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martedì 9 ottobre 2012

La teoria del furore antico


Perché civile, esser civile, vuol dire proprio questo: dentro, neri come corvi; fuori, bianchi come colombi; in corpo fiele; in bocca miele.
Luigi Pirandello

Non c'è dubbio caro Luigi ma io, almeno nelle amicizie, mi dichiaro contro il quieto vivere.
Mi spiego.
Dicendo che sono contro il quieto vivere intendo dire che sono dell'opinione che non si debbano accettare dei comportamenti poco carini al fine di evitare scontri; ovvero: se qualcuno fa qualcosa di scorretto ne DEVE pagare le conseguenze.
È da quando sono bambina che mi si dice: “sii superiore, fa' come se nulla fosse”, ma oggi come allora sono convinta che sia un comportamento che può andare solo quando sei piccolino e ti prendono in giro per l'apparecchio.
“Ah-a, hai l'apparecchio!”
“Sì e allora?”
“Ah...no, niente.”
Bulletto sistemato.
Ma se un altro bambino ti dà fastidio e tu lo lasci fare magari non ti farà più quello stesso dispetto (principalmente per noia, a meno che non sia un grande classico) ma tu sarai la persona a cui si può fare, perché tanto non reagisci. E in caso di frustrazioni varie la scelta del capro espiatorio è già fatta.
Ad esempio: quando ero piccola (ok, LO AMMETTO, anche adesso) ero grande fan di Indiana Jones. Essendo grande fan di Indiana Jones non potevo non amare Harrison Ford nella sua versione di splendido quarantenne. Ai tempi sapevo (ok, LO AMMETTO, so tuttora) le battute dei film a memoria, e a casa mia era cosa risaputa. Mio padre allora, trovando su un giornale una sua foto, me l'aveva ritagliata e io l'avevo appesa orgogliosamente in camera. Una mia amichetta (la vacca) facendo la scema sul mio letto pur di non fare i compiti aveva pasticciato con una penna la mia adoratissima foto. Ovviamente c'ero rimasta malissimo: io non l'avrei mai fatto al suo poster di Del Piero! Quando lamentandomi con Mater avevo manifestato il desiderio di pasticciare a mia volta il suo bonazzo personale, la genitrice mi aveva detto: “non fare la bambina, sii superiore”. Ma per cosa? Per tenermi fra le amicizie una pasticciatrice folle, proprio alle soglie di un'adolescenza che di lì a poco avrebbe riempito la mia camera di sacrissimi poster? A che scopo? Una rappresaglia sarebbe stata molto meglio; allora lo sapevo già ma decisi di ascoltare Mater, in quanto più anziana e quindi -si suppone- più saggia, ma ora confermo la mia iniziale teoria: non dico di avere reazioni esagerate del tipo ti avevo detto che volevo l'acqua frizzante, non me l'hai presa e ora ti rigo la macchina nuova. Più una cosa del tipo Mi pasticci il poster? Ti pasticcio il poster. La stessa identica cosa. Cosa fai, ti lamenti per una cosa che tu per prima mi hai fatto? Sì, è infantile, ma ora hai capito che non è simpatico quando pasticciano il naso del tuo primo uomodellamiavita, giusto? Bene, siamo tutti d'accordo.
Ecco, io penso che questo meccanismo possa essere sfruttato anche da grandi, non dico restituendo quello che vi è stato fatto (a meno che non si abbia a che fare con qualcuno di VERAMENTE tonto), ma iniziando almeno ad escludere la persona in questione.
Lo so che uno magari non ce ne ha per le palle, che per “quieto vivere” di tutti quanti in genere si opta per il far finta di nulla, ma bisognerebbe mettersi in testa il fatto che far sì che lo stronzo paghi le dirette conseguenze delle sue azioni è un “quieto vivere” a lungo termine. È un sta pure certo che non lo farà mai più, o almeno non lo farà più da queste parti.
Perché tutto sommato a tutti piace essere accettati, e secondo me anche il più stronzo degli stronzi potrebbe ripensarci se abbandonato a se stesso a causa dei suoi comportamenti.
Oh, poi magari rimane stronzo uguale, ma perlomeno non lo si premia per la sua mancanza di umanità.
Che sia chiaro: io non parlo della sbandata di una volta. Errare è umano e bla bla bla. Parlo del buon vecchio diabolico perseverare, della gente che si ostina a far soffrire le persone che ha attorno, ma che nonostante questo riesce ad avere una discreta cerchia di individui lì per evitare che rimanga solo con la sua coscienza. E non mi importa se non sono veri amici, che poi ci sono i soliti chiacchiericci e le sparlate alle spalle. Occhio non vede, cuore non duole: se questa persona non sa che tutti la odiano è libera di essere felice e serena, quando magari i suoi comportamenti hanno impedito per mesi ad altri di esserlo. E questo è maledettamente ingiusto.
Permettetemi dunque di concludere con un'altra citazione:


Per questo 
io se fossi Dio 
preferirei il secolo passato 
se fossi Dio 
rimpiangerei il furore antico 
dove si odiava e poi si amava 
e si ammazzava il nemico. 
G. Gaber

domenica 9 settembre 2012

Il ritorno.


