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giovedì 6 dicembre 2012

I maledetti filtri


Mater sorride sarcasticamente ogni volta che l'argomento salta fuori, ma fra i miei diversi amici io sono quella diplomatica Non che ci sia nata, anzi: ci ho messo anni a passare da quella che ti manda a fanculo troppo facilmente a quella che invece non riesce a farlo neanche se si impegna.
Piuttosto ti ignoro, ma il vaffanculo mai. Questo aspetto è sempre stato visto come una cosa positiva del mio carattere, ma io comincio a non esserne più tanto convinta: se al momento mi viene naturale cercare un compromesso con l'altra persona, non sentirmi offesa dagli insulti e via dicendo, dopo comincio a pensarci e a ribollire dentro. In poche parole: credo che tutti i vaffanculo che mi si bloccano nel filtro fra cervello e bocca possano un giorno portarmi ad accumulare un gigantesco ammasso di rabbia che mi ordinerà di dare fuoco ad una casa, probabilmente la mia.
Invece essendo io da bambina un po' impulsiva (leggi pure: un'autentica testa di cazzo), nel corso degli anni ho dovuto pian piano aggiungere sempre più filtri per evitare di fregarmi completamente come mio solito. Perché finché tiri un pugno al tuo compagno di banco perché non ti lascia fare gli esercizi di matematica è un conto, quando cominci a mandare a quel paese i professori la cosa comincia a diventare un problema. E allora filtri su filtri, che da adulto uno mica se lo può più permettere di dire tutto quello che gli passa per la testa.
Il problema è che i filtri ora sono troppi e quando ci vorrebbe una risposta a tono è raro che io riesca a togliere tutti i filtri al momento giusto, e per quanto l'altra persona sia scontrosa e maleducata tutto quello che esce dalla mia bocca è sempre: “ti capisco. Troviamo un compromesso”, mentre nel mio cervello i pensieri diventano sempre più acidi e cattivi.
Tipo l'altra sera. Vittima della mia stupida bontà, vedendo una ragazza da sola in un angolino a giochicchiare col cellulare, ho deciso di andare a parlarle. Poverina, ho pensato, sarà troppo timida per fare amicizia. (In grassetto il dialogo realmente avvenuto).
075: “Ciao!”

Tizia: “Ciao” continuando a giochicchiare col cellulare
Cervello di 075: “Ok tesoro. Le basi della civiltà: se una persona che conosci solo di vista ti viene a parlare, il cellulare lo metti un attimo da parte o, AL MASSIMO, chiedi alla persona di aspettare un attimo che tu sia libera.”
Filtro di 075: …

Tizia, continuando a messaggiare: “Sai, a volte mi chiedo chi me l'abbia fatto fare di venire qui una volta alla settimana, esco stanca da lavoro e poi non ho mai voglia di uscire di nuovo una volta tornata a casa.”
075: “Io esco abbastanza presto da lavoro, quindi faccio in tempo a rilassarmi un po' prima di venire qui.”
Tizia: “Che lavoro fai?”
075: “Lavoro in biblioteca”.
Tizia: “ODDIO! Il sogno della mia vita, quanto ti invidio!! Io amo TUTTI i libri, davvero tutti!”
Cervello di 075: “La mancanza di giudizio critico in genere non è segno di una grande passione, ma tant'è...”
Filtro: “Dai, allora dimmi qual è l'ultimo libro che hai letto?”
Superfiltro: “Lavoro in una biblioteca in cui si conservano libri antichi però, non una normale.”

Tizia: “Ah oddio, allora no. Che schifo. Tienitelo.”
075: “Volentieri. Ma magari rivediamo la tua posizione di amore incondizionato verso tutti i libri, che ne dici? Contando che con libro antico parliamo, se proprio vogliamo stare stretti, di tutti i libri dal IV secolo circa al 1830, diciamo pure che eliminando i libri antichi ti piace davvero una minuscola parte del patrimonio librario esistente. Mettiamo poi -cosa altamente probabile- che tu non sappia che da dopo quella data possiamo parlare di libri moderni, e quindi che per te anche i libri di inizi '900 siano antichi perché -sicuro come l'oro- per te antico è sinonimo di vecchio. Quindi la cosa si riduce ancora. Diciamo che odiando i libri antichi probabilmente dobbiamo togliere anche un sacco di libri di storia e simili. Ecco. Alla luce di tutto questo, come possiamo affermare che ami TUTTI i libri?”
Filtro: “Non lavori in un posto in cui sei a contatto con le persone eh?”
Superfiltro: “Beh, gusti. Comunque mi sembri giovane, puoi ancora lavorare in una biblioteca che possa piacerti se è il tuo sogno, no?”

Tizia: “Ma io ce l'ho già un lavoro!”
075: “E cosa fai?”
Tizia: “Lavoro dal benzinaio!”
075: “Ah. E nessuno ti ha ancora dato fuoco?”
Filtro: “Ma quanti anni hai?”
Tizia: “20!”
075: “Ah, e sei già senza sogni? Bello!”
Filtro: “Capisco perché sei sempre stanca allora.”
Tizia: “Eh, infatti. Tu quanti anni hai invece?”
075: “24”
Tizia: “Cosaaaaaaaaaa??? Ma sai che sembri molto più vecchia???????”
075: “Pure tu. Ma dev'essere perché sei grassa.”
Filtro: “Eh lo so, me lo dicono tutti. Anche se normalmente sono più educati di te e dicono più grande”
Superfiltro: “Lo so.”

Tizia: “No cioè, scusa se insisto, ma è assurdo! Sembri TROPPO più vecchia.”

ENNOEH.
QUESTO NO.

martedì 20 novembre 2012

La gente che guarda male


Ci sono un po' di persone -tipo me- che si lamentano che la gente ha sempre l'aria incazzata. La gente che vedo io sono tipo i pendolari, quindi hanno anche le loro buone ragioni di esserlo, ma non so se succede anche a voi, ma a me capita che la gente guardi male A CASO. Senza motivo. E io puntualmente mi prendo male, del tipo: “ma cos'ho, il trucco sbavato? La zip abbassata? L'insalata fra i denti? Le mutande in testa?”, e se dopo un attento esame nelle vetrine, finestrini delle macchine e occhiali da sole di sconosciuti mi rendo conto di non avere nulla che non va allora mi scoccio e mi chiedo: ma un sorriso 'sti stronzi no?
In genere faccio finta di niente, ma ogni tanto capita di avere le palle girate anche a me* e che mi dia particolarmente fastidio, come la vecchia del palazzo di Vinile. Un giorno esco dal portone e aspetto che Vinile tiri fuori lo scooter, mentre guardo la strada. Una vecchina mi si avvicina, mi squadra: mi giudica per il mio vestito troppo corto, i miei tacchi troppo alti, il mio trucco troppo evidente. Provo a sorriderle. Niente. Lo SENTO che mi sta giudicando, con quel suo sguardo arcigno. E poi sicuramente si sta chiedendo cosa ci faccio davanti al suo portone, che mica sono una sua vicina di casa E LEI LO SA, perché spia sempre tutti dalla sua finestra di casa.
Va bene BELLA, tu mi guardi male eh? IO TI GUARDO PEGGIO.
Continua a squadrarmi mentre con passo lento mi supera e si dirige verso Vinile e gli sorride. Ovvio, a lui sorridono tutti.
Vecchia: “Salve”
Vinile: “Buongiorno signora!”
Vecchia: “è la sua fidanzata quella?”
Vinile: “Sì.”
Vecchina: “Beh, bel colpo: gran bella ragazza. Se la tenga stretta”.

