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lunedì 7 maggio 2012

Incontri difficili

Il momento del primo incontro con la ex del nostro attuale ragazzo è un evento di cruciale importanza, perché questo fatale confronto determinerà un sacco di cose.
Prima di tutto è la resa dei conti fra loro due, e un punteggio calcolato sulla base della somma della vostra avvenenza, del vostro carisma e della vostra intelligenza e simpatia determinerà il vincitore.
Nella mente della ex infatti si attiveranno due reazioni opposte a seconda di questo valore. Nel caso di un valore alto (ovvero voi siete delle megagnocche) lei si sentirà una merda e capirà di essere stata sostituita da qualcuno che è migliore di lei. Il vostro attuale ragazzo ha vinto, e quindi anche voi. Nel caso di un valore basso penserà che dopo la fine della loro storia lui non abbia saputo procurarsi di meglio, accontentandosi invece di un sacco dell'immondizia parlante (che poi sareste voi). E noi non vogliamo che questo succeda.
Inoltre il modo in cui vi ponete la prima volta determinerà il rapporto che andrà a crearsi fra voi e lei, e qui forse la cosa va calibrata anche meglio. Se l'unico messaggio che volete che passi è: “sono meglio io” allora sapete già cosa fare: calibrate bene la dose di eleganza però, perché non volete mica dare l'impressione che lui vi abbia comprate su un sito di escort russe.
Se invece volete instaurare un rapporto di pacifica convivenza forse è meglio lasciar perdere il tacco 12 -che pur portate con grande abilità- quando lei più delle ballerine non mette. Come disse saggiamente la Q: “se voglio farmela amica devo lasciarla vincere”. Quindi sì, evitate di andare in pigiama perché lei potrebbe non presentarsi con intenzioni pacifiche quanto le vostre e potrebbe fare leva sul vostro abbigliamento per farvi sentire a disagio, ma allo stesso tempo non presentatevi al massimo del vostro splendore, se no l'invidia la porterà ad odiarvi.
Questo per quanto riguarda il look.
Poi c'è l'atteggiamento, e qui c'è da sbizzarrirsi:
Opzione numero 1: la stronza. Entrate nel luogo dell'incontro più fiha che mai. Salutate tutti calorosamente, vi presentate a lei squadrandola e facendole sentire quanto scoppiettate di fiducia in voi stesse grazie alla vostra poderosissima stretta di mano. Dopo di che la ignorate.
Opzione numero 2: la stronza in borghese. Stronza sì, ma in modo più subdolo. Perché il rischio dell'opzione numero 1 è che anche gli altri si accorgano di quanto tu sia stata stronza senza reale motivo e che quindi finiscano per sostenere lei, soprattutto perché voi siete una new entry e magari lei la conoscono da anni. Quindi entrate, salutate tutti calorosamente e vi presentate a lei con un sorrisone, ma nel corso della serata non sprecate occasione per farle pesare quanto siete fantastiche.
Opzione numero 3: l'inglese. Cortesemente distaccate. Le parlate solo perché sarebbe scortese non farlo, ma non ve ne può fregare di meno.
Opzione numero 4: l'esuberante. Salutate tutti con grande affetto, lei compresa. La cosa sicuramente la spiazzerà, ma se siete abbastanza brave potrebbe addirittura arrivare a disarmarla a tal punto da togliersi dalla testa qualsiasi vaga idea di fare l'acida con voi.
Opzione numero 5: la brillante. Limitate i contatti con lei al minimo indispensabile ma siate brillantissime con gli altri, tanto che alla fine potrebbe essere gelosa non solo del fatto che ora state con quello che un tempo era il suo ragazzo -che poi magari non gliene frega più niente- ma potreste riuscire addirittura a renderla gelosa delle attenzioni che gli altri vi dedicano.


Ma tanto alla fine si sa, quanto più sarete perfette tanto più diminuiranno le probabilità di conoscerla, e ci passerete un intero pomeriggio insieme proprio in una di quelle giornate in cui di fare la brillante non avete proprio voglia, proprio quando siete uscite di casa in jeans e maglietta che tanto è solo un pranzo fra amici.

venerdì 9 marzo 2012

L'inquisizione lombarda

Avrei dovuto immaginarlo.
Ci sarei dovuta arrivare da quella battuta buttata lì un annetto fa: “Quando 075 ci porterà a casa un nuovo ragazzo ci vestiremo bene, lo faremo sedere al lato opposto del tavolo e lo interrogheremo con una luce puntata in faccia”. Avrei dovuto capirlo che più che una battuta si trattava di un'iperbole.
E no, non sto parlando di Mater e Pater.
E neanche di Cosoh, che è il fratello meno protettivo di sempre.
Parlo di Loro.
Loro sono un gruppo di amici, alcuni conosciuti ormai quasi 10 anni fa, altri appena 2, ma che quando si tratta di me sono uniti da due comuni obiettivi: mettermi in imbarazzo e darmi lezioni di vita.
Quando ero single il loro passatempo preferito durante le serate assieme era guardarsi attorno nel tentativo di trovare qualcuno da presentarmi, per poi minacciare di procedere con un: “ehi, tu la conosci 075?”.
C'è da dire che almeno cercavano realmente qualcuno che potesse piacermi e non procedevano se io non approvavo. Come quella volta in cui uno di loro mi disse:
“Scegline uno dal tavolo qui di fianco, dai.”
075: “Ma dai, sono tutti quarantenni!”
“Beh, tu non stai ringiovanendo mi pare.”

Ora che c'è Vinile non potevo sperare si salvasse.
Martedì ero fuori con Loro e lui -povero ragazzo- ha avuto la sfortunata idea di chiamarmi proprio in quel momento. Dal modo in cui mi nascondevo per parlare al telefono i maledetti hanno capito che doveva essere lui e hanno insistito perché ci raggiungesse.
Fortunatamente, nonostante il tono inquisitorio della conversazione (Quanti anni hai? Che lavoro fai? Cosa fai nel tempo libero? Dove abiti? Qual è il tuo film preferito?), Vinile è sopravvissuto. E non solo, pare che i miei amici siano passati un po' dalla sua parte con frasi del tipo:
“Beh Vinile, mi pare che -STRANAMENTE, visti gli standard di 075- tu non abbia tare. Certo, a parte il fatto che esci con lei quindi devi avere un debole per i casi disperati”.