Forse avrete notato che il blog in questi giorni era diventato privato e il motivo è che ci sono stati dei lavori in corso, degli aggiustamenti qua e là dovuti alla scoperta di followers indiscreti.
Con occhi indiscreti intendo gente che sa che non dovrebbe leggerlo, ma che lo fa comunque. Sì, è vero che il blog è pubblico, ma uno potrebbe anche evitare di sficcanasare di nascosto, almeno quando si parla di rapporti che, anche se finiti, sono stati importanti.
Perché se davvero si rispetta la persona con cui si è stati, se si vogliono avere informazioni sul suo conto gliele si chiede direttamente, non le si va a cercare in un blog per poi lamentarsene in giro.
Inizialmente, presa dalla rabbia, avevo intenzione di chiudere tutto. Poi mi sono detta che è la mia maledettissima libertà di esprimermi e non ho intenzione di rinunciarvi.
Con qualche sforzo diplomatico e segni di crescita da entrambe le parti si è arrivati ad un compromesso: io il blog me lo tengo e continuo a scriverci quello che mi pare, ma farò più attenzione ai riferimenti che faccio, perché a quanto pare la gente è pazza e non si sa mai chi è riuscito a trovarti e ti segue non per il piacere di farlo, ma per il venire a sapere cose di me e delle persone che mi circondano senza doverci mettere la faccia.
Nel caso non si fosse capito gli occhi indiscreti sono quelli di Mr. J, il quale a quanto pare sapeva tutto di me e Vinile perché seguiva il blog senza avere la decenza di dirmelo. Dopo l'iniziale incazzatura reciproca Mr. J e io siamo riusciti a capirci, mi ha chiesto scusa ammettendo che nel leggere ciò che scrivevo c'era quella curiosità morbosa tipica della fine di una storia importante, promettendomi inoltre che non l'avrebbe più fatto. Una volta dimostrata la maturità a cui siamo arrivati entrambi non ho più pensato a eliminare il blog. La cosa che però mi è diventata chiara -cosa che prima ingenuamente ignoravo- è che in effetti chiunque potrebbe trovare il mio blog, e per quanto non abbia troppo da nascondere capisco come persone a cui tengo possano risentirsi all'idea di essere finite nel mio blog senza saperlo, magari per esemplificare una delle mie innumerevoli teorie.
Quindi ringrazio Mr. J, un po' per aver dimostrato grande maturità ammettendo il suo errore e chiedendo scusa, un po' per avermi fatto capire che a volte scrivo troppo ingenuamente, non calcolando che se a me non dà fastidio non significa che non dia fastidio agli altri. Quindi tante scuse anche ad Anassimandro.
Questo è tutto quello che posso fare, se poi però incappo in code di paglia, psicosi e paranoie, non è più un mio problema: non posso stare a preoccuparmi di quello che pensa e fa il resto del mondo.

E poi a dirla tutta io non prenderei come fonte un blog dal chiaro taglio umoristico. Come si fa a dire cosa è vero e cosa è licenza poetica, soprattutto dopo che l'autrice si è resa conto di poter essere letta da occhi indiscreti?
Detto questo, mi raccomando:
resti fra noi..!

sabato 21 luglio 2012

Gli effetti del metodo sincerità

Il metodo sincerità si diffonde, e io non posso che esserne felice.
Ok, la gente che conosco racconta ancora un sacco di balle, ma almeno evita di raccontarle a me. Non ho la presunzione di dire che la gente non mi mente mai, ma in linea di massima posso dire di aver ridotto la quantità di bugie lanciate nella mia direzione.
Sentirsi dire da più di una persona frasi del tipo: “Con te sarò sincero perché tu lo sei sempre con me” oppure “Visto che sei sempre così sincera e diretta parliamone apertamente...” oppure “lo chiedo a te che di certo non mi dici le cose per farmi contenta” è una grande soddisfazione.
Ma una soddisfazione ancora più grande è stata sentirmi dire da Vinile che si fida ciecamente di me proprio perché non ho problemi a dirgli qualsiasi cosa mi succeda. Il ragionamento di base è che se una tua vecchia fiamma si fa risentire e non me lo dici forse c'è del losco, se invece si fa risentire e mi racconti tutto quello che ti dice probabilmente è perché non c'è nulla da nascondere. Il che mi fa parecchio piacere, perché la questione è proprio questa.
E io insisto nel chiedermi: perché non lo facciamo tutti?
In genere i motivi per cui si mente di più sono due: paura di ferire gli altri e paura del giudizio degli altri. Ma santo cielo, la gente mica è così terribile! Il punto non è il cosa, ma il come.
C'è chi dice che è anche una questione di pelle, la questione della teoria del faccino* insomma. Che è facile per me ispirare fiducia proprio grazie alla teoria del faccino, ma io non so quanto sia realmente determinante. 
Non so neanche se questo effetto secondario del metodo sincerità durerà a lungo, ma per ora mi godo il proverbio che si è diffuso a lavoro da quando sono lì:
                                     IN 075 VERITAS!