Ok, ok. Forse sono un po' paranoica.


lunedì 7 maggio 2012

Incontri difficili

Il momento del primo incontro con la ex del nostro attuale ragazzo è un evento di cruciale importanza, perché questo fatale confronto determinerà un sacco di cose.
Prima di tutto è la resa dei conti fra loro due, e un punteggio calcolato sulla base della somma della vostra avvenenza, del vostro carisma e della vostra intelligenza e simpatia determinerà il vincitore.
Nella mente della ex infatti si attiveranno due reazioni opposte a seconda di questo valore. Nel caso di un valore alto (ovvero voi siete delle megagnocche) lei si sentirà una merda e capirà di essere stata sostituita da qualcuno che è migliore di lei. Il vostro attuale ragazzo ha vinto, e quindi anche voi. Nel caso di un valore basso penserà che dopo la fine della loro storia lui non abbia saputo procurarsi di meglio, accontentandosi invece di un sacco dell'immondizia parlante (che poi sareste voi). E noi non vogliamo che questo succeda.
Inoltre il modo in cui vi ponete la prima volta determinerà il rapporto che andrà a crearsi fra voi e lei, e qui forse la cosa va calibrata anche meglio. Se l'unico messaggio che volete che passi è: “sono meglio io” allora sapete già cosa fare: calibrate bene la dose di eleganza però, perché non volete mica dare l'impressione che lui vi abbia comprate su un sito di escort russe.
Se invece volete instaurare un rapporto di pacifica convivenza forse è meglio lasciar perdere il tacco 12 -che pur portate con grande abilità- quando lei più delle ballerine non mette. Come disse saggiamente la Q: “se voglio farmela amica devo lasciarla vincere”. Quindi sì, evitate di andare in pigiama perché lei potrebbe non presentarsi con intenzioni pacifiche quanto le vostre e potrebbe fare leva sul vostro abbigliamento per farvi sentire a disagio, ma allo stesso tempo non presentatevi al massimo del vostro splendore, se no l'invidia la porterà ad odiarvi.
Questo per quanto riguarda il look.
Poi c'è l'atteggiamento, e qui c'è da sbizzarrirsi:
Opzione numero 1: la stronza. Entrate nel luogo dell'incontro più fiha che mai. Salutate tutti calorosamente, vi presentate a lei squadrandola e facendole sentire quanto scoppiettate di fiducia in voi stesse grazie alla vostra poderosissima stretta di mano. Dopo di che la ignorate.
Opzione numero 2: la stronza in borghese. Stronza sì, ma in modo più subdolo. Perché il rischio dell'opzione numero 1 è che anche gli altri si accorgano di quanto tu sia stata stronza senza reale motivo e che quindi finiscano per sostenere lei, soprattutto perché voi siete una new entry e magari lei la conoscono da anni. Quindi entrate, salutate tutti calorosamente e vi presentate a lei con un sorrisone, ma nel corso della serata non sprecate occasione per farle pesare quanto siete fantastiche.
Opzione numero 3: l'inglese. Cortesemente distaccate. Le parlate solo perché sarebbe scortese non farlo, ma non ve ne può fregare di meno.
Opzione numero 4: l'esuberante. Salutate tutti con grande affetto, lei compresa. La cosa sicuramente la spiazzerà, ma se siete abbastanza brave potrebbe addirittura arrivare a disarmarla a tal punto da togliersi dalla testa qualsiasi vaga idea di fare l'acida con voi.
Opzione numero 5: la brillante. Limitate i contatti con lei al minimo indispensabile ma siate brillantissime con gli altri, tanto che alla fine potrebbe essere gelosa non solo del fatto che ora state con quello che un tempo era il suo ragazzo -che poi magari non gliene frega più niente- ma potreste riuscire addirittura a renderla gelosa delle attenzioni che gli altri vi dedicano.


Ma tanto alla fine si sa, quanto più sarete perfette tanto più diminuiranno le probabilità di conoscerla, e ci passerete un intero pomeriggio insieme proprio in una di quelle giornate in cui di fare la brillante non avete proprio voglia, proprio quando siete uscite di casa in jeans e maglietta che tanto è solo un pranzo fra amici.

giovedì 1 marzo 2012

QTD

Quando stavo -e in realtà anche dopo- col mio ex, c'erano quattro persone della sua vita che erano il mio incubo. Una di queste era QTD.
QTD aveva già attirato le mie antipatie per il semplice fatto che vedeva il mio ragazzo più di quanto non lo vedessi io. Era la ragazza del suo migliore amico, e loro tre erano inseparabili. Facevano indimenticabili viaggi assieme, passavano le nottate a parlare e io, non so come, ero finita per essere quella fastidiosa presenza che interrompeva il loro idillio per sapere che fine avesse fatto il mio ragazzo. QTD, dopo una sola settimana di frequentazione con il migliore amico del mio ex, aveva già piantato le tende: non solo gli aveva già arredato casa, ma si era già anche trasferita da lui.
No ma...non mi sa di disperato neanche un po'.
QTD, pur senza avermi mai vista, faceva di tutto per escludermi da qualsiasi tipo di uscita, per motivi che francamente non ho mai capito.
In tutto ciò, quando per caso io e Mr. J (il mio ex, appunto) l'abbiamo incontrata al cinema e ci siamo fermati un po' fuori a parlare, la cara ragazza manco si è sforzata di essere gentile per fare un favore a lui, che tecnicamente era un suo caro amico. No.
Anzi, mi squadra continuamente con aria quasi disgustata e fa di tutto per mettermi a disagio.
Ah, nel caso non si fosse capito QTD sta per Quella Troia Di. E contrariamente a quanto si possa pensare il soprannome non è una mia idea, ma del mio ex. Essì, perché nonostante questa grandissima amicizia, nel momento in cui lei ha lasciato l'amico, il mio ex si riferiva a lei inserendo le tre paroline magiche davanti al suo nome ogni volte che ne parlava. Salvo poi accusarmi di aver ostacolato la loro splendida amicizia.
Quando con ostacolare si intende dimostrare della più che giustificata gelosia nei suoi confronti.
Fatto sta che QTD mi ha reso la vita particolarmente difficile per parecchio tempo, anche se a distanza. Tanto che sono arrivata ad esserne ossessionata: me la sognavo di notte mentre mi derideva abbracciando il mio ex. Con tutti i problemi di autostima che stare con Mr. J aveva comportato il suo sguardo disgustato mi perseguitava, e il fatto che quella sera al cinema suo cugino mi stesse palesemente spogliando con gli occhi non mi aveva aiutata a lasciare perdere.

Quello che mi dava più fastidio in assoluto era che QTD era una persona di quelle che fanno le super simpatiche e che poi ci mettono 30 secondi a dimenticarsi di te. Cosa che infatti poi è successa, perché nonostante questa grande amicizia urlata ai 4 venti, la cara fanciulla ci ha messo ben poco a dimenticarsi di Mr. J.

Ieri, a sorpresa, l'ho incontrata in università. Ci siamo incrociate, guardate negli occhi, e abbiamo proseguito senza salutarci. Non sono riuscita a capire se mi ha riconosciuta o meno.
Mi sono fermata un attimo a pensare: se non mi ha riconosciuta è un bello smacco. Mi sono sognata di notte il suo maledetto sguardo disgustato, e lei neanche si ricorda di me. Come quando si schiaccia una formica.
Ma poi ho pensato che io le formiche non le schiaccio apposta, che solo una persona frustrata lo fa, per sfogarsi. Lei è una di quelle persone che mi fa venire in mente quella frase di Gaber:
“Infatti non è mica normale che un comune mortale, per le cazzate tipo compassione e fame in India, c'ha tanto amore di riserva che neanche se lo sogna. Che viene da dire: ma dopo come fa ad essere così carogna?”
Essì. Perché poco importa che lei se ne vada in giro ad abbracciare gente, a fare la grande amica; poco importa se va a manifestare contro le ingiustizie del mondo. Se ti accanisci su una persona che sai essere in un momento difficile, c'è poco da fare: sei una maledetta carogna.