È sopravvissuto persino all'imbarazzo della prima domanda che gli è stata fatta in assoluto: “Piacere. Senti, ma 075 sputa o ingoia?”
Oddio. Il giorno dopo aveva la febbre, ma a me piace pensare che sia un caso.

Messaggio del giorno dopo, da parte di uno di Loro:
“Ce l'hai ancora il moroso, o l'abbiamo spaventato?”
Beh, non si può nemmeno difenderli con un: “ma no poverini, Loro non fanno apposta”.

giovedì 23 febbraio 2012

E questa la dedico a...

Questa la dedico a...

Vi è mai stata dedicata una canzone, una poesia, un disegno, un diorama o un canguro? Non necessariamente da un uomo o donna che vi si voleva fare, ma anche da parenti vari o amici.

Ci sono diversi modi per farlo, più o meno diretti. Ad esempio una volta Cosoh, in preda a un insolito moto d'affetto nei miei confronti, mi aveva dedicato “Sorella Mia” di Cammariere, sparata a tutto volume dalla mansarda di casa nostra. 
Sì, in teoria è una canzone d'amore, ma ci eravamo concentrati sul titolo.
Oppure un ragazzo a scuola aveva scritto dei versi su un foglio di carta e me li aveva regalati. Li portavo sempre con me nella tasca dei pantaloni, ma poi li ho persi. E sono contenta di averlo fatto perché lo stronzo, approfittando della mia ignoranza musicale, mi aveva detto di averli scritti lui, invece erano i versi di una canzone.
Un'altra volta un mio amico -che aveva una cotta per me- mi aveva dedicato una poesia, e questa volta sì, scritta da lui. Per quanto non ricambiassi i suoi sentimenti l'avevo apprezzata molto, anche perché il ragazzo in questione è molto bravo a scrivere.
Quel simpaticone del mio ex invece mi aveva dedicato “I ragazzi che si amano” di Prévert, dedica introdotta da un “toh” in chat e seguita dal copia-incolla della poesia. Chedddico, se lo devi fare di merda allora non farlo.
Questi alcuni esempi delle forme più dirette.

Poi arrivano quelle situazioni meno dirette, in cui non capisci bene cosa sta succedendo. Magari una persona ti fa ascoltare una canzone, e tu non capisci se te la sta dedicando o te la sta solo facendo sentire.
Ad esempio, sempre quel simpaticone del mio ex, una volta mise su “Perfect day”. Avete presente, no? Quella che fa OOOOOHH IT'S SUUUUUUUUCCCH A PERFEEECT DAAAAAAAAY I'M GLAAAAD I SPEND IT WITH YOOOOOOOOUUUUU! 
Sì ok, so che canticchiare per iscritto non aiuta un granché, ma la conoscete tutti, su.
Ok, un po' banale, ma come ormai avrete capito dai vari racconti, con il mio ex ci si doveva un po' accontentare in quanto a romanticismo. Quindi io sono lì, ad ascoltare la canzone, con un sorrisone a 32 denti e gli occhi sbarluccicosi. Lui ha l'aria sognante, si gira verso di me, mi sorride e a canzone finita dice: “Secondo me non è necessariamente una canzone d'amore. Cioè, io la voglio dedicare al mio migliore amico”.
…
Maiotistrappogliocchi.
Tiprendoapiattineidenti.

Io ad esempio, se passo una canzone a qualcuno tendo a PRECISARE se gliela sto dedicando o meno. 
Ad esempio in un periodo della sua vita particolarmente difficile ho dedicato a Claire “Lullaby in Winter” dei Green Carnation, che ha quel pezzo che fa: “I knowww you're sad because it's winter, but I can promiiiiiseee you a spriiiiiiiiiing!”.
Quindi se faccio sentire una canzone a qualcuno senza precisare che gliela sto dedicando, voglio solo che ascolti la maledetta canzone. Il che mi ha portato a fare una bella figura di merda qualche mese fa, quando passai a un amico “Rapunzel” della Dave Matthews Band -in mia difesa gliela passai dicendo: “non riesco a togliermi dalla testa questa canzone!”- e mi sentii rispondere: “è un testo piuttosto...ummh...peculiare”. 
E io, tonta come sono, non avevo capito che lui pensava gliela stessi dedicando ed era quindi perplesso. Poi avevo avuto l'illuminazione grazie ad uno status scemo di uno dei miei contatti di facebook, che diceva una cosa tipo: “Quando qualcuno ti fa sentire una canzone è perché ti vuole dire qualcosa!”.
E lì ho ripensato ad alcuni versi di Rapunzel:
“Lost myself just thinking
About the two of us
From each other drinking
Begin with the lips
Fingertips and kissing
Turn me inside out
I do my best for you”

E ho capito perché poi il mio amico aveva cominciato a farsi sentire sempre meno. 
Ops.
(Commento di Mater: “se questo è psicopatico e si fa i film mica è colpa tua”. Grande Mater.)

Così, quando ieri Vinile mi ha fatto sentire una canzone, non sapevo come interpretarla.
Me la sta dedicando? Non me la sta dedicando? Vuole semplicemente farmela sentire perché gli piace? La sta dedicando al suo vicino? 
Chi se ne frega, diranno alcuni di voi. E invece no, perché se la canzone è “Ossigeno” degli Afterhours io voglio pur sapere se pensa a me quando l'ascolta.
E non voglio mica sbrodolarmi per poi sentirmi dire qualcosa tipo, chessò: “bella eh? Me l'aveva dedicata la mia ex una volta...”.
ARGH.
Oh, al diavolo, io glielo chiedo.

075: “Seeeenti...ma il testo era mirato o me la volevi solo far sentire?”
Vinile: “Beh, te la stavo dedicando.”
Oh. Allora via agli sbrodolamenti.

Che poi, stavo pensando che dedicare una canzone alla fine è più complicato di quel che sembri. È un po' come se il gruppo in questione -o il cantante- ti facesse da Cirano, ma le parole le stai scegliendo tu, ed esprimono qualcosa di preciso. Rispecchiano te e i tuoi sentimenti. E io sulla scelta delle parole son tremenda.
Diciamo che sentirsi cantare da Vasco “ma dove vai? Ma dove vai? Tanto oramai sei mia” non ha lo stesso peso di sentirsi cantare dagli Afterhours “il tuo odore è ossigeno”. A parte il fatto che a me Vasco fa abbastanza cahare, i testi delle canzoni hanno un livello di profondità ben diverso, ecco. E “Ossigeno” finisce per farmi pensare al fatto che probabilmente Vinile è una persona dai sentimenti molto più passionali di quanto pensassi.