* la teoria del faccino, per chi l'avesse dimenticata, è la seguente: il mio BraccioDestro una volta ha affermato che il motivo per cui la gente mi ferma per strada per raccontarmi la storia della loro vita è che ho un faccino che dice ti vorrò bene anche se sei diverso.

domenica 16 ottobre 2011

Il metodo sincerità, pt. II


Ricordate il metodo sincerità?
Nel caso non ve lo ricordaste o non aveste voglia di cercarvelo fra i vecchi post lo riassumo qui:



Il metodo sincerità è uno stile di vita.



Siamo tutti d'accordo nel dire che le persone sono complicate e che i rapporti interpersonali lo sono ancora di più, quindi al fine di evitare di complicare ulteriormente le nostre vite con malintesi e incomprensioni varie ho deciso di dire semplicemente la verità poiché -ahimè- non sono responsabile della verità. E anche nei casi in cui ne fossi responsabile nascondere il tutto non mi renderebbe più leggera.



Negli ultimi mesi però mi sono resa conto che non sempre è così semplice: non solo la gente spesso la verità non la vuole stare a sentire, ma spesso si passa pure per stronzi a dirla. E attenzione, quando dico “essere sinceri” non intendo certo dire che si ha l'autorizzazione a ferire la gente. Essì, perché ho notato -soprattutto da parte dei maschietti- una completa incapacità nel capire la differenza del COME si dice una stessa cosa.



Prendiamo un esempio banale: un'amica con qualche chilo di troppo compra un vestito che le sta proprio male. C'è una bella differenza fra il dire:



“Mio dio, ma non ti rendi conto che sei troppo grassa per un vestito del genere?”
e il dire:
“Guarda, secondo me non ti sta benissimo, è un po' troppo aderente.”



Che rappresenterebbe un po' il comportamento ideale, poiché fingere che le stia bene certo non la aiuterebbe e la prima risposta sarebbe solo una cattiveria gratuita.



Quindi sincerità sì, ma con un minimo di tatto e diplomazia.



Ecco.



Nei rapporti “di coppia” invece la faccenda si fa più complicata.



Mettiamo che io abbia conosciuto un ragazzo e che, nonostante non fosse certo l'uomo della mia vita, abbia cominciato ad uscirci giusto perché mi piaceva e mi faceva stare bene (come non capitava ormai da troppo tempo). Mettiamo ora che questo ragazzo se ne salti fuori dicendo che prima di conoscermi stava frequentando anche un'altra e che adesso non sa bene cosa fare.



Queste alcune delle reazioni possibili:





  • sentirmi tradita e mandarlo a cagare;





  • rimanerci male e sperare che decida di scegliere me;





  • rimanerci male e fargli una scenata;





  • ammettere che alla fin fine non sto certo cercando una storia da lui e che quindi è inutile che gli faccia storie insensate per una cosa che non mi tocca neanche un po'.





Ovviamente il mio metodo sincerità mi impone di essere onesta e diretta, quindi gli dico quello che penso, ovvero che non è un problema e che nel caso la situazione dovesse cominciare ad infastidirmi glielo avrei detto, ma che preferirei che l'altra ragazza sapesse della situazione ma che di certo non posso obbligarlo. Perfetto no?



In pratica sto dicendo ad un ragazzo che si dimostra interessato a me di non preoccuparsi di niente, di vivere le cose come vengono, di cercarci nel modo più spontaneo possibile e che non gli avrei chiesto niente di niente se non di essere rispettata.



La situazione che -in teoria- tutti gli uomini dicono di sognare.



A quanto pare non è così però, poiché il ragazzo comincia a comportarsi male senza motivo apparente.
Cerco di fargli notare che la situazione così a me non va bene, e quindi preferirei lasciar perdere. Ma ogni volta che ci provo si rifiuta di parlarne, in un modo o nell'altro.



Incredibilmente è la prima persona a riuscire a trovare quello che forse è il vero e unico punto debole del metodo sincerità.



Sono sempre riuscita a convincere delle mie ragioni col metodo sincerità, ma non avevo proprio pensato al fatto che si può essere onesti e convincenti quanto si vuole, ma che se dall'altra parte non c'è nessuno ad ascoltare è tutto completamente inutile.



 



E fu così che 075 fu costretta a comportarsi in modo scorretto. Allora è proprio vero che a volte ti ci costringono.



E io che pensavo fosse una scusa.

domenica 12 giugno 2011

Il metodo sincerità

Ci sono diversi modi per chiedere di uscire a qualcuno, ma quelli che proprio non sopporto sono quelli poco chiari, che finiscono per metterti in un mortale imbarazzo e che, qualsiasi cosa tu faccia, sbagli.
Ad esempio una volta un mio compagno di università, dopo avermi chiesto un libro in prestito, mi chiese di uscire:
“Senti 075, perché non usciamo assieme questo sabato?”
Io –ingenua- non ero sicura mi stesse chiedendo un appuntamento, quindi per evitare di rifiutare un’uscita innocua con un ragazzo che mi stava anche piuttosto simpatico, risposi così:
“Questo sabato devo vedere il mio ragazzo, quindi non ci sono, ma il prossimo si può fare!”
“Ah, sei fidanzata?”
“Beh sì, perché?”
“No niente, niente. Allora ci mettiamo d’accordo eh?”
Non l’ho più visto né sentito; e ha ancora il mio libro, lo stronzo.
Ma che poi non dovresti prima cercare di capire se sono fidanzata (tipo chiedendo agli amici in comune) e POI chiedermi di uscire?
Ed è per questo che ora cerco di essere il più prudente possibile quando rifiuto qualcuno, perché a quanto pare gli uomini la prendono sul personale e si vendicano.
 
