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lunedì 11 febbraio 2013

La maledizione del bravo ragazzo


Vinile è un bravo ragazzo, l'ho già detto.
Vinile trasuda bontà, è uno che aiuta le vecchiette a portare in casa la spesa (e non per modo di dire).
Vinile, fra tutti quelli che conosco, è l'uomo che più si allontana dal concetto di bel tenebroso.
Precisiamo: lungi da me dal presentarlo come l'uomo perfetto, che ci sono parecchie volte in cui vorrei prenderlo a padellate in testa e proprio perché lui è tanto buono e non lo fa apposta, è solo che lui non capisce, e quindi poi va a finire che ti senti pure in colpa ad avergli dato la padellata in testa. Che ricordiamo: mica l'ha fatto apposta, povero.
Tutto questo incipit doveva portare semplicemente alla serata di sabato, dove dopo secoli siamo finalmente riusciti ad uscire come si deve.
Quando qualcuno mi importuna e io lo racconto a Mater, lei mi risponde sempre la stessa cosa: “E tu digli che hai un ragazzo di quasi due metri”. Il che a volte funziona, o almeno funziona quando lui non c'è, perché quando è presente la sua trasudante bontà lo fa apparire assolutamente innocuo al predatore. Come è successo sabato, per ben due volte.
Si sa, quando sei in un locale e non hai uomini attorno diventi automaticamente una preda facile, e così puntualmente c'è quello che mentre balla ogni tanto butta un occhio. Poi butta pure l'altro. E poi ti lancia il sorriso (e tu ti rendi conto che la cosa si fa un po' splatter). Poi comincia ad avvicinarsi mentre balla e TOH, passavo di qui. A quel punto pensi che per una maledettissima volta il tuo ragazzo è lì da qualche parte, e non appena sarai riuscita ad identificarlo potrai indicarlo e dire “è quello grosso”. Ma ovviamente lui non c'è MAI quando serve.
E forse è stato meglio così, contando che se avessi dovuto indicarlo mezzora dopo mi sarei ritrovata a dover indicare un uomo seminudo che balla in modo decisamente poco virile in mezzo alla pista da ballo.
“È quello grosso”
“Ah. E sei sicura che sia etero?”
“Sì. È solo che è pirla.”

E cosa dire di quando, due ore dopo, un tizio ci prova spudoratamente con me -in modo viscidissimo- con un Vinile brillo al mio fianco, che non si rende conto di NULLA?
Ora.
Passi pure che Vinile era nel suo mondo fatto di arcobaleni e unicorni e non s'è accorto di quello che stava succedendo, ma contando che mi aveva dato un bacio 30 secondi prima, le cose possono essere due: o il tizio era troppo ubriaco per rendersi conto che lì di fianco a me c'era il mio ragazzo, oppure significa che sono spacciata. Perché a cosa mi serve un ragazzo di due metri se poi non sa essere minaccioso neanche a pagarlo??

sabato 30 giugno 2012

I vestiti eleganti d'estate danno alla testa.


“Tu frequenti persone che la gente normale eviterebbe.”
Mater, 29 giugno 2012.