Ma poi vi immaginate l'imbarazzo a dedicare per sbaglio una canzone che era già stata dedicata da qualcun altro, magari da un ex stronzo?
A quel punto uno cosa dovrebbe fare? Far finta di niente, fare un sorriso tirato e sperare che quella non diventi automaticamente la vostra canzone, o essere sinceri prima di ritrovarsi davanti a situazioni spiacevoli del tipo lui che al vostro matrimonio la fa suonare dalla band perché “è la prima canzone che ti ho dedicato”?
Che imbarazzo!

sabato 20 agosto 2011

Grazie universo!

Oggi io e Claire, compagna di mille avventure, avevamo deciso di andare a trovare un amico a Piacenza con lo scopo di ammazzarci di gnocco fritto, bere un sacco di vino, vedere la bella città e goderci un po’ di sana campagna; ma soprattutto per la questione dello gnocco fritto e del vino.
La macchina del padre di Claire è finita dal meccanico qualche giorno fa, quindi era inevitabile usare Il Bolide™. Non ricordo se ho già parlato di lei, ma Il Bolide™ è la macchina di Mater. Nonché la macchina di Cosoh quando a Mater non serve. Nonché la mia macchina quando a Cosoh e Mater non serve.
Cioè mai.
Io e Il Bolide™ poi non abbiamo cominciato col piede giusto, fra la mia avversione per le nuove invenzioni -tipo la ruota- e i tempi un po’ troppo lunghi che ho impiegato per prendere la patente.
Stufa di non essere in grado di guidare tranquillamente quelle due volte all’anno in cui nessuno la usa, ho deciso di lanciarmi quanto possibile giusto per farci amicizia.
E stava funzionando: a fine luglio l’avevamo portata (io, la Q e un’altra mica) fino a Borgotaro e oggi sarebbe stata la giornata di Piacenza, con la differenza che questa volta –contrariamente alla volta di Borgotaro- avrei guidato per tutto il tempo io.
La giornata va benissimo, saliamo sul bolide per tornare a casa quando mettendo in moto noto qualcosa di strano: una di quelle lucine che non dovrebbero accendersi si accende. Dopo qualche metro si spegne, a volte lo fa, il libretto ci dice che se si spegne dopo poco non è nulla, quindi continuiamo beate.
In autostrada si riaccende e questa volta rimane lì: “Claire, questa luce non mi fa sentire troppo tranquilla, accostiamo per capire cosa c’è che non va?”. Neanche il tempo di dirlo che la macchina comincia a rallentare di sua spontanea volontà.
Purtroppo l’autostrada non è il posto migliore per fermarsi all’improvviso: a fatica riesco a portarla nella corsia di emergenza, dove comincia ad uscire una quantità di fumo tale dal cofano che mi fa pensare che forse dovrei buttarmi giù dall’auto in corsa e correre via a rallentatore.
Panico. Come potrebbe prendere Mater il fatto che una volta che prendo la macchina per poco non la faccio esplodere? La chiamo: “Mater? Ehm, ecco, come dire: la macchina è partita.”
“COSA????????”
Aspettiamo che si raffreddi prima di aprire il cofano; mentre siamo lì ad aspettare arrivano due ausiliari della viabilità che ridendo ci chiedono cos’abbiamo combinato; raccontiamo la faccenda, ci dicono di togliere il freno a mano e non uscire dalla macchina: uno di loro spinge la macchina a mano per un bel tratto di strada con una temperatura di 35 gradi centigradi per portarla nell’area apposita. Apperò.
Ci dicono di aspettare che si raffreddi e controllare olio e acqua per poi decidere cosa fare. Mentre ci parlano dietro di loro passa un carroattrezzi che chiede se abbiamo bisogno: lo mandano via e dopo poco ci abbandonano anche loro.
Aspettiamo che la macchina si raffreddi, scendiamo e cominciamo a smanettare con cose a me sconosciute: visto quanto può essere problematica per me una macchina potete immaginarvi che effetto possa farmi un motore.
Ora ho bisogno che vi immaginiate la scena: siamo due ragazze di 23 anni, io con un vestitino a fiori e i boccoli al vento, Claire indossa una minigonna e una camicetta che urla: “guardatemi le tette”. Siamo al bordo di un’autostrada mentre smanettiamo con il motore di un’auto che non sembra volerne sapere di riprendersi.
Siamo sudate e sporche di grasso.
Dai, era solo questione di tempo.
Si ferma una macchina con targa svizzera. Certo, probabilmente il signore che ci viene incontro con aria preoccupata sarebbe più adatto alla manutenzione di una mucca piuttosto che di una macchina (oh, come adoro gli stereotipi!), ma almeno ci vuole aiutare, no?
“Scusate, da che parte per la Svizzera?”
…
 
Dicevo: siamo due belle fanciulle in difficoltà. È solo questione di tempo, vero?
Luci blu, una macchina della polizia accosta, i due ragazzi a bordo con aria divertita ci chiedono cos’abbiamo combinato.
Io comincio a leggere un po’ di maschilismo nella frase: “cos’avete combinato?” detta a due ragazze con una macchina in panne.
Gli spieghiamo com’è andata, controllano: l’olio c’è. È poco, ma non abbastanza da dare questi problemi. L’acqua no, avevo già aggiunto tutta l’acqua che avevamo disponibile, ma non era bastata; aggiungono anche loro tutta quella che hanno. Dopo 5 minuti riguardiamo: vuoto.
Direi che abbiamo trovato il problema.
Chiamano il carro attrezzi per noi mentre aspettiamo che il padre di Claire ci venga a recuperare. I due poliziotti aspettano con noi perché “questa non è una bella zona”.
 
