Visualizzazione post con etichetta disordine. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta disordine. Mostra tutti i post

mercoledì 25 luglio 2012

La storia nella cameretta

Confesso: la mia camera è un delirio (già feci un post sulle spaventose profondità del mio armadio). Ammetto di essere disordinatissima, ma mi giustifico almeno in parte dicendo che la mia camera è davvero un buco, e quindi è ovvio che accumulando cose per 24 anni di vita va a finire che poi non sai più dove metterle, le tue maledette cose. Figuriamoci poi se si tratta di me che tendo a conservare tutto, e non tanto per sentimentalismo o nostalgia, quanto per una deformazione professionale da storico. Si conserva TUTTO.
Ora, non arrivo a conservare materiale organico per ovvi motivi e non conservo i vestiti rotti per decenza, ma giusto per farvi intuire il grado di follia conservo ancora come ricordo i biglietti della metro di Parigi.
Di 6 anni fa.
E se lo trovate giustificabile perché tutto sommato si tratta di Parigi, ed era il primo viaggio con Mr. J e simili smancerie, forse non è altrettanto giustificabile che io tenga anche il biglietto della Pinacoteca di Brera, che ricordiamo essere a Milano e attualmente aperta (piccola nota: io alla maledetta Pinacoteca di Brera ci sarò stata una quindicina di volte a dir poco, quindi perché diavolo devo conservare proprio QUEL biglietto??).
Insomma, ognuno di questi oggetti testimonia una fase della mia vita, un evento più o meno importante e tutti i fatti a questo collegati. E non conservo i biglietti della metro di Parigi perché, come scritto prima, è stato il primo viaggio con Mr. J, ma banalmente per ricordare che nel 2006 sono stata a Parigi, ho visto questo, questo e quest'altro, che ho un sacco di biglietti perché non eravamo riusciti a capire come si faceva l'abbonamento e che visto che i biglietti costavano un sacco abbiamo camminato tantissimo, spesso sotto la pioggia e con vestiti troppo leggeri per il clima parigino. È successo e basta, che sia stato un viaggio romantico o meno io non voglio dimenticarlo, e ho come l'impressione che buttando i biglietti io finisca per buttare anche il ricordo.
Spesso il ricordo non viene a galla finché non prendo in mano l'oggetto collegato.
Ad esempio, cercando di rendere più vivibile la mia camera ho deciso di fare una selezione del pacco di fogli, foglietti e fogliettini che tengo su una mensola, ed ecco cos'ho trovato:

Il biglietto di ingresso del Museo Civico Archeologico di Bologna.
Credo sia del 2009, o al massimo del 2008, non c'è la data. Era di quando ero finalmente riuscita a convincere Mr. J a fare un paio di giri qua e là, almeno nella città in cui viveva. Ricordo che mi ero portata dietro la macchina fotografica, una stupida compatta con pochissime funzioni. Stavo cominciando ad interessarmi un po' di fotografia, ma non riesco a ricordare se avevo già cominciato a lavorare nello studio fotografico o era un anno prima.

Un piccolo calendario del 2005 dell'Original Pub Lord Byron, di San Michele al Tagliamento.
Era di quando ero andata a lavorare per l'estate come grafica in Friuli. Stavo a casa del mio fidanzatino di allora, non uscivamo praticamente mai perché era mortalmente sociopatico, ma almeno qualche sera al Lord Byron con qualche amico non me la toglieva nessuno!

Dentro il calendario due bigliettini.
Il primo dice: “Grazie 075 per tutto quello che hai fatto per me e che stai facendo tuttora!! Ti voglio un mondo di bene”.
Il secondo: “Grazie di tutto 075ina, ti voglio tanto bene”.
La mia ormainonpiù-amica, quella che si sposa l'anno prossimo. Ai tempi eravamo parecchio legate e lei mi riempiva di bigliettini del genere per dirmi che avevo reso la sua vita più bella, che le avevo fatto conoscere un sacco di cose entusiasmanti e simili. Poi l'ha preso in testa e si è rincoglionita più di prima.
(Come “cosa ha preso in testa”? L'avete capito, dai).

Un biglietto da visita con i dati da un lato e dall'altro lato la scritta “I'm gonna teach you how to live”.
Me l'aveva dato un mio amico che si era fatto mille bigliettini da visita con scritte diverse, una più bella dell'altra.
Due giorni dopo ha dovuto cambiare mail.

Il biglietto da visita di un ristorante giapponese vicino casa.
Ci ero andata per la prima -e ultima- volta con un'amica. Era la prima cena con lei, ci eravamo conosciute tramite Claire e in seguito avevamo cominciato a sentirci per conto nostro. Volevo portarla in un altro posto, ma avevo scoperto essere chiuso solo una volta arrivate lì davanti. Così sono andata a caso nel ristorante giapponese più vicino di cui avevo sentito parlare e in cui non ero mai stata.
Da quella serata è iniziata la nostra amicizia.

Il biglietto della mostra tenutasi a Milano su Dalì.
Peggior.
Appuntamento.
Di sempre.

Locandina di uno spettacolo teatrale della compagnia dell'università.
Mi era stato dato dalla ragazza del ragazzo che credevo di frequentare, la sera in cui avevo saputo della sua esistenza.
“Vieni al mio spettacolo, mi raccomando!”
“Contaci.”

Un foglio dell'università.
Foglio che attesta che il 14 gennaio del 2011 ho sostenuto la prima parte dell'esame di storia dell'arte moderna e ho preso 29 trentesimi.
Maledetto Daniele Crespi.

E così via.
Cioè, parliamone: io non voglio dimenticarmi del peggior appuntamento della mia vita (o il secondo peggior appuntamento della mia vita? Non ho ancora deciso).
Historia magistra vitae, mica voglio rischiare di ricascarci!

domenica 21 febbraio 2010

L'armadio






Oggi, non avendo nulla da fare, ho deciso di sistemare l’armadio (lo so, conduco una vita scoppiettante e trasgressiva). Devo ammettere di essere tremendamente disordinata per quanto riguarda i vestiti. Il mio armadio è un buco nero in cui i vestiti (puliti, almeno su questo sono decente) vengono risucchiati appallottolati e non ne escono più.
Ma ho deciso che una fanciulla della mia età non si può più permettere un tale disastro nel guardaroba, così mi sono ritrovata a dover scegliere fra tre possibili soluzioni:



  1. Cambiare armadio;

  2. Cambiare sesso;

  3. Sistemare i vestiti nell’armadio.


Senza girarci troppo attorno non sono stata a fare troppo l’idiota e ho scelto la cosa più ovvia. Mi sono rimboccata le maniche e ho deciso di affrontare la situazione: ora potete chiamarmi Marco. Ma poi ho capito che quell’armadio era troppo anche per un uomo, per cui ho deciso di sistemarlo, avventurandomi in un mondo oscuro, sconosciuto e terribilmente pericoloso.
Mentre lo sistemavo mi è venuto in mente il frigorifero di J, un elettrodomestico di cui vi parlerò in un post a parte e che è caratterizzato dalla presenza di forme di vita intelligenti. E quando dico intelligenti significa che sanno leggere.


Comunque sia anche l’armadio è stata un’esperienza inquietante, forse non avrei dovuto farlo. Più che altro per quello che ci ho trovato dentro.


 






Euridisse ha scavato troppo a fondo e con troppa avidità. Sai cos’ha risvegliato nell’oscurità del suo guardaroba?
Ombra e fiamme.












Piccola nota: si ringrazia il buon jacoposki per il consiglio sulla citazione =)