenta sotto casa loro con dei fiori, ma io il senso di regalare qualcosa che è in punto di morte proprio non lo capisco.
Dev'essere un po' il motivo che porta i gatti a regalarti uccellini e topi in fin di vita: guarda che bravo che sono, ho cacciato un animale per te. Sì però insomma. I fiori non è che siano così difficili da cacciare.
Tanto più che quando uno ti regala dei fiori li ha presi dal fioraio, e allora lì è veramente triste.
Al contrario posso trovare carino quando qualcuno raccoglie un fiore per regalartelo. Ecco, quello posso capirlo: quando mio padre usciva la mattina presto per farsi la sua passeggiata, mi svegliavo e trovavo dei fiori appena colti ad aspettarmi in un vasetto, e quello era tenero perché quel gesto per lui significava: stavo passeggiando, ho visto dei bei fiori e ho pensato a te, che sei bella, quindi ho deciso di regalarteli.
Proprio per questo motivo preferisco che mi si regali un tulipano o un girasole raccolto da un campo piuttosto che un bouquet di rose rosse, che se devi spendere un delirio per qualcosa che fra qualche giorno sarà morto allora offrimi una cena. Eccheccavolo.
Per lo stesso motivo questa scena mi commuove tantissimo.




Quindi niente fiori comprati dal fioraio.
A meno che l'alternativa non sia portarmi un topo morto. A quel punto viva i fiori recisi.

martedì 10 gennaio 2012

Prince Charming?

“What a strong personality! I like to have sex with people with strong personalities”. Eddie Izzard

Come il buon Eddie Izzard racconta (cliccare per ammirare il suo genio) anche io ho un certo debole per le strong personalities. Quindi uomini arroganti, sicuri di sé, carismatici e un po' prepotenti: le teste di cazzo insomma. Mi pare che fra di loro amino chiamarsi maschi alpha, ma tant'è.
Altre due caratteristiche che facilmente fanno colpo sulla povera 075 sono la determinazione e il senso dell'umorismo, e queste almeno sono innocue. Anche se mi dicono che la prima potrebbe portare allo stalking.
Ma al di là di quello che uno vuole e non vuole alla fine quelli che ci piacciono sono quelli che, in qualche modo, ci colpiscono. Quelli che hanno quel non so che che fa sentire le farfalle nello stomaco a te, ma magari non alla tua amica. Chimica, pezzi del puzzle che si incastrano e chi più ne ha più ne metta, ma insomma quella cosa lì che ci smuove.

Questi gli antefatti.

Ora mettiamo caso che ci sia un ragazzo che da un po' manifesta interesse per 075, ma 075, pur apprezzandolo, si rende conto che quella cosa lì manca. E se manca quella manca tutto, quindi perché illuderlo? In più 075 ultimamente è presa particolarmente bene: esce un sacco, conosce gente nuova, ha ricominciato a suonare il pianoforte e a leggere come un tempo, si sente particolarmente piena di voglia di fare; quindi perché lasciare che un uomo la freni, come al solito?
Ma il ragazzo non si dà per vinto. Ma non in modo fastidioso, oh no. Semplicemente mi fa presente che non ha intenzione di rinunciare tanto facilmente.
Determinazione, c'è.
E mettiamo che per una serie di fatti il ragazzo riesca a strappare a 075 un'uscita a due, un'uscita che si rivela inaspettatamente molto bella e soprattutto molto divertente.
Senso dell'umorismo, c'è.
Ma la serata non è soltanto divertente ma saltano fuori anche discussioni varie, in cui il ragazzo dimostra di non aver paura di dire la proprio opinione, anche se opposta a quella di 075.
Personalità forte, c'è.
Enno eh.
Si vedono altre volte e fra una cosa e l'altra 075 scopre anche che il ragazzo bacia anche particolarmente bene.
Merda.
Che ha un sacco di interessi.
Che ha un sacco di voglia di fare.
Che non è appiccicoso.
Che ha sempre la risposta giusta.
Insomma, che fa un sacco di cose apprezzabili. Anzi, meglio: che lui stesso è un sacco apprezzabile.
Ma razionalmente apprezzabile, perché quella cosa lì continua a non esserci.