Il padre di Claire arriva.
Il padre di Claire quando era più giovane assomigliava a Robert De Niro.
Ora immaginate di aver rotto le palle ad un Robert De Niro invecchiato che ha lavorato tutto il giorno e che probabilmente di venire a recuperarci in autostrada alle 10 di sera non ce ne aveva per le palle. Ecco.
Scende dalla macchina, mi si avvicina, comincia a ridere: “Allora 075, finalmente dopo tanti tentativi sei riuscita a distruggere Il Bolide™?”
A quanto pare la mia incapacità con le 4 ruote è diventata proverbiale.
I poliziotti tolgono il disturbo, aspettiamo il carro attrezzi.
075: “Beh, son stati tutti gentilissimi in fondo”
Padre di Claire: “Eh, chissà come mai. È facile essere gentili con due ragazze vestite così eh.”
Ah, giusto. In effetti mi sembrava un po’ troppo gentile la proposta del: “se volete vi portiamo a casa noi, anche se siete ad un’ora e passa da qui”.
Arriva il carro attrezzi: “ma tu sei la stessa che era qui alle 7?”
“Ehmm…sì.”
“Gli ausiliari mi hanno mandato via dicendo che non ti serviva un carro attrezzi. Son dovuto tornare indietro che ero appena arrivato a casa”.
Percepisco dell’odio nell’aria. Sorrido imbarazzata.
 
Beh fatto sta che siamo partite da Piacenza alle 7 e sono arrivata a casa a mezzanotte.
 

E ora teniamo le dita incrociate per Il Bolide™. Proprio ora che avevo cominciato a farci amicizia!

mercoledì 3 agosto 2011

Alcool.

Guardate un attimo qui.

Questo per introdurre il topic di quest’oggi: l’alcool.

Come il Todd ci insegna l’alcool è sempre stato usato per abbassare gli standard e rendere più disponibili e disinibiti. E così la pensavo anche io fino a qualche tempo fa, almeno fino a quando l’alcool non ha cominciato a mettersi fra me e gli uomini.
Con questo non intendo dire che sono diventata un’alcolista.
Mi spiego: mettiamo che io sia andata ad una festa, e che a questa festa io abbia conosciuto un ragazzo; che dopo un po’ questo ragazzo abbia cominciato a provarci e che io gli abbia anche dato segno di starci. Fin qui tutto alla grande direi, finché il ragazzo in questione non sparisce. Al che, visto che la serata sta finendo faccio per andarmene, quando all’improvviso mi sento afferrata per le spalle proprio da lui che, con aria confusa, fa per dirmi qualcosa.
075: “Dimmi.”
“No, niente. Sono troppo ubriaco per questo.”
…e se ne va dandomi una pacchetta sulla spalla.
Mettiamo che il giorno dopo mi arrivi voce che il ragazzo di cui sopra abbia passato tutto il viaggio del ritorno verso casa a rompere le palle agli amici con discorsi da ubriaco del calibro: “Voi non capite, io ho trovato la donna della mia vita…e vi ucciderò tutti!”
Beh, contattiamolo no?
Ed è proprio qui che subentra il problema alcool: il fanciullo era troppo ubriaco per ricordarsi di me.
Inutile insistere, ci si penserà quando e se mi capiterà di rincontrarlo.
 
L’ho rincontrato sabato, dove dopo l’iniziale e sobrio saluto accompagnato da quattro brevi chiacchiere si è allontanato dicendo che sarebbe tornato in un paio d’ore.
Lo rincontro dopo quasi 4 ore, ubriaco; sembra non riconoscermi e si distrae di continuo mentre cerco di parlargli. Alla terza volta e al quinto cocktail (mio, probabilmente lui era al decimo) impazzisco e vado e recuperarlo per dirgli che così non si fa.
075: “Ciao”
“Ciao!”
075: “Ma almeno hai capito chi sono?”
“…eh, più o meno.”
075: “Come più o meno? C’hai provato un’intera sera e neanche ti ricordi di me?”
“Ma non ci ho provato…sarà stata una tua impressione.”
075: “Sarà stata un’impressione di tutti i miei amici e di tutti i tuoi amici messi assieme allora, non solo mia…”
“Oddio, non lo so…mi spiace, non ricordo proprio.”
075: “Eh…”
“Non so cosa dirti, davvero. Non legartela al dito.”
075: “Non me la sto legando al dito e non son venuta qui per metterti in imbarazzo…”
Non faccio in tempo a finire la frase che lui mi interrompe dicendo:
“Scusa un secondo…”
E va a dividere due tizi che hanno cominciato a far rissa per strada. Dopo aver salvato la situazione prende e se ne va senza neanche guardarsi attorno per vedere che fine avevo fatto, e invece di lasciar perdere come una persona non ubriaca avrebbe fatto, lo raggiungo.
075: “Ma almeno non lasciarmi da sola in mezzo ad una città che non conosco…”
Tempo tre passi e si distrae di nuovo per salutare degli amici, ci rinuncio e me ne vado.
 
Maledetto alcool che influisce sulla memoria (sua) e sulla dignità (mia).

domenica 12 giugno 2011

Il metodo sincerità

Ci sono diversi modi per chiedere di uscire a qualcuno, ma quelli che proprio non sopporto sono quelli poco chiari, che finiscono per metterti in un mortale imbarazzo e che, qualsiasi cosa tu faccia, sbagli.
Ad esempio una volta un mio compagno di università, dopo avermi chiesto un libro in prestito, mi chiese di uscire:
“Senti 075, perché non usciamo assieme questo sabato?”
Io –ingenua- non ero sicura mi stesse chiedendo un appuntamento, quindi per evitare di rifiutare un’uscita innocua con un ragazzo che mi stava anche piuttosto simpatico, risposi così:
“Questo sabato devo vedere il mio ragazzo, quindi non ci sono, ma il prossimo si può fare!”
“Ah, sei fidanzata?”
“Beh sì, perché?”
“No niente, niente. Allora ci mettiamo d’accordo eh?”
Non l’ho più visto né sentito; e ha ancora il mio libro, lo stronzo.
Ma che poi non dovresti prima cercare di capire se sono fidanzata (tipo chiedendo agli amici in comune) e POI chiedermi di uscire?
Ed è per questo che ora cerco di essere il più prudente possibile quando rifiuto qualcuno, perché a quanto pare gli uomini la prendono sul personale e si vendicano.
 
L’altro ieri è successo ancora.
Un tizio in università mi sta un po’ addosso, e dico “tizio” e non compagno perché è un ricercatore di quasi 40 anni. Che tra l’altro è anche simpatico, peccato abbia il vizio di toccare troppo per i miei gusti e non capisca quando può fermarsi a parlare e quando invece è il caso di salutare e continuare a camminare.
Sapevo da un po’ che era intenzionato a chiedermi di uscire, e questa volta non avrei neanche avuto la scusa fidanzato, perché sa già che non ce l’ho. Grazie al cielo ho amiche sveglie che alla domanda: “ma se chiedessi a 075 di uscire?” rispondono: “so che sta frequentando qualcuno, io eviterei”.
“Fa niente, io le chiederò di uscire comunque”.
Le amiche sono sveglie, gli uomini di meno.
Dopo giorni di incertezza ieri è arrivata la domanda. Mi ero preparata in tutti i modi, con risponde diplomatiche ma chiare,  ma il maledetto è stato più subdolo di quanto pensassi, chiedendomi di uscire in modo piuttosto ambiguo:
“Posso chiederti una cosa?”
075: “Dimmi.”