E su questo pensiero mi son concessa un'alzata di spalle, ho sorriso e mi sono accesa una sigaretta.
Baciami la sacra pantofola, QTD.

mercoledì 1 febbraio 2012

Sarà mica che...

Ok, ok, l'ammetto: un bel fanciullo che qualcosa riesce a smuovere c'è, solo che la mia bassa autostima non me l'ha fatto realmente prendere in considerazione fino a poco tempo fa.
La faccenda è assurda e piena di coincidenze, dunque degna di essere raccontata: due settimane dopo la mia laurea sono stata invitata a bere qualcosa da un paio di amici, ritrovandomi a festeggiare con loro due, Claire e tre sconosciuti.
Uno dei tre sconosciuti finisce per attirare la mia attenzione, anche se ammetto, un po' superficialmente: il ragazzo infatti, come direbbe la zia di Mater, l'è proprio un bel fieu. Le poche informazioni che riesco a raccattare durante la serata mi suggeriscono che potrebbe pure essere un fanciullo interessante.
Mentre fuori mi mostro interessata ai discorsi dei miei amici, dentro mi sfrego le manine mentre mi preparo a fare l'ammiccante col fanciullo, proprio come mi è stato consigliato di fare da amici vari (invece di stordire il malcapitato di turno con la mia valanga di stranezze). Purtroppo prima che le mie ammiccanterìe possano raggiungerlo, lui abbandona la serata, lasciandosi alle spalle solo lo sfarfallare delle mie ciglia e un nome. E visto che l'universo continua ad amarmi (grazie universo!) il suo è probabilmente il nome più usato per i pargoletti nati in Italia negli anni '80, il che mi facilita la ricerca quanto me l'avrebbe facilitata cercare un John in Inghilterra.
Ma abbiamo degli amici in comune, no? No. Dopo qualche uscita nella speranza di rincontrarlo scopro che è un amico di un amico dei miei amici. Tanti auguri a incontrarlo di nuovo.
Getto la spugna: vorrò mica continuare a correre dietro a fascinosi sconosciuti incontrati alle feste, no?
Decido di tenere i piedi ben saldi al terreno e mi ritrovo ad uscire con il bravoragazzo dei post precedenti. Il giorno dopo la prima uscita vado al cinema con la mia amica BraccioDestro e chi mi ritrovo seduto a fianco in sala? Sì, proprio lui. Il ragazzo con il nome super comune, personaggio che per ragioni di privacy chiamerò Vinile.
Oh ma che coincidenza, come va, come non va e finisce che Vinile si dimostra anche particolarmente amichevole nei miei confronti.
Beh, ma figuriamoci se posso interessargli, sarà una persona particolarmente espansiva.
Dopo qualche giorno mi arriva la richiesta di amicizia su facebook.
Sarà uno di quelli che aggiunge un po' tutti.
E continuo ad ignorare.

Un giorno devo andare in università per consegnare dei documenti e incontrare un'amica che non vedo da un po'. Sono in anticipo per prendere il treno, così controllo la mail prima di uscire (cosa che non faccio MAI) e cosa trovo? Vinile mi ha lasciato il numero di telefono, dicendomi che è a Milano e che se voglio pranzare con lui mi basta scrivergli un messaggio.
Ma io mica posso dare buca all'amica poche ore prima, maledizione!
Passano 10 minuti e mi arriva un messaggio dall'amica che mi comunica che non sarà in università prima delle 14:00, quindi di mangiare pure senza di lei. Alè!
Il pranzo con Vinile dura dalle 13:00 alle 18:00 (non abbiamo mangiato per tutto il tempo eh!) perché per motivi sconosciuti la mia amica continua a non arrivare.
Al momento del caffè faccio per andare in bagno, e ritrovandomi da sola davanti allo specchio mi rendo conto di aver parlato tantissimo, dimenticandomi di tutti i consigli che mi erano stati dati (“075, santo cielo, alla tua età dovresti saperlo che agli uomini piace essere ascoltati!”). Peggio: mi rendo conto di aver parlato dell'ultimo videogioco di Batman a un ragazzo che mi piace.
Complimenti 075, tu sì che ci sai fare con gli uomini. Quanta sensualità.
Ormai ho gettato via la mia unica possibilità.

Nonostante la mia totale mancanza di fascino in queste situazioni, mi arriva un invito a cena.
...e poi un invito per un film.
...e poi per bere qualcosa.
...e poi per un altro pranzo.

Sta' a vedere che forse...

martedì 10 gennaio 2012

Prince Charming?

“What a strong personality! I like to have sex with people with strong personalities”. Eddie Izzard

Come il buon Eddie Izzard racconta (cliccare per ammirare il suo genio) anche io ho un certo debole per le strong personalities. Quindi uomini arroganti, sicuri di sé, carismatici e un po' prepotenti: le teste di cazzo insomma. Mi pare che fra di loro amino chiamarsi maschi alpha, ma tant'è.
Altre due caratteristiche che facilmente fanno colpo sulla povera 075 sono la determinazione e il senso dell'umorismo, e queste almeno sono innocue. Anche se mi dicono che la prima potrebbe portare allo stalking.
Ma al di là di quello che uno vuole e non vuole alla fine quelli che ci piacciono sono quelli che, in qualche modo, ci colpiscono. Quelli che hanno quel non so che che fa sentire le farfalle nello stomaco a te, ma magari non alla tua amica. Chimica, pezzi del puzzle che si incastrano e chi più ne ha più ne metta, ma insomma quella cosa lì che ci smuove.

Questi gli antefatti.

Ora mettiamo caso che ci sia un ragazzo che da un po' manifesta interesse per 075, ma 075, pur apprezzandolo, si rende conto che quella cosa lì manca. E se manca quella manca tutto, quindi perché illuderlo? In più 075 ultimamente è presa particolarmente bene: esce un sacco, conosce gente nuova, ha ricominciato a suonare il pianoforte e a leggere come un tempo, si sente particolarmente piena di voglia di fare; quindi perché lasciare che un uomo la freni, come al solito?
Ma il ragazzo non si dà per vinto. Ma non in modo fastidioso, oh no. Semplicemente mi fa presente che non ha intenzione di rinunciare tanto facilmente.
Determinazione, c'è.
E mettiamo che per una serie di fatti il ragazzo riesca a strappare a 075 un'uscita a due, un'uscita che si rivela inaspettatamente molto bella e soprattutto molto divertente.
Senso dell'umorismo, c'è.
Ma la serata non è soltanto divertente ma saltano fuori anche discussioni varie, in cui il ragazzo dimostra di non aver paura di dire la proprio opinione, anche se opposta a quella di 075.
Personalità forte, c'è.
Enno eh.
Si vedono altre volte e fra una cosa e l'altra 075 scopre anche che il ragazzo bacia anche particolarmente bene.
Merda.
Che ha un sacco di interessi.
Che ha un sacco di voglia di fare.
Che non è appiccicoso.
Che ha sempre la risposta giusta.
Insomma, che fa un sacco di cose apprezzabili. Anzi, meglio: che lui stesso è un sacco apprezzabile.
Ma razionalmente apprezzabile, perché quella cosa lì continua a non esserci.

E ora...che faccio?

mercoledì 21 settembre 2011

L'incoerenza maschile.


Come ben si sa quando si parla di “sesso debole” si parla delle donne: le donne sono incoerenti, le donne non sanno mai cosa vogliono, le donne dicono una cosa e poi ne vogliono un’altra.



Ho sempre avuto soprattutto amici maschi o ragazze assolutamente atipiche, e quindi sono sempre stata in parte d’accordo con tutto questo.



Ma parliamone: io comincio a pensare che le donne siano incoerenti non per natura, ma per stare dietro agli uomini, perché con loro non si sa mai come comportarsi.