A era l’amante di B. Poi A si è rotta le palle di farsi usare, ha conosciuto C e si è messa con lei.
Ieri c’era una festa con un sacco di gente a cui io, Vinile, C. e Queen of Carrot Flowers siamo andati. Tutti in tiro ci avviamo verso la festa, Vinile nel suo completo di Boggi fatto su misura che c’ha messo due secoli a mettere perché “Sono ingrassato, non mi sta più bene come un tempo”. Era chiaramente fighissimo.
A. anche lei fighissima, tutto a posto finché non arriva B.
La scena che mi ritrovo davanti  è questa: A. B. e C. sedute una di fianco all’altra, con A che tiene la mano a B.
Si dev’essere confusa.
A viene da me e mi chiede se C mi ha detto qualcosa, visto che le sembra un po’ incazzosa. Chissà come mai. C viene da me a dirmi che non vuole essere la ruota di scorta, che fra A e B c’è ancora qualcosa. B viene da me a chiedermi se ha fatto qualche casino, che non voleva mettersi in mezzo. A non capisce perché C se la prenda tanto.
Nel frattempo si son fatte le 2 di notte, ci sono più di 30 gradi e Vinile è nel suo maledettissimo completo che deve andare a lavoro il giorno dopo alla mattina presto. Manifesta la sua stanchezza con una birra in mano e la cravatta annodata alla testa.
Io cerco di stare dietro a tutti.
La Rossa, un nuovo personaggio che vi prego di immaginare come una rossa –chiaramente- tutto pepe, con due labbra allucinanti e un fisico scolpito infilato dentro ad un vestito rosso corto e un tacco 12, fa l’ammiccante.
Con me.
E io ho seri problemi a non riconsiderare la mia eterosessualità.
Il pessimo (soprannome affibbiato ad un mio amico dopo che, a capodanno, solo con 3 ragazze single, ha avuto il coraggio di ubriacarsi con la stessa quantità di alcool con cui noi eravamo perfettamente sobrie, perdendo così l’occasione di provarci con una di noi) arriva in ritardo dopo aver sbagliato indirizzo, e si trova davanti una mega festa all’aperto piena di gnocca.
Si strofina le mani pregustando una serata coi fiocchi.
Torna dopo 5 minuti da solo con un cocktail, “qui sono tutte fighe di legno. Quindi ora voi sarete le mie bitches. 075 è la prima, che oggi è vestita da strappona e c’ha la faccia da porca. Ora Vinile mi vorrà picchiare, ma deve capire che detto da me è un complimento.”
Vinile si gira con la sua aria innocente e la cravatta ancora in testa: “No no. Che picchiare. Son solo contento che la mia ragazza abbia l’aria majala”. Il pessimo gli dà una pacca sulla spalla in segno di stima, poi comincia il suo monologo: “Io non capisco. Lavoro, vivo da solo, scrivo poesie, sono un musicista, c’ho pure un fisico della madonna perché faccio sport da sempre. Sono pure dolce quando voglio. E allora, cos’hanno queste donne? Te lo dico io, hanno paura del pene. Sì, vanno in giro mostrando tutto a tutti e poi quando vai lì per provarci, scappano. Come tu mi insegni, 075, solo un uomo davvero raffinato può permettersi di essere volgare. E allora io vado lì e chiedo loro di venire a letto con me. In modo fine eh? Ma niente. Allora non fate le disinibite se poi queste richieste vi scandalizzano. Il problema è alla base. L’uomo è cacciatore, ci sto, ma se io sono veloce quanto un bradipo voi non potete correre come delle gazzelle, non vi sto dietro…”.
Eccetera eccetera.
In tutto ciò la situazione fra A, B e C continua a peggiorare, Vinile è sempre più stanco ma non mancano donne (e uomini!) che lo guardano con lo sguardo da chejefarei.
Io continuo a cercare di stare dietro a tutti.
Finalmente li convinco a tornare alla macchina, Vinile è stravolto, probabilmente mezzo ubriaco e mi propone di imboscarci da qualche parte mentre gli altri sono impegnati a litigare. Alla faccia di tutto e tutti, alla faccia anche della giornata di lavoro che avrebbe affrontato il giorno dopo.
Camminando verso la macchina si toglie giacca, cravatta –che ormai era tornata al suo posto- e comincia a slacciarsi la camicia. Non per me, ma probabilmente preso bene perché un’ora prima A gli aveva detto che aveva un fisico perfetto.
Alle 3 di notte siamo tutti in macchina, incazzati per un motivo o per l’altro, QoCF appoggia la testa alla mia spalla, ricordandomi quanto io adori tutti i vari componenti della combriccola di pazzi che si è creata negli ultimi 2 anni, dopo la rottura con mr. J.

“Tu frequenti persone che la gente normale eviterebbe. Sono contenta perché mi porti a casa personaggi assurdi che ti rendono la vita interessante. Fai bene 075, la gente normale, quella che io ho frequentato per una vita, è noiosa.”
Mater, 29 giugno 2012, 5 minuti dopo.

venerdì 9 marzo 2012

L'inquisizione lombarda

Avrei dovuto immaginarlo.
Ci sarei dovuta arrivare da quella battuta buttata lì un annetto fa: “Quando 075 ci porterà a casa un nuovo ragazzo ci vestiremo bene, lo faremo sedere al lato opposto del tavolo e lo interrogheremo con una luce puntata in faccia”. Avrei dovuto capirlo che più che una battuta si trattava di un'iperbole.
E no, non sto parlando di Mater e Pater.
E neanche di Cosoh, che è il fratello meno protettivo di sempre.
Parlo di Loro.
Loro sono un gruppo di amici, alcuni conosciuti ormai quasi 10 anni fa, altri appena 2, ma che quando si tratta di me sono uniti da due comuni obiettivi: mettermi in imbarazzo e darmi lezioni di vita.
Quando ero single il loro passatempo preferito durante le serate assieme era guardarsi attorno nel tentativo di trovare qualcuno da presentarmi, per poi minacciare di procedere con un: “ehi, tu la conosci 075?”.
C'è da dire che almeno cercavano realmente qualcuno che potesse piacermi e non procedevano se io non approvavo. Come quella volta in cui uno di loro mi disse:
“Scegline uno dal tavolo qui di fianco, dai.”
075: “Ma dai, sono tutti quarantenni!”
“Beh, tu non stai ringiovanendo mi pare.”

Ora che c'è Vinile non potevo sperare si salvasse.
Martedì ero fuori con Loro e lui -povero ragazzo- ha avuto la sfortunata idea di chiamarmi proprio in quel momento. Dal modo in cui mi nascondevo per parlare al telefono i maledetti hanno capito che doveva essere lui e hanno insistito perché ci raggiungesse.
Fortunatamente, nonostante il tono inquisitorio della conversazione (Quanti anni hai? Che lavoro fai? Cosa fai nel tempo libero? Dove abiti? Qual è il tuo film preferito?), Vinile è sopravvissuto. E non solo, pare che i miei amici siano passati un po' dalla sua parte con frasi del tipo:
“Beh Vinile, mi pare che -STRANAMENTE, visti gli standard di 075- tu non abbia tare. Certo, a parte il fatto che esci con lei quindi devi avere un debole per i casi disperati”.

