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lunedì 7 ottobre 2013

Pensieri sull'acidità

Questo post è nato come post assolutamente indipendente ma a  quanto pare Zucchero Sintattico mi ha battuta sul tempo e quindi lo omaggio col titolo (e andatevi a leggere il suo blog!).

Il mese scorso ho assistito a una scena abbastanza particolare, ovvero una gara di cattiveria.
Mi spiego: non intendo dire che c’è stato un litigio in cui si giocava a chi la sparava più stronza, ma proprio a una cosa del tipo “io sono più cattiva di te” “no io sono più cattiva” “cioè no, non puoi capire, io sono TROPPO più stronza di te” “no, IO lo sono”
Che mi è parsa un po’ una cosa strana.
Immagino che dal punto di vista delle due fanciulle fosse l’equivalente di dire cioè io sono troppo più figa di te, ma dal mio punto di vista era come se stessero litigando su chi ha l’alito che puzza di più.

Voglio dire, pure io sono cinica ma mica la metto giù come una qualità, anzi. È una cosa che non sopporto di me.
Per quanto preferisca questa variante al sempre popolare piango per le guerre, i disastri naturali e le carestie ma sono una carogna con vicini di casa, conoscenti e parenti, mi sembra ancora più insensato. Perché se l’ipocrisia, si sa, è un modo per evitare che la gente veda l’interessato come brutta persona e lo eviti come la peste, il metodo del sono stronzo e lo dico non me lo spiego tanto. Più che altro non mi spiego il fatto che invece di allontanare la gente sortisca l’effetto opposto:

Oddio come è rock! Deve troppo essere mio amico!
Presto! Lanciamogli i nostri reggiseni!

Quello che però secondo me è il reale problema è gente che fa affermazioni del tipo “Devo essere più stronzo”. Ma no, al massimo devi difenderti da chi lo è, non essere stronzo a prescindere.
Che poi vogliamo parlare di chi si giustifica dicendo che ha sofferto troppo e quindi ora fa lo stronzo perché gli altri l’han fatto con lui?

Ah, hai sofferto? Davvero? Incredibile! Nessuno al mondo ha mai sofferto prima di te! Ti prego, prendimi a pugni per aiutarmi a superare i sensi di colpa, che mi sento troppo avvantaggiata rispetto a te!


Quindi niente, il tutto anche per dire che sono contenta di aver letto il post di Zucchero Sintattico perché mi è piaciuto e perché mi sento in buona compagnia.

Però ecco.
Milano a me al massimo risponde così.

martedì 7 agosto 2012

L'uomo che viveva nella bolla.

075 e l'uomo che viveva nella bolla.
Vi ho già parlato della bolla, ma per i lettori a cui fosse sfuggito farò un piccolo riassunto: la bolla è la condizione di vantaggio in cui vivono le persone particolarmente avvenenti.
Ovvero se sei bello la tua vita è molto più facile, ma essendo sempre stato bello non sai che quella in cui tu vivi non è la realtà ma, appunto, la bolla.
Ora, è chiaro che ci sono mille variabili, però in linea di massima ci sono due modi in cui puoi vivere – almeno in parte- nella bolla. Il primo è, come appena riferito, l'avvenenza. Il secondo è un bel sorrisone e dei modi gentili, con la differenza che mentre avvenenti lo si è sempre avere il sorrisone stampato in faccia 24 h su 24 è complicato e faticoso, specie se non ce ne hai per le palle. Perché se mi faccio una bella dormita, mi sveglio in tempo, arrivo in stazione in anticipo e faccio pure in tempo a prendermi un caffé, ovvio che sono di buon umore e sorridere ed essere gentile mi viene naturale. Ma se la giornata comincia storta mi viene molto più naturale imprecare contro la gente che quando sei in ritardo per il lavoro si mette a camminare a passo di lumaca davanti a te sbarrandoti la strada. E si sa che poi si instaura una reazione a catena, che se tu mandi a cagare qualcuno di prima mattina gli rovini la giornata e questo la rovinerà a qualcun altro e così via. Quindi per il bene comune cerco comunque di non fare la stronza anche se ho le palle girate, ma ogni tanto scappa a tutti. Quindi riassumendo posso dire che in linea di massima la gente tende ad essere gentile ed amichevole con me ma che se qualcuno mi manda a cagare perché c'ha le palle girate lo capisco anche e me ne faccio una ragione.
Poi però c'è la gente come Vinile. Vinile vive in una bolla assoluta perché è un bel ragazzo ma è pure gentile e sorridente con chiunque. E quindi succedono delle cose che non ci si può credere, come quella volta in cui alle 7 di sera in piazza Duomo cercavamo di capire dove andare a mangiare e siamo stati fermati da un artista di strada, di quelli che ti fanno i ritratti sul momento.

