Visualizzazione post con etichetta Polverosità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Polverosità. Mostra tutti i post

mercoledì 25 luglio 2012

La storia nella cameretta

Confesso: la mia camera è un delirio (già feci un post sulle spaventose profondità del mio armadio). Ammetto di essere disordinatissima, ma mi giustifico almeno in parte dicendo che la mia camera è davvero un buco, e quindi è ovvio che accumulando cose per 24 anni di vita va a finire che poi non sai più dove metterle, le tue maledette cose. Figuriamoci poi se si tratta di me che tendo a conservare tutto, e non tanto per sentimentalismo o nostalgia, quanto per una deformazione professionale da storico. Si conserva TUTTO.
Ora, non arrivo a conservare materiale organico per ovvi motivi e non conservo i vestiti rotti per decenza, ma giusto per farvi intuire il grado di follia conservo ancora come ricordo i biglietti della metro di Parigi.
Di 6 anni fa.
E se lo trovate giustificabile perché tutto sommato si tratta di Parigi, ed era il primo viaggio con Mr. J e simili smancerie, forse non è altrettanto giustificabile che io tenga anche il biglietto della Pinacoteca di Brera, che ricordiamo essere a Milano e attualmente aperta (piccola nota: io alla maledetta Pinacoteca di Brera ci sarò stata una quindicina di volte a dir poco, quindi perché diavolo devo conservare proprio QUEL biglietto??).
Insomma, ognuno di questi oggetti testimonia una fase della mia vita, un evento più o meno importante e tutti i fatti a questo collegati. E non conservo i biglietti della metro di Parigi perché, come scritto prima, è stato il primo viaggio con Mr. J, ma banalmente per ricordare che nel 2006 sono stata a Parigi, ho visto questo, questo e quest'altro, che ho un sacco di biglietti perché non eravamo riusciti a capire come si faceva l'abbonamento e che visto che i biglietti costavano un sacco abbiamo camminato tantissimo, spesso sotto la pioggia e con vestiti troppo leggeri per il clima parigino. È successo e basta, che sia stato un viaggio romantico o meno io non voglio dimenticarlo, e ho come l'impressione che buttando i biglietti io finisca per buttare anche il ricordo.
Spesso il ricordo non viene a galla finché non prendo in mano l'oggetto collegato.
Ad esempio, cercando di rendere più vivibile la mia camera ho deciso di fare una selezione del pacco di fogli, foglietti e fogliettini che tengo su una mensola, ed ecco cos'ho trovato:

Il biglietto di ingresso del Museo Civico Archeologico di Bologna.
Credo sia del 2009, o al massimo del 2008, non c'è la data. Era di quando ero finalmente riuscita a convincere Mr. J a fare un paio di giri qua e là, almeno nella città in cui viveva. Ricordo che mi ero portata dietro la macchina fotografica, una stupida compatta con pochissime funzioni. Stavo cominciando ad interessarmi un po' di fotografia, ma non riesco a ricordare se avevo già cominciato a lavorare nello studio fotografico o era un anno prima.

Un piccolo calendario del 2005 dell'Original Pub Lord Byron, di San Michele al Tagliamento.
Era di quando ero andata a lavorare per l'estate come grafica in Friuli. Stavo a casa del mio fidanzatino di allora, non uscivamo praticamente mai perché era mortalmente sociopatico, ma almeno qualche sera al Lord Byron con qualche amico non me la toglieva nessuno!

Dentro il calendario due bigliettini.
Il primo dice: “Grazie 075 per tutto quello che hai fatto per me e che stai facendo tuttora!! Ti voglio un mondo di bene”.
Il secondo: “Grazie di tutto 075ina, ti voglio tanto bene”.
La mia ormainonpiù-amica, quella che si sposa l'anno prossimo. Ai tempi eravamo parecchio legate e lei mi riempiva di bigliettini del genere per dirmi che avevo reso la sua vita più bella, che le avevo fatto conoscere un sacco di cose entusiasmanti e simili. Poi l'ha preso in testa e si è rincoglionita più di prima.
(Come “cosa ha preso in testa”? L'avete capito, dai).

Un biglietto da visita con i dati da un lato e dall'altro lato la scritta “I'm gonna teach you how to live”.
Me l'aveva dato un mio amico che si era fatto mille bigliettini da visita con scritte diverse, una più bella dell'altra.
Due giorni dopo ha dovuto cambiare mail.

Il biglietto da visita di un ristorante giapponese vicino casa.
Ci ero andata per la prima -e ultima- volta con un'amica. Era la prima cena con lei, ci eravamo conosciute tramite Claire e in seguito avevamo cominciato a sentirci per conto nostro. Volevo portarla in un altro posto, ma avevo scoperto essere chiuso solo una volta arrivate lì davanti. Così sono andata a caso nel ristorante giapponese più vicino di cui avevo sentito parlare e in cui non ero mai stata.
Da quella serata è iniziata la nostra amicizia.

Il biglietto della mostra tenutasi a Milano su Dalì.
Peggior.
Appuntamento.
Di sempre.

