sabato 20 agosto 2011

Grazie universo!

Oggi io e Claire, compagna di mille avventure, avevamo deciso di andare a trovare un amico a Piacenza con lo scopo di ammazzarci di gnocco fritto, bere un sacco di vino, vedere la bella città e goderci un po’ di sana campagna; ma soprattutto per la questione dello gnocco fritto e del vino.
La macchina del padre di Claire è finita dal meccanico qualche giorno fa, quindi era inevitabile usare Il Bolide™. Non ricordo se ho già parlato di lei, ma Il Bolide™ è la macchina di Mater. Nonché la macchina di Cosoh quando a Mater non serve. Nonché la mia macchina quando a Cosoh e Mater non serve.
Cioè mai.
Io e Il Bolide™ poi non abbiamo cominciato col piede giusto, fra la mia avversione per le nuove invenzioni -tipo la ruota- e i tempi un po’ troppo lunghi che ho impiegato per prendere la patente.
Stufa di non essere in grado di guidare tranquillamente quelle due volte all’anno in cui nessuno la usa, ho deciso di lanciarmi quanto possibile giusto per farci amicizia.
E stava funzionando: a fine luglio l’avevamo portata (io, la Q e un’altra mica) fino a Borgotaro e oggi sarebbe stata la giornata di Piacenza, con la differenza che questa volta –contrariamente alla volta di Borgotaro- avrei guidato per tutto il tempo io.
La giornata va benissimo, saliamo sul bolide per tornare a casa quando mettendo in moto noto qualcosa di strano: una di quelle lucine che non dovrebbero accendersi si accende. Dopo qualche metro si spegne, a volte lo fa, il libretto ci dice che se si spegne dopo poco non è nulla, quindi continuiamo beate.
In autostrada si riaccende e questa volta rimane lì: “Claire, questa luce non mi fa sentire troppo tranquilla, accostiamo per capire cosa c’è che non va?”. Neanche il tempo di dirlo che la macchina comincia a rallentare di sua spontanea volontà.
Purtroppo l’autostrada non è il posto migliore per fermarsi all’improvviso: a fatica riesco a portarla nella corsia di emergenza, dove comincia ad uscire una quantità di fumo tale dal cofano che mi fa pensare che forse dovrei buttarmi giù dall’auto in corsa e correre via a rallentatore.
Panico. Come potrebbe prendere Mater il fatto che una volta che prendo la macchina per poco non la faccio esplodere? La chiamo: “Mater? Ehm, ecco, come dire: la macchina è partita.”
“COSA????????”
Aspettiamo che si raffreddi prima di aprire il cofano; mentre siamo lì ad aspettare arrivano due ausiliari della viabilità che ridendo ci chiedono cos’abbiamo combinato; raccontiamo la faccenda, ci dicono di togliere il freno a mano e non uscire dalla macchina: uno di loro spinge la macchina a mano per un bel tratto di strada con una temperatura di 35 gradi centigradi per portarla nell’area apposita. Apperò.
Ci dicono di aspettare che si raffreddi e controllare olio e acqua per poi decidere cosa fare. Mentre ci parlano dietro di loro passa un carroattrezzi che chiede se abbiamo bisogno: lo mandano via e dopo poco ci abbandonano anche loro.
Aspettiamo che la macchina si raffreddi, scendiamo e cominciamo a smanettare con cose a me sconosciute: visto quanto può essere problematica per me una macchina potete immaginarvi che effetto possa farmi un motore.
Ora ho bisogno che vi immaginiate la scena: siamo due ragazze di 23 anni, io con un vestitino a fiori e i boccoli al vento, Claire indossa una minigonna e una camicetta che urla: “guardatemi le tette”. Siamo al bordo di un’autostrada mentre smanettiamo con il motore di un’auto che non sembra volerne sapere di riprendersi.
Siamo sudate e sporche di grasso.
Dai, era solo questione di tempo.
Si ferma una macchina con targa svizzera. Certo, probabilmente il signore che ci viene incontro con aria preoccupata sarebbe più adatto alla manutenzione di una mucca piuttosto che di una macchina (oh, come adoro gli stereotipi!), ma almeno ci vuole aiutare, no?
“Scusate, da che parte per la Svizzera?”
…
 
Dicevo: siamo due belle fanciulle in difficoltà. È solo questione di tempo, vero?
Luci blu, una macchina della polizia accosta, i due ragazzi a bordo con aria divertita ci chiedono cos’abbiamo combinato.
Io comincio a leggere un po’ di maschilismo nella frase: “cos’avete combinato?” detta a due ragazze con una macchina in panne.
Gli spieghiamo com’è andata, controllano: l’olio c’è. È poco, ma non abbastanza da dare questi problemi. L’acqua no, avevo già aggiunto tutta l’acqua che avevamo disponibile, ma non era bastata; aggiungono anche loro tutta quella che hanno. Dopo 5 minuti riguardiamo: vuoto.
Direi che abbiamo trovato il problema.
Chiamano il carro attrezzi per noi mentre aspettiamo che il padre di Claire ci venga a recuperare. I due poliziotti aspettano con noi perché “questa non è una bella zona”.
 
Il padre di Claire arriva.
Il padre di Claire quando era più giovane assomigliava a Robert De Niro.
Ora immaginate di aver rotto le palle ad un Robert De Niro invecchiato che ha lavorato tutto il giorno e che probabilmente di venire a recuperarci in autostrada alle 10 di sera non ce ne aveva per le palle. Ecco.
Scende dalla macchina, mi si avvicina, comincia a ridere: “Allora 075, finalmente dopo tanti tentativi sei riuscita a distruggere Il Bolide™?”
A quanto pare la mia incapacità con le 4 ruote è diventata proverbiale.
I poliziotti tolgono il disturbo, aspettiamo il carro attrezzi.
075: “Beh, son stati tutti gentilissimi in fondo”
Padre di Claire: “Eh, chissà come mai. È facile essere gentili con due ragazze vestite così eh.”
Ah, giusto. In effetti mi sembrava un po’ troppo gentile la proposta del: “se volete vi portiamo a casa noi, anche se siete ad un’ora e passa da qui”.
Arriva il carro attrezzi: “ma tu sei la stessa che era qui alle 7?”
“Ehmm…sì.”
“Gli ausiliari mi hanno mandato via dicendo che non ti serviva un carro attrezzi. Son dovuto tornare indietro che ero appena arrivato a casa”.
Percepisco dell’odio nell’aria. Sorrido imbarazzata.
 
Beh fatto sta che siamo partite da Piacenza alle 7 e sono arrivata a casa a mezzanotte.
 

E ora teniamo le dita incrociate per Il Bolide™. Proprio ora che avevo cominciato a farci amicizia!

Nessun commento:

Posta un commento