Tizio: “Ragazzi, lo volete un ritratto?”
Vinile e 075, super sorridenti: “Oh, no, grazie!”
Tizio: “Maddai ragazzi, non volete stare insieme per sempre?”
Vinile, un attimo imbarazzato: “È una domanda complessa.”
075: “Non ci metta in difficoltà.”
Tizio, rivolto a 075: “Ma come fai a non voler stare per sempre con lui? Guardalo, è così bello!”
075 ride imbarazzata.
Tizio: “Cioè, per carità, non che tu sia male eh! Hai dei bellissimi occhi!
075: “Grazie...”
Tizio, con gli occhi sognanti: “...però anche lui...”

Oppure quando l'ho accompagnato a prendere una giacca, e il commesso lo guardava con aria sognante tenendo i gomiti sul tavolo e guardandolo dal basso verso l'alto: “che bella barba...non ti tiene caldo?”
Vinile, ingenuo come non mai: “No, cerco di non farla crescere troppo.”
Commesso, sognante: “È...perfetta.”

Fortunatamente gli effetti della bolla un pochino vengono trasmessi a chi accompagna il fortunello, così i benefici a volte ricadono anche su di me, come settimana scorsa in gelateria, dove la ragazza che ci ha serviti ci ha offerto della panna montata.
“Ci volete la panna?”
“Sì, grazie.”
“Ve la offro io, visto che siete così carini”
Anche se secondo me l'ha offerta anche a me solo perché offrirla solo a Vinile sarebbe stato sospetto, ma pazienza, è comunque panna montata aggratiss.


Ma c'è chi è immune. C'è chi riesce a rispondere male persino a Vinile, e così ti capita che ad una festa lui dica al cameriere: “se siete incasinati me la verso da solo l'acqua” e poco dopo tu ti veda Vinile avvicinarsi a te con aria abbattuta e sussurrare: “che se ne vada a cagare”.
075: “Che è successo?”
Vinile: “Il cameriere m'ha risposto male, gli ho chiesto se voleva una mano e lui ha detto al suo collega -servilo tu che questo mi ha già rotto le palle-!”
È rimasto mogio per mezzora.
Povera stella, non è abituato!




Ps: Questo post è stato scritto diversi giorni fa, e giuro che nel frattempo di dimostrazioni della vita che Vinile svolge nella bolla ce ne sono state molte altre!

lunedì 19 marzo 2012

L'amore facile

Una cosa che non sopporto -una delle tante, direi- è la gente dall'amore facile.
Parlo dei cosiddetti “innamorati dell'amore”: quelli che non possono stare senza e quindi sono sempre fidanzati, e anche quando non lo sono finiscono per innamorarsi a tempo record. Sono quelli che vogliono una storia a tutti i costi, non importa tanto con chi (nei limiti della decenza, chiaro).
Questi personaggi sono i più pericolosi di tutti, perché spesso sono insospettabili e quasi sempre sono dei fidanzati perfetti. Essì, perché essendo così innamorati dell'idea non possono far altro che tenersi stretta l'altra persona comportandosi in modo impeccabile, accettandone tutti i difetti e amandola incondizionatamente.
E ho già scritto in passato di quanto io odi quella accoppiata: amare incondizionatamente. Come i cani, che per quanto mi piacciano vorrei essere amata per quello che sono e non perché sono quella che procura il cibo.
Perché il problema principale è: e se poi arriva la persona di cui si innamorano sul serio?