Locandina di uno spettacolo teatrale della compagnia dell'università.
Mi era stato dato dalla ragazza del ragazzo che credevo di frequentare, la sera in cui avevo saputo della sua esistenza.
“Vieni al mio spettacolo, mi raccomando!”
“Contaci.”

Un foglio dell'università.
Foglio che attesta che il 14 gennaio del 2011 ho sostenuto la prima parte dell'esame di storia dell'arte moderna e ho preso 29 trentesimi.
Maledetto Daniele Crespi.

E così via.
Cioè, parliamone: io non voglio dimenticarmi del peggior appuntamento della mia vita (o il secondo peggior appuntamento della mia vita? Non ho ancora deciso).
Historia magistra vitae, mica voglio rischiare di ricascarci!

mercoledì 11 aprile 2012

Il fantasma dell'Opera

Sarà il mio vizio a prendere le parti dello sfigato di turno. Sarà per la mia tendenza a tifare per i cattivi, specie quando particolarmente intelligenti e rigettati dal mondo per via di motivo x che li rende incompatibili con gli altri. Sarà che penso che se fossi così intelligente anche io, vista la mia misantropia, probabilmente avrei già progettato un raggio di morte e sarei anche io l'antagonista di qualcuno. Beh, fatto sta che a me Il Fantasma dell'Opera è piaciuto. Ma tipo un sacco.
Canzoni su canzoni, film su film e musical. Pur essendomi documentata a lungo non avevo letto il libro fino ad ora, ovvero fino a 24 18 anni. Devo dire che, contrariamente a quanto mi aspettassi, il musical è molto fedele all'originale, tranne che per un piccolo, minuscolo dettaglio: quel gran bel pezzo di manzo che è Gerard Butler. Ne avevo già parlato, ma giusto per intenderci:
http://wetmen.provocateuse.com/images/photos/gerard_butler_02.jpg
Volevo mettervi l'immagine ma ho la connessione che fa i capricci, quindi vi metto il link, così potrete anche ammirare il nome del sito da cui ho scelto la foto.
Come dicevo: 1 metro e 88 di puro manzo scozzese.
Insomma, non il personaggio ideale per interpretare il povero Erik, talmente brutto da non poter vivere con il resto dell'umanità, perché -ammettiamolo- a me che Gerard Butler abbia metà faccia coperta dalla maschera cambia ben poco. E diciamocela tutta: probabilmente anche a Christine non sarebbe cambiato molto.

Per chi non sapesse la storia segue qui un breve riassunto (se volete leggere il libro e amate le sorprese leggete il post più avanti, ma sappiate che sapere la storia a me non ha rovinato assolutamente la lettura):
Christine Daaé è la figlia di un violinista svedese che, morendo quando è ancora una bambina, le promette di inviarle dal cielo un angelo della musica a prendersi cura di lei. Christine entra a far parte dell'Opera di Parigi e un giorno che Carlotta -la prima donna- si ammala, la sostituisce sul palco, rivelando al pubblico un incredibile e inaspettato talento. Fra il pubblico ammaliato c'è anche Raoul, un amico di infanzia di Christine, da sempre follemente innamorato di lei e -pare- ricambiato. Quando i due si rincontrano però la ragazza sembra non riconoscerlo.
Qui comincia il giallo: perché lei non riconosce un ragazzo con cui ha passato buona parte della sua infanzia e per cui, teoricamente, ha sempre avuto un debole? Com'è possibile che sia passata dall'avere una vocina insignificante a far tremare il palco dell'Opera di Parigi nel giro di così poco tempo? E il fantasma dell'Opera in tutto ciò esiste davvero?
Bene, a quanto pare Christine prende lezioni di canto da
una voce che le parla attraverso i muri e che sostiene di essere l'angelo della musica, inviato da papà Daaé. La fanciulla, che credendoci non dimostra di essere particolarmente sveglia, ha pure una discreta cotta per questo misterioso personaggio.
Quindi, da un lato abbiamo Raoul, giovane aitante con viso da ragazzino e un animo di fanciulla; Raoul è ricco, gentile e, nonostante l'innocenza, è un uomo di mondo: insomma, il tipico cavaliere azzurro. Dall'altra parte invece abbiamo Erik, uno psicopatico dalla mente geniale che vive nei sotterranei dell'Opera di Parigi, che si spaccia per fantasma, che uccide gente come avvertimento e che finisce per rapirla, obbligandola a diventare sua moglie.
Bene.
Christine chi sceglie? Erik, chiaramente.
Insomma, il messaggio che passa è il seguente: anche ai tempi le donne preferivano i bad boys.
Ma.
C'è un ma.
Christine sceglie Erik, è incantata dalla sua voce e per un poco pare che gli stia per dire: “ok, prendimi su questi spartiti e canta nel mentre”. Ma questo almeno finché non gli toglie la maschera, scoprendo il suo orribile aspetto (per davvero, non come nel musical) e decidendo quindi tornare da Raoul.
Il messaggio che passa insomma è che le donne preferiscono i cattivi ragazzi, ma solo se sono dei gran bonazzi.
Che fa pure rima.
Ed Erik c'ha poco da prendersela se alla fine Christine decide che tutto sommato il bonazzo precedente non era poi così male, perché la domanda da farsi è la seguente: perché mai ad un genio del male come il fantasma dell'Opera, che odia tutto e tutti, dovrebbe interessare una come Christine che è chiaramente stordita e che manco c'ha questa gran voce? Ma perché è una gran topa, è ovvio!
Meglio ancora: non solo è una discreta gnocca, è pure la preda più facile, la gazzella debole, quella che crede ancora a spiriti e folletti alla veneranda età di 20 anni!
Quindi un altro cliché: agli uomini, per quanto intelligenti, piacciono le belle e stupide.
Quello che la letteratura da sempre ci insegna insomma, è che le cose non cambiano mai. Non importa quanto i nonni ci dicano ai miei tempi era diverso, scemi erano loro e scemi siamo noi.
Ma in tutto questo una cosa è consolante: Gerard Butler, per quanto assolutamente non adatto a interpretare Erik, può pure tenersi la sua mezza maschera addosso.
Solo quella però.