L’altro ieri è successo ancora.
Un tizio in università mi sta un po’ addosso, e dico “tizio” e non compagno perché è un ricercatore di quasi 40 anni. Che tra l’altro è anche simpatico, peccato abbia il vizio di toccare troppo per i miei gusti e non capisca quando può fermarsi a parlare e quando invece è il caso di salutare e continuare a camminare.
Sapevo da un po’ che era intenzionato a chiedermi di uscire, e questa volta non avrei neanche avuto la scusa fidanzato, perché sa già che non ce l’ho. Grazie al cielo ho amiche sveglie che alla domanda: “ma se chiedessi a 075 di uscire?” rispondono: “so che sta frequentando qualcuno, io eviterei”.
“Fa niente, io le chiederò di uscire comunque”.
Le amiche sono sveglie, gli uomini di meno.
Dopo giorni di incertezza ieri è arrivata la domanda. Mi ero preparata in tutti i modi, con risponde diplomatiche ma chiare,  ma il maledetto è stato più subdolo di quanto pensassi, chiedendomi di uscire in modo piuttosto ambiguo:
“Posso chiederti una cosa?”
075: “Dimmi.”

“Ti va di fare un giro qualche volta?”
075: “Un giro dove e in che senso?”
“Un giro qui intorno!”
075 (prendendo tempo): “La conosco la zona, perché dovrei fare un giro qui intorno?”
“Beh, per farlo con me, così posso ammirarti un po’, sei così bella!”
075: “Puoi ammirarmi anche in biblioteca.”
“Dai, solo una passeggiata qui all’interno dell’uni…”
 
La cosa è andata un po’ avanti così finché non ho trovato un modo per andarmene.
Ne stavo giusto parlando qualche tempo fa con un’amica: non sarebbe molto più facile se la gente fosse diretta?
Sarebbe andata così:
“Ciao 075, mi andrebbe di uscire con te, intendo per un appuntamento, ti va?”
“Sono lusingata ma non sono interessata, mi dispiace!”.
E stop.
Non 10 minuti di imbarazzo in cui non si sa cosa rispondere perché se dici di sì ti trovi incastrata in un appuntamento che non vuoi, e se dici di no sei una stronza perché ti stava solo chiedendo di fare una passeggiata.
Le cose sarebbero più facili per tutti, pensateci.
Magari voi chiedete di uscire a qualcuno perché vi attrae, ma poi mentre siete lì vi rendete conto che non è che vogliate una storia seria da lui e quindi siete un po’ titubanti. E magari l’altro nel frattempo pensa che voi siate interessati seriamente quindi, nonostante sia attratto pure lui, non ci prova perché sarebbe approfittarne. E quindi va a finire che nessuno ci prova e la cosa finisce così.
Con il metodo-sincerità invece sarebbe tutto più semplice.
 
“Senti, tu mi piaci eh, però non avrei mai la pazienza di sopportarti. Quindi facciamo che se vuoi ora ti strappo le mutande coi denti, quel che succede succede e poi amici come prima e non mi rompi le balle?”
“Affare fatto!”
 

 

mercoledì 13 aprile 2011

Abbronzature e ombrelli.

Oggi sono andata in università a studiare. Niente di nuovo insomma.
Se non fosse per il fatto che mi sono costretta ad andare in giro in canottiera perché se no mi rimane (è già rimasto in realtà, è bastata mezzora al sole) il segno dell’abbronzatura all’altezza della manica corta e mi rimane per anni.
E proprio non capisco come sia possibile visto che l’abbronzatura mi dura una settimana. È bianco il braccio, è bianca la spalla, ma per qualche motivo ho il segno.
Ovviamente, l’unico giorno in cui non mi porto dietro nemmeno una giacchetta, comincia a diluviare. OVVIO.
Dall’università alla metro sono pochi passi, dalla metro a Cadorna non c’è neanche bisogno di prendere acqua. Il problema è un altro: casa mia dista 2 km dalla stazione. E io sono a piedi.
Allora, memore delle broncopolmoniti che mi sono presa in occasioni come queste, ho deciso di comprare uno di quegli ombrellini che vendono gli ombrellai improvvisati che compaiono magicamente agli angoli delle strade quando comincia a piovere.
Ovviamente a cinque euro anziché a tre perché nessuno se lo aspettava quel temporale.
Lo compro perché, oltre alla minaccia della broncopolmonite, c’era pure la paura di finire a fare Miss Maglietta Bagnata in giro per le malfamate strade della Brianza.
No perché è già successo.
Fatto sta che quest’ombrellino del cacchio mi si è rotto a due metri dalla metropolitana, a neanche 10 minuti di strada da dove l’avevo preso.
Maddddico.
Ero davvero tentata dal tornare indietro a protestare con l’ombrellaio.
Ma poi temevo la figuraccia da occidentale razzista: conoscendomi avrei fermato un tizio di colore a caso e avrei cominciato a lamentarmi, scoprendo dopo un quarto d’ora che questo era un avvocato francese in vacanza che passava di lì per caso.
 