È sopravvissuto persino all'imbarazzo della prima domanda che gli è stata fatta in assoluto: “Piacere. Senti, ma 075 sputa o ingoia?”
Oddio. Il giorno dopo aveva la febbre, ma a me piace pensare che sia un caso.

Messaggio del giorno dopo, da parte di uno di Loro:
“Ce l'hai ancora il moroso, o l'abbiamo spaventato?”
Beh, non si può nemmeno difenderli con un: “ma no poverini, Loro non fanno apposta”.

sabato 3 settembre 2011

Estate.

È assurdo vedere come quella che probabilmente è stata l’estate più sfortunata della mia vita sia anche stata quella che ho apprezzato di più negli ultimi anni.
Partendo dalla fine della sessione d’esame estiva fino ad ora è stata una sfiga dietro l’altra.

Poco prima dell’esame decido di chiamare mio zio per salutarlo, mi risponde con una voce strana, come se facesse fatica a parlare: pochi giorni dopo è in ospedale.
Del viaggio a Borgotaro vi ho già narrato nel post dell’alcool, così come del piacevolissimo ritorno a casa caratterizzato da una bella influenza intestinale che mi ha fatto rimandare tutti i piani (fra cui la festa hawaiana di Sestri Levante che aspettavo da un anno) e passare in bagno i miei unici giorni di vacanza senza studio.
Poi la settimana degli ex.
Intanto riprendo a studiare, ma mi concedo il mio giorno a Piacenza, quello in cui Il Bolide™
mi ha abbandonata in autostrada...ma questa storia la sapete già.
Comincio ad andare a correre al parco il tardo pomeriggio, nonostante il caldo. La cosa mi fa stare davvero bene, ma tornando dal parco con C. lei mi dice che andrà al lago per qualche giorno. Non ho fatto vacanza e spero che mi inviti, ma non lo fa.
Qualche giorno dopo una mia amica d’infanzia da poco ritrovata mi scrive:
“075, andiamo al mare?”
“Quando?”

“Ora.”
Decido di fare la follia: raccatto le poche cose pulite che trovo in casa e parto con un’amica che ho appena ritrovato, due ragazzi appena conosciuti e un cane che soffre di attacchi di panico.
Arriviamo la sera tardi, il posto è bello, il giorno dopo andiamo al mare: sono cinque anni che non ci vado.
Bandiera rossa.
Onde altissime: niente bagno, ma in compenso mi scotto. Decidiamo di prolungare la minivacanza e partire due giorni dopo per vedere se riusciamo ad essere più fortunati: le onde sono accettabili, mi bagno le gambe decidendo di aspettare un po’ prima di fare un bagno serio.
Due ore dopo ho la congiuntivite. È domenica e dobbiamo girare un po’ per trovare una farmacia aperta.
Mentre sono sul divano a farmi mettere il collirio dai miei nuovi amici mi arriva una chiamata da Cosoh.
“Ciao, sei a casa?”
“No, sono a Sestri Levante, perché?”

“Perché io sono in pronto soccorso, mi è caduta una statua addosso e mi ha rotto un piede.”
“Ah. Io ho la congiuntivite.”
“Perfetto. Ci sentiamo.”
Torno a casa dove scopro che il Bolide ci ha abbandonati, così come mio zio.
 
Insomma, un’estate davvero disastrosa, eppure la prima estate dopo anni in cui sono stata così bene con me stessa da riuscire a prendere dal lato giusto tutto quanto, persino un lutto, per quanto possibile.
Non saprei come prendere il fatto che domani c’è la tumulazione di mio zio così come la rottamazione de
Il Bolide™.
Probabilmente è la fine di un’era.
 
Speriamo ne nasca qualcosa di buono.

sabato 20 agosto 2011

Grazie universo!