 



Cari maschietti, avete presente quando una donna vi dice: “va bene”, ma in realtà non è assolutamente d’accordo? Non è che sia pazza, è che sa che se vi dice di no, è automaticamente una rompipalle. E quindi vi lascia fare quello che volete, solo che poi magari non è in grado di nascondere completamente il fatto che un po’ di fastidio le dà: ed ecco che la fanciulla in questione “dice una cosa ma ne vuole un’altra”.



È che gli uomini le rompipalle non piacciono. O almeno così dicono, perché c’è sempre un certo scarto fra quello che gli uomini dicono di amare e quello che poi in realtà li tiene realmente legati ad una donna.



Come ad esempio le eating-salad bitches. Il termine deriva da uno spettacolo di Eddie Murphy. E non l’Eddie Murphy che conosciamo dai film, l’Eddie Murphy degli anni ’80, quello meno conosciuto, misogino, sessista e pure un po’ razzista. Lui le chiama eating-salad bitches (letteralmente le troie mangia-insalata). Sono quelle donne attentissime alla linea, che quando le porti fuori a cena ordinano l’insalatina. Tu le porti in un ristorante della madonna, magari ci spendi anche un sacco di soldi e questa neanche ti dà la soddisfazione di mangiare qualcosa di serio.



E posso capire la frustrazione, come posso capire quel pezzo poetico da morire de “Il mondo dopo la fine del mondo” in cui il protagonista sostiene di non poter amare una donna se non la vede prima mangiare una bruschetta. Perché una donna che non mangia una bruschetta per paura di sporcarsi d’olio non è una donna d’amare.



Capisco tutto.



Ma poi ci vogliono magre.



E insomma, abbuffarsi con gusto ed avere un fisico perfetto non sono due cose che vanno troppo d’accordo. A parte in caso di metabolismi particolarmente fortunati, ovvio.



 



Il mio problema però non è tanto la questione del cibo quanto la questione del carattere.



Essì, perché ormai non conto più le volte in cui mi son sentita dire da svariati amici maschi frasi del calibro: “Sei la donna che rispetto di più” “Sei una delle ragazze più intelligenti che io conosca” “Ma allora ci sono anche donne intelligenti!” “Tu sì che hai le palle” “Tu sì che ti meriti l'appellativo di Bro” “Ah, se solo non fossi fidanzato...” e così via.



E magari può anche capitare che una sera fuori, dopo aver fatto valere le tue idee in mezzo ad un gruppo di ragazzi, uno di loro rimanga affascinato dalla cosa e si avvicini a te dicendo: “quanto amo le ragazze decise”.



Poi però ti guardi intorno e noti una cosa: le ragazze dei tuoi amici (gli stessi che ti hanno ricoperto dei complimenti di cui sopra) non sono esattamente come dovrebbero. C'è un'incongruenza. Perché sì, loro apprezzano i caratteri particolarmente decisi, li rispettano.



Ma in un'amica.



Stare assieme a qualcuno con un carattere del genere è un altro discorso.



E così magari ti rendi conto anche che il ragazzo che ti ha detto di amare le ragazze decise, in realtà non ama molto che le ragazze siano decise con lui. E magari anche lui si è reso conto che una ragazza che non si fa mettere i piedi in testa non è poi così facile da gestire, rifiutando quindi qualsiasi tipo di comunicazione seria.



Fortunatamente non tutti sono così, ma purtroppo la maggior parte sì.



E la cosa assurda è che quando ero più piccola, molto più facile da gestire e molto più debole (per quanto più rompipalle) avevo molto più successo. I ragazzi si affezionavano come niente e continuavano a rimanermi accanto.



Quindi la domanda mi sorge spontanea: ma gli uomini cercano qualcuno meritevole del loro rispetto o qualcuno di fragile, che da un lato possono proteggere e dall'altro possono rigirarsi come gli pare?

sabato 20 agosto 2011

Grazie universo!

Oggi io e Claire, compagna di mille avventure, avevamo deciso di andare a trovare un amico a Piacenza con lo scopo di ammazzarci di gnocco fritto, bere un sacco di vino, vedere la bella città e goderci un po’ di sana campagna; ma soprattutto per la questione dello gnocco fritto e del vino.
La macchina del padre di Claire è finita dal meccanico qualche giorno fa, quindi era inevitabile usare Il Bolide™. Non ricordo se ho già parlato di lei, ma Il Bolide™ è la macchina di Mater. Nonché la macchina di Cosoh quando a Mater non serve. Nonché la mia macchina quando a Cosoh e Mater non serve.
Cioè mai.
Io e Il Bolide™ poi non abbiamo cominciato col piede giusto, fra la mia avversione per le nuove invenzioni -tipo la ruota- e i tempi un po’ troppo lunghi che ho impiegato per prendere la patente.
Stufa di non essere in grado di guidare tranquillamente quelle due volte all’anno in cui nessuno la usa, ho deciso di lanciarmi quanto possibile giusto per farci amicizia.
E stava funzionando: a fine luglio l’avevamo portata (io, la Q e un’altra mica) fino a Borgotaro e oggi sarebbe stata la giornata di Piacenza, con la differenza che questa volta –contrariamente alla volta di Borgotaro- avrei guidato per tutto il tempo io.
La giornata va benissimo, saliamo sul bolide per tornare a casa quando mettendo in moto noto qualcosa di strano: una di quelle lucine che non dovrebbero accendersi si accende. Dopo qualche metro si spegne, a volte lo fa, il libretto ci dice che se si spegne dopo poco non è nulla, quindi continuiamo beate.
In autostrada si riaccende e questa volta rimane lì: “Claire, questa luce non mi fa sentire troppo tranquilla, accostiamo per capire cosa c’è che non va?”. Neanche il tempo di dirlo che la macchina comincia a rallentare di sua spontanea volontà.
Purtroppo l’autostrada non è il posto migliore per fermarsi all’improvviso: a fatica riesco a portarla nella corsia di emergenza, dove comincia ad uscire una quantità di fumo tale dal cofano che mi fa pensare che forse dovrei buttarmi giù dall’auto in corsa e correre via a rallentatore.
Panico. Come potrebbe prendere Mater il fatto che una volta che prendo la macchina per poco non la faccio esplodere? La chiamo: “Mater? Ehm, ecco, come dire: la macchina è partita.”
“COSA????????”
Aspettiamo che si raffreddi prima di aprire il cofano; mentre siamo lì ad aspettare arrivano due ausiliari della viabilità che ridendo ci chiedono cos’abbiamo combinato; raccontiamo la faccenda, ci dicono di togliere il freno a mano e non uscire dalla macchina: uno di loro spinge la macchina a mano per un bel tratto di strada con una temperatura di 35 gradi centigradi per portarla nell’area apposita. Apperò.
Ci dicono di aspettare che si raffreddi e controllare olio e acqua per poi decidere cosa fare. Mentre ci parlano dietro di loro passa un carroattrezzi che chiede se abbiamo bisogno: lo mandano via e dopo poco ci abbandonano anche loro.
Aspettiamo che la macchina si raffreddi, scendiamo e cominciamo a smanettare con cose a me sconosciute: visto quanto può essere problematica per me una macchina potete immaginarvi che effetto possa farmi un motore.
Ora ho bisogno che vi immaginiate la scena: siamo due ragazze di 23 anni, io con un vestitino a fiori e i boccoli al vento, Claire indossa una minigonna e una camicetta che urla: “guardatemi le tette”. Siamo al bordo di un’autostrada mentre smanettiamo con il motore di un’auto che non sembra volerne sapere di riprendersi.
Siamo sudate e sporche di grasso.
Dai, era solo questione di tempo.
Si ferma una macchina con targa svizzera. Certo, probabilmente il signore che ci viene incontro con aria preoccupata sarebbe più adatto alla manutenzione di una mucca piuttosto che di una macchina (oh, come adoro gli stereotipi!), ma almeno ci vuole aiutare, no?
“Scusate, da che parte per la Svizzera?”
…
 
Dicevo: siamo due belle fanciulle in difficoltà. È solo questione di tempo, vero?
Luci blu, una macchina della polizia accosta, i due ragazzi a bordo con aria divertita ci chiedono cos’abbiamo combinato.
Io comincio a leggere un po’ di maschilismo nella frase: “cos’avete combinato?” detta a due ragazze con una macchina in panne.
Gli spieghiamo com’è andata, controllano: l’olio c’è. È poco, ma non abbastanza da dare questi problemi. L’acqua no, avevo già aggiunto tutta l’acqua che avevamo disponibile, ma non era bastata; aggiungono anche loro tutta quella che hanno. Dopo 5 minuti riguardiamo: vuoto.
Direi che abbiamo trovato il problema.
Chiamano il carro attrezzi per noi mentre aspettiamo che il padre di Claire ci venga a recuperare. I due poliziotti aspettano con noi perché “questa non è una bella zona”.
 