“Ti va di fare un giro qualche volta?”
075: “Un giro dove e in che senso?”
“Un giro qui intorno!”
075 (prendendo tempo): “La conosco la zona, perché dovrei fare un giro qui intorno?”
“Beh, per farlo con me, così posso ammirarti un po’, sei così bella!”
075: “Puoi ammirarmi anche in biblioteca.”
“Dai, solo una passeggiata qui all’interno dell’uni…”
 
La cosa è andata un po’ avanti così finché non ho trovato un modo per andarmene.
Ne stavo giusto parlando qualche tempo fa con un’amica: non sarebbe molto più facile se la gente fosse diretta?
Sarebbe andata così:
“Ciao 075, mi andrebbe di uscire con te, intendo per un appuntamento, ti va?”
“Sono lusingata ma non sono interessata, mi dispiace!”.
E stop.
Non 10 minuti di imbarazzo in cui non si sa cosa rispondere perché se dici di sì ti trovi incastrata in un appuntamento che non vuoi, e se dici di no sei una stronza perché ti stava solo chiedendo di fare una passeggiata.
Le cose sarebbero più facili per tutti, pensateci.
Magari voi chiedete di uscire a qualcuno perché vi attrae, ma poi mentre siete lì vi rendete conto che non è che vogliate una storia seria da lui e quindi siete un po’ titubanti. E magari l’altro nel frattempo pensa che voi siate interessati seriamente quindi, nonostante sia attratto pure lui, non ci prova perché sarebbe approfittarne. E quindi va a finire che nessuno ci prova e la cosa finisce così.
Con il metodo-sincerità invece sarebbe tutto più semplice.
 
“Senti, tu mi piaci eh, però non avrei mai la pazienza di sopportarti. Quindi facciamo che se vuoi ora ti strappo le mutande coi denti, quel che succede succede e poi amici come prima e non mi rompi le balle?”
“Affare fatto!”
 

 

sabato 26 marzo 2011

La vecchiaia

Pater: “Alla fine mi sa che non vado a Milano questo pomeriggio.”
075: “Ok.”
Pater: “Non mi chiedi il perché?”
075: “Perché?”
Pater: “Eh, per il cane.”
075: “Ah ok.”
Pater: “Non mi chiedi perché per il cane?”
075: “Suppongo sia perché non puoi entrare nei negozi se te la porti dietro.”
Pater: “No, non è per quello.”
075: “E perché allora?”
Pater: “Eh perché alla fine se devo entrare in un negoz…no aspetta. Sì, è per quello.”
 

mercoledì 23 marzo 2011

Pressiamoci

Oggi una mia amica mi ha fatto pensare ad un certo tipo di individui. Le cosiddette presse.
Ad ognuno di noi sarà capitato, almeno una volta nella vita, di avere a che fare con la classica persona che proprio non vi vuole mollare. E non parlo di ammiratori/ammiratrici, ma anche semplicemente di quelle persone che nessuno si caga perché sono sostanzialmente insopportabili, ma che si incollano addosso proprio a voi perché siete gli unici ad avere la gentilezza di salutarli.
La cosa assurda è che spesso neanche concepiscono la possibilità di poterti stare sulle balle e quindi non fanno caso neanche ai classici segnali.
Ad esempio io conoscevo questo ragazzo che era terribilmente logorroico e non era in grado di capire che magari non avevi proprio voglia di sentirlo blaterare di cose di cui non te ne fregava niente.
Lo beccavo sempre sui mezzi. All’inizio mi toglievo le cuffie o smettevo di leggere per gentilezza (e probabilmente perché non lo conoscevo ancora bene). Poi ho cominciato a fargli capire che non ero proprio felicissima della cosa, dimostrandomi meno partecipe alla conversazione.
Ma niente.
Allora ho cominciato a fare la maleducata. Arrivava, lo salutavo, ci chiacchieravo 5 minuti e poi mi rimettevo le cuffie.
Ma niente, non capiva neanche questo.
Ero passata quindi a salutarlo e a non togliermi neanche le cuffie, continuando a farmi gli affari miei.
Ma niente, lui rimaneva lì in piedi a fissarmi e qualche volta è pure arrivato a togliermi le cuffie e a cominciare a parlarmi. Ma tipo macchinetta.
E la cosa più irritante di tutto questo è che lui era davvero convinto di essere incredibilmente divertente e interessante e il fatto che tutti lo evitassero non l’ha mai portato a pensarci su.
E poi le battute. Dio mio le battute. Per qualche motivo tutti questi personaggi ne fanno tantissime a ripetizione, e sono quasi tutte brutte.
Poi spesso hanno questa tendenza a farne anche quando non è necessario. Tu magari stai dicendo qualcosa di serio e loro rispondono con una battuta. Ma perché, mi dico io? Cos’è, un modo per compensare il fatto che non si ha nulla da dire?
All’inizio ridevo per gentilezza, poi ho cominciato semplicemente ad abbozzare mezzo sorriso, dopo di che mi sono stufata: “guarda che non è divertente”. Per qualche motivo l’altra persona ride sempre quando glielo fai notare. Ma pronto?
Pensavo di essere io eccessivamente intollerante con questo genere di persona, ma quando ho sentito che altre amiche sono nella stessa identica situazione e che sono arrivate a cambiare i propri orari per non incontrare più questi soggetti sui mezzi, ho avuto un’illuminazione.
 
…e se li facessimo uscire fra di loro?

giovedì 17 marzo 2011

Resoconti carnevaleschi e crisi mistiche

Sono appena uscita -si spera definitivamente- da una crisi mistica.
 