E poi come glielo spiego che a me sembrano tutti uguali?

martedì 25 gennaio 2011

The bubble

Guardando quel geniale telefilm che è 30 Rock (se non l’avete mai visto…provvedete!) mi sono resa conto di una triste realtà: la bolla.
La bolla è una sorta di protezione dalla cattiva sincerità del mondo esterno dovuta ad un’eccessiva avvenenza. Ebbene sì: spesso le persone belle ricevono un trattamento migliore da parte delle persone (a meno che non subentri l’invidia, che però tende ad essere soprattutto femminile).
Nel telefilm la questione viene dimostrata principalmente da due personaggi: Cherie, la bellissima ma stupida segretaria che, quando qualcuno le parla normalmente, chiede ad alta voce: “Sbaglio o mi ha appena parlato come se fossi brutta?” e il fidanzato (anche se per poco) della protagonista che vive in un mondo fatto di persone sorridenti, file evitate e complimenti immeritati.
Anche nella mia vita la cosa può essere dimostrata principalmente da due persone: una mia compagna delle superiori e mio padre.
La compagna delle superiori in questione ha deciso di smetterla di cercare di dimostrare la sua intelligenza nel momento in cui si è resa conto che con la bellezza riusciva ad attirare molto di più l’attenzione e a guadagnare di più. No, non fa la prostituta, fa la fotomodella.
(No E., non parlo di te)
Mio padre invece, prima di diventare un vecchio brontolone, era piuttosto fascinoso, cosa che ha sempre nascosto il suo pessimo carattere al gentil sesso ma che non l’ha mai salvato uomini, con cui litigava di continuo.
Quando andavo alle medie c’era una professoressa che mi odiava con tutto il suo cuore e che mi rendeva la vita impossibile: durante le interrogazioni aspettava soltanto che facessi una pausa di troppo, sbagliassi una data o pronunciassi male un nome per urlarmi dietro di tutto e finire col darmi una grave insufficienza. La situazione era fuori controllo, quindi mia madre era andata a parlarle; risultato? Aveva cominciato ad accanirsi ancora di più. Allora decise di andarci mio padre: la professoressa se ne innamorò, cambiando atteggiamento anche nei miei confronti. Era davvero spudorata, parlava di lui in classe con gli occhi che le brillavano…una situazione davvero imbarazzante.
Fin qui comunque tutto bene, se non fosse per il fatto che essendo sempre stato ricercato da amiche donne, mio padre non aveva idea di avere un così brutto carattere.
Quindi, come insegna 30 rock, forse la bolla non è questa gran cosa.
C’è da dire che però trovarsi davanti sempre persone sorridenti migliora le giornate e io, non essendo particolarmente avvenente, rimedio tirando fuori il migliore dei miei sorrisi nei momenti di bisogno. Con quello o con una scollatura se ho le balle girate.
Ma nel caso non aveste quest’abbondanza da sfoggiare sorridete.
 
Sorridete e non capiranno mai che li odiate tutti.

martedì 7 settembre 2010

Saggezza felina.

Ho un problema con il gatto.
Ieri io e Mater abbiamo deciso di rimettere il tappeto in camera mia, ma non avevamo calcolato il problema gatto. Essì, perché quando mettevo il tappeto il gatto non ce l’avevo ancora, quindi non avevo idea di quanto potesse essere un problema.
Non appena l’abbiamo messo, lei ci si è lanciata sopra (la gatta, non Mater). All’inizio era dubbiosa, poi ha cominciato a rotolarsi con quella felicità genuina e innocente che soltanto gli animali sanno esprimere.
È stato divertente per i primi 5 minuti, poi mi sono resa conto di quanto potesse essere problematico un gatto che dorme al centro perfetto di una stanza così piccola.
Non solo rende difficili i miei spostamenti all’interno della stanza, ma mi rende impossibile lanciarmi da una parte all’altra della camera grazie alle rotelline della sedia. Non vorrei falciarle via la coda facendolo, quindi sono costretta ad alzarmi.
Il mio gatto sta ostacolando la mia pigrizia!

Le ho provate tutte, ho anche provato a prenderla in braccio e appoggiarla sul mio letto, nella speranza lo preferisse, ma niente. Lei continua a preferire il tappeto, il che è veramente strano, perché i gatti non dormono praticamente mai per terra. L’ha manifestato in modo molto chiaro: una volta appoggiata sul letto a provato a sdraiarsi in tre modi diversi, mi ha guardata con fare scocciato e si è RILANCIATA (letteralmente) per terra, cominciando subito a rotolarsi facendo quei miagolii strani che sembrano risatine soddisfatte.
(Se il vostro gatto non fa queste risatine è difettoso e dovreste cambiarlo)

E poi, anche se c’è il tappeto, è duro dormirci sopra, non capisco cosa la porti a preferirlo ad un comodissimo letto.
Allora ho deciso di provare, mi sono sdraiata di fianco a lei.