Il padre di Claire arriva.
Il padre di Claire quando era più giovane assomigliava a Robert De Niro.
Ora immaginate di aver rotto le palle ad un Robert De Niro invecchiato che ha lavorato tutto il giorno e che probabilmente di venire a recuperarci in autostrada alle 10 di sera non ce ne aveva per le palle. Ecco.
Scende dalla macchina, mi si avvicina, comincia a ridere: “Allora 075, finalmente dopo tanti tentativi sei riuscita a distruggere Il Bolide™?”
A quanto pare la mia incapacità con le 4 ruote è diventata proverbiale.
I poliziotti tolgono il disturbo, aspettiamo il carro attrezzi.
075: “Beh, son stati tutti gentilissimi in fondo”
Padre di Claire: “Eh, chissà come mai. È facile essere gentili con due ragazze vestite così eh.”
Ah, giusto. In effetti mi sembrava un po’ troppo gentile la proposta del: “se volete vi portiamo a casa noi, anche se siete ad un’ora e passa da qui”.
Arriva il carro attrezzi: “ma tu sei la stessa che era qui alle 7?”
“Ehmm…sì.”
“Gli ausiliari mi hanno mandato via dicendo che non ti serviva un carro attrezzi. Son dovuto tornare indietro che ero appena arrivato a casa”.
Percepisco dell’odio nell’aria. Sorrido imbarazzata.
 
Beh fatto sta che siamo partite da Piacenza alle 7 e sono arrivata a casa a mezzanotte.
 

E ora teniamo le dita incrociate per Il Bolide™. Proprio ora che avevo cominciato a farci amicizia!

mercoledì 3 agosto 2011

Alcool.

Guardate un attimo qui.

Questo per introdurre il topic di quest’oggi: l’alcool.

Come il Todd ci insegna l’alcool è sempre stato usato per abbassare gli standard e rendere più disponibili e disinibiti. E così la pensavo anche io fino a qualche tempo fa, almeno fino a quando l’alcool non ha cominciato a mettersi fra me e gli uomini.
Con questo non intendo dire che sono diventata un’alcolista.
Mi spiego: mettiamo che io sia andata ad una festa, e che a questa festa io abbia conosciuto un ragazzo; che dopo un po’ questo ragazzo abbia cominciato a provarci e che io gli abbia anche dato segno di starci. Fin qui tutto alla grande direi, finché il ragazzo in questione non sparisce. Al che, visto che la serata sta finendo faccio per andarmene, quando all’improvviso mi sento afferrata per le spalle proprio da lui che, con aria confusa, fa per dirmi qualcosa.
075: “Dimmi.”
“No, niente. Sono troppo ubriaco per questo.”
…e se ne va dandomi una pacchetta sulla spalla.
Mettiamo che il giorno dopo mi arrivi voce che il ragazzo di cui sopra abbia passato tutto il viaggio del ritorno verso casa a rompere le palle agli amici con discorsi da ubriaco del calibro: “Voi non capite, io ho trovato la donna della mia vita…e vi ucciderò tutti!”
Beh, contattiamolo no?
Ed è proprio qui che subentra il problema alcool: il fanciullo era troppo ubriaco per ricordarsi di me.
Inutile insistere, ci si penserà quando e se mi capiterà di rincontrarlo.
 
L’ho rincontrato sabato, dove dopo l’iniziale e sobrio saluto accompagnato da quattro brevi chiacchiere si è allontanato dicendo che sarebbe tornato in un paio d’ore.
Lo rincontro dopo quasi 4 ore, ubriaco; sembra non riconoscermi e si distrae di continuo mentre cerco di parlargli. Alla terza volta e al quinto cocktail (mio, probabilmente lui era al decimo) impazzisco e vado e recuperarlo per dirgli che così non si fa.
075: “Ciao”
“Ciao!”
075: “Ma almeno hai capito chi sono?”
“…eh, più o meno.”
075: “Come più o meno? C’hai provato un’intera sera e neanche ti ricordi di me?”
“Ma non ci ho provato…sarà stata una tua impressione.”
075: “Sarà stata un’impressione di tutti i miei amici e di tutti i tuoi amici messi assieme allora, non solo mia…”
“Oddio, non lo so…mi spiace, non ricordo proprio.”
075: “Eh…”
“Non so cosa dirti, davvero. Non legartela al dito.”
075: “Non me la sto legando al dito e non son venuta qui per metterti in imbarazzo…”
Non faccio in tempo a finire la frase che lui mi interrompe dicendo:
“Scusa un secondo…”
E va a dividere due tizi che hanno cominciato a far rissa per strada. Dopo aver salvato la situazione prende e se ne va senza neanche guardarsi attorno per vedere che fine avevo fatto, e invece di lasciar perdere come una persona non ubriaca avrebbe fatto, lo raggiungo.
075: “Ma almeno non lasciarmi da sola in mezzo ad una città che non conosco…”
Tempo tre passi e si distrae di nuovo per salutare degli amici, ci rinuncio e me ne vado.
 
Maledetto alcool che influisce sulla memoria (sua) e sulla dignità (mia).

martedì 12 luglio 2011

Bello il Duomo eh!

Avete presente quando pensate di rispondere normalmente, siete anche soddisfatti della vostra risposta ma poi vi rendete conto che effettivamente non è propriamente normale?
Mi spiego. Prima di tutto ricordandovi che io sono quella di questo post.

E poi raccontandovi questo:


Stavo andando in università, passeggiando amorevolmente sotto il Duomo. Mentre sciabatto per le strade di Milano come la peggiore tipa da spiaggia vengo fermata da tre turisti stranieri, i quali mi chiedono:
“Scusa, tu sapere di quando è Duomo?”
075: “È stato iniziato nel 1386, ma in realtà le costruzioni sono andate avanti per cinque secoli!”
“…”
075: “Non hai capito?”
“Ho capito, ma non me l’aspettavo così. Grazie, ciao!”
 
Faccio per allontanarmi quando il terzo di loro mi dice:
“Scusa, è rimasto qualcosa su tuo seno…”
075: “…”
"I miei occhi!"
Esprimo la mia perplessità andandomene indignata.

Voglio dire, mi guardi la scollatura quando davanti a te c’è il Duomo? Sono lusingata, ma fra noi non potrà mai funzionare amico!

 

venerdì 22 aprile 2011

La teoria della mancanza di memoria.


Negli ultimi tempi, con somma tristezza, mi sono resa conto che la gente non si ricorda di me.
Mi succede sempre più spesso che la gente mi si presenti più volte, andando da un minimo di due ad un massimo di quattro/cinque, il che sinceramente comincia ad essere davvero fastidioso, soprattutto per me che mi ricordo sempre di tutti e che mi ripresento solo perché non ricordo se quella persona l’ho conosciuta realmente o se semplicemente l’ho beccata un paio di volte sui mezzi.
Ok, io sono un caso particolare, ma quando tutti ti si ripresentano diverse volte significa che evidentemente sei un po’ insignificante.