Sabato ho deciso di festeggiare il Carnevale, per la prima volta da quando sono cresciuta, in modo da svagarmi un po’. Stradivertente, se non fosse per il fatto che al primo –e ultimo- drink ero già fuori, essendomi dimenticata di essere a stomaco vuoto. E ovviamente, mentre barcollo da una parte all’altra del locale cercando di capire perché diavolo un solo cocktail mi stesse facendo quell’effetto, incontro il mio ex. Ovvero l’ultima persona al mondo che avrei voluto incontrare in quel momento (dopo i miei genitori, vista l’allora inspiegabile ubriachezza), e da lì è stata crisi.
Non tanto durante la serata (lui si è comportato bene), ma dopo.
Certo, mi sono un po’ sentita insultata dai commenti successivi del tipo:

“Ti sono stato vicino perché ero preoccupato per te, viste le tue condizioni”

Chiedo scusa, ma ero soltanto un po’ ubriaca, cosa vuoi che mi succeda? Mi girava un po’ la testa, ok, ma il massimo che posso fare in quelle condizioni è parlare con uno sconosciuto di pneumatici.

“Quando ti ho vista arrivare così brilla, ho pensato subito al peggio”

Ovvero la scena nella sua testa probabilmente è stata: 075 si ubriaca bevendosi 6 caraffe di vodka alla goccia, si limona pirati, gangster, infermiere, Capitan Findus, Wolverine e un ufficiale della marina. Dopo di che si imbosca nel bagno degli uomini con la Banda Bassotti al completo e poi si avvia barcollante verso la saletta fumatori, dove al suono di “Smoke on the water” si farà i Kiss.
La verità è che è andata così: 075 si ubriaca con un Long Island perché, per motivi tuttora oscuri, si era dimenticata di essere a stomaco vuoto. Lei e Claire, compagna di mille avventure, si spostano da una sala all’altra. 075 leggermente barcollante si regge all’amica mentre l’accompagna alla saletta fumatori parlandole di pneumatici.
Insomma, stessa cosa no? È sempre bello quando una persona con cui hai passato 4 anni della tua vita ha capito tutto di te.
 
Fatto sta che sono stati giorni pessimi, che spero di aver superato definitivamente.
Ci tengo comunque a ringraziare tanto quelle poche persone che in questi giorni sono state carine con me.
Ringrazio un po’ meno tutti quelli che mi hanno chiesto quando ho intenzione di farmela passare.
Un ringraziamento sottovoce anche al mio ex, che ieri è stato al telefono con me per tre ore, nel tentativo di farmi passare la rabbia che tutti i suoi errori mi hanno messo addosso.

martedì 25 gennaio 2011

The bubble

Guardando quel geniale telefilm che è 30 Rock (se non l’avete mai visto…provvedete!) mi sono resa conto di una triste realtà: la bolla.
La bolla è una sorta di protezione dalla cattiva sincerità del mondo esterno dovuta ad un’eccessiva avvenenza. Ebbene sì: spesso le persone belle ricevono un trattamento migliore da parte delle persone (a meno che non subentri l’invidia, che però tende ad essere soprattutto femminile).
Nel telefilm la questione viene dimostrata principalmente da due personaggi: Cherie, la bellissima ma stupida segretaria che, quando qualcuno le parla normalmente, chiede ad alta voce: “Sbaglio o mi ha appena parlato come se fossi brutta?” e il fidanzato (anche se per poco) della protagonista che vive in un mondo fatto di persone sorridenti, file evitate e complimenti immeritati.
Anche nella mia vita la cosa può essere dimostrata principalmente da due persone: una mia compagna delle superiori e mio padre.
La compagna delle superiori in questione ha deciso di smetterla di cercare di dimostrare la sua intelligenza nel momento in cui si è resa conto che con la bellezza riusciva ad attirare molto di più l’attenzione e a guadagnare di più. No, non fa la prostituta, fa la fotomodella.
(No E., non parlo di te)
Mio padre invece, prima di diventare un vecchio brontolone, era piuttosto fascinoso, cosa che ha sempre nascosto il suo pessimo carattere al gentil sesso ma che non l’ha mai salvato uomini, con cui litigava di continuo.
Quando andavo alle medie c’era una professoressa che mi odiava con tutto il suo cuore e che mi rendeva la vita impossibile: durante le interrogazioni aspettava soltanto che facessi una pausa di troppo, sbagliassi una data o pronunciassi male un nome per urlarmi dietro di tutto e finire col darmi una grave insufficienza. La situazione era fuori controllo, quindi mia madre era andata a parlarle; risultato? Aveva cominciato ad accanirsi ancora di più. Allora decise di andarci mio padre: la professoressa se ne innamorò, cambiando atteggiamento anche nei miei confronti. Era davvero spudorata, parlava di lui in classe con gli occhi che le brillavano…una situazione davvero imbarazzante.
Fin qui comunque tutto bene, se non fosse per il fatto che essendo sempre stato ricercato da amiche donne, mio padre non aveva idea di avere un così brutto carattere.
Quindi, come insegna 30 rock, forse la bolla non è questa gran cosa.
C’è da dire che però trovarsi davanti sempre persone sorridenti migliora le giornate e io, non essendo particolarmente avvenente, rimedio tirando fuori il migliore dei miei sorrisi nei momenti di bisogno. Con quello o con una scollatura se ho le balle girate.
Ma nel caso non aveste quest’abbondanza da sfoggiare sorridete.
 
Sorridete e non capiranno mai che li odiate tutti.

lunedì 24 gennaio 2011

Abbonamenti


“Buonasera, siamo la R. Editori, stavo cercando la signora A. 075, è lei?”
“No, sono la figlia.”
“Quando posso trovare la signora? Dobbiamo proporle un affare imperdibile!”
“Può parlarne direttamente con me.”
“Vorremmo proporre alla signora A. 075 un abbonamento a soli 18 euro all’anno a questa FANTASTICA
rivista di moda e bellezza!”
“Umh. Ecco, come dire, A.075 in realtà sarebbe mio padre.”
“Ah.”
“Essì. Suppongo non abbia dei buoni argomenti per convincere un uomo di 65 anni a comprare una rivista di moda e bellezza, vero?”
“Effettivamente no.”
“Lo sospettavo.”
“Buona serata allora.”
“A lei.”

lunedì 23 agosto 2010

I cervelli che si imbarazzano

Vi ricordate la questione delle gemelle? No? Andate indietro a vedere allora.
 