Oggi io e Claire, compagna di mille avventure, avevamo deciso di andare a trovare un amico a Piacenza con lo scopo di ammazzarci di gnocco fritto, bere un sacco di vino, vedere la bella città e goderci un po’ di sana campagna; ma soprattutto per la questione dello gnocco fritto e del vino.
La macchina del padre di Claire è finita dal meccanico qualche giorno fa, quindi era inevitabile usare Il Bolide™. Non ricordo se ho già parlato di lei, ma Il Bolide™ è la macchina di Mater. Nonché la macchina di Cosoh quando a Mater non serve. Nonché la mia macchina quando a Cosoh e Mater non serve.
Cioè mai.
Io e Il Bolide™ poi non abbiamo cominciato col piede giusto, fra la mia avversione per le nuove invenzioni -tipo la ruota- e i tempi un po’ troppo lunghi che ho impiegato per prendere la patente.
Stufa di non essere in grado di guidare tranquillamente quelle due volte all’anno in cui nessuno la usa, ho deciso di lanciarmi quanto possibile giusto per farci amicizia.
E stava funzionando: a fine luglio l’avevamo portata (io, la Q e un’altra mica) fino a Borgotaro e oggi sarebbe stata la giornata di Piacenza, con la differenza che questa volta –contrariamente alla volta di Borgotaro- avrei guidato per tutto il tempo io.
La giornata va benissimo, saliamo sul bolide per tornare a casa quando mettendo in moto noto qualcosa di strano: una di quelle lucine che non dovrebbero accendersi si accende. Dopo qualche metro si spegne, a volte lo fa, il libretto ci dice che se si spegne dopo poco non è nulla, quindi continuiamo beate.
In autostrada si riaccende e questa volta rimane lì: “Claire, questa luce non mi fa sentire troppo tranquilla, accostiamo per capire cosa c’è che non va?”. Neanche il tempo di dirlo che la macchina comincia a rallentare di sua spontanea volontà.
Purtroppo l’autostrada non è il posto migliore per fermarsi all’improvviso: a fatica riesco a portarla nella corsia di emergenza, dove comincia ad uscire una quantità di fumo tale dal cofano che mi fa pensare che forse dovrei buttarmi giù dall’auto in corsa e correre via a rallentatore.
Panico. Come potrebbe prendere Mater il fatto che una volta che prendo la macchina per poco non la faccio esplodere? La chiamo: “Mater? Ehm, ecco, come dire: la macchina è partita.”
“COSA????????”
Aspettiamo che si raffreddi prima di aprire il cofano; mentre siamo lì ad aspettare arrivano due ausiliari della viabilità che ridendo ci chiedono cos’abbiamo combinato; raccontiamo la faccenda, ci dicono di togliere il freno a mano e non uscire dalla macchina: uno di loro spinge la macchina a mano per un bel tratto di strada con una temperatura di 35 gradi centigradi per portarla nell’area apposita. Apperò.
Ci dicono di aspettare che si raffreddi e controllare olio e acqua per poi decidere cosa fare. Mentre ci parlano dietro di loro passa un carroattrezzi che chiede se abbiamo bisogno: lo mandano via e dopo poco ci abbandonano anche loro.
Aspettiamo che la macchina si raffreddi, scendiamo e cominciamo a smanettare con cose a me sconosciute: visto quanto può essere problematica per me una macchina potete immaginarvi che effetto possa farmi un motore.
Ora ho bisogno che vi immaginiate la scena: siamo due ragazze di 23 anni, io con un vestitino a fiori e i boccoli al vento, Claire indossa una minigonna e una camicetta che urla: “guardatemi le tette”. Siamo al bordo di un’autostrada mentre smanettiamo con il motore di un’auto che non sembra volerne sapere di riprendersi.
Siamo sudate e sporche di grasso.
Dai, era solo questione di tempo.
Si ferma una macchina con targa svizzera. Certo, probabilmente il signore che ci viene incontro con aria preoccupata sarebbe più adatto alla manutenzione di una mucca piuttosto che di una macchina (oh, come adoro gli stereotipi!), ma almeno ci vuole aiutare, no?
“Scusate, da che parte per la Svizzera?”
…
 
Dicevo: siamo due belle fanciulle in difficoltà. È solo questione di tempo, vero?
Luci blu, una macchina della polizia accosta, i due ragazzi a bordo con aria divertita ci chiedono cos’abbiamo combinato.
Io comincio a leggere un po’ di maschilismo nella frase: “cos’avete combinato?” detta a due ragazze con una macchina in panne.
Gli spieghiamo com’è andata, controllano: l’olio c’è. È poco, ma non abbastanza da dare questi problemi. L’acqua no, avevo già aggiunto tutta l’acqua che avevamo disponibile, ma non era bastata; aggiungono anche loro tutta quella che hanno. Dopo 5 minuti riguardiamo: vuoto.
Direi che abbiamo trovato il problema.
Chiamano il carro attrezzi per noi mentre aspettiamo che il padre di Claire ci venga a recuperare. I due poliziotti aspettano con noi perché “questa non è una bella zona”.
 
Il padre di Claire arriva.
Il padre di Claire quando era più giovane assomigliava a Robert De Niro.
Ora immaginate di aver rotto le palle ad un Robert De Niro invecchiato che ha lavorato tutto il giorno e che probabilmente di venire a recuperarci in autostrada alle 10 di sera non ce ne aveva per le palle. Ecco.
Scende dalla macchina, mi si avvicina, comincia a ridere: “Allora 075, finalmente dopo tanti tentativi sei riuscita a distruggere Il Bolide™?”
A quanto pare la mia incapacità con le 4 ruote è diventata proverbiale.
I poliziotti tolgono il disturbo, aspettiamo il carro attrezzi.
075: “Beh, son stati tutti gentilissimi in fondo”
Padre di Claire: “Eh, chissà come mai. È facile essere gentili con due ragazze vestite così eh.”
Ah, giusto. In effetti mi sembrava un po’ troppo gentile la proposta del: “se volete vi portiamo a casa noi, anche se siete ad un’ora e passa da qui”.
Arriva il carro attrezzi: “ma tu sei la stessa che era qui alle 7?”
“Ehmm…sì.”
“Gli ausiliari mi hanno mandato via dicendo che non ti serviva un carro attrezzi. Son dovuto tornare indietro che ero appena arrivato a casa”.
Percepisco dell’odio nell’aria. Sorrido imbarazzata.
 
Beh fatto sta che siamo partite da Piacenza alle 7 e sono arrivata a casa a mezzanotte.
 