All’inizio la cosa era un po’ deprimente, ma poi mi sono resa conto che a non ricordarsi di me sono soltanto gli uomini. E vista la fatica che faccio a farmi guardare in faccia quando sono un minimo scollata, direi che probabilmente il motivo è che si concentrano sulle tette e si dimenticano il viso.

Quindi la mia teoria è che la probabilità che si ricordino del tuo viso è inversamente proporzionale alla dimensione delle tue tette.

Che poi ok, effettivamente è una rottura, ma a pensarci bene il fatto che la gente non si ricordi di te (tranne i pazzi che ti perseguitano, ovviamente) può essere un vantaggio.
Potrei fare la serial killer.
Mi immagino già i testimoni oculari: “Sì, era una donna, ma non ricordo altro.” “Ma l’ha vista?” “Sì, ho dei vaghi ricordi, ma niente. Mi spiace agente.”

Ora, se non vi dispiace, vado ad arruolarmi come Man In Black.

venerdì 8 aprile 2011

J. L. B.

Normalmente non lo faccio, ma questa volta è diverso. Vorrei parlare di un libro che ho letto, ovvero L’Aleph di Borges. Si è trattato di un incontro casuale: sono salita in mansarda, dove abbiamo la libreria, a cercare un libro da leggere e lì l’ho visto. Un libricino piuttosto piccolo, bianco, che non sapevo di avere (e infatti non era nostro).
Una raccolta di racconti, un tipo di lettura che solitamente non amo, ma mi era rimasto in mente una cosa che mi era stata detta tempo fa da un’amica: “Il racconto che hai scritto mi ricorda Borges”, e così ho voluto provare.
Come ogni volta che leggo un libro composto da racconti la storia è stata la stessa: ce ne sono alcuni semplicemente meravigliosi e ce ne sono altri che dicono ben poco, ma chiuso il libro di Borges ho sentito qualcosa di diverso in me -splendidamente, è la stessa sensazione che prova il protagonista alla fine del racconto che dà il nome al libro-  e la cosa non mi capitava da un sacco di tempo.
Avrei voluto copiarvi dei pezzi, ma purtroppo il libro è tornato alla sua legittima proprietaria e quindi posso rendervi partecipe dell’unica parte che ho avuto la prontezza di copiare mentre stavo leggendo.


 
“Avevo compreso da tempo che non c’è cosa al mondo che non sia germe di un Inferno possibile; un volto, una parola, una bussola, una pubblicità di sigarette, potrebbero render pazza una persona, se questa non riuscisse a dimenticarli.”



 

giovedì 17 marzo 2011

Resoconti carnevaleschi e crisi mistiche

Sono appena uscita -si spera definitivamente- da una crisi mistica.
 
Sabato ho deciso di festeggiare il Carnevale, per la prima volta da quando sono cresciuta, in modo da svagarmi un po’. Stradivertente, se non fosse per il fatto che al primo –e ultimo- drink ero già fuori, essendomi dimenticata di essere a stomaco vuoto. E ovviamente, mentre barcollo da una parte all’altra del locale cercando di capire perché diavolo un solo cocktail mi stesse facendo quell’effetto, incontro il mio ex. Ovvero l’ultima persona al mondo che avrei voluto incontrare in quel momento (dopo i miei genitori, vista l’allora inspiegabile ubriachezza), e da lì è stata crisi.
Non tanto durante la serata (lui si è comportato bene), ma dopo.
Certo, mi sono un po’ sentita insultata dai commenti successivi del tipo:

“Ti sono stato vicino perché ero preoccupato per te, viste le tue condizioni”

Chiedo scusa, ma ero soltanto un po’ ubriaca, cosa vuoi che mi succeda? Mi girava un po’ la testa, ok, ma il massimo che posso fare in quelle condizioni è parlare con uno sconosciuto di pneumatici.

“Quando ti ho vista arrivare così brilla, ho pensato subito al peggio”

Ovvero la scena nella sua testa probabilmente è stata: 075 si ubriaca bevendosi 6 caraffe di vodka alla goccia, si limona pirati, gangster, infermiere, Capitan Findus, Wolverine e un ufficiale della marina. Dopo di che si imbosca nel bagno degli uomini con la Banda Bassotti al completo e poi si avvia barcollante verso la saletta fumatori, dove al suono di “Smoke on the water” si farà i Kiss.
La verità è che è andata così: 075 si ubriaca con un Long Island perché, per motivi tuttora oscuri, si era dimenticata di essere a stomaco vuoto. Lei e Claire, compagna di mille avventure, si spostano da una sala all’altra. 075 leggermente barcollante si regge all’amica mentre l’accompagna alla saletta fumatori parlandole di pneumatici.
Insomma, stessa cosa no? È sempre bello quando una persona con cui hai passato 4 anni della tua vita ha capito tutto di te.
 
Fatto sta che sono stati giorni pessimi, che spero di aver superato definitivamente.
Ci tengo comunque a ringraziare tanto quelle poche persone che in questi giorni sono state carine con me.
Ringrazio un po’ meno tutti quelli che mi hanno chiesto quando ho intenzione di farmela passare.
Un ringraziamento sottovoce anche al mio ex, che ieri è stato al telefono con me per tre ore, nel tentativo di farmi passare la rabbia che tutti i suoi errori mi hanno messo addosso.

domenica 22 agosto 2010

Incontri particolari.


Oggi un amico mi ha fatto notare che io incontro sempre gente assurda, quindi mi è venuto in mente di farci su un post.
Non so il perché ma ho sempre fatto le conoscenze più assurde sui treni. Se dovessi elencare tutti quelli degni di nota in un solo post nessuno riuscirebbe ad arrivare vivo alla fine, motivo per cui vi narrerò del mio incontro con un certo Andrea.
 
Stavo andando a Milano per fare un giro in centro con un amico.
Come al solito il treno era in ritardo (sì Ferrovie Nord, era una frecciatina acida). Fra le varie espressioni scazzate diffuse fra i vari pendolari (perché, ricordiamo, le FN sono in ritardo spesso e volentieri) ne scorsi due diverse. Come posso dire…ammiccanti nei miei confronti. Ok, diciamo che avevano quell’aria che soltanto una persona che non vede una donna da anni potrebbe avere.
Arrivati ad una fermata imprecisata prima di Milano i due scendono dal treno, ma (ovviamente) non prima di avermi fatto l’occhiolino e mandato un bacio.
Fin qui tutto normale, e qualsiasi ragazza che non sia un cesso apocalittico può confermare.
La cosa inquietante è al ritorno.
Prendo il treno verso casa e mi rendo conto che il più giovane dei due è sul mio stesso treno.
Come Mater mi ha insegnato faccio finta di niente, scendo dal treno e mi avvio con le cuffie ben saldate alle orecchie.
Ferma ad un semaforo sento qualcuno che mi picchietta sulla spalla, mi giro (è lui, ovviamente), tolgo e le cuffie e gli chiedo cosa vuole.
Sconosciuto: “Come ti chiami?”
075: “Che te ne fai del mio nome?”

Sconosciuto: “Eddai, che ti costa?”
075: “Mi chiamo 075.”
Lo sconosciuto fa un sorrisone: “Non è un nome italiano.”
075: “No, non lo è.”
Sconosciuto: “Neanche io sono italiano!”
075: “Ma io sì, soltanto il mio nome è straniero…e ok, potrei anche avere qualche lontana origine straniera, ma io sono italiana.”
Sconosciuto: “No no no, tu non capisci! Io sono ucraino! Abbiamo preso due volte lo stesso treno, nessuno di noi due è italiano…è destino! Devi darmi il tuo numero di telefono!!!”
 
C’è da dire che almeno è stato fantasioso.
 

domenica 1 agosto 2010

Una delle serate più deprimenti di sempre.

Prologo.
Ieri Mater, che come avrete ormai intuito è la mater più paziente di sempre, mi ha scorazzata in giro per la Brianza in cerca del cellulare fantasma (ma questa è un’altra storia), motivo per cui mi sento debitrice nei suoi confronti.
 

