sabato 18 settembre 2010

Furbizia felina.


Come avrete già intuito dai post precedenti possiedo…no scusate, riformulo la frase.
Come avrete già intuito dai post precedenti io convivo con un gatto piuttosto particolare.
Prima di tutto si annoia. A volte (specialmente quando c’è brutto tempo) vaga per la casa miagolando con fare irrequieto cercando qualcosa da fare; alcune di queste volte diventa così insofferente che persino gli agguati non hanno il solito slancio, ma sono più che altro delle stanche zampate.
 
L’altro giorno, come di routine, mi sono svegliata per le 9 (sì, bella la vita universitaria quando non si hanno più corsi da frequentare) e per prima cosa, come sono solita fare, mi sono avviata verso il bagno. Solo che questa volta è successo qualcosa di strano. Normalmente Sophie per attirare la mia attenzione mi fa un agguato da dietro la porta e poi scappa sotto il letto.
Questa volta invece ha cambiato tattica: mentre camminavo con passo lento e addormentato ho sentito dietro di me un “miao” deciso. Mi giro e trovo il gatto seduto sopra il tavolo, in posizione fiera, che mi guarda e muove lentamente la coda.
La fisso.
Mi fissa.
“MIAO!!!”. Un’altra volta.
Questa volta il significato mi è chiaro: “vieni qui, ecccheccavolo! Ti ho già chiamata con il primo miao, no?”.
Mi avvicino per capire che cosa vuole quando fa un miagolio meno deciso e mi fa capire, avvicinandosi al bordo del tavolo, che vuole essere coccolata.
 
Q maschio: “Ma tu non l’hai coccolata, vero?”
 
La coccolo.
 
Q maschio: “Macccome!”
075: “Eh, aveva un’aria così tenera…”
Q maschio: “lo sai che di questo passo il mese prossimo ti chiederà le chiavi della macchina, vero?”
 
Ahimè.

domenica 12 settembre 2010

Plunder Bunny


Avere delle amiche è bello: quando dici scemate dettate dal tuo star male loro sono sempre pronte a dirti quello che tutti vorrebbero sentirsi dire nei momenti di sconforto.
 
“Guarda che ti lobotomizzo con un tacco la prossima volta”.
 
È per cose come questa che voglio bene alla Q.
Per questo e perché, quando non è impegnata a minacciarmi, è mia amica anche nei momenti in cui persino io faccio fatica a sopportarmi.

martedì 7 settembre 2010

Saggezza felina.

Ho un problema con il gatto.
Ieri io e Mater abbiamo deciso di rimettere il tappeto in camera mia, ma non avevamo calcolato il problema gatto. Essì, perché quando mettevo il tappeto il gatto non ce l’avevo ancora, quindi non avevo idea di quanto potesse essere un problema.
Non appena l’abbiamo messo, lei ci si è lanciata sopra (la gatta, non Mater). All’inizio era dubbiosa, poi ha cominciato a rotolarsi con quella felicità genuina e innocente che soltanto gli animali sanno esprimere.
È stato divertente per i primi 5 minuti, poi mi sono resa conto di quanto potesse essere problematico un gatto che dorme al centro perfetto di una stanza così piccola.
Non solo rende difficili i miei spostamenti all’interno della stanza, ma mi rende impossibile lanciarmi da una parte all’altra della camera grazie alle rotelline della sedia. Non vorrei falciarle via la coda facendolo, quindi sono costretta ad alzarmi.
Il mio gatto sta ostacolando la mia pigrizia!

Le ho provate tutte, ho anche provato a prenderla in braccio e appoggiarla sul mio letto, nella speranza lo preferisse, ma niente. Lei continua a preferire il tappeto, il che è veramente strano, perché i gatti non dormono praticamente mai per terra. L’ha manifestato in modo molto chiaro: una volta appoggiata sul letto a provato a sdraiarsi in tre modi diversi, mi ha guardata con fare scocciato e si è RILANCIATA (letteralmente) per terra, cominciando subito a rotolarsi facendo quei miagolii strani che sembrano risatine soddisfatte.
(Se il vostro gatto non fa queste risatine è difettoso e dovreste cambiarlo)

E poi, anche se c’è il tappeto, è duro dormirci sopra, non capisco cosa la porti a preferirlo ad un comodissimo letto.
Allora ho deciso di provare, mi sono sdraiata di fianco a lei.

Devo ammetterlo: è una gran figata, ed è una di quelle figate insospettabili.
I gatti sono avanti e un giorno conquisteranno il mondo.


lunedì 23 agosto 2010

I cervelli che si imbarazzano

Vi ricordate la questione delle gemelle? No? Andate indietro a vedere allora.
 
Poco fa stavo parlando con Mater de “Il nome della rosa” e le raccontavo di come il protagonista, Guglielmo da Baskerville, sia un omaggio a Sherlock Holmes e di come Atso, il suo aiutante, lo sia a Watson (notare anche l’assonanza del nome), quando ad un certo punto fa una faccia perplessa per poi scoppiare a ridere.
“Non crederai mai a quello che stavo pensando!”
075 hapaura: “emmh…dimmi…”
“Eh, stavo pensando a questa cosa di Guglielmo da Baskerville che si ispira a Sherlock Holmes e mi è venuto spontaneo pensare –ma com’è possibile? È un francescano del ‘300!-, poi però mi sono ricordata che è di Umberto Eco ed è ancora vivo, per cui era solo l’ambientazione!! Ahahah, che tonta!”.
 
Mi è sembrato di sentire il suono del suo cervello che arrossiva.

Ora è chiaro da chi ho preso.

domenica 22 agosto 2010

Incontri particolari.