I tipi che ho riscontrato finora sono i seguenti:

  1. La prima storia.
    Ovvero quei poveri ragazzi (o ragazze) che si sono fidanzati giovanissimi e stanno con il primo amore da anni. I poveretti si sentono super innamorati (si sa, il primo amore non si scorda mai) e quindi accettano QUALSIASI COSA. Ci sono due varianti: quella in cui la ragazza è fantastica e il ragazzo è assolutamente insignificante (n.b.: in questo caso lui tende ad essere parecchio possessivo e geloso perché LO SA che la sua donna è fuori dalla sua portata) e quella in cui il ragazzo è adorabile mentre la ragazza è una stracciacazzi senza scampo. E la domanda è: visto che non hanno mai avuto altro, lo sanno che non sono tutti così?
  2. Quelli che vedono l'essere single come una cosa spaventosa.
    Questi sono sempre fidanzati. Non importa con chi, non importa come, l'importante è non essere single. MAI. Ovvio che non tutti possono essere l'amore della tua vita, eppure il tipo 2 si comporta come se lo fossero. La domanda è: ne sono realmente convinti o fingono?
  3. Quelli che vedono l'essere soli come una cosa spaventosa.
    Queste -perché è al 90% una cosa da donne- non sopportano essere sole, quando per essere sole si intende in mancanza di un uomo. Essendo più coscienti del tipo 2 fanno in modo di avere sempre un uomo con sé, che non necessariamente trattano come se fosse il proprio ragazzo. In giovane età il tipo 3 si porta dietro un uomo e lo sfrutta per diversi scopi, se lo limona quando ne ha voglia ma non gliela dà MAI, adducendo scuse del tipo “non sono ancora pronta”. Il ragazzo, che in genere fa parte del tipo 4, accetta tutto passivamente, senza lamentarsi mai del fatto che non ha mai visto nuda quella che teoricamente dovrebbe essere la sua ragazza. In genere queste situazioni finiscono sempre allo stesso modo: lei trova un ragazzo che le piace sul serio e gliela dà dopo 2 giorni.
    In età più avanzata è probabile che il tipo 3 si evolva e cominci anche a darla in giro. Perché se quando si è piccole il modo per “mantenersi in salvo” è il non togliersi mai le mutande, una volta cresciute diventa il mettere le mani avanti con quella bellissima frase che è non voglio una storia seria. In genere finisce più o meno come per la versione più giovane: lei trova un altro e ci va a convivere dopo 6 mesi. Per i maschietti che hanno a che fare con questo insidiosissimo tipo posso avanzare un solo consiglio: FUGGITE, SCIOCCHI!
  4. Quelli che finalmente.
    Quelli che hanno passato la loro adolescenza -al 90% è cosa da uomini- a vedere gli amici passarsi diverse ragazze e che, nonostante a loro non manchi nulla, non hanno mai avuto il coraggio di buttarsi. Quando finalmente una ragazza si rompe le palle e decide di infilare loro la lingua in bocca (così il messaggio è chiaro) rischiano di entrare nella spirale mortale. Essì, perché ci sono quelli che essendo stati single a lungo riescono a mantenere la loro indipendenza, ma ci sono anche quelli che vengono risucchiati in un inferno di zerbinamento e che rischiano di diventare gli schiavetti della loro ragazza, che dopo un iniziale periodo di rose e fiori finisce per diventare la peggiore delle arpie. L'atteggiamento di base degli zerbinati può essere riassunto in oddio finalmente una donna ti prego non te ne andare farò tutto quello che vuoi.

Cosa me ne frega, direte voi.
E invece me (ce!) ne frega eccome, perché con tutti questi buoni partiti occupati con stronze e stronzi va a finire che c'è bella gente che è single, quando invece meriterebbe di essere felicemente fidanzata.
Quindi io propongo di fare la giornata internazionale del lasciamo gli stronzi agli stronzi, con tanto di pubblicità progresso.