domenica 6 novembre 2011

Segni zodiacali e storia.


A Mater è stato prestato uno di quei libri in cui ogni segno zodiacale viene analizzato per filo e per segno. Parte con tutta la serie di solite cose tipo: pianeta dominante, elemento e cose così. Poi c'è la parte su “se siete innamorati di un uomo di x segno”, “se siete innamorati di una donna di x segno” e infine: “se siete voi gli sfortunati”. Dopo di che segue una lista di personaggi del vostro stesso segno.



Ecco.



Qui sorge un problema.



Io sono ariete. Mater è acquario.



Nell'elenco dei personaggi che erano del suo stesso segno zodiacale Mater può vantare Mozart, Virginia Woolf, Galileo e tutta una serie di personaggi fighi e positivi (fra cui c'era anche ET, anche se non ho capito bene come hanno fatto a stabilire che fosse acquario).



Io invece mi ritrovo personaggi tutt'altro calibro.



Riporto, come nel libro, una o due parole per far capire ai lettori -del libro, non del blog, io non metto in dubbio la vostra cultura- di chi si tratta:





  • Attila, re degli Unni. Un uomo che, ci terrei a ricordare, era famoso per la sua ferocia.





  • Lucrezia Borgia, avvelenatrice. Beh, mi sembra un po' riduttivo darle semplicemente dell'avvelenatrice. Ma che poi mica sarà un mestiere.





 



Una 075 ormai trentenne incontra al supermercato una vecchia professoressa delle medie.



Prof: “075! Ma quanto tempo! Come sei cresciuta...e dimmi...adesso cosa fai?”
075: “Io? Oh...l'avvelenatrice part-time!”
Prof: “E ti piace?”
075: “Sì, sì, è un lavoro che dà grandi soddisfazioni.”



Prof: “Bene, sono tanto contenta per te!”



Dai, non è possibile.



 





  • Casanova, seduttore. Anche lui, povera gioia. Se andate su wikipedia trovate che Giacomo Casanova è stato un avventuriero, scrittore, poeta, alchimista, matematico, filosofo e agente segreto della Repubblica di Venezia. E per cosa viene ricordato? Perché c'aveva un sacco di gnocca.





 



E altri personaggi che ora non ricordo.



Ma parliamone! Perché io ho solo personaggi del genere e mia madre invece ha gente che ha realmente cambiato il mondo (in meglio)?



E poi io ho solo incompresi! Gente che si è anche impegnata per arricchire il mondo, ma che si è ritrovata ad essere ricordata per delle cose insignificanti come la sete di vendetta, il desiderio di distruzione o la fissazione per le donne.



E dire che il libro diceva che gli arieti tendono a sentirsi incompresi. Non siamo noi, è il mondo che ci odia! Noi non abbiamo fatto nulla di male!



 



 



Dai Attila, andiamocene di qui che nessuno ci vuole. Dai, Lucrezia, vieni anche tu, su. No, guarda, preferirei non bere il vino che mi offri tu. No, non ho fame, grazie. Perché insisti? Giacomo? Giacomo? Metti giù quella ragazza e vieni con noi, dai. E GIU' LE MANI DA LUCREZIA, SANTO CIELO.



 



Uff. Con Virginia, Wolfgang e Galileo sarebbe stato tutto molto più semplice.



Sob.

venerdì 28 ottobre 2011

Laurea!


075 si laurea!



Avete capito bene.



È giunto finalmente il momento. Non più sguardi sorpresi dei professori agli esami (“ma come, sei in triennale?”)! Mai più!



E giusto per vostra informazione, non è che io sia mostruosamente fuori corso, è che sembro più grande. Gli amici per consolarmi mi dicono che è perché ho un'aria matura, ma secondo me è perché non vogliono ammettere che sono veramente vecchia sia dentro che fuori.



I miei genitori hanno già deciso che il giorno della discussione prenderanno il treno con me, e credo che visto l'effetto che hanno su di me ficcherò un calzino in bocca a entrambi. Così, per precauzione.



Mi spiace che Cosoh non possa esserci, ma il maledetto si è definitivamente trasferito a New York.



(Sob.)