E ora teniamo le dita incrociate per Il Bolide™. Proprio ora che avevo cominciato a farci amicizia!

giovedì 11 agosto 2011

La teoria del faccino

Già vi deliziai con le mie adorabili teorie, ma questa che oggi vi propongo è del mio Braccio Destro. Il Braccio Destro è una fanciulla interessante, e in quanto fanciulla interessante ha anche delle interessanti teorie: una volta ad una festa ha intrattenuto per una buona mezzora due sconosciuti –che poi erano amici miei- sul tema della grigliata e di come amicizie decennali siano finite a causa del seguente dilemma: come si cucina la salamella?
Vi propongo così la teoria del visino.
Ma prima una piccola premessa: se seguite il mio blog saprete che ho la tendenza ad attirare persone strane e che la gente, per qualche motivo, si apre con me anche se mi conosce appena. La seconda (qui sotto degli esempi) può anche essere una cosa bella, la prima un po’ meno.
 
Ragazza sul pullman che porta a scuola: “Ciao”
075: “Ehm…ciao.”
R: “Sono un’amica di Andrea.”
075: “Sì, mi ricordo di te, non ci siamo mai presentate però.”
*ci presentiamo*
075: “Allora…emmh (cosa si chiede ad una persona che si conosce di vista?)…Come stai?”
R: “Eh, insomma…”
075: “Che succede?”
R: “Eh…ti devo fare una confessione: sono lesbica.”
075: “Ah.”
 
Donna marocchina sul treno: “Scusami, questo va a Reggio Emilia?”
075: “Sì”
D: “Ah ok, grazie. Anche tu a Reggio Emilia?”
075: “No, io scendo a Bologna”
*Qualche minuto di silenzio*
D: “Che cosa vai a fare a Bologna?”
075: “Vado a trovare il mio ragazzo”
D: “Vi dovete sposare?”
075: “Oddio, no, siamo un po’ troppo giovani”
D: “Quanti anni avete?”
075: “Beh, io 21 e lui 23…”
D: “Io mi sono sposata a 19.”
075: “Eh, ma da voi ci si sposa prima.”
D: “No, io mi sono sposata qui in Italia con un uomo italiano.”
075: “Ah.” (cercando di far cadere il discorso)
D: “Mio marito è un uomo cattivo.”
*segue una confessione che dura il tragitto da Milano e Bologna su un intercity*
 
Sconosciuto sul treno: “Scusami, hai una sigaretta?”
075: “Sì, penso di sì…ecco, tieni.”
S: “Grazie” *se l’accende*
075: “Emmh…tu lo sai che non si può fumare sul treno?”
S: “Sì, ma sono sconvolto. I miei genitori sono morti.”
075: “Ah.”
 
Più o meno queste le dinamiche.
Ma la gente non ci crede veramente finché non se ne sta in giro con me e si rende conto che tutte queste succedono realmente, anche se sono in compagnia di altre persone.
Io e Braccio Destro (B.D. d’ora in poi) siamo in giro una sera insieme e decidiamo di andare a salutare la Carota che era in colonne, se siete di Milano o dei dintorni saprete che l’unico modo per farlo è parcheggiare lontano e farsela a piedi.
Mentre torniamo alla macchina nel giro di qualcosa come 500 m veniamo fermate più o meno 4 volte.
Tizio 1: “Ragazze non riesco a decidere chi è la più bella fra le due”
“…”
Tizio 2: “Ragazze, vi prego, portatemi a casa con voi”
B.D.: “Non viviamo insieme, quindi prima o poi dovrai scegliere.”
Tizio 3: “Buonasera bellissime”
B.D.: “Emmh…’sera.”
Tizio 4: “Scusate, che ore sono?”
075: “OH MA BAS….ah no, scusa. Son le 4.”
 
Contando che anche all’andata eravamo state fermate un paio di volte B.D. comincia ad elaborare la sua teoria.
B.D.: “075, senti. Non è che siamo ‘ste gran fighe che tutti questi uomini non resistono dal farci complimenti e provarci per strada nel giro di così poco tempo, quindi questo sarà il risultato della tua stupida tendenza ad attirare gente a caso.”
075: “Eh, lo so. Che ci posso fare? Non riesco neanche a capire il perché.”
B.D.: “Te lo dico io il perché: è il tuo faccino. Perché io so che tu sei una persona negativa, pessimista e pure un po’ incazzata con il mondo, ma la gente che non ti conosce e ti vede da fuori vede solo il tuo faccino. E il tuo faccino non dice: “un giorno vi ucciderò tutti e sarò l’imperatrice del mondo”, il tuo faccino dice solo: “Io amo il mondo. Io ti vorrò bene anche se sei diverso”. E questo loro lo percepiscono. Non importa se li tratti male, se fai l’acida, se li mandi a fanculo, loro continueranno solo a vedere quel faccino lì e continueranno a romperti le palle per sempre.”
 
Bene, quindi la soluzione è una plastica facciale probabilmente. Oppure posso tenermi questo, e continuare a far credere al mondo che con una con questo faccino qui non farà mai del male a nessuno.