Poco fa stavo parlando con Mater de “Il nome della rosa” e le raccontavo di come il protagonista, Guglielmo da Baskerville, sia un omaggio a Sherlock Holmes e di come Atso, il suo aiutante, lo sia a Watson (notare anche l’assonanza del nome), quando ad un certo punto fa una faccia perplessa per poi scoppiare a ridere.
“Non crederai mai a quello che stavo pensando!”
075 hapaura: “emmh…dimmi…”
“Eh, stavo pensando a questa cosa di Guglielmo da Baskerville che si ispira a Sherlock Holmes e mi è venuto spontaneo pensare –ma com’è possibile? È un francescano del ‘300!-, poi però mi sono ricordata che è di Umberto Eco ed è ancora vivo, per cui era solo l’ambientazione!! Ahahah, che tonta!”.
 
Mi è sembrato di sentire il suono del suo cervello che arrossiva.

Ora è chiaro da chi ho preso.

mercoledì 7 luglio 2010

Sta dilagando...


Sarà il caldo.
Sarà che c’è carenza di affetto.
Sarà la Fletcherite.
Fatto sta che oggi ha colpito ancora.
 
075 è al pc a guardare le slide per il suo prossimo esame quando Mater si siede di fianco a lei fissando lo schermo in silenzio.
Dopo cinque minuti fa il suo primo commento: “Che belli quegli angeli”.
075 annuisce e continua a fissare l’immagine e a leggere la didascalia. Vorrebbe passare alla successiva ma Mater sembra letteralmente rapita.
075 lancia un’occhiata a Mater.
Niente, lei è lì con la bocca aperta a guardare gli angeli.
Dopo un attimo fa la sua domanda: “Ma cos’è quella cosa dietro Cristo?”
075: “È una mandorla. È l’iconografia del Cristo vincitore sulla morte…”
Mater: “…e perché la mandorla?”
075: “Beh perché il mandorlo è il primo albero a fiorire il primavera, quindi viene interpretato come simbolo di rinascita.”
Mater: “Una mandorla? Mah, a me sembra un’altra cosa…”
075: “Cosa?”
Mater: “Beh, sai…magari è un simbolo di vita…di nascita…un simbolo femminile…”
075: “Mater, di cosa stai parlando?”
Mater: “Eh, che magari non è propriamente una mandorla ma una…”
075: “…una?”
Mater: “Massì, dai, hai capito.”
In 075 si accende un terribile dubbio. La guarda perplessa, non fa in tempo a formulare quel pensiero che Mater si stufa e lo dice chiaro e tondo:
 
“Ma sì, dai, è una vagina.”
 

 
…

Grazie Mater. Il Cristo in mandorla non sarà mai più lo stesso.


mercoledì 30 giugno 2010

La maliziosità sospettabilissima ma involontaria.


Oggi 075, probabilmente influenzata dalla recente perversione della cara vecchia Jessica, ha deliziato la Q con una serie di ambiguità involontarie di cui ora vi renderò partecipe.
 
La Q si sdraia sul letto di 075 sospirando: “che abbiocco che ho, io mi svacco un attimo sul tuo letto se non è un problema.”

075: “Tranquilla. Se vuoi puoi togliere i vestiti.”
La Q, perplessa: “Eh? Perché?”
075: “Ma no! Intendo i miei!”
La Q, con aria sempre più perplessa: “???”
075: “Ma no! Quelli appoggiati sul letto e che ti impediscono di stenderti completamente!”
La Q: “Ahhhhhhh!”
 
Passa un’oretta di amato cazzeggio, la Q decide di lasciare il posto davanti al pc a 075.
075 si siede.

075 si rende conto che la sedia è bollente: “Aiuto Q, ma quanto sei calda?”
La Q: “Ma allora! Hai finito con queste ambiguità????”
 
 
Ehhmmm…OPS..!

lunedì 21 giugno 2010

La maliziosità insospettabile


Sabato è quella giornata in cui generalmente Mater è a casa e fa la spesa. È anche la giornata in cui Mater, dopo essere tornata a casa dal supermercato, comincia ad incazzarsi con chiunque le passi davanti perché è stanca e vuole che l’aiutiamo a pulire perché lei non può lavorare, pulire la casa, cucinare, fare la spesa e dopo tutto questo stare pure dietro ai miei aneddoti. Ecccheccacchio. E c’ha pure ragione, per carità. Quello che non capisco è perché su una famiglia di quattro persone la scelta dello sfortunato che deve aiutarla ricada sempre su di me.
Precisiamo: non è che io sia pigra e non abbia voglia di fare i mestieri, è che non capisco perché se mio fratello risponde (o meglio rispondeva, prima di laurearsi) “devo studiare!” viene lasciato in pace, mentre se io rispondo: “sto studiando, ho un esame domani!” la risposta di Mater è sempre la stessa: “Mezzora di mestieri non ti cambieranno la vita.”
Vero anche questo.
Però gira e rigira non è mai mezzora.
E poi non capisco perché a me non la cambia e a Coso sì.
Fatto sta che il punto della situazione, in tutto ciò, era tutt’altro: dopo una breve discussione durante il pranzo su chi dovesse fare cosa, mi son messa subito a pulire il bagno. Nella stanza accanto c’era la tv accesa e stavano trasmettendo “La signora in giallo”. Non stavo assolutamente seguendo il discorso ma ad un certo punto sento la cara Jessica Fletcher pronunciare la seguente frase:
 
“Sceriffo, con tutti questi preliminari, come potrei non venire?”
 
…
Scusa?
E come se non bastasse la frase era accompagnata da una risatina maliziosa.
Ma…Jessica!
 
Mater ovviamente non mi ha creduta quando le ho riferito la cosa, e anche io cominciavo ad avere dei dubbi, ma l’oracolo Google mi ha dato ragione.
Ha detto proprio così.
Che ragazzaccia.

martedì 25 maggio 2010

È stato un momento imbarazzante...

Stavo oziando di gusto quando ho deciso di andare a vedere la mia pagina di facebook, la quale mi ha avvertita che la mia amica Martina avrebbe fatto gli anni mercoledì.
Subito dopo l’occhio mi è sceso una riga sotto per andare a leggere che anche il compleanno di Giorgia è questo mercoledì.

Il mio cervello ha fatto quella piacevole scintilla che fa sempre quando mi imbatto in qualche coincidenza.
 
Poi mi sono resa conto della mia stupidità.
 
 
….
 
 
Sono gemelle.
È stata una delle frazioni di secondo più imbarazzanti della mia vita.
 
 
In mia difesa: non si somigliano neanche lontanamente.
 

venerdì 29 gennaio 2010

Esami esami esami.