E niente. Vorrei rendervi partecipi di un sacco di cose ma sono troppo stanca e stravolta per scrivere dei post che possano risultare anche solo lontanamente interessanti.



Quindi vi saluto.



 



Incrociate le dita per me, i motivi ve li dirò più avanti!

sabato 23 luglio 2011

Aggiornamenti

…e via un altro!
 
Esame, cos’avevate capito?
Normalmente lo condivido su facebook, ma dopo l’ennesima volta in cui mi veniva commentato con un: “chi hai ucciso questa volta?” ho deciso che era meglio lasciar perdere.
Più che altro perché non so se essere fiera o vergognarmi del fatto che i miei amici trovano più plausibile che io abbia ucciso qualcuno piuttosto che abbia accettato le avances di un uomo.
 
Comunque ora non mi resta che la tesi e un ultimo maledetto esame che sto rimandando da troppo tempo, ma a cui penserò a settembre.
Ora piuttosto è tempo di tesi, e chi non vorrebbe passare la propria estate a ricostruire la vita di un uomo vissuto 500 anni fa?
Nel frattempo combatto una battaglia persa contro un’insonnia che ha deciso di passare a trovarmi dopo anni che non si faceva sentire, impedendomi i festeggiamenti che continuavo a sognare mentre preparavo questo maledetto ultimo esame della sessione.
Mi impedisce anche di fare un post sensato in effetti.
Beh il punto è che volevo solo rendervi partecipi di questi fatti, e condividere con voi la mia frustrazione nel rendermi conto che nella vita del buonuomo su cui faccio la tesi c’è un buco di tipo 20 anni in cui non ho idea di cos’abbia fatto. E già di quello che è successo nei 20 precedenti non ho le idee troppo chiare.
 
Ma a parte questo tutto ok, spero solo che quest’estate si riveli migliore di quella passata.
Il Natale non mi ha delusa, speriamo bene.

martedì 12 luglio 2011

Bello il Duomo eh!

Avete presente quando pensate di rispondere normalmente, siete anche soddisfatti della vostra risposta ma poi vi rendete conto che effettivamente non è propriamente normale?
Mi spiego. Prima di tutto ricordandovi che io sono quella di questo post.

E poi raccontandovi questo:


Stavo andando in università, passeggiando amorevolmente sotto il Duomo. Mentre sciabatto per le strade di Milano come la peggiore tipa da spiaggia vengo fermata da tre turisti stranieri, i quali mi chiedono:
“Scusa, tu sapere di quando è Duomo?”
075: “È stato iniziato nel 1386, ma in realtà le costruzioni sono andate avanti per cinque secoli!”
“…”
075: “Non hai capito?”
“Ho capito, ma non me l’aspettavo così. Grazie, ciao!”
 
Faccio per allontanarmi quando il terzo di loro mi dice:
“Scusa, è rimasto qualcosa su tuo seno…”
075: “…”
"I miei occhi!"
Esprimo la mia perplessità andandomene indignata.

Voglio dire, mi guardi la scollatura quando davanti a te c’è il Duomo? Sono lusingata, ma fra noi non potrà mai funzionare amico!

 

lunedì 27 giugno 2011

Pantheon personale

Non so se sono io, ma ho notato che trovare degli uomini interessanti è davvero raro. Trovare qualcuno di simpatico è facilissimo, trovare persone a cui voler bene anche, ma uomini interessanti – VERAMENTE interessanti - è complesso.
Come disse una volta un'amica: gli uomini interessanti o sono sposati o sono morti.
E quindi, giusto perché dovrei studiare ma ormai sono le 22 e quindi chi diavolo me lo fa fare a questo punto, ho deciso di stilare un elenco di uomini che avrei voluto conoscere.

Cesare Borgia
“Qui giace in poca terra uno che fu da tutti temuto, che tenne in mano la pace e la guerra”
Perché il fine giustifica i mezzi, e perché se Machiavelli dice che era il principe ideale io gli credo, perché anche lui –Machiavelli dico- non era certo l’ultimo degli stronzi.
Stiamo parlando di un uomo che pur di ottenere ciò che voleva (o forse sentiva di dover avere?) ha ucciso il fratello. Per quanto possa suonare crudele, è pura dedizione.

Leonardo Da Vinci
“E veramente accade che sempre dove manca la ragione suppliscono le grida”
Perché è ovvio. Stiamo parlando di quello che probabilmente è stato il più grande genio nella storia dell’umanità: pittore, architetto, ingegnere, anatomista, scenografo, musicista, letterato e chi più ne ha più ne metta. Non penso di aver bisogno di specificare perché avrei voluto conoscerlo.

Jorge Luis Borges
“La morte è un’usanza che tutti, prima o poi, dobbiamo rispettare”
“Il mare è un antico idioma che non riesco a decifrare”
Non che ne sappia molto, ma come ho scritto qualche post fa dopo aver letto l’Aleph, sento un’incredibile affinità con lui e mi viene da chiedermi se mi somigliasse anche come persona, con il suo continuo oscillare fra romanticismo e cinismo. Avrei voluto citarlo più volte, ma ho scelto due citazioni per mettere in evidenza questi suoi due aspetti in cui mi rivedo molto.