Devo ammetterlo: è una gran figata, ed è una di quelle figate insospettabili.
I gatti sono avanti e un giorno conquisteranno il mondo.


martedì 13 luglio 2010

La giornata dell'incompetenza.

Oggi è stata la giornata dell’incompetenza.
 
Partiamo dal mio medico:
Due mesi fa mi prescrive la pillola per problemi di irregolarità al ciclo e opta per una pesantissima che rimedia ai problemi di acne (che non ho!). Nel giro di due settimane, dopo averla cominciata a prendere, comincio ad averne.
Al che decido di andare a farle notare che qualcosa non va.
E lei risponde con una faccia perplessa: “non mi è mai successo…facciamo una visita dal dermatologo?”
…
Allora.
Mettiamo anche che io voglia perdere tempo e andare a fare una visita dal dermatologo.
Vado lì e gli dico: “Buongiorno dottore, ho cominciato ad avere dei problemi alla pelle nel momento in cui il mio medico mi ha fatto prendere questo.”
Non ci vuole un genio per sapere quale può essere la soluzione al problema.
Se ho un disturbo il lavoro del medico è capire da cosa questo è causato. Si trova la causa, si elimina la causa e si ricomincia a stare bene.
Noi sappiamo qual è la causa, perché me lo devo far dire da un dermatologo?
Il mio medico mi guarda con aria sempre più perplessa: “quindi cosa vuoi fare?”
…
Ma chi è quella laureata in medicina qui?
075: “Mi prescriva un’altra pillola, no?”
Medico: “Va bene!”
 
È bello sapere che devo prendere io le decisioni.
 
Ma la giornata dell’incompetenza non è finita qui.
Riassunto della puntata precedente: da mercoledì scorso ho problemi col mio cellulare che, pur ricevendo sia messaggi che chiamate, non riesce a farmi comunicare col mondo.
Ho aspettato 2 giorni e poi ho deciso di andare in un centro del mio gestore.
La ragazza mi aveva risposto così: “non è un problema della tua sim, è un problema nostro, stiamo facendo delle…umh...cose e nessuno può più chiamare e mandare messaggi, stasera dopo le 8 andrà a posto!”
Ok tesoro caro, a parte il fatto che dirmi “stiamo facendo delle…umh…cose” mi fa già intuire il livello della tua competenza nel tuo campo lavorativo, com’è che fra tutte le persone che conosco non ce n’è mezza che abbia lo stesso problema? (per immaginare il dialogo realmente avvenuto tradurre il tutto in diplomatichese).
La risposta è semplice e perfettamente logica: “eh ma perché è una cosa ciclica e probabilmente settimana prossima tornerà a te ma andrà via a loro!”.
Ok, mi sono detta, diamo un minimo di fiducia a questa ragazza apparentemente impreparata sulla faccenda. Saprà cosa fare no? È il suo lavoro!
075: “Ok, quindi aspetto e se non si risolve da solo ritorno?”
Ragazza: “Sì sì, aspetta fino a lunedì alle 8 e vedrai che sarà a posto!”
075: “Ma non avevi detto questa sera?”
Ragazza: “Fai lunedì per sicurezza!”.
 
È martedì e il problema persiste, dunque decido di andare a farle notare questa cosa, ormai convinta della sua incompetenza.
Le ripeto il tutto e lei: “Sì, è un problema nostro, venerdì andrà a posto!”.
075 comincia a perdere la pazienza: “No, ascolta, prima mi hai detto sabato, poi lunedì e adesso venerdì? Mi stai dicendo che il gestore ha deciso di fare un lavoro di manutenzione che blocca TUTTE le schede (tranne quelle della gente che conosco, a quanto pare) senza avvertire in nessun modo?”
La ragazza comincia a sentire un tono polemico nelle risposte di 075: “Neanche il mio funziona, cosa vuoi che faccia? Non è che posso risolvere la cosa, bisogna aspettare”.
075: “Ascoltami, non è che possiamo cambiare la sim e basta? È molto vecchia, magari il problema è quello.”
Ragazza: “No, è un problema nostro! Chiama il 190 e lamentati con loro.”
075: “Ma se il mio telefono non va come faccio a chiamare il 190????”
Ragazza: “Non lo so. Fatti prestare il cellulare da qualcuno.”
075: “…”
Ragazza: “Oh, poi se vuoi la tua scheda te la rifaccio, ma non ti risolverà il problema, è il mio lavoro, vuoi dirmi tu come farlo? E poi se ti rifaccio la scheda qualcosa potrebbe andare storto.”
…
Qualcosa potrebbe andare storto? Cos’è, una minaccia perché ti sto facendo girare le palle? “Oh potrei accidentalmente sbagliare la procedura, sai…sarebbe un peccato se dovesse capitare qualcosa al tuo numero di telefono…ehhh, povero numero di telefono, non ci rendiamo mai conto di quanto sia importante finché non lo perdiamo…”.
075: “No, scusa, cosa potrebbe andare storto?”
Ragazza: “Potresti perdere il numero.”
075: “In che modo?”
Ragazza: “Beh, sai, magari tu cambi la sim e nel frattempo ci sono procedimenti tecnici e…oh insomma, è così e basta!”.
 
