giovedì 6 dicembre 2012

I maledetti filtri


Mater sorride sarcasticamente ogni volta che l'argomento salta fuori, ma fra i miei diversi amici io sono quella diplomatica Non che ci sia nata, anzi: ci ho messo anni a passare da quella che ti manda a fanculo troppo facilmente a quella che invece non riesce a farlo neanche se si impegna.
Piuttosto ti ignoro, ma il vaffanculo mai. Questo aspetto è sempre stato visto come una cosa positiva del mio carattere, ma io comincio a non esserne più tanto convinta: se al momento mi viene naturale cercare un compromesso con l'altra persona, non sentirmi offesa dagli insulti e via dicendo, dopo comincio a pensarci e a ribollire dentro. In poche parole: credo che tutti i vaffanculo che mi si bloccano nel filtro fra cervello e bocca possano un giorno portarmi ad accumulare un gigantesco ammasso di rabbia che mi ordinerà di dare fuoco ad una casa, probabilmente la mia.
Invece essendo io da bambina un po' impulsiva (leggi pure: un'autentica testa di cazzo), nel corso degli anni ho dovuto pian piano aggiungere sempre più filtri per evitare di fregarmi completamente come mio solito. Perché finché tiri un pugno al tuo compagno di banco perché non ti lascia fare gli esercizi di matematica è un conto, quando cominci a mandare a quel paese i professori la cosa comincia a diventare un problema. E allora filtri su filtri, che da adulto uno mica se lo può più permettere di dire tutto quello che gli passa per la testa.
Il problema è che i filtri ora sono troppi e quando ci vorrebbe una risposta a tono è raro che io riesca a togliere tutti i filtri al momento giusto, e per quanto l'altra persona sia scontrosa e maleducata tutto quello che esce dalla mia bocca è sempre: “ti capisco. Troviamo un compromesso”, mentre nel mio cervello i pensieri diventano sempre più acidi e cattivi.
Tipo l'altra sera. Vittima della mia stupida bontà, vedendo una ragazza da sola in un angolino a giochicchiare col cellulare, ho deciso di andare a parlarle. Poverina, ho pensato, sarà troppo timida per fare amicizia. (In grassetto il dialogo realmente avvenuto).
075: “Ciao!”

Tizia: “Ciao” continuando a giochicchiare col cellulare
Cervello di 075: “Ok tesoro. Le basi della civiltà: se una persona che conosci solo di vista ti viene a parlare, il cellulare lo metti un attimo da parte o, AL MASSIMO, chiedi alla persona di aspettare un attimo che tu sia libera.”
Filtro di 075: …

Tizia, continuando a messaggiare: “Sai, a volte mi chiedo chi me l'abbia fatto fare di venire qui una volta alla settimana, esco stanca da lavoro e poi non ho mai voglia di uscire di nuovo una volta tornata a casa.”
075: “Io esco abbastanza presto da lavoro, quindi faccio in tempo a rilassarmi un po' prima di venire qui.”
Tizia: “Che lavoro fai?”
075: “Lavoro in biblioteca”.
Tizia: “ODDIO! Il sogno della mia vita, quanto ti invidio!! Io amo TUTTI i libri, davvero tutti!”
Cervello di 075: “La mancanza di giudizio critico in genere non è segno di una grande passione, ma tant'è...”
Filtro: “Dai, allora dimmi qual è l'ultimo libro che hai letto?”
Superfiltro: “Lavoro in una biblioteca in cui si conservano libri antichi però, non una normale.”