I fatti.
Ieri non avevo niente da fare.
Mater mi ha lanciato la proposta: “Senti, ci sarebbe questa festa a Lazzate molto carina, con un sacco di bancarelle…ti va di accompagnarmi?”
075: “Mah, si potrebbe anche fare.”
Non l’avessi mai detto.
Era contentissima, ha organizzato tutto, HA CHIAMATO GLI AMICI.

Così, quando ho accennato al fatto che me ne sarei rimasta a casa a far nulla, Mater ha sfoderato i suoi occhioni tristi e ha cominciato a dire cose del tipo: “Ma come…ho chiamato e ho detto che saresti venuta anche tu…erano tutti contenti…ho detto che saresti venuta con la macchina fotografica…che ci avresti fatto le foto…la festa è davvero carina…ma cosa ci fai a casa da sola il sabato sera a deprimerti?”
Ovviamente mi sono sentita mortalmente in colpa e mi sono costretta ad andare, nella speranza ci fosse almeno qualche bancarella di polverosità (vedi antiquariato) in cui rifugiarmi.
Niente di niente.
La meravigliosa festa di Lazzate, cittadina che, ricordiamo, ti dà un benvenuto tipicamente brianzolo, con quel cartello che recita: “LAZZATE – COMUNE DELLA PADANIA”, e con quelle vie della serie: “VIA LEGA LOMBARDA”.
Quattro bancarelle, un castello gonfiabile, tre pittori e qualcosa come 500 persone. Cosa che mi fa pensare che i lazzatesi probabilmente non conducono una vita particolarmente elettrizzante.
Come se non bastasse, a deprimermi ancora di più, mentre ero in macchina mi manda un messaggio la mia amica C., la quale mi dice che sta uscendo per fare cose mirabolanti e veramente gggiovani, e se voglio unirmi. Ma gli occhioni tristi di Mater mi si erano stampati in testa, quindi ho dovuto rifiutare la proposta molto più allettante.
Riuscite a percepire la tristezza suprema o devo sottolineare il fatto che ho 22 anni, era sabato sera, ed ero ad un buco di festa di una cittadina leghista della Brianza con mia madre?
Dopo qualche ora di strazio Mater decide di salvarmi e portarmi a casa. Salita in macchina ricevo una chiamata di C. che, ridendo come un’idiota, mi racconta che lei e le fanciulle con cui era uscita sono finite per sbaglio ad una festa di matrimonio dove la sposa ballava i Green Day e il testimone se ne andava in giro ubriaco con una cravatta legata in testa. Giusto per peggiorare la situazione.
 

Per quanto Mater sia ggiovane dentro (spesso più di me) forse devo trovarmi qualcuno con cui uscire.

(Non che C. non vada bene, ma mi ha avvertita che ero già in macchina).

martedì 13 luglio 2010

La giornata dell'incompetenza.

Oggi è stata la giornata dell’incompetenza.
 
Partiamo dal mio medico:
Due mesi fa mi prescrive la pillola per problemi di irregolarità al ciclo e opta per una pesantissima che rimedia ai problemi di acne (che non ho!). Nel giro di due settimane, dopo averla cominciata a prendere, comincio ad averne.
Al che decido di andare a farle notare che qualcosa non va.
E lei risponde con una faccia perplessa: “non mi è mai successo…facciamo una visita dal dermatologo?”
…
Allora.
Mettiamo anche che io voglia perdere tempo e andare a fare una visita dal dermatologo.
Vado lì e gli dico: “Buongiorno dottore, ho cominciato ad avere dei problemi alla pelle nel momento in cui il mio medico mi ha fatto prendere questo.”
Non ci vuole un genio per sapere quale può essere la soluzione al problema.
Se ho un disturbo il lavoro del medico è capire da cosa questo è causato. Si trova la causa, si elimina la causa e si ricomincia a stare bene.
Noi sappiamo qual è la causa, perché me lo devo far dire da un dermatologo?
Il mio medico mi guarda con aria sempre più perplessa: “quindi cosa vuoi fare?”
…
Ma chi è quella laureata in medicina qui?
075: “Mi prescriva un’altra pillola, no?”
Medico: “Va bene!”
 
È bello sapere che devo prendere io le decisioni.
 
Ma la giornata dell’incompetenza non è finita qui.
Riassunto della puntata precedente: da mercoledì scorso ho problemi col mio cellulare che, pur ricevendo sia messaggi che chiamate, non riesce a farmi comunicare col mondo.
Ho aspettato 2 giorni e poi ho deciso di andare in un centro del mio gestore.
La ragazza mi aveva risposto così: “non è un problema della tua sim, è un problema nostro, stiamo facendo delle…umh...cose e nessuno può più chiamare e mandare messaggi, stasera dopo le 8 andrà a posto!”
Ok tesoro caro, a parte il fatto che dirmi “stiamo facendo delle…umh…cose” mi fa già intuire il livello della tua competenza nel tuo campo lavorativo, com’è che fra tutte le persone che conosco non ce n’è mezza che abbia lo stesso problema? (per immaginare il dialogo realmente avvenuto tradurre il tutto in diplomatichese).
La risposta è semplice e perfettamente logica: “eh ma perché è una cosa ciclica e probabilmente settimana prossima tornerà a te ma andrà via a loro!”.
Ok, mi sono detta, diamo un minimo di fiducia a questa ragazza apparentemente impreparata sulla faccenda. Saprà cosa fare no? È il suo lavoro!
075: “Ok, quindi aspetto e se non si risolve da solo ritorno?”
Ragazza: “Sì sì, aspetta fino a lunedì alle 8 e vedrai che sarà a posto!”
075: “Ma non avevi detto questa sera?”
Ragazza: “Fai lunedì per sicurezza!”.
 
È martedì e il problema persiste, dunque decido di andare a farle notare questa cosa, ormai convinta della sua incompetenza.
Le ripeto il tutto e lei: “Sì, è un problema nostro, venerdì andrà a posto!”.
075 comincia a perdere la pazienza: “No, ascolta, prima mi hai detto sabato, poi lunedì e adesso venerdì? Mi stai dicendo che il gestore ha deciso di fare un lavoro di manutenzione che blocca TUTTE le schede (tranne quelle della gente che conosco, a quanto pare) senza avvertire in nessun modo?”
La ragazza comincia a sentire un tono polemico nelle risposte di 075: “Neanche il mio funziona, cosa vuoi che faccia? Non è che posso risolvere la cosa, bisogna aspettare”.
075: “Ascoltami, non è che possiamo cambiare la sim e basta? È molto vecchia, magari il problema è quello.”
Ragazza: “No, è un problema nostro! Chiama il 190 e lamentati con loro.”
075: “Ma se il mio telefono non va come faccio a chiamare il 190????”
Ragazza: “Non lo so. Fatti prestare il cellulare da qualcuno.”
075: “…”
Ragazza: “Oh, poi se vuoi la tua scheda te la rifaccio, ma non ti risolverà il problema, è il mio lavoro, vuoi dirmi tu come farlo? E poi se ti rifaccio la scheda qualcosa potrebbe andare storto.”
…
Qualcosa potrebbe andare storto? Cos’è, una minaccia perché ti sto facendo girare le palle? “Oh potrei accidentalmente sbagliare la procedura, sai…sarebbe un peccato se dovesse capitare qualcosa al tuo numero di telefono…ehhh, povero numero di telefono, non ci rendiamo mai conto di quanto sia importante finché non lo perdiamo…”.
075: “No, scusa, cosa potrebbe andare storto?”
Ragazza: “Potresti perdere il numero.”
075: “In che modo?”
Ragazza: “Beh, sai, magari tu cambi la sim e nel frattempo ci sono procedimenti tecnici e…oh insomma, è così e basta!”.
 