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mercoledì 3 agosto 2011

Alcool.

Guardate un attimo qui.

Questo per introdurre il topic di quest’oggi: l’alcool.

Come il Todd ci insegna l’alcool è sempre stato usato per abbassare gli standard e rendere più disponibili e disinibiti. E così la pensavo anche io fino a qualche tempo fa, almeno fino a quando l’alcool non ha cominciato a mettersi fra me e gli uomini.
Con questo non intendo dire che sono diventata un’alcolista.
Mi spiego: mettiamo che io sia andata ad una festa, e che a questa festa io abbia conosciuto un ragazzo; che dopo un po’ questo ragazzo abbia cominciato a provarci e che io gli abbia anche dato segno di starci. Fin qui tutto alla grande direi, finché il ragazzo in questione non sparisce. Al che, visto che la serata sta finendo faccio per andarmene, quando all’improvviso mi sento afferrata per le spalle proprio da lui che, con aria confusa, fa per dirmi qualcosa.
075: “Dimmi.”
“No, niente. Sono troppo ubriaco per questo.”
…e se ne va dandomi una pacchetta sulla spalla.
Mettiamo che il giorno dopo mi arrivi voce che il ragazzo di cui sopra abbia passato tutto il viaggio del ritorno verso casa a rompere le palle agli amici con discorsi da ubriaco del calibro: “Voi non capite, io ho trovato la donna della mia vita…e vi ucciderò tutti!”
Beh, contattiamolo no?
Ed è proprio qui che subentra il problema alcool: il fanciullo era troppo ubriaco per ricordarsi di me.
Inutile insistere, ci si penserà quando e se mi capiterà di rincontrarlo.
 
L’ho rincontrato sabato, dove dopo l’iniziale e sobrio saluto accompagnato da quattro brevi chiacchiere si è allontanato dicendo che sarebbe tornato in un paio d’ore.
Lo rincontro dopo quasi 4 ore, ubriaco; sembra non riconoscermi e si distrae di continuo mentre cerco di parlargli. Alla terza volta e al quinto cocktail (mio, probabilmente lui era al decimo) impazzisco e vado e recuperarlo per dirgli che così non si fa.
075: “Ciao”
“Ciao!”
075: “Ma almeno hai capito chi sono?”
“…eh, più o meno.”
075: “Come più o meno? C’hai provato un’intera sera e neanche ti ricordi di me?”
“Ma non ci ho provato…sarà stata una tua impressione.”
075: “Sarà stata un’impressione di tutti i miei amici e di tutti i tuoi amici messi assieme allora, non solo mia…”
“Oddio, non lo so…mi spiace, non ricordo proprio.”
075: “Eh…”
“Non so cosa dirti, davvero. Non legartela al dito.”
075: “Non me la sto legando al dito e non son venuta qui per metterti in imbarazzo…”
Non faccio in tempo a finire la frase che lui mi interrompe dicendo:
“Scusa un secondo…”
E va a dividere due tizi che hanno cominciato a far rissa per strada. Dopo aver salvato la situazione prende e se ne va senza neanche guardarsi attorno per vedere che fine avevo fatto, e invece di lasciar perdere come una persona non ubriaca avrebbe fatto, lo raggiungo.
075: “Ma almeno non lasciarmi da sola in mezzo ad una città che non conosco…”
Tempo tre passi e si distrae di nuovo per salutare degli amici, ci rinuncio e me ne vado.
 
Maledetto alcool che influisce sulla memoria (sua) e sulla dignità (mia).

domenica 12 giugno 2011

Il metodo sincerità

Ci sono diversi modi per chiedere di uscire a qualcuno, ma quelli che proprio non sopporto sono quelli poco chiari, che finiscono per metterti in un mortale imbarazzo e che, qualsiasi cosa tu faccia, sbagli.
Ad esempio una volta un mio compagno di università, dopo avermi chiesto un libro in prestito, mi chiese di uscire:
“Senti 075, perché non usciamo assieme questo sabato?”
Io –ingenua- non ero sicura mi stesse chiedendo un appuntamento, quindi per evitare di rifiutare un’uscita innocua con un ragazzo che mi stava anche piuttosto simpatico, risposi così:
“Questo sabato devo vedere il mio ragazzo, quindi non ci sono, ma il prossimo si può fare!”
“Ah, sei fidanzata?”
“Beh sì, perché?”
“No niente, niente. Allora ci mettiamo d’accordo eh?”
Non l’ho più visto né sentito; e ha ancora il mio libro, lo stronzo.
Ma che poi non dovresti prima cercare di capire se sono fidanzata (tipo chiedendo agli amici in comune) e POI chiedermi di uscire?
Ed è per questo che ora cerco di essere il più prudente possibile quando rifiuto qualcuno, perché a quanto pare gli uomini la prendono sul personale e si vendicano.
 