Aaaah, la competenza e la voglia di lavorare, queste conosciute.
 
E comunque alla fine la sim mica me l’ha rifatta eh.

 
 
 

mercoledì 9 giugno 2010

L'arte del parcheggio ottimista.

Lunedì, dovendo andare dal medico, ero piuttosto preoccupata per due faccende: le vecchie appostate in ambulatorio da due ore prima e il parcheggio.
Per le vecchie, ahimè, ci si può fare ben poco.
(Che nervoso, non hanno niente da fare tutto il giorno e vogliono comunque far presto dal medico. Come quando la mattina, prima di andare a scuola, dovevo andare a fare i prelievi del sangue. Mi alzavo prestissimo per evitare la folla e arrivare a lezione in tempo ma le vecchie erano comunque già lì).
Dunque mi dovevo concentrare sul parcheggio. Fra l’ambulatorio e casa mia c’è una distanza un po’ infame: andare a piedi è una palla ma andare in macchina non c’è parcheggio se non a metà strada e allora mi suona un po’ ridicolo prendere Il Bolide per andarci.
Ho deciso di sfidare la sorte e provare l’arte del parcheggio ottimista.
Coso ne è un esperto e mi ha spiegato che bisogna crederci: “Tu non capisci 075, l’universo mi ama e mi procura parcheggi nei posti migliori perché io credo in lui”.

Ok, proviamoci.
 
Ha funzionato.
Sono passata la prima volta e non c’era neanche un buco. Avrei potuto parcheggiare due vie più in là ma ho voluto crederci. Ho rifatto il giro (insolitamente lungo a causa dei sensi unici) e al secondo giro si era magicamente liberamente un posto vicinissimo all’ambulatorio.
 
Grazie Universo, anche io ti voglio bene.

domenica 18 aprile 2010

Memoria selettiva


Dovete sapere che negli ultimi tempi la mia vista non è più così ottima. Ok, non lo è mai stata, ma mi è sempre piaciuto pensarlo perché sono sempre stata l’unica della famiglia a non portare gli occhiali.
Poi l’anno scorso ho cominciato ad avere problemi a leggere, quindi l’ottico (il fotografo da cui lavoravo aveva anche un ottico) ha deciso di farmi una visita e ha stabilito che avevo bisogno degli occhiali per studiare e stare al pc. E Mater e Coso hanno fatto l’intervento agli occhi, per cui ora io porto gli occhiali e loro no. La beffa.
Ma io li porto solo per leggere e stare al pc, il che mi dà quel tocco da intellettuale di cui avevo bisogno e che Coso non potrà mai più avere. Mi fa un po’ venire in mente una scena tipo me con gli occhiali e i capelli raccolti nella penombra di una biblioteca e scena successiva io che mi sciolgo i capelli e tolgo gli occhiali e salta fuori che sono la gnocca del film. E invece no.
Ma tornando a noi il problema è che anche se ci vedo meglio con gli occhiali indossarli mi causa sempre dei forti mal di testa. Fu così che Mater decise che l’unico modo per risolvere la situazione era trascinarmi dall’oculista e costringermi a rifare la visita.
Dovete sapere che il mio oculista, una signora abbondante sui 60 anni con una certa passione per la polverosità, mi conosce praticamente da quando sono nata. Non mi vede da almeno 10 anni però, motivo per cui ero convinta che non mi avrebbe riconosciuta.
E invece si ricordava perfettamente di me.
Quando ho varcato la soglia del suo studio mi ha guardata e mi fa: “Ciao! Come sei cresciuta! Siediti, su. 075 miopia, giusto?”.
Ok, quanto è inquietante questa cosa? Lei si ricordava perfettamente l’ultima visita che mi aveva fatto. Ma la parte divertente è che quando mi ha prescritto le lenti la scena è stata questa:
 
“Scusami 075, non ricordo come ti chiami”.
 
Comunque tutto ciò per dire che sto pensando di rendere omaggio alla prodigiosa memoria selettiva della mia adorabile oculista e cambiare Euridisse in 075.
Mi fa molto agente segreto.
Di quelli che si fingono polverosi con un paio di occhiali a montatura nera.

mercoledì 20 gennaio 2010

Il tecnico Telecom

Non ho idea del perché ma ieri ho ricevuto una telefonata dalla Telecom che mi avvisava che oggi, IN MATTINATA (tenete ben presente questo particolare, ci servirà più avanti), sarebbe venuto un tecnico a cambiarmi il modem.
Probabilmente questa è la loro risposta alle nostre continue chiamate di lamentela a causa della lentezza della connessione. Ah, e forse anche per quella lettera di mio fratello in cui minacciava di farsi esplodere dentro la loro base operativa. Beh, comunque sia dopo mesi e mesi di rimostranza hanno deciso di fare qualcosa.
Non importa cosa, l’importante era farla.
Una cosa qualsiasi, tipo cambiare il modem.
Eh sì, perché pensano di fregarci, pensano di farci dire, mentre sorseggiamo il thé in salotto con aria distinta: “Che carini, ci mandano anche il tecnico a casa!!”.
Solo che il tecnico non è ancora arrivato e sono le 12.30, quindi quello che sto pensando ora è “Potevo fare qualsiasi cosa questa mattina e invece sono qui ad aspettare un tecnico Telecom che arriverà proprio quando non deve”.
E vorrei precisare che per me LA MATTINATA è finita mezzora fa. A mezzogiorno si comincia a preparare la pappa, cosa che non ho ancora cominciato a fare per il semplice fatto che SO che nel momento in cui inizierò a farlo il Telecomuomo arriverà in tutto il suo splendore. Che è lo stesso motivo per cui mi sto tenendo la pipì da due ore.