Tizia: “Ah oddio, allora no. Che schifo. Tienitelo.”
075: “Volentieri. Ma magari rivediamo la tua posizione di amore incondizionato verso tutti i libri, che ne dici? Contando che con libro antico parliamo, se proprio vogliamo stare stretti, di tutti i libri dal IV secolo circa al 1830, diciamo pure che eliminando i libri antichi ti piace davvero una minuscola parte del patrimonio librario esistente. Mettiamo poi -cosa altamente probabile- che tu non sappia che da dopo quella data possiamo parlare di libri moderni, e quindi che per te anche i libri di inizi '900 siano antichi perché -sicuro come l'oro- per te antico è sinonimo di vecchio. Quindi la cosa si riduce ancora. Diciamo che odiando i libri antichi probabilmente dobbiamo togliere anche un sacco di libri di storia e simili. Ecco. Alla luce di tutto questo, come possiamo affermare che ami TUTTI i libri?”
Filtro: “Non lavori in un posto in cui sei a contatto con le persone eh?”
Superfiltro: “Beh, gusti. Comunque mi sembri giovane, puoi ancora lavorare in una biblioteca che possa piacerti se è il tuo sogno, no?”

Tizia: “Ma io ce l'ho già un lavoro!”
075: “E cosa fai?”
Tizia: “Lavoro dal benzinaio!”
075: “Ah. E nessuno ti ha ancora dato fuoco?”
Filtro: “Ma quanti anni hai?”
Tizia: “20!”
075: “Ah, e sei già senza sogni? Bello!”
Filtro: “Capisco perché sei sempre stanca allora.”
Tizia: “Eh, infatti. Tu quanti anni hai invece?”
075: “24”
Tizia: “Cosaaaaaaaaaa??? Ma sai che sembri molto più vecchia???????”
075: “Pure tu. Ma dev'essere perché sei grassa.”
Filtro: “Eh lo so, me lo dicono tutti. Anche se normalmente sono più educati di te e dicono più grande”
Superfiltro: “Lo so.”

Tizia: “No cioè, scusa se insisto, ma è assurdo! Sembri TROPPO più vecchia.”

ENNOEH.
QUESTO NO.

martedì 20 novembre 2012

La gente che guarda male


Ci sono un po' di persone -tipo me- che si lamentano che la gente ha sempre l'aria incazzata. La gente che vedo io sono tipo i pendolari, quindi hanno anche le loro buone ragioni di esserlo, ma non so se succede anche a voi, ma a me capita che la gente guardi male A CASO. Senza motivo. E io puntualmente mi prendo male, del tipo: “ma cos'ho, il trucco sbavato? La zip abbassata? L'insalata fra i denti? Le mutande in testa?”, e se dopo un attento esame nelle vetrine, finestrini delle macchine e occhiali da sole di sconosciuti mi rendo conto di non avere nulla che non va allora mi scoccio e mi chiedo: ma un sorriso 'sti stronzi no?
In genere faccio finta di niente, ma ogni tanto capita di avere le palle girate anche a me* e che mi dia particolarmente fastidio, come la vecchia del palazzo di Vinile. Un giorno esco dal portone e aspetto che Vinile tiri fuori lo scooter, mentre guardo la strada. Una vecchina mi si avvicina, mi squadra: mi giudica per il mio vestito troppo corto, i miei tacchi troppo alti, il mio trucco troppo evidente. Provo a sorriderle. Niente. Lo SENTO che mi sta giudicando, con quel suo sguardo arcigno. E poi sicuramente si sta chiedendo cosa ci faccio davanti al suo portone, che mica sono una sua vicina di casa E LEI LO SA, perché spia sempre tutti dalla sua finestra di casa.
Va bene BELLA, tu mi guardi male eh? IO TI GUARDO PEGGIO.
Continua a squadrarmi mentre con passo lento mi supera e si dirige verso Vinile e gli sorride. Ovvio, a lui sorridono tutti.
Vecchia: “Salve”
Vinile: “Buongiorno signora!”
Vecchia: “è la sua fidanzata quella?”
Vinile: “Sì.”
Vecchina: “Beh, bel colpo: gran bella ragazza. Se la tenga stretta”.