Oscar Wilde
“Ho scritto quando non conoscevo la vita. Ora che so il senso della vita, non ho più niente da scrivere. La vita non può essere scritta: la vita può essere soltanto vissuta”
Una grande passione della mia adolescenza, dalle testimonianze pare che sotto quel personaggio eccentrico che si era creato ci fosse una persona incredibilmente buona e profonda, che riesce ancora a spezzarmi il cuore con De Profundis, la lettera scritta al suo amato dal carcere in cui era stato recluso per omosessualità.

Nikola Tesla
“Il progressivo sviluppo dell'uomo dipende dalle invenzioni. Esse sono il risultato più importante delle facoltà creative del cervello umano. Lo scopo ultimo di queste facoltà è il dominio completo della mente sul mondo materiale, il conseguimento della possibilità di incanalare le forze della natura così da soddisfare le esigenze umane”
Perché è stato un vero e proprio scienziato pazzo: l’ipotesi di un’arma soprannominata RAGGIO DI MORTE, gli aerei anti-gravità, la macchina del tempo, il teletrasporto nonché –se vogliamo andare sulle cose realmente utili- reale inventore della radio.
Che poi se il governo americano si è intascato i suoi progetti catalogandoli come top secret forse dovremmo farci delle domande.

Smetto qui perché potrei andare avanti per diverse pagine, e mi rendo conto che è un post un po' noioso.
Ma rimane da dire che ci sono anche personaggi ancora vivi che mi risultano altrettanto interessanti, come ad esempio Corrado Augias, Piero e Alberto Angela, Philippe Daverio e via dicendo.

Forse, vista l’indecisione fra i nomi da mettere in questo post, gli uomini interessanti non sono poi così pochi.
C’è solo da sperare che l’età media delle persone citate non sia segno del fatto che non ci sono più gli uomini di una volta.

Dai, io ci voglio credere. I ragazzi ci sorprenderanno.

sabato 26 marzo 2011

La vecchiaia

Pater: “Alla fine mi sa che non vado a Milano questo pomeriggio.”
075: “Ok.”
Pater: “Non mi chiedi il perché?”
075: “Perché?”
Pater: “Eh, per il cane.”
075: “Ah ok.”
Pater: “Non mi chiedi perché per il cane?”
075: “Suppongo sia perché non puoi entrare nei negozi se te la porti dietro.”
Pater: “No, non è per quello.”
075: “E perché allora?”
Pater: “Eh perché alla fine se devo entrare in un negoz…no aspetta. Sì, è per quello.”
 

"Buon anno!" mi disse la Q.

075 compie di nuovo gli anni. Proprio come l’anno scorso.
Ancora qualche anno di serietà e poi posso permettermi di tornare bambina. Essì, perché essere bambini a 23 anni è essere infantili (ed è male), esserlo a 30 è conservare il proprio spirito fanciullesco (ed è bene).
Ovviamente il giorno del mio compleanno - che come direbbe il prof. A è il giorno dell’Annunciazione nonché il giorno della fondazione di Venezia - non potevo che farmi prendere da crisi mistiche ed esistenziali, come ogni volta che cerco di fare il punto della situazione.
Molto probabilmente era pms, ma per sicurezza ho deciso di seppellire il tutto sotto badilate di sushi, motivo per cui ora sono mortalmente abbioccata e non riuscirò a finire il p…
 
 
 
…zzzzzzzzzzzzzzzzzzzz…

domenica 11 luglio 2010

Vecchia dentro.

Dovete sapere che davanti a casa di 075 hanno, da pochi anni, fatto un mini-parchetto.
Quando lo stavano sistemando, 075 aveva già capito che quel parchetto non sarebbe servito ai bambini, ma che vi si sarebbero appostati i fastidiosi tamarri casinisti della cittadina brianzola in cui vive.
 
Ahimè, avevo ragione.
 
Il problema è che il casino lo fanno soprattutto da tardo pomeriggio a notte fonda, in alcuni casi fino al mattino presto, impedendomi di dormire.
Che poi non è che parlino. No. I loro discorsi sono più o meno questi:

“OHHHHHHHHHHHHHHHHHH CIOOOOÈÈÈÈÈÈÈÈÈÈÈÈÈÈÈÈÈÈÈ”
“OOOOOOHHHH AHAHAHAHAHAH *risa sguaiate*”
“OHHH ZIOOOOOOOO”
E simili.
Cose che davvero mi fanno pensare.
Chi sono questi ragazzi? Il fatto che rimangano al parchetto fino alle 4 di notte (anche in settimana) significa che non lavorano ancora, suppongo. Vanno alle superiori? E non hanno nient’altro da fare che comunicare a versi tutto il giorno, tutti i giorni? Sotto la mia finestra????
 
Fatto sta che ho cominciato a lamentarmi ad alta voce, rendendo partecipi gli altri abitanti di casa-zerosettantacinque.

“Ma questi non hanno niente da fare tutto il giorno? Degli interessi oltre a fare casino al parchetto?”
“Ma possibile che in questa città ci siano solo dei cerebrolesi?”