Ogni anno centinaia di bravi ragazzi e ragazze vengono irretiti e usati da una manica di stronzi. Se anche tu sei stato irretito, non temere: chiama il nostro numero verde.
Il nostro numero verde offre supporto a tutte quelle persone che per paura di rimanere soli si fanno zerbinare. Poniamo fine al regime degli stronzi, lasciamo che si irretiscano fra di loro. Manda anche tu a fare in culo il tuo stronzo personale, perché ricorda:
non è mai troppo tardi per trovare qualcuno di meglio. 

mercoledì 4 gennaio 2012

Nuovi inizi

Prima di tutto un ringraziamento a Q che mi ha aiutata con il trasloco del blog, che la mia pazienza si stava esaurendo al quarto tentativo.
Secondo chiedo scusa per la confusione e l'impaginazione casuale dei post precedenti, ma lo sto ancora sistemando.

E Terzo cominciamo con le faccende serie: chi mi ha seguita nel trasloco avrà notato che il titolo del blog è cambiato.
Se così non è notatelo ora.
Per chi comincia a seguirmi da ora preciso che il titolo precedente del blog era: “La difficile convivenza con la mia mente. Ovvero: quando cinismo e romanticismo si incontrano in un'unica testa e non vanno assolutamente d'accordo”.
Il motivo del cambio del titolo è che da quando ho aperto il vecchio blog è cambiata una cosa fondamentale nella mia vita: sono molto meno tormentata di prima (anche se forse questo non è il periodo migliore per affermarlo). Tutti, da quando sono piccola, mi ripetono sempre la stessa cosa: nel momento in cui stai bene con te stessa cominci a stare bene anche col resto del mondo.
Che è una stronzata.
Nel momento in cui cominci a stare bene con te stesso ti rendi conto di una cosa che prima non notavi perché troppo concentrata sui tuoi problemi: la gente non ce la può fare. Perché magari tu stai benissimo, ma il resto del mondo ti rompe le palle perché il modo in cui vivi tu non è quello giusto perché non è il loro.

Che altro dire?
Sono sopravvissuta al Capodanno, che è già qualcosa.
L'anno è iniziato di mierda, ma l'anno scorso forse era stato anche peggio, quindi spero si faccia perdonare anche questa volta...

Rimaniamo in attesa di ulteriori sviluppi.


mercoledì 21 settembre 2011

L'incoerenza maschile.


Come ben si sa quando si parla di “sesso debole” si parla delle donne: le donne sono incoerenti, le donne non sanno mai cosa vogliono, le donne dicono una cosa e poi ne vogliono un’altra.



Ho sempre avuto soprattutto amici maschi o ragazze assolutamente atipiche, e quindi sono sempre stata in parte d’accordo con tutto questo.



Ma parliamone: io comincio a pensare che le donne siano incoerenti non per natura, ma per stare dietro agli uomini, perché con loro non si sa mai come comportarsi.



 



Cari maschietti, avete presente quando una donna vi dice: “va bene”, ma in realtà non è assolutamente d’accordo? Non è che sia pazza, è che sa che se vi dice di no, è automaticamente una rompipalle. E quindi vi lascia fare quello che volete, solo che poi magari non è in grado di nascondere completamente il fatto che un po’ di fastidio le dà: ed ecco che la fanciulla in questione “dice una cosa ma ne vuole un’altra”.



È che gli uomini le rompipalle non piacciono. O almeno così dicono, perché c’è sempre un certo scarto fra quello che gli uomini dicono di amare e quello che poi in realtà li tiene realmente legati ad una donna.