Ok, ok. Forse sono un po' paranoica.


martedì 6 novembre 2012

La teoria dei nuovi peccati capitali


Mi piacerebbe sostenere che pensavo ai massimi sistemi e alla teologia quando all'improvviso ho deciso di fare un post sui 7 peccati capitali, ma la verità è che ho regalato The Binding of Isaac a Vinile e visto che fra i brutti ceffi con cui il povero Isaac deve battersi ci sono anche i 7 peccati...beh, la cosa viene da sé.
Prima di tutto elenchiamoli, che so che sono come i 7 nani e ne manca sempre uno: superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira, accidia; SALIGIA per gli amici. Ho chiaramente dovuto guardare su wikipedia perché me ne dimentico sempre una.
Non so voi, ma io me ne faccio almeno tre o quattro, e tutto sommato per alcuni di questi forse è anche una cosa sana. Ammettiamo che se da questo dipendesse la nostra dannazione eterna saremmo già tutti belli che dannati, pur non essendo persone particolarmente viziose.
Tutto ciò è ingiusto. Il mio peccato capitale, quello che c'ha scritto sopra 075 un po' ovunque, è ira. Ma io non sono d'accordo che l'ira sia da mettere sullo stesso piano di, chessò, l'avarizia, o che anche l'avarizia alla fine sia peggio di tante altre cose. Quindi ho deciso di creare i miei personali 7 peccati capitali: ottusità, egoismo, ipocrisia, infedeltà, disonestà, ignavia e...? Mi dimentico il settimo anche se li invento io. Facciamo che il settimo me lo suggerite dalla regia? E magari li devo un po' sistemare che ipocrisia, infedeltà e disonesta forse sono tutti riassumibili sotto un unico peccato.
Il tutto per dire che considererei di più peccato ferire gli altri piuttosto che fare qualcosa che faccia stare bene noi, e che trovo assurdo che al giorno d'oggi ci sia gente -donne!- che si sente più in colpa per aver peccato di lussuria piuttosto che di disonestà.

martedì 9 ottobre 2012

La teoria del furore antico


Perché civile, esser civile, vuol dire proprio questo: dentro, neri come corvi; fuori, bianchi come colombi; in corpo fiele; in bocca miele.
Luigi Pirandello