E ora...che faccio?

mercoledì 4 gennaio 2012

Nuovi inizi

Prima di tutto un ringraziamento a Q che mi ha aiutata con il trasloco del blog, che la mia pazienza si stava esaurendo al quarto tentativo.
Secondo chiedo scusa per la confusione e l'impaginazione casuale dei post precedenti, ma lo sto ancora sistemando.

E Terzo cominciamo con le faccende serie: chi mi ha seguita nel trasloco avrà notato che il titolo del blog è cambiato.
Se così non è notatelo ora.
Per chi comincia a seguirmi da ora preciso che il titolo precedente del blog era: “La difficile convivenza con la mia mente. Ovvero: quando cinismo e romanticismo si incontrano in un'unica testa e non vanno assolutamente d'accordo”.
Il motivo del cambio del titolo è che da quando ho aperto il vecchio blog è cambiata una cosa fondamentale nella mia vita: sono molto meno tormentata di prima (anche se forse questo non è il periodo migliore per affermarlo). Tutti, da quando sono piccola, mi ripetono sempre la stessa cosa: nel momento in cui stai bene con te stessa cominci a stare bene anche col resto del mondo.
Che è una stronzata.
Nel momento in cui cominci a stare bene con te stesso ti rendi conto di una cosa che prima non notavi perché troppo concentrata sui tuoi problemi: la gente non ce la può fare. Perché magari tu stai benissimo, ma il resto del mondo ti rompe le palle perché il modo in cui vivi tu non è quello giusto perché non è il loro.

Che altro dire?
Sono sopravvissuta al Capodanno, che è già qualcosa.
L'anno è iniziato di mierda, ma l'anno scorso forse era stato anche peggio, quindi spero si faccia perdonare anche questa volta...

Rimaniamo in attesa di ulteriori sviluppi.


mercoledì 21 settembre 2011

L'incoerenza maschile.


Come ben si sa quando si parla di “sesso debole” si parla delle donne: le donne sono incoerenti, le donne non sanno mai cosa vogliono, le donne dicono una cosa e poi ne vogliono un’altra.



Ho sempre avuto soprattutto amici maschi o ragazze assolutamente atipiche, e quindi sono sempre stata in parte d’accordo con tutto questo.



Ma parliamone: io comincio a pensare che le donne siano incoerenti non per natura, ma per stare dietro agli uomini, perché con loro non si sa mai come comportarsi.



 



Cari maschietti, avete presente quando una donna vi dice: “va bene”, ma in realtà non è assolutamente d’accordo? Non è che sia pazza, è che sa che se vi dice di no, è automaticamente una rompipalle. E quindi vi lascia fare quello che volete, solo che poi magari non è in grado di nascondere completamente il fatto che un po’ di fastidio le dà: ed ecco che la fanciulla in questione “dice una cosa ma ne vuole un’altra”.



È che gli uomini le rompipalle non piacciono. O almeno così dicono, perché c’è sempre un certo scarto fra quello che gli uomini dicono di amare e quello che poi in realtà li tiene realmente legati ad una donna.



Come ad esempio le eating-salad bitches. Il termine deriva da uno spettacolo di Eddie Murphy. E non l’Eddie Murphy che conosciamo dai film, l’Eddie Murphy degli anni ’80, quello meno conosciuto, misogino, sessista e pure un po’ razzista. Lui le chiama eating-salad bitches (letteralmente le troie mangia-insalata). Sono quelle donne attentissime alla linea, che quando le porti fuori a cena ordinano l’insalatina. Tu le porti in un ristorante della madonna, magari ci spendi anche un sacco di soldi e questa neanche ti dà la soddisfazione di mangiare qualcosa di serio.



E posso capire la frustrazione, come posso capire quel pezzo poetico da morire de “Il mondo dopo la fine del mondo” in cui il protagonista sostiene di non poter amare una donna se non la vede prima mangiare una bruschetta. Perché una donna che non mangia una bruschetta per paura di sporcarsi d’olio non è una donna d’amare.



Capisco tutto.



Ma poi ci vogliono magre.



E insomma, abbuffarsi con gusto ed avere un fisico perfetto non sono due cose che vanno troppo d’accordo. A parte in caso di metabolismi particolarmente fortunati, ovvio.