Oggi ho dato il mio polverosissimo esame di archeologia. Passandolo, ma facendo una figura pessima.
La prima parte è andata alla grande, ho fatto anche un figurone. Ma la seconda parte, quella col professore...beh, no comment.
Dopo 3 ore ad attendere il mio turno per la seconda parte dell'esame e a ripassare tutti i fori imperiali e romani finalmente sento il mio nome.
Arrivo tutta sorridente, mi siedo (tanto i fori li ho appena ripassati!) e...

Prof 1: "Bene Euridisse, mi parli ummh...i fori no dai."
*Euridisse teme per la sua sorte*
Prof 1: "Magari un po' dello studio dell'archeologia..."
*Euridisse fissa negli occhi il professore e comincia a pensare fortissimo "Winckelmann! Winckelmann! WINCKELMANN!"*
Prof 1: "L'archeologia filologica!"
Euridisse: "..."

Ovvio. Esattamente quello che non ho ripassato. Dopo diversi arrampicamenti vari, il professore, visibilmente dispiaciuto, ha dovuto abbassarmi il voto.

Prof 1: "Euridisse, ma che peccato. La professoressa mi aveva detto che era andata molto bene nella parte sulle opere...però l'archeologia filologica doveva saperla eh."
Prof 2: "Eh sì, infatti. Davvero un peccato!"
Euridisse: "Eh, non lo dite a me. È che sono entrata nel panico." (E non era una scusa, sono la persona più ansiosa della storia quando si tratta di dare esami.)
Prof 2: "Eppure a me non sembrava fosse nervosa quando faceva l'esame con me. Secondo me è il professore che le ha messo ansia, è ansiogeno vero?"
Prof 1: "Non è assolutamente vero!"
*Entrambi si girano verso Euridisse aspettando la sua opinione sull'argomento. Euridisse resta immobile sperando che, come con gli orsi, la credano morta e la lascino in pace.
I professori continuano a fissarla. Euridisse fa una risata nervosa.*

Prof 1: "No comunque è scandaloso che lei non sappia l'archeologia filologica."
Euridisse: "Guardi, lo so. Ma davvero è colpa dell'ansia, quel libro l'ho letto quattro volte: due volte per il suo esame e due per l'esame di archeologia greca!"
Prof 1: "Euridisse. Questo commento rende la cosa ancora più scandalosa. Non peggiori la sua situazione."

Al che il professore decide di aprire il libretto per segnarmi il voto. E ovviamente nessun professore riesce ad evitare di guardare i voti.
Prof 1: "Euridisse! Anche in storia della chiesa..."
Euridisse: "Sì, lo so. Quell'esame l'ho preparato la sera tardi perché durante il giorno lavoravo."
Prof 1: "Eh vabbeh...signorina, anche in letteratura italiana!"
Euridisse: "È stato il mio primo esame, basta torturarmi, lasciatemi andare vi pregooooo!"

Che tortura gli esami.
E vorrei far notare che i voti di cui si lamentava erano dei 26, mica dei 18.



mercoledì 13 gennaio 2010

La mia costola in più.

Ebbene sì. Ne ho una in più.
La scoperta è stata sconcertante: dopo essere andata quindici volte dal medico per sentirmi rispondere sempre "potrebbe essere la pressione bassa" o "sei stanca, devi riposare", finalmente sono riuscita a convincerlo che forse qualche esame lo si poteva anche fare.
Esami del sangue: tutto perfetto.
Risonanza magnetica: tutto perfetto (e in più ho avuto la prova dell'esistenza del mio cervello, contrariamente a quanto continua ad affermare Pater). Poi finalmente l'intuizione: facciamo una radiografia.
Immaginate cosa posso aver provato nel momento in cui ho aperto la busta.
Beh, assolutamente nulla. Non so neanche da che parte si debba guardare.
No, dai, forse un po' di rammarico per non aver scelto la facoltà di medicina.
Questo quello che c'era scritto: "apofiso-trasversomegalia in C7 con accenno a costola cervicale a sinistra". Eh, e quindi? "Beh, hai una piccola costola in più dove non dovrebbe esserci nulla".
Sfortunatamente questa costolina (che ancora non ha nome definitivo, ma penso che dovrei darglielo visto che mi accompagnerà per tutta la vita, nella buona e nella cattiva sorte. Avete dei suggerimenti?) più che rompere le balle non fa. La teoria che potesse darmi dei poteri speciali è stata esclusa praticamente subito (certo non sarei andata dal medico a dire: "scusi, penso di poter spostare gli oggetti con la forza della mente, facciamo gli esami del sangue?"), diciamo ancora prima di sapere della sua esistenza.
Eppure ieri, dalla parrucchiera, ho scoperto che a volte può servire. Sono stranamente andata a tagliarmi i capelli con Mater, cosa che non succedeva da quella volta in cui mi ci aveva portata e, contro il mio volere, me li aveva fatti tagliare cortissimi.
Non avevo idea di quanto la situazione potesse diventare imbarazzante, soprattutto se la tua parrucchiera, mentre sta tagliando i capelli a tua madre, se ne viene fuori con questa frase: "uff...ho un prurito..."
Ora. Visto che non sembra un inizio per una conversazione particolarmente interessante, io lascerei cadere la cosa. E invece no. Le donne non ce la fanno proprio. Una delle signore presenti coglie la palla al balzo: "dove?"
Parrucchiera: "beh...dai, hai capito. Nelle parti intime."
*segue una conversazione di 10 minuti sui rimedi a fastidi e pruriti vari di cui non vi renderò partecipe, perché mi sento buona*
Finalmente la ragazza che lavora lì comincia a shamparmi. E sento che l'argomento si fa ancora più imbarazzante, soprattutto vista la presenza di Mater.
Signora 1: "Magari è per i rapporti."
Parrucchiera: "Ah no no, non c'è pericolo"
Signora 2: "Non ditelo a me, mio marito mi dice che ho le ragnatele!"
Imbarazzo totale (mio, le donne presenti ridono).
Ma la costolina è venuta in mio soccorso. In quella posizione la mia costolina fa sì che non mi arrivi più sangue al cervello. Quindi sentivo suoni indistinti e non vedevo un bel tubo. Avrei potuto anche fare in modo di svenire mettendomi in una determinata posizione ma ho evitato. Per decenza. Mater sa che posso svenire a comando.
Se Mater ha fatto dei commenti ad alta voce su Pater non l'ho sentito. La mia sanità mentale è salva, per ora.

Grazie *inserire nome costolina*, a volte qualche utilità ce l'hai.