Non c'è dubbio caro Luigi ma io, almeno nelle amicizie, mi dichiaro contro il quieto vivere.
Mi spiego.
Dicendo che sono contro il quieto vivere intendo dire che sono dell'opinione che non si debbano accettare dei comportamenti poco carini al fine di evitare scontri; ovvero: se qualcuno fa qualcosa di scorretto ne DEVE pagare le conseguenze.
È da quando sono bambina che mi si dice: “sii superiore, fa' come se nulla fosse”, ma oggi come allora sono convinta che sia un comportamento che può andare solo quando sei piccolino e ti prendono in giro per l'apparecchio.
“Ah-a, hai l'apparecchio!”
“Sì e allora?”
“Ah...no, niente.”
Bulletto sistemato.
Ma se un altro bambino ti dà fastidio e tu lo lasci fare magari non ti farà più quello stesso dispetto (principalmente per noia, a meno che non sia un grande classico) ma tu sarai la persona a cui si può fare, perché tanto non reagisci. E in caso di frustrazioni varie la scelta del capro espiatorio è già fatta.
Ad esempio: quando ero piccola (ok, LO AMMETTO, anche adesso) ero grande fan di Indiana Jones. Essendo grande fan di Indiana Jones non potevo non amare Harrison Ford nella sua versione di splendido quarantenne. Ai tempi sapevo (ok, LO AMMETTO, so tuttora) le battute dei film a memoria, e a casa mia era cosa risaputa. Mio padre allora, trovando su un giornale una sua foto, me l'aveva ritagliata e io l'avevo appesa orgogliosamente in camera. Una mia amichetta (la vacca) facendo la scema sul mio letto pur di non fare i compiti aveva pasticciato con una penna la mia adoratissima foto. Ovviamente c'ero rimasta malissimo: io non l'avrei mai fatto al suo poster di Del Piero! Quando lamentandomi con Mater avevo manifestato il desiderio di pasticciare a mia volta il suo bonazzo personale, la genitrice mi aveva detto: “non fare la bambina, sii superiore”. Ma per cosa? Per tenermi fra le amicizie una pasticciatrice folle, proprio alle soglie di un'adolescenza che di lì a poco avrebbe riempito la mia camera di sacrissimi poster? A che scopo? Una rappresaglia sarebbe stata molto meglio; allora lo sapevo già ma decisi di ascoltare Mater, in quanto più anziana e quindi -si suppone- più saggia, ma ora confermo la mia iniziale teoria: non dico di avere reazioni esagerate del tipo ti avevo detto che volevo l'acqua frizzante, non me l'hai presa e ora ti rigo la macchina nuova. Più una cosa del tipo Mi pasticci il poster? Ti pasticcio il poster. La stessa identica cosa. Cosa fai, ti lamenti per una cosa che tu per prima mi hai fatto? Sì, è infantile, ma ora hai capito che non è simpatico quando pasticciano il naso del tuo primo uomodellamiavita, giusto? Bene, siamo tutti d'accordo.
Ecco, io penso che questo meccanismo possa essere sfruttato anche da grandi, non dico restituendo quello che vi è stato fatto (a meno che non si abbia a che fare con qualcuno di VERAMENTE tonto), ma iniziando almeno ad escludere la persona in questione.
Lo so che uno magari non ce ne ha per le palle, che per “quieto vivere” di tutti quanti in genere si opta per il far finta di nulla, ma bisognerebbe mettersi in testa il fatto che far sì che lo stronzo paghi le dirette conseguenze delle sue azioni è un “quieto vivere” a lungo termine. È un sta pure certo che non lo farà mai più, o almeno non lo farà più da queste parti.
Perché tutto sommato a tutti piace essere accettati, e secondo me anche il più stronzo degli stronzi potrebbe ripensarci se abbandonato a se stesso a causa dei suoi comportamenti.
Oh, poi magari rimane stronzo uguale, ma perlomeno non lo si premia per la sua mancanza di umanità.
Che sia chiaro: io non parlo della sbandata di una volta. Errare è umano e bla bla bla. Parlo del buon vecchio diabolico perseverare, della gente che si ostina a far soffrire le persone che ha attorno, ma che nonostante questo riesce ad avere una discreta cerchia di individui lì per evitare che rimanga solo con la sua coscienza. E non mi importa se non sono veri amici, che poi ci sono i soliti chiacchiericci e le sparlate alle spalle. Occhio non vede, cuore non duole: se questa persona non sa che tutti la odiano è libera di essere felice e serena, quando magari i suoi comportamenti hanno impedito per mesi ad altri di esserlo. E questo è maledettamente ingiusto.
Permettetemi dunque di concludere con un'altra citazione:


Per questo 
io se fossi Dio 
preferirei il secolo passato 
se fossi Dio 
rimpiangerei il furore antico 
dove si odiava e poi si amava 
e si ammazzava il nemico. 
G. Gaber

giovedì 4 ottobre 2012

Gelosia


Sono un tipo geloso.
Diciamo che non sono il tipo di ragazza che desidera che qualsiasi donna si avvicini al suo ragazzo prenda fuoco per combustione spontanea. Non mi dà fastidio che il mio ragazzo esca da solo con un'amica femmina. Non mi dà fastidio che abbracci le sue amiche.
Però ecco, se lui continua a tenere in braccio altre ragazze e mi caga ben poco durante la serata allora sì, comincio ad infastidirmi.
Non so voi, ma se un mio amico arriva con la sua nuova ragazza ad una serata magari la prima cosa che faccio non è sedermi in braccio a lui.
Non è un buon modo per rompere il ghiaccio.
Io in genere parlo con lei per toglierla dall'imbarazzo, ma lo so: non possono mica essere tutti così altruisti.
E così provo a calmarmi, parlo con amiche varie, e alla fine scopro che loro davanti ad una cosa del genere si sarebbero incazzate, mentre io sono stata zitta e ho soffocato la gelosia, che non voglio mica limitarlo. Allora forse non sono mica un tipo così geloso come qualcuno vorrebbe farmi credere. Forse ogni tanto al gelosia ci sta anche.