 



Il mio problema però non è tanto la questione del cibo quanto la questione del carattere.



Essì, perché ormai non conto più le volte in cui mi son sentita dire da svariati amici maschi frasi del calibro: “Sei la donna che rispetto di più” “Sei una delle ragazze più intelligenti che io conosca” “Ma allora ci sono anche donne intelligenti!” “Tu sì che hai le palle” “Tu sì che ti meriti l'appellativo di Bro” “Ah, se solo non fossi fidanzato...” e così via.



E magari può anche capitare che una sera fuori, dopo aver fatto valere le tue idee in mezzo ad un gruppo di ragazzi, uno di loro rimanga affascinato dalla cosa e si avvicini a te dicendo: “quanto amo le ragazze decise”.



Poi però ti guardi intorno e noti una cosa: le ragazze dei tuoi amici (gli stessi che ti hanno ricoperto dei complimenti di cui sopra) non sono esattamente come dovrebbero. C'è un'incongruenza. Perché sì, loro apprezzano i caratteri particolarmente decisi, li rispettano.



Ma in un'amica.



Stare assieme a qualcuno con un carattere del genere è un altro discorso.



E così magari ti rendi conto anche che il ragazzo che ti ha detto di amare le ragazze decise, in realtà non ama molto che le ragazze siano decise con lui. E magari anche lui si è reso conto che una ragazza che non si fa mettere i piedi in testa non è poi così facile da gestire, rifiutando quindi qualsiasi tipo di comunicazione seria.



Fortunatamente non tutti sono così, ma purtroppo la maggior parte sì.



E la cosa assurda è che quando ero più piccola, molto più facile da gestire e molto più debole (per quanto più rompipalle) avevo molto più successo. I ragazzi si affezionavano come niente e continuavano a rimanermi accanto.



Quindi la domanda mi sorge spontanea: ma gli uomini cercano qualcuno meritevole del loro rispetto o qualcuno di fragile, che da un lato possono proteggere e dall'altro possono rigirarsi come gli pare?

lunedì 27 giugno 2011

Pantheon personale

Non so se sono io, ma ho notato che trovare degli uomini interessanti è davvero raro. Trovare qualcuno di simpatico è facilissimo, trovare persone a cui voler bene anche, ma uomini interessanti – VERAMENTE interessanti - è complesso.
Come disse una volta un'amica: gli uomini interessanti o sono sposati o sono morti.
E quindi, giusto perché dovrei studiare ma ormai sono le 22 e quindi chi diavolo me lo fa fare a questo punto, ho deciso di stilare un elenco di uomini che avrei voluto conoscere.

Cesare Borgia
“Qui giace in poca terra uno che fu da tutti temuto, che tenne in mano la pace e la guerra”
Perché il fine giustifica i mezzi, e perché se Machiavelli dice che era il principe ideale io gli credo, perché anche lui –Machiavelli dico- non era certo l’ultimo degli stronzi.
Stiamo parlando di un uomo che pur di ottenere ciò che voleva (o forse sentiva di dover avere?) ha ucciso il fratello. Per quanto possa suonare crudele, è pura dedizione.

Leonardo Da Vinci
“E veramente accade che sempre dove manca la ragione suppliscono le grida”
Perché è ovvio. Stiamo parlando di quello che probabilmente è stato il più grande genio nella storia dell’umanità: pittore, architetto, ingegnere, anatomista, scenografo, musicista, letterato e chi più ne ha più ne metta. Non penso di aver bisogno di specificare perché avrei voluto conoscerlo.

Jorge Luis Borges
“La morte è un’usanza che tutti, prima o poi, dobbiamo rispettare”
“Il mare è un antico idioma che non riesco a decifrare”
Non che ne sappia molto, ma come ho scritto qualche post fa dopo aver letto l’Aleph, sento un’incredibile affinità con lui e mi viene da chiedermi se mi somigliasse anche come persona, con il suo continuo oscillare fra romanticismo e cinismo. Avrei voluto citarlo più volte, ma ho scelto due citazioni per mettere in evidenza questi suoi due aspetti in cui mi rivedo molto.