Aaaah, la competenza e la voglia di lavorare, queste conosciute.
 
E comunque alla fine la sim mica me l’ha rifatta eh.

 
 
 

mercoledì 30 giugno 2010

La maliziosità sospettabilissima ma involontaria.


Oggi 075, probabilmente influenzata dalla recente perversione della cara vecchia Jessica, ha deliziato la Q con una serie di ambiguità involontarie di cui ora vi renderò partecipe.
 
La Q si sdraia sul letto di 075 sospirando: “che abbiocco che ho, io mi svacco un attimo sul tuo letto se non è un problema.”

075: “Tranquilla. Se vuoi puoi togliere i vestiti.”
La Q, perplessa: “Eh? Perché?”
075: “Ma no! Intendo i miei!”
La Q, con aria sempre più perplessa: “???”
075: “Ma no! Quelli appoggiati sul letto e che ti impediscono di stenderti completamente!”
La Q: “Ahhhhhhh!”
 
Passa un’oretta di amato cazzeggio, la Q decide di lasciare il posto davanti al pc a 075.
075 si siede.

075 si rende conto che la sedia è bollente: “Aiuto Q, ma quanto sei calda?”
La Q: “Ma allora! Hai finito con queste ambiguità????”
 
 
Ehhmmm…OPS..!

domenica 18 aprile 2010

Memoria selettiva


Dovete sapere che negli ultimi tempi la mia vista non è più così ottima. Ok, non lo è mai stata, ma mi è sempre piaciuto pensarlo perché sono sempre stata l’unica della famiglia a non portare gli occhiali.
Poi l’anno scorso ho cominciato ad avere problemi a leggere, quindi l’ottico (il fotografo da cui lavoravo aveva anche un ottico) ha deciso di farmi una visita e ha stabilito che avevo bisogno degli occhiali per studiare e stare al pc. E Mater e Coso hanno fatto l’intervento agli occhi, per cui ora io porto gli occhiali e loro no. La beffa.
Ma io li porto solo per leggere e stare al pc, il che mi dà quel tocco da intellettuale di cui avevo bisogno e che Coso non potrà mai più avere. Mi fa un po’ venire in mente una scena tipo me con gli occhiali e i capelli raccolti nella penombra di una biblioteca e scena successiva io che mi sciolgo i capelli e tolgo gli occhiali e salta fuori che sono la gnocca del film. E invece no.
Ma tornando a noi il problema è che anche se ci vedo meglio con gli occhiali indossarli mi causa sempre dei forti mal di testa. Fu così che Mater decise che l’unico modo per risolvere la situazione era trascinarmi dall’oculista e costringermi a rifare la visita.
Dovete sapere che il mio oculista, una signora abbondante sui 60 anni con una certa passione per la polverosità, mi conosce praticamente da quando sono nata. Non mi vede da almeno 10 anni però, motivo per cui ero convinta che non mi avrebbe riconosciuta.
E invece si ricordava perfettamente di me.
Quando ho varcato la soglia del suo studio mi ha guardata e mi fa: “Ciao! Come sei cresciuta! Siediti, su. 075 miopia, giusto?”.
Ok, quanto è inquietante questa cosa? Lei si ricordava perfettamente l’ultima visita che mi aveva fatto. Ma la parte divertente è che quando mi ha prescritto le lenti la scena è stata questa:
 
“Scusami 075, non ricordo come ti chiami”.
 
Comunque tutto ciò per dire che sto pensando di rendere omaggio alla prodigiosa memoria selettiva della mia adorabile oculista e cambiare Euridisse in 075.
Mi fa molto agente segreto.
Di quelli che si fingono polverosi con un paio di occhiali a montatura nera.

domenica 4 aprile 2010

La noia di carattere.


Parliamo di una cosa strana: le persone.
Sì, proprio loro. Vi è mai capitato di conoscere una persona (uomo o donna che sia), trovarla abbastanza simpatica, piacevole, onesta, gentile ma di non riuscire a trovarla interessante? Magari state prendendo un caffè insieme da qualche parte e vi ritrovate a non vedere l’ora di farla finita.
Non nel senso che vi vien voglia di suicidarvi, nel senso che non vedete l’ora che l’uscita finisca.

O almeno mi piace essere ottimista.
Ecco. A me è successo più volte ed è imbarazzante: non voglio essere amica di quella persona ma non saprei dire il perché, so solo che mi annoia. Poi la cosa si complica ancora di più perché in genere l’altra persona invece si trova benissimo e vuole continuare a vedermi.
Dunque la domanda è “perché”?
Io sono giunta ad una conclusione: le persone troppo buone non piacciono a nessuno perché risultano noiose. Potrebbe essere un mio grande aforisma se Oscar Wilde non ne avesse scritto uno molto simile.
Voglio dire, magari a scriverne di meno ne lasciavi un po’ anche agli altri, eh Oscar? E invece no. Suppongo che tu sia contento adesso. Ridi eh? Bene, ci vediamo fuori. Tanto scommetto che combatti come una femminuccia.
Dicevo: le persone troppo buone risultano noiose e la letteratura ci riporta un sacco di esempi, prime fra tutte due fanciulle: la figlia del capitano (di cui non ricordo assolutamente il nome) e Lucia Mondella. Urgh.
Ma per supportare la mia tesi vi riporto un esempio di persona che piace perché terribilmente stronza: il dott. House. Immaginate quanto sarebbe noiosa la serie tv se si chiamasse il dott. Home e fosse uno tipo il dott. Jeckyll ma senza quel problema con gli intrugli strani e la doppia personalità.
Immaginatevi i dialoghi:
 
VERSIONE HOUSE



  • Cuddy: È necessario il camice.


  • House: Per me è necessario del sesso sfrenato con una donna molto più giovane di te, la metà dei tuoi anni.


 VERSIONE HOME


  • Cuddy: È necessario il camice.


  • Home: Oh, certo cara, lo indosso subito!


 
VERSIONE HOUSE
“Nella condizione umana c'è una verità: che tutti gli uomini mentono. La sola variabile è su che mentono.”
 
VERSIONE HOME
 “Nella condizione umana c’è una verità: gli uomini non mentono, hanno soltanto paura! Bisogna essere aperti e disponibili e loro saranno del tutto onesti.”
 
 
Niente da fare, non funzionerebbe.
 

martedì 16 febbraio 2010

La Q.

La Q. è una fanciulla particolare.
Conobbi la Q durante un esame, una fanciulla biondissima e con due begli occhioni azzurri. Un’aria quasi tenera direi. Ma la Q nasconde dei dettagli insospettabili.
Vuole brevettare il lanciafiamme da borsetta (o la borsetta-lanciafiamme, non mi è chiaro) ed è il genere di persona che fa volare teste quando si arrabbia.
Il mio grande amore per la Q è nato dopo aver cominciato a parlare grazie ad un equivoco nato dal mio nome. I nostri dialoghi all’inizio erano più o meno così:

 Tipologia di discorso numero uno:075: “NUOOOOOOOOOHHHH anche a te piace Scrubs??”
Q: “È bellissimooooo!”
075:  “Sìììììììììì *_*”

 Tipologia di discorso numero due:
075: “Hai mai giocato a Monkey Island?”
Q: “Sìììì, lo adorooo!”
075: “Combatti come una mucca!”
Q: “Molto appropriato, tu combatti come un contadino!”
075: “Ahahah”
Q: “…e Broken Sword?”
075: “Sììì!”

 Tipologia di discorso numero tre:
Q: “Che bello scrivere, scriviamo un racconto insieme!”
075: “Sììììì figataaaa!!”

 Sì, insomma, videogiochi, telefilm demenziali, la passione per lo scrivere, tanto entusiasmo e un esubero di vocali.
Ma ora che sono passati tre anni io e la Q parliamo anche di cose importanti, come ad esempio la salvezza delle nostre anime.
Potete verificarlo leggendo il suo ultimo post.