Al che Mater passa sempre al contrattacco: “Ma non è vero, dai…sei la solita esagerata…”
“Ok, Mater, allora dimmi un nome di un/a ragazzo/a con cui intratterresti volentieri un discorso in questa città.”
“…”
“
Ecco, appunto. Possibile non avere aspirazioni a 18 anni? Quando ne avranno 30 di anni, che genere di persone saranno?”
 
Ieri, a qualche giorno da queste lamentele, ho sentito i miei vicini ultrasessantenni commentare il casino causato dai tamarri.
Lui: “Sono questi i giovani d’oggi, non hanno interessi!”
Lei: “Beh sì…effettivamente…è un po’ una vergogna…Questi giovani d’oggi!”
Lui: “Sono gli uomini di domani! Dove andremo a finire?”
 
Noto una certa somiglianza fra i due discorsi.
075 deve svecchiarsi.


 
 

mercoledì 7 luglio 2010

Sta dilagando...


Sarà il caldo.
Sarà che c’è carenza di affetto.
Sarà la Fletcherite.
Fatto sta che oggi ha colpito ancora.
 
075 è al pc a guardare le slide per il suo prossimo esame quando Mater si siede di fianco a lei fissando lo schermo in silenzio.
Dopo cinque minuti fa il suo primo commento: “Che belli quegli angeli”.
075 annuisce e continua a fissare l’immagine e a leggere la didascalia. Vorrebbe passare alla successiva ma Mater sembra letteralmente rapita.
075 lancia un’occhiata a Mater.
Niente, lei è lì con la bocca aperta a guardare gli angeli.
Dopo un attimo fa la sua domanda: “Ma cos’è quella cosa dietro Cristo?”
075: “È una mandorla. È l’iconografia del Cristo vincitore sulla morte…”
Mater: “…e perché la mandorla?”
075: “Beh perché il mandorlo è il primo albero a fiorire il primavera, quindi viene interpretato come simbolo di rinascita.”
Mater: “Una mandorla? Mah, a me sembra un’altra cosa…”
075: “Cosa?”
Mater: “Beh, sai…magari è un simbolo di vita…di nascita…un simbolo femminile…”
075: “Mater, di cosa stai parlando?”
Mater: “Eh, che magari non è propriamente una mandorla ma una…”
075: “…una?”
Mater: “Massì, dai, hai capito.”
In 075 si accende un terribile dubbio. La guarda perplessa, non fa in tempo a formulare quel pensiero che Mater si stufa e lo dice chiaro e tondo:
 
“Ma sì, dai, è una vagina.”
 

 
…

Grazie Mater. Il Cristo in mandorla non sarà mai più lo stesso.


venerdì 30 aprile 2010

Tsk.

 
J: “Ma quindi cosa fai domani mattina?”

075: “Beh, quella cosa che faccio tutti i venerdì mattina.”
J: “Tenti di conquistare il mondo?”
075: “No, l’altra cosa.”
 
Cose polverose, insomma.

È bello sapere che amici, parenti (e anche i conoscenti ormai) ti dipingono come una persona polverosa e un po’ megalomane.
Polverosa e che studia cose noiose.
Sì, certo.
Però poi quando vi dico che all’Ambrosiana c’è un libro rilegato in pelle umana non sbadigliate, eh?

Tsk.
Siamo la parte rock della storia noi.
Mica pizza e fichi.


domenica 18 aprile 2010

Memoria selettiva


Dovete sapere che negli ultimi tempi la mia vista non è più così ottima. Ok, non lo è mai stata, ma mi è sempre piaciuto pensarlo perché sono sempre stata l’unica della famiglia a non portare gli occhiali.
Poi l’anno scorso ho cominciato ad avere problemi a leggere, quindi l’ottico (il fotografo da cui lavoravo aveva anche un ottico) ha deciso di farmi una visita e ha stabilito che avevo bisogno degli occhiali per studiare e stare al pc. E Mater e Coso hanno fatto l’intervento agli occhi, per cui ora io porto gli occhiali e loro no. La beffa.
Ma io li porto solo per leggere e stare al pc, il che mi dà quel tocco da intellettuale di cui avevo bisogno e che Coso non potrà mai più avere. Mi fa un po’ venire in mente una scena tipo me con gli occhiali e i capelli raccolti nella penombra di una biblioteca e scena successiva io che mi sciolgo i capelli e tolgo gli occhiali e salta fuori che sono la gnocca del film. E invece no.
Ma tornando a noi il problema è che anche se ci vedo meglio con gli occhiali indossarli mi causa sempre dei forti mal di testa. Fu così che Mater decise che l’unico modo per risolvere la situazione era trascinarmi dall’oculista e costringermi a rifare la visita.
Dovete sapere che il mio oculista, una signora abbondante sui 60 anni con una certa passione per la polverosità, mi conosce praticamente da quando sono nata. Non mi vede da almeno 10 anni però, motivo per cui ero convinta che non mi avrebbe riconosciuta.
E invece si ricordava perfettamente di me.
Quando ho varcato la soglia del suo studio mi ha guardata e mi fa: “Ciao! Come sei cresciuta! Siediti, su. 075 miopia, giusto?”.
Ok, quanto è inquietante questa cosa? Lei si ricordava perfettamente l’ultima visita che mi aveva fatto. Ma la parte divertente è che quando mi ha prescritto le lenti la scena è stata questa:
 
“Scusami 075, non ricordo come ti chiami”.
 