Oscar Wilde
“Ho scritto quando non conoscevo la vita. Ora che so il senso della vita, non ho più niente da scrivere. La vita non può essere scritta: la vita può essere soltanto vissuta”
Una grande passione della mia adolescenza, dalle testimonianze pare che sotto quel personaggio eccentrico che si era creato ci fosse una persona incredibilmente buona e profonda, che riesce ancora a spezzarmi il cuore con De Profundis, la lettera scritta al suo amato dal carcere in cui era stato recluso per omosessualità.

Nikola Tesla
“Il progressivo sviluppo dell'uomo dipende dalle invenzioni. Esse sono il risultato più importante delle facoltà creative del cervello umano. Lo scopo ultimo di queste facoltà è il dominio completo della mente sul mondo materiale, il conseguimento della possibilità di incanalare le forze della natura così da soddisfare le esigenze umane”
Perché è stato un vero e proprio scienziato pazzo: l’ipotesi di un’arma soprannominata RAGGIO DI MORTE, gli aerei anti-gravità, la macchina del tempo, il teletrasporto nonché –se vogliamo andare sulle cose realmente utili- reale inventore della radio.
Che poi se il governo americano si è intascato i suoi progetti catalogandoli come top secret forse dovremmo farci delle domande.

Smetto qui perché potrei andare avanti per diverse pagine, e mi rendo conto che è un post un po' noioso.
Ma rimane da dire che ci sono anche personaggi ancora vivi che mi risultano altrettanto interessanti, come ad esempio Corrado Augias, Piero e Alberto Angela, Philippe Daverio e via dicendo.

Forse, vista l’indecisione fra i nomi da mettere in questo post, gli uomini interessanti non sono poi così pochi.
C’è solo da sperare che l’età media delle persone citate non sia segno del fatto che non ci sono più gli uomini di una volta.

Dai, io ci voglio credere. I ragazzi ci sorprenderanno.

giovedì 17 marzo 2011

Resoconti carnevaleschi e crisi mistiche

Sono appena uscita -si spera definitivamente- da una crisi mistica.
 
Sabato ho deciso di festeggiare il Carnevale, per la prima volta da quando sono cresciuta, in modo da svagarmi un po’. Stradivertente, se non fosse per il fatto che al primo –e ultimo- drink ero già fuori, essendomi dimenticata di essere a stomaco vuoto. E ovviamente, mentre barcollo da una parte all’altra del locale cercando di capire perché diavolo un solo cocktail mi stesse facendo quell’effetto, incontro il mio ex. Ovvero l’ultima persona al mondo che avrei voluto incontrare in quel momento (dopo i miei genitori, vista l’allora inspiegabile ubriachezza), e da lì è stata crisi.
Non tanto durante la serata (lui si è comportato bene), ma dopo.
Certo, mi sono un po’ sentita insultata dai commenti successivi del tipo:

“Ti sono stato vicino perché ero preoccupato per te, viste le tue condizioni”

Chiedo scusa, ma ero soltanto un po’ ubriaca, cosa vuoi che mi succeda? Mi girava un po’ la testa, ok, ma il massimo che posso fare in quelle condizioni è parlare con uno sconosciuto di pneumatici.

“Quando ti ho vista arrivare così brilla, ho pensato subito al peggio”

Ovvero la scena nella sua testa probabilmente è stata: 075 si ubriaca bevendosi 6 caraffe di vodka alla goccia, si limona pirati, gangster, infermiere, Capitan Findus, Wolverine e un ufficiale della marina. Dopo di che si imbosca nel bagno degli uomini con la Banda Bassotti al completo e poi si avvia barcollante verso la saletta fumatori, dove al suono di “Smoke on the water” si farà i Kiss.
La verità è che è andata così: 075 si ubriaca con un Long Island perché, per motivi tuttora oscuri, si era dimenticata di essere a stomaco vuoto. Lei e Claire, compagna di mille avventure, si spostano da una sala all’altra. 075 leggermente barcollante si regge all’amica mentre l’accompagna alla saletta fumatori parlandole di pneumatici.
Insomma, stessa cosa no? È sempre bello quando una persona con cui hai passato 4 anni della tua vita ha capito tutto di te.
 