Ok, sono le 13.00, io mi decido a cucinare.

E se poi il tecnico arriva quando l’acqua bolle?

Euridisse buona e amorevole: “Apparecchia per due!!”

Euridisse malvagia: “Avrai qualcosa da lanciargli addosso quando varcherà la soglia! Una bella pentola di acqua bollente!”

Gioia e gaudio in entrambi i casi dunque.

Sono le 13.30 e ho appena finito di mangiare la mia scatoletta di tonno (in casa non c’era NIENTE di commestibile a parte quello).
Del tecnico ancora nessuna traccia.

Sono le 14.00.


Aspetto fiduciosa.

Sono le 14.40.

Ok, questo dovrebbe essere primo pomeriggio per tutti, non solo per me, vero?

*Euridisse pensa ad un modo per vendicarsi sul tecnico. Un modo sufficientemente subdolo e sottile da scampare alla denuncia.*

Beh, di sicuro lo guarderò malissimo.

mercoledì 13 gennaio 2010

La mia costola in più.

Ebbene sì. Ne ho una in più.
La scoperta è stata sconcertante: dopo essere andata quindici volte dal medico per sentirmi rispondere sempre "potrebbe essere la pressione bassa" o "sei stanca, devi riposare", finalmente sono riuscita a convincerlo che forse qualche esame lo si poteva anche fare.
Esami del sangue: tutto perfetto.
Risonanza magnetica: tutto perfetto (e in più ho avuto la prova dell'esistenza del mio cervello, contrariamente a quanto continua ad affermare Pater). Poi finalmente l'intuizione: facciamo una radiografia.
Immaginate cosa posso aver provato nel momento in cui ho aperto la busta.
Beh, assolutamente nulla. Non so neanche da che parte si debba guardare.
No, dai, forse un po' di rammarico per non aver scelto la facoltà di medicina.
Questo quello che c'era scritto: "apofiso-trasversomegalia in C7 con accenno a costola cervicale a sinistra". Eh, e quindi? "Beh, hai una piccola costola in più dove non dovrebbe esserci nulla".
Sfortunatamente questa costolina (che ancora non ha nome definitivo, ma penso che dovrei darglielo visto che mi accompagnerà per tutta la vita, nella buona e nella cattiva sorte. Avete dei suggerimenti?) più che rompere le balle non fa. La teoria che potesse darmi dei poteri speciali è stata esclusa praticamente subito (certo non sarei andata dal medico a dire: "scusi, penso di poter spostare gli oggetti con la forza della mente, facciamo gli esami del sangue?"), diciamo ancora prima di sapere della sua esistenza.
Eppure ieri, dalla parrucchiera, ho scoperto che a volte può servire. Sono stranamente andata a tagliarmi i capelli con Mater, cosa che non succedeva da quella volta in cui mi ci aveva portata e, contro il mio volere, me li aveva fatti tagliare cortissimi.
Non avevo idea di quanto la situazione potesse diventare imbarazzante, soprattutto se la tua parrucchiera, mentre sta tagliando i capelli a tua madre, se ne viene fuori con questa frase: "uff...ho un prurito..."
Ora. Visto che non sembra un inizio per una conversazione particolarmente interessante, io lascerei cadere la cosa. E invece no. Le donne non ce la fanno proprio. Una delle signore presenti coglie la palla al balzo: "dove?"
Parrucchiera: "beh...dai, hai capito. Nelle parti intime."
*segue una conversazione di 10 minuti sui rimedi a fastidi e pruriti vari di cui non vi renderò partecipe, perché mi sento buona*
Finalmente la ragazza che lavora lì comincia a shamparmi. E sento che l'argomento si fa ancora più imbarazzante, soprattutto vista la presenza di Mater.
Signora 1: "Magari è per i rapporti."
Parrucchiera: "Ah no no, non c'è pericolo"
Signora 2: "Non ditelo a me, mio marito mi dice che ho le ragnatele!"
Imbarazzo totale (mio, le donne presenti ridono).
Ma la costolina è venuta in mio soccorso. In quella posizione la mia costolina fa sì che non mi arrivi più sangue al cervello. Quindi sentivo suoni indistinti e non vedevo un bel tubo. Avrei potuto anche fare in modo di svenire mettendomi in una determinata posizione ma ho evitato. Per decenza. Mater sa che posso svenire a comando.
Se Mater ha fatto dei commenti ad alta voce su Pater non l'ho sentito. La mia sanità mentale è salva, per ora.

Grazie *inserire nome costolina*, a volte qualche utilità ce l'hai.