Comunque tutto ciò per dire che sto pensando di rendere omaggio alla prodigiosa memoria selettiva della mia adorabile oculista e cambiare Euridisse in 075.
Mi fa molto agente segreto.
Di quelli che si fingono polverosi con un paio di occhiali a montatura nera.

venerdì 29 gennaio 2010

Esami esami esami.

Oggi ho dato il mio polverosissimo esame di archeologia. Passandolo, ma facendo una figura pessima.
La prima parte è andata alla grande, ho fatto anche un figurone. Ma la seconda parte, quella col professore...beh, no comment.
Dopo 3 ore ad attendere il mio turno per la seconda parte dell'esame e a ripassare tutti i fori imperiali e romani finalmente sento il mio nome.
Arrivo tutta sorridente, mi siedo (tanto i fori li ho appena ripassati!) e...

Prof 1: "Bene Euridisse, mi parli ummh...i fori no dai."
*Euridisse teme per la sua sorte*
Prof 1: "Magari un po' dello studio dell'archeologia..."
*Euridisse fissa negli occhi il professore e comincia a pensare fortissimo "Winckelmann! Winckelmann! WINCKELMANN!"*
Prof 1: "L'archeologia filologica!"
Euridisse: "..."

Ovvio. Esattamente quello che non ho ripassato. Dopo diversi arrampicamenti vari, il professore, visibilmente dispiaciuto, ha dovuto abbassarmi il voto.

Prof 1: "Euridisse, ma che peccato. La professoressa mi aveva detto che era andata molto bene nella parte sulle opere...però l'archeologia filologica doveva saperla eh."
Prof 2: "Eh sì, infatti. Davvero un peccato!"
Euridisse: "Eh, non lo dite a me. È che sono entrata nel panico." (E non era una scusa, sono la persona più ansiosa della storia quando si tratta di dare esami.)
Prof 2: "Eppure a me non sembrava fosse nervosa quando faceva l'esame con me. Secondo me è il professore che le ha messo ansia, è ansiogeno vero?"
Prof 1: "Non è assolutamente vero!"
*Entrambi si girano verso Euridisse aspettando la sua opinione sull'argomento. Euridisse resta immobile sperando che, come con gli orsi, la credano morta e la lascino in pace.
I professori continuano a fissarla. Euridisse fa una risata nervosa.*

Prof 1: "No comunque è scandaloso che lei non sappia l'archeologia filologica."
Euridisse: "Guardi, lo so. Ma davvero è colpa dell'ansia, quel libro l'ho letto quattro volte: due volte per il suo esame e due per l'esame di archeologia greca!"
Prof 1: "Euridisse. Questo commento rende la cosa ancora più scandalosa. Non peggiori la sua situazione."

Al che il professore decide di aprire il libretto per segnarmi il voto. E ovviamente nessun professore riesce ad evitare di guardare i voti.
Prof 1: "Euridisse! Anche in storia della chiesa..."
Euridisse: "Sì, lo so. Quell'esame l'ho preparato la sera tardi perché durante il giorno lavoravo."
Prof 1: "Eh vabbeh...signorina, anche in letteratura italiana!"
Euridisse: "È stato il mio primo esame, basta torturarmi, lasciatemi andare vi pregooooo!"

Che tortura gli esami.
E vorrei far notare che i voti di cui si lamentava erano dei 26, mica dei 18.



venerdì 15 gennaio 2010

Una sudata polverosità.

Prima di tornare a quella gioiosa occupazione che è lo studio di materie polverose, vorrei rendervi partecipi di una mia perplessità.
Mentre studio per quest'esame di archeologia romana mi viene da chiedermi se lo facciano o no apposta. Ora vi spiego: il buon autore del manuale ha deciso che mettere le date è cosa disdicevole, per cui ha optato per indicare l'anno in questione col nome del console in carica. Questo ovviamente porta a dover andare a vedere in che anno era console, chessò, SPURIO LARCIO, facendomi perdere un sacco di tempo. Allora, cari storici/archeologi, lo fate apposta? Volete metterci in difficoltà? Perché? Cosa vi abbiamo fatto?

Ma il migliore è Torelli. Vi riporto qui una cosa che avevo scritto al primo anno di università, mentre preparavo l'esame di archeologia greca:




Sei lì che studi, non ne hai la minima voglia ma devi farlo.
All’improvviso finisci un capitolo e, senza neanche rendertene conto, ti ritrovi rapita da quello successivo: sono pagine e pagine su un singolo fregio di un maledettissimo vaso eppure la cosa ti prende; sei quasi arrivata alla fine e ti senti come se in quelle ultime pagine dovessi scoprire finalmente qual è l’interpretazione più verosimile, è come se ti si stesse per rivelare il segreto ultimo della vita.
Non sai il greco e alcune parole ti sfuggono, ma continui imperterrita perché sai che alla fine non te ne pentirai.
Ed eccolo lì, l’inizio della frase che tanto a lungo hai atteso:
“La morale ultima, che ne è il corollario, può essere compendiata nel celebre motto di Periandro…”

Non sai chi sia, ma non importa, leggi fiduciosa, sperando che ci siano i due punti dopo quella frase, magari con la trascrizione del motto.