Fatto sta che sono stati giorni pessimi, che spero di aver superato definitivamente.
Ci tengo comunque a ringraziare tanto quelle poche persone che in questi giorni sono state carine con me.
Ringrazio un po’ meno tutti quelli che mi hanno chiesto quando ho intenzione di farmela passare.
Un ringraziamento sottovoce anche al mio ex, che ieri è stato al telefono con me per tre ore, nel tentativo di farmi passare la rabbia che tutti i suoi errori mi hanno messo addosso.

domenica 6 febbraio 2011

A proposito dell'amore, pt. 1

Un po’ di tempo fa un amico mi aveva chiesto: “cosa ti manca dell’essere fidanzata?”, non vi dico lo sconforto che mi era preso quando la risposta uscita spontaneamente dalla mia bocca era stata: “niente”.
Poi ovviamente ripensandoci delle cose mi mancano, ma devo cercarle bene.
Ci deve essere qualcosa di terribilmente sbagliato nel come vivo le mie relazioni perché ogni volta che una di queste finisce la prima cosa che provo non è tristezza, ma senso di liberazione. E anche quando è l’altra persona a lasciare me, e non il contrario.
Solo nell’ultimo caso il senso di liberazione è durato pochi secondi prima di rendermi conto di quello che stava realmente succedendo.
Per un periodo ovviamente ho detestato qualsiasi persona felicemente fidanzata, ora mi è passata ma continuo a rimanere convinta di una cosa (di cui ero convinta anche prima): il concetto di due persone che si considerano una è davvero inquietante.
Ragazzi, no no e no. È una cosa malata.
A volte, guardandomi attorno, mi sembra che le coppie realmente sane e felici siano poche, ed è quel tipo di coppia in cui nessuno dei due rinuncia alla propria personalità e ai propri interessi, ma che ne fanno un’occasione di arricchimento, oltre che di felicità. Loro sì che sono invidiabili, ma perché sono 1+1, non semplicemente due metà. E diciamolo, per cortesia, che Platone non ha mai parlato dell’uomo e della donna come due metà della stessa creatura divisa dagli dèi invidiosi: parlava di uomo/uomo. Platone, come tutti i greci, considerava una relazione fra due uomini ad un livello molto più alto rispetto alla relazione uomo/donna, ma questo è un altro discorso e sto divagando.
Sotto questo punto di vista le mie relazioni più serene sono state quelle in cui lui annullava la propria personalità per starmi dietro, ma ovviamente mi stufavo dopo poco. Nel momento in cui ho trovato un’altra persona con una personalità forte come la mia me ne sono (come era ovvio) follemente innamorata, nonostante non fosse affatto una relazione serena.
 
Insomma, questo mi fa venire un po’ in mente “Io e Annie” di Woody Allen:
 
Alvy: Ecco, voi voi, sembrate una coppia molto felice, e lo siete?
Coppia di passaggio: Sì!
Alvy: E questo a cosa lo attribuite?
Ragazza della coppia: Oh io sono superficiale e vuota e non ho mai un'idea e… non ho niente di interessante da dire.
Ragazzo della coppia: Io lo stesso.

 
Lo so, ahimè, che probabilmente rispecchiarmi in Woody Allen non è una bella cosa, ma che posso farci?
Queste riflessioni sulle coppie sono dovute al fatto che per la prima volta, dopo tanti -troppi- anni, mi ritrovo a guardare l’amore da fuori per un periodo di tempo sufficiente da permettermi di rifletterci su in modo lucido. E ve lo dico: visti da fuori, gli innamorati a volte sono davvero assurdi, e spesso insostenibili. E anche questo mi fa pensare a Woody Allen:
 
E io pensai a... quella vecchia barzelletta, sapete... Quella dove uno va dallo psichiatra e dice: «Dottore mio fratello è pazzo, crede di essere una gallina», e il dottore gli dice: «perché non lo interna?», e quello risponde: «e poi a me le uova chi me le fa?». Bhè, credo che corrisponda molto a quello che penso io dei rapporti uomo-donna. E cioè che sono assolutamente irrazionali, ehm... e pazzi. E assurdi, e... Ma credo che continuino perché la maggior parte di noi, ha bisogno di uova.