E se può passare la difesa di vecchie amiche particolarmente affettuose nei suoi confronti, forse non può passare la difesa di gente che ci prova spudoratamente. Davanti a me.
Ciao Vinile come va come non va , ti abbraccio, ti bacio, continuo ad abbracciarti mentre ti parlo, ti spantego le tette addosso con la scusa della musica alta e ti chiedo pure il numero per una motivo idiota ma oh, non ti preoccupare che sono fidanzata, anche se girano voci sul mio conto per cui ho mollato il mio ragazzo per un tot perché avevo voglia di farmi qualcun altro.

Ma no tesoro, che dici, sei gelosa di lei? Ma perché mai?
….
È solo molto espansiva.

Oh, la ragazza sarà pure espansiva, eppure non s'è presentata a nessuna delle donne presenti.
Sarà, ma io per le donne che sono espansive solo con gli uomini avrei un altro epiteto, ma forse è il caso che me lo tenga per me.

domenica 9 settembre 2012

Il ritorno.


Forse avrete notato che il blog in questi giorni era diventato privato e il motivo è che ci sono stati dei lavori in corso, degli aggiustamenti qua e là dovuti alla scoperta di followers indiscreti.
Con occhi indiscreti intendo gente che sa che non dovrebbe leggerlo, ma che lo fa comunque. Sì, è vero che il blog è pubblico, ma uno potrebbe anche evitare di sficcanasare di nascosto, almeno quando si parla di rapporti che, anche se finiti, sono stati importanti.
Perché se davvero si rispetta la persona con cui si è stati, se si vogliono avere informazioni sul suo conto gliele si chiede direttamente, non le si va a cercare in un blog per poi lamentarsene in giro.
Inizialmente, presa dalla rabbia, avevo intenzione di chiudere tutto. Poi mi sono detta che è la mia maledettissima libertà di esprimermi e non ho intenzione di rinunciarvi.
Con qualche sforzo diplomatico e segni di crescita da entrambe le parti si è arrivati ad un compromesso: io il blog me lo tengo e continuo a scriverci quello che mi pare, ma farò più attenzione ai riferimenti che faccio, perché a quanto pare la gente è pazza e non si sa mai chi è riuscito a trovarti e ti segue non per il piacere di farlo, ma per il venire a sapere cose di me e delle persone che mi circondano senza doverci mettere la faccia.
Nel caso non si fosse capito gli occhi indiscreti sono quelli di Mr. J, il quale a quanto pare sapeva tutto di me e Vinile perché seguiva il blog senza avere la decenza di dirmelo. Dopo l'iniziale incazzatura reciproca Mr. J e io siamo riusciti a capirci, mi ha chiesto scusa ammettendo che nel leggere ciò che scrivevo c'era quella curiosità morbosa tipica della fine di una storia importante, promettendomi inoltre che non l'avrebbe più fatto. Una volta dimostrata la maturità a cui siamo arrivati entrambi non ho più pensato a eliminare il blog. La cosa che però mi è diventata chiara -cosa che prima ingenuamente ignoravo- è che in effetti chiunque potrebbe trovare il mio blog, e per quanto non abbia troppo da nascondere capisco come persone a cui tengo possano risentirsi all'idea di essere finite nel mio blog senza saperlo, magari per esemplificare una delle mie innumerevoli teorie.
Quindi ringrazio Mr. J, un po' per aver dimostrato grande maturità ammettendo il suo errore e chiedendo scusa, un po' per avermi fatto capire che a volte scrivo troppo ingenuamente, non calcolando che se a me non dà fastidio non significa che non dia fastidio agli altri. Quindi tante scuse anche ad Anassimandro.
Questo è tutto quello che posso fare, se poi però incappo in code di paglia, psicosi e paranoie, non è più un mio problema: non posso stare a preoccuparmi di quello che pensa e fa il resto del mondo.