“…uno dei Sette Saggi contemporaneo di Kleitias:”

Eccolo, ci siamo, ormai sono praticamente emozionata:



“μηδήυ άγαν”









Fine delle pagine. Nessuna traduzione. Vaffanculo Torelli, di cuore.

sabato 9 gennaio 2010

Quando la mia testa è troppo occupata per preoccuparsi di me a causa di esami in vista.

Ci sono delle volte in cui l'esame che sto preparando mi piace così tanto che mi ritrovo completamente assorbita dall'argomento. Figata, potrebbe pensare uno studente, se sei così concentrata sulla cosa probabilmente arriverai all'esame PREPARATISSIMA.
E invece no.
Ma in compenso riesco a fare delle discrete figure di mierda. Ve ne esporrò una che spicca fra le molte per il grado di idiozia dimostrata.
Fino a qualche tempo fa lavoravo da un fotografo (figata!) in un centro commerciale (suicidio!) e venivano in negozio le coppie di fidanzatini a chiedere informazioni sui costi di un servizio fotografico matrimoniale. Nel caso decidessero di prenotare il fotografo dovevano compilare un foglio con le varie informazioni utili, come ad esempio i loro nomi, la chiesa, la città e, per qualche motivo che non mi è chiaro, il nome dell'arcivescovo del luogo.
Un giorno, degli adorabili sposini, non ricordando assolutamente il suo nome, lo chiesero alla mia collega. A sua volta, non sapendo rispondere, fece la stessa domanda a me.
Collega: "Chi è l'arcivescovo di Milano?"
Io, da brava fanciulla, prontissima: "CARLO BORROMEO!"
*attimo di silenzio*
Sempre io: "ahahah, che stupida, scusatemi...di che secolo stiamo parlando?"
*altro attimo di silenzio accompagnato da sguardi perplessi*
Ancora io, non avendone abbastanza: "aaaah, quello attuale?"
 
Lo scandalo. Mi chiedo tuttora cosa possano aver pensato le persone presenti in negozio in quel momento.


Invece ora la domanda che mi assilla è un'altra. Sto preparando l'esame di civiltà greca e ho delle perplessità sull'Iliade, in particolare il III canto. Parliamone.
A chi di voi sarà capitato di studiarla saprà che il terzo canto parla del duello per Elena. Sostanzialmente Menelao e Paride hanno finalmente deciso che magari (ma MAGARI eh) non è il caso di scomodare DUE MALEDETTISSIMI ESERCITI perché il secondo ha rubato la moglie al primo. Voglio dire, se un mio ipotetico fidanzato dovesse tradirmi al massimo gli rigo la macchina, non dichiaro guerra alla sua nuova fiamma. Ma si sa, sono altri tempi. Comunque sia decidono di duellare fra loro. Ok figata. Ma siamo al DECIMO ANNO DI GUERRA (ovvero l'ultimo), deciderlo prima no?
Altra persona sveglia all'interno del canto: Priamo, padre di Paride (e quindi anche di Ettore). La scena si chiama Teichoskopia, ovvero "atto di guardare dall'alto delle mura" (ah, le gioie del greco antico!). Sostanzialmente il re di Troia (Priamo appunto) chiede ad Elena chi siano gli eroi achei sotto le mura. Li indica uno ad uno ed Elena risponde. Sì, esatto: dopo 10 anni, e lei risponde come se niente fosse!
Ma ammettiamolo: se fosse successo realmente le cose sarebbero andate in modo completamente diverso.

Priamo: "Vieni qui, figlia, siedimi accanto [...] dimmi chi è quel guerriero così nobile e grande."
Elena: "Ma chi? Agamennone?"
Priamo: "E anche quell'uomo, figlia, dimmi chi è. "
Elena: "Ma non starai mica..."
Priamo: "E quest'altro guerriero acheo nobile e grande, che supera tutti gli Argivi con la testa e le ampie spalle, chi è?"
Elena: "Essì, mi stai proprio chiedendo uno per uno chi sono i tizi da te mai visti sotto le tue mura. Ennò, va bene tutto, però sei proprio rimbambito eh. Ok, la vecchiaia, ok la distrazione. Ma qui c'è una guerra che va avanti da DIECI ANNI e tu mi chiedi soltanto ora chi sono? Ma che razza di re sei? *Elena batte le mani con fare ironico* BUONGIORNO PRIAMO, COMPLIMENTONI! BEL RE DI MERDA!"

Il che ovviamente avrebbe portato Priamo a consegnare Elena a Menelao senza pensarci due volte, ponendo fine alla guerra.
Dopo 10 anni però.

Un saluto a voi, miei polverosi amici che avete resistito fino alla fine del post!