L’altro ieri è successo ancora.
Un tizio in università mi sta un po’ addosso, e dico “tizio” e non compagno perché è un ricercatore di quasi 40 anni. Che tra l’altro è anche simpatico, peccato abbia il vizio di toccare troppo per i miei gusti e non capisca quando può fermarsi a parlare e quando invece è il caso di salutare e continuare a camminare.
Sapevo da un po’ che era intenzionato a chiedermi di uscire, e questa volta non avrei neanche avuto la scusa fidanzato, perché sa già che non ce l’ho. Grazie al cielo ho amiche sveglie che alla domanda: “ma se chiedessi a 075 di uscire?” rispondono: “so che sta frequentando qualcuno, io eviterei”.
“Fa niente, io le chiederò di uscire comunque”.
Le amiche sono sveglie, gli uomini di meno.
Dopo giorni di incertezza ieri è arrivata la domanda. Mi ero preparata in tutti i modi, con risponde diplomatiche ma chiare,  ma il maledetto è stato più subdolo di quanto pensassi, chiedendomi di uscire in modo piuttosto ambiguo:
“Posso chiederti una cosa?”
075: “Dimmi.”

“Ti va di fare un giro qualche volta?”
075: “Un giro dove e in che senso?”
“Un giro qui intorno!”
075 (prendendo tempo): “La conosco la zona, perché dovrei fare un giro qui intorno?”
“Beh, per farlo con me, così posso ammirarti un po’, sei così bella!”
075: “Puoi ammirarmi anche in biblioteca.”
“Dai, solo una passeggiata qui all’interno dell’uni…”
 
La cosa è andata un po’ avanti così finché non ho trovato un modo per andarmene.
Ne stavo giusto parlando qualche tempo fa con un’amica: non sarebbe molto più facile se la gente fosse diretta?
Sarebbe andata così:
“Ciao 075, mi andrebbe di uscire con te, intendo per un appuntamento, ti va?”
“Sono lusingata ma non sono interessata, mi dispiace!”.
E stop.
Non 10 minuti di imbarazzo in cui non si sa cosa rispondere perché se dici di sì ti trovi incastrata in un appuntamento che non vuoi, e se dici di no sei una stronza perché ti stava solo chiedendo di fare una passeggiata.
Le cose sarebbero più facili per tutti, pensateci.
Magari voi chiedete di uscire a qualcuno perché vi attrae, ma poi mentre siete lì vi rendete conto che non è che vogliate una storia seria da lui e quindi siete un po’ titubanti. E magari l’altro nel frattempo pensa che voi siate interessati seriamente quindi, nonostante sia attratto pure lui, non ci prova perché sarebbe approfittarne. E quindi va a finire che nessuno ci prova e la cosa finisce così.
Con il metodo-sincerità invece sarebbe tutto più semplice.
 
“Senti, tu mi piaci eh, però non avrei mai la pazienza di sopportarti. Quindi facciamo che se vuoi ora ti strappo le mutande coi denti, quel che succede succede e poi amici come prima e non mi rompi le balle?”
“Affare fatto!”
 

 

venerdì 22 aprile 2011

La teoria della mancanza di memoria.


Negli ultimi tempi, con somma tristezza, mi sono resa conto che la gente non si ricorda di me.
Mi succede sempre più spesso che la gente mi si presenti più volte, andando da un minimo di due ad un massimo di quattro/cinque, il che sinceramente comincia ad essere davvero fastidioso, soprattutto per me che mi ricordo sempre di tutti e che mi ripresento solo perché non ricordo se quella persona l’ho conosciuta realmente o se semplicemente l’ho beccata un paio di volte sui mezzi.
Ok, io sono un caso particolare, ma quando tutti ti si ripresentano diverse volte significa che evidentemente sei un po’ insignificante.

All’inizio la cosa era un po’ deprimente, ma poi mi sono resa conto che a non ricordarsi di me sono soltanto gli uomini. E vista la fatica che faccio a farmi guardare in faccia quando sono un minimo scollata, direi che probabilmente il motivo è che si concentrano sulle tette e si dimenticano il viso.

Quindi la mia teoria è che la probabilità che si ricordino del tuo viso è inversamente proporzionale alla dimensione delle tue tette.

Che poi ok, effettivamente è una rottura, ma a pensarci bene il fatto che la gente non si ricordi di te (tranne i pazzi che ti perseguitano, ovviamente) può essere un vantaggio.
Potrei fare la serial killer.
Mi immagino già i testimoni oculari: “Sì, era una donna, ma non ricordo altro.” “Ma l’ha vista?” “Sì, ho dei vaghi ricordi, ma niente. Mi spiace agente.”

Ora, se non vi dispiace, vado ad arruolarmi come Man In Black.

mercoledì 13 aprile 2011

Abbronzature e ombrelli.