E poi a dirla tutta io non prenderei come fonte un blog dal chiaro taglio umoristico. Come si fa a dire cosa è vero e cosa è licenza poetica, soprattutto dopo che l'autrice si è resa conto di poter essere letta da occhi indiscreti?
Detto questo, mi raccomando:
resti fra noi..!

domenica 19 agosto 2012

Nuovi inizi.


Tornata giusto ieri dalla mia mini vacanza / asilo politico. Già vorrei tornare indietro, ed è la prima volta che mi capita.
Ho sempre odiato le vacanze estive; forse perché i miei genitori mi hanno sempre portata in posti noiosi in cui non c'erano giovani di alcun tipo. Il corso delle mie estati era sempre più o meno il seguente:
Fase 1: la scuola finisce, io sono contentissima di non essere più costretta su un banco e di non dovermi più alzare alle 6.30 del mattino. Posso fare quello che mi pare, che normalmente era dormire, leggere, disegnare, giocare al pc con mio fratello, e al massimo un'oretta di compiti per evitare di ritrovarmeli tutti da fare gli ultimi giorni di vacanza.
Fase 2: mia madre si stufa di vedermi alzata non prima delle 11 e di vedermi perennemente o davanti al pc o con un libro in mano, quindi comincia a darmi mestieri da fare, e lì la vacanza diventa meno bella.
Fase 3: si parte per le vacanze. Mete di montagna perché a noi rilassarci non piace. Quindi si va in posti in cui ci si alza alle 7 -dopo un anno passato ad alzarsi alle 6.30, vorrei ricordare- per fare camminate di 8 ore sotto il sole con lo zaino in spalla e nel mentre ascoltare i miei genitori parlare di lavoro.
I miei genitori si chiedono ancora come mai non sono mai riusciti a passarmi la passione per la montagna.
Fase 4: si torna a casa, finalmente posso tornare a godermi le mie vacanze nei pochi giorni che rimangono prima della scuola, che accolgo con entusiasmo perché almeno lì anche se la lezione è noiosa imparo qualcosa e ci sono i miei compagni, mentre in montagna le 8 ore di discorsi fra i miei non mi portano da nessuna parte, se non a chiedermi se un giorno anche io diventerò così mortalmente noiosa.

Settembre quindi, un po' per predisposizione personale -io AMO l'autunno- e un po' per i motivi di cui sopra, mi è sempre piaciuto un mondo. Era il ricominciare tutto da capo, il riprendere la mia vita in mano dopo la pausa estiva.
Negli ultimi anni però non mi ero più sentita così bene sul finire di agosto. Forse perché spesso ho lavorato tutta estate e non sono andata da nessuna parte, forse perché negli ultimi anni sono passata dal trascorrere le estati in apprensione per le sparizioni di Mr.J al soffrire di solitudine perché tutti sono via con fidanzati e amici e io sono in Brianza da sola a lavorare, e se non sto lavorando sono comunque troppo squattrinata per permettermi una vacanza come si deve. Insomma, non c'era più stato un vero e proprio stacco e quindi neanche un vero e proprio inizio.
Per carità, la mia vita è molto meglio ora di quanto lo sia mai stata nei precedenti 24 anni, ma forse non dovrei accontentarmi solo perché prima era peggio.
Forse il problema ora è che ho sbagliato tutto l'approccio sin dall'inizio. Il mio approccio è sempre stato guardare gli aspetti positivi (tralasciando i momenti di sconforto in cui tutto è nero), dicendomi che tutto sommato sono fortunata. Forse non avrei dovuto ignorare quelli negativi per anni, perché ignorarli significa non risolverli e lasciarli lì a crescere, finché non ti rendi conto che anche se in silenzio loro stanno avendo la meglio, e che sotto sotto non sei mica felice come credevi.
E ora, dopo tutti questi anni, chi se lo ricorda perché sto male.