Oggi un amico mi ha fatto notare che io incontro sempre gente assurda, quindi mi è venuto in mente di farci su un post.
Non so il perché ma ho sempre fatto le conoscenze più assurde sui treni. Se dovessi elencare tutti quelli degni di nota in un solo post nessuno riuscirebbe ad arrivare vivo alla fine, motivo per cui vi narrerò del mio incontro con un certo Andrea.
 
Stavo andando a Milano per fare un giro in centro con un amico.
Come al solito il treno era in ritardo (sì Ferrovie Nord, era una frecciatina acida). Fra le varie espressioni scazzate diffuse fra i vari pendolari (perché, ricordiamo, le FN sono in ritardo spesso e volentieri) ne scorsi due diverse. Come posso dire…ammiccanti nei miei confronti. Ok, diciamo che avevano quell’aria che soltanto una persona che non vede una donna da anni potrebbe avere.
Arrivati ad una fermata imprecisata prima di Milano i due scendono dal treno, ma (ovviamente) non prima di avermi fatto l’occhiolino e mandato un bacio.
Fin qui tutto normale, e qualsiasi ragazza che non sia un cesso apocalittico può confermare.
La cosa inquietante è al ritorno.
Prendo il treno verso casa e mi rendo conto che il più giovane dei due è sul mio stesso treno.
Come Mater mi ha insegnato faccio finta di niente, scendo dal treno e mi avvio con le cuffie ben saldate alle orecchie.
Ferma ad un semaforo sento qualcuno che mi picchietta sulla spalla, mi giro (è lui, ovviamente), tolgo e le cuffie e gli chiedo cosa vuole.
Sconosciuto: “Come ti chiami?”
075: “Che te ne fai del mio nome?”

Sconosciuto: “Eddai, che ti costa?”
075: “Mi chiamo 075.”
Lo sconosciuto fa un sorrisone: “Non è un nome italiano.”
075: “No, non lo è.”
Sconosciuto: “Neanche io sono italiano!”
075: “Ma io sì, soltanto il mio nome è straniero…e ok, potrei anche avere qualche lontana origine straniera, ma io sono italiana.”
Sconosciuto: “No no no, tu non capisci! Io sono ucraino! Abbiamo preso due volte lo stesso treno, nessuno di noi due è italiano…è destino! Devi darmi il tuo numero di telefono!!!”
 
C’è da dire che almeno è stato fantasioso.
 

martedì 10 agosto 2010

...


075 due giorni fa, dopo mesi di ricerca, ha comprato il cellulare nuovo.

 
075 oggi passa davanti alla televisione accesa e scopre che adesso lo vendono a 20 euro in meno.
 


...
La mia solita puntualità.

domenica 1 agosto 2010

Una delle serate più deprimenti di sempre.

Prologo.
Ieri Mater, che come avrete ormai intuito è la mater più paziente di sempre, mi ha scorazzata in giro per la Brianza in cerca del cellulare fantasma (ma questa è un’altra storia), motivo per cui mi sento debitrice nei suoi confronti.
 

I fatti.
Ieri non avevo niente da fare.
Mater mi ha lanciato la proposta: “Senti, ci sarebbe questa festa a Lazzate molto carina, con un sacco di bancarelle…ti va di accompagnarmi?”
075: “Mah, si potrebbe anche fare.”
Non l’avessi mai detto.
Era contentissima, ha organizzato tutto, HA CHIAMATO GLI AMICI.

Così, quando ho accennato al fatto che me ne sarei rimasta a casa a far nulla, Mater ha sfoderato i suoi occhioni tristi e ha cominciato a dire cose del tipo: “Ma come…ho chiamato e ho detto che saresti venuta anche tu…erano tutti contenti…ho detto che saresti venuta con la macchina fotografica…che ci avresti fatto le foto…la festa è davvero carina…ma cosa ci fai a casa da sola il sabato sera a deprimerti?”
Ovviamente mi sono sentita mortalmente in colpa e mi sono costretta ad andare, nella speranza ci fosse almeno qualche bancarella di polverosità (vedi antiquariato) in cui rifugiarmi.
Niente di niente.
La meravigliosa festa di Lazzate, cittadina che, ricordiamo, ti dà un benvenuto tipicamente brianzolo, con quel cartello che recita: “LAZZATE – COMUNE DELLA PADANIA”, e con quelle vie della serie: “VIA LEGA LOMBARDA”.
Quattro bancarelle, un castello gonfiabile, tre pittori e qualcosa come 500 persone. Cosa che mi fa pensare che i lazzatesi probabilmente non conducono una vita particolarmente elettrizzante.
Come se non bastasse, a deprimermi ancora di più, mentre ero in macchina mi manda un messaggio la mia amica C., la quale mi dice che sta uscendo per fare cose mirabolanti e veramente gggiovani, e se voglio unirmi. Ma gli occhioni tristi di Mater mi si erano stampati in testa, quindi ho dovuto rifiutare la proposta molto più allettante.
Riuscite a percepire la tristezza suprema o devo sottolineare il fatto che ho 22 anni, era sabato sera, ed ero ad un buco di festa di una cittadina leghista della Brianza con mia madre?
Dopo qualche ora di strazio Mater decide di salvarmi e portarmi a casa. Salita in macchina ricevo una chiamata di C. che, ridendo come un’idiota, mi racconta che lei e le fanciulle con cui era uscita sono finite per sbaglio ad una festa di matrimonio dove la sposa ballava i Green Day e il testimone se ne andava in giro ubriaco con una cravatta legata in testa. Giusto per peggiorare la situazione.
 

Per quanto Mater sia ggiovane dentro (spesso più di me) forse devo trovarmi qualcuno con cui uscire.

(Non che C. non vada bene, ma mi ha avvertita che ero già in macchina).