Oggi sono andata in università a studiare. Niente di nuovo insomma.
Se non fosse per il fatto che mi sono costretta ad andare in giro in canottiera perché se no mi rimane (è già rimasto in realtà, è bastata mezzora al sole) il segno dell’abbronzatura all’altezza della manica corta e mi rimane per anni.
E proprio non capisco come sia possibile visto che l’abbronzatura mi dura una settimana. È bianco il braccio, è bianca la spalla, ma per qualche motivo ho il segno.
Ovviamente, l’unico giorno in cui non mi porto dietro nemmeno una giacchetta, comincia a diluviare. OVVIO.
Dall’università alla metro sono pochi passi, dalla metro a Cadorna non c’è neanche bisogno di prendere acqua. Il problema è un altro: casa mia dista 2 km dalla stazione. E io sono a piedi.
Allora, memore delle broncopolmoniti che mi sono presa in occasioni come queste, ho deciso di comprare uno di quegli ombrellini che vendono gli ombrellai improvvisati che compaiono magicamente agli angoli delle strade quando comincia a piovere.
Ovviamente a cinque euro anziché a tre perché nessuno se lo aspettava quel temporale.
Lo compro perché, oltre alla minaccia della broncopolmonite, c’era pure la paura di finire a fare Miss Maglietta Bagnata in giro per le malfamate strade della Brianza.
No perché è già successo.
Fatto sta che quest’ombrellino del cacchio mi si è rotto a due metri dalla metropolitana, a neanche 10 minuti di strada da dove l’avevo preso.
Maddddico.
Ero davvero tentata dal tornare indietro a protestare con l’ombrellaio.
Ma poi temevo la figuraccia da occidentale razzista: conoscendomi avrei fermato un tizio di colore a caso e avrei cominciato a lamentarmi, scoprendo dopo un quarto d’ora che questo era un avvocato francese in vacanza che passava di lì per caso.
 
E poi come glielo spiego che a me sembrano tutti uguali?

sabato 26 marzo 2011

"Buon anno!" mi disse la Q.

075 compie di nuovo gli anni. Proprio come l’anno scorso.
Ancora qualche anno di serietà e poi posso permettermi di tornare bambina. Essì, perché essere bambini a 23 anni è essere infantili (ed è male), esserlo a 30 è conservare il proprio spirito fanciullesco (ed è bene).
Ovviamente il giorno del mio compleanno - che come direbbe il prof. A è il giorno dell’Annunciazione nonché il giorno della fondazione di Venezia - non potevo che farmi prendere da crisi mistiche ed esistenziali, come ogni volta che cerco di fare il punto della situazione.
Molto probabilmente era pms, ma per sicurezza ho deciso di seppellire il tutto sotto badilate di sushi, motivo per cui ora sono mortalmente abbioccata e non riuscirò a finire il p…
 
 
 
…zzzzzzzzzzzzzzzzzzzz…

lunedì 7 marzo 2011

Amore per gli ortaggi.

Volevo ringraziare pubblicamente la Carotina.
 
È un periodo un po’ strano, in cui dev’essere così evidente che qualcosa non va in me che la gente continua a chiedermi “Sei triste?”, facendomi rendere conto che negli ultimi tempi sto volutamente ignorando il mio umore.
Era un po’ che non mi intristivo così, che non mi capitavano quelle giornate in cui niente riesce a farmi stare meglio.
Il piccolo tubero invece c’è riuscito, e senza neanche rendersene conto. Mi ha regalato uno di quei bei pomeriggi al cazzeggio che tanto mi sono mancati negli anni passati, quegli anni in cui ho dovuto rinunciare a tutto per amore di una persona sola.
 
Non mi sono intristita neanche per una frazione di secondo ieri, quindi grazie Carotina.


(Hai visto che brava? Ho messo un carattere che in teoria dovresti riuscire a leggere meglio.)

lunedì 20 settembre 2010

Il cinema impegnato


L’altra sera sono andata a vedere GIUSTIZIA PRIVATA al cinema. Lo so cosa state pensando, “075 va a vedere film del c***o”, ma ora vi dirò una cosa che vi farà rosicare un sacco: sono anni che entro gratis al cinema, quindi vado a vedermi anche le peggio cagate.
Nello specifico però, come probabilmente saprete se l’avete visto o come vi avranno detto quelli che sono andati a vederlo, il film in questione non era poi così male. All’inizio ha anche il suo perché, il problema è che verso la fine perde tutto il suo potenziale e va a scadere nella banalità.
Peccato insomma.
Ma quello di cui volevo parlare è l’attore protagonista, ovvero Gerard Butler, di cui abbiamo un foto qua sotto per chi non sa chi sia.
 
 
 
E ho detto tutto.
Per intenderci è quello che faceva il fantasma ne “Il fantasma dell’opera”, che recitava la profondissima parte de “il Figaccio” in Tomb Raider 2 e di Leonida in 300 (lo so, sotto tutti quei muscoli e quella barba è un po’ irriconoscibile).
Per chi di voi invece è più su altri generi allora probabilmente l’avrà visto in “P.S. I love you” o ne “La dura verità”.
Fatto sta che, il fanciullo in questione, che non so se avete notato ma anche da non pompato di steroidi è ENORME, è giustamente entrato in breve tempo in quell’élite che sono gli uomini più maschi e virili del grande schermo. Che tradotto in termini zerosettantacinquesi significa che è uno da strappamilemutandecoidenti.
Durante un’intervista il caro Gerry ha fatto la seguente divertita affermazione:
“In America vengo considerato un uomo molto virile ma non capisco, in Scozia siamo tutti così.”
 
Chiedo scusa?
Sarà colpa dei Simpson, ma io gli scozzesi me li immaginavo ben diversi.
Mi rimane solo una cosa da fare a questo punto.
 
UN BIGLIETTO DI SOLA ANDATA PER LA SCOZIA, PRESTO!