Come ad esempio le eating-salad bitches. Il termine deriva da uno spettacolo di Eddie Murphy. E non l’Eddie Murphy che conosciamo dai film, l’Eddie Murphy degli anni ’80, quello meno conosciuto, misogino, sessista e pure un po’ razzista. Lui le chiama eating-salad bitches (letteralmente le troie mangia-insalata). Sono quelle donne attentissime alla linea, che quando le porti fuori a cena ordinano l’insalatina. Tu le porti in un ristorante della madonna, magari ci spendi anche un sacco di soldi e questa neanche ti dà la soddisfazione di mangiare qualcosa di serio.



E posso capire la frustrazione, come posso capire quel pezzo poetico da morire de “Il mondo dopo la fine del mondo” in cui il protagonista sostiene di non poter amare una donna se non la vede prima mangiare una bruschetta. Perché una donna che non mangia una bruschetta per paura di sporcarsi d’olio non è una donna d’amare.



Capisco tutto.



Ma poi ci vogliono magre.



E insomma, abbuffarsi con gusto ed avere un fisico perfetto non sono due cose che vanno troppo d’accordo. A parte in caso di metabolismi particolarmente fortunati, ovvio.



 



Il mio problema però non è tanto la questione del cibo quanto la questione del carattere.



Essì, perché ormai non conto più le volte in cui mi son sentita dire da svariati amici maschi frasi del calibro: “Sei la donna che rispetto di più” “Sei una delle ragazze più intelligenti che io conosca” “Ma allora ci sono anche donne intelligenti!” “Tu sì che hai le palle” “Tu sì che ti meriti l'appellativo di Bro” “Ah, se solo non fossi fidanzato...” e così via.



E magari può anche capitare che una sera fuori, dopo aver fatto valere le tue idee in mezzo ad un gruppo di ragazzi, uno di loro rimanga affascinato dalla cosa e si avvicini a te dicendo: “quanto amo le ragazze decise”.



Poi però ti guardi intorno e noti una cosa: le ragazze dei tuoi amici (gli stessi che ti hanno ricoperto dei complimenti di cui sopra) non sono esattamente come dovrebbero. C'è un'incongruenza. Perché sì, loro apprezzano i caratteri particolarmente decisi, li rispettano.



Ma in un'amica.



Stare assieme a qualcuno con un carattere del genere è un altro discorso.



E così magari ti rendi conto anche che il ragazzo che ti ha detto di amare le ragazze decise, in realtà non ama molto che le ragazze siano decise con lui. E magari anche lui si è reso conto che una ragazza che non si fa mettere i piedi in testa non è poi così facile da gestire, rifiutando quindi qualsiasi tipo di comunicazione seria.



Fortunatamente non tutti sono così, ma purtroppo la maggior parte sì.



E la cosa assurda è che quando ero più piccola, molto più facile da gestire e molto più debole (per quanto più rompipalle) avevo molto più successo. I ragazzi si affezionavano come niente e continuavano a rimanermi accanto.



Quindi la domanda mi sorge spontanea: ma gli uomini cercano qualcuno meritevole del loro rispetto o qualcuno di fragile, che da un lato possono proteggere e dall'altro possono rigirarsi come gli pare?

mercoledì 13 aprile 2011

Abbronzature e ombrelli.

Oggi sono andata in università a studiare. Niente di nuovo insomma.
Se non fosse per il fatto che mi sono costretta ad andare in giro in canottiera perché se no mi rimane (è già rimasto in realtà, è bastata mezzora al sole) il segno dell’abbronzatura all’altezza della manica corta e mi rimane per anni.
E proprio non capisco come sia possibile visto che l’abbronzatura mi dura una settimana. È bianco il braccio, è bianca la spalla, ma per qualche motivo ho il segno.
Ovviamente, l’unico giorno in cui non mi porto dietro nemmeno una giacchetta, comincia a diluviare. OVVIO.
Dall’università alla metro sono pochi passi, dalla metro a Cadorna non c’è neanche bisogno di prendere acqua. Il problema è un altro: casa mia dista 2 km dalla stazione. E io sono a piedi.
Allora, memore delle broncopolmoniti che mi sono presa in occasioni come queste, ho deciso di comprare uno di quegli ombrellini che vendono gli ombrellai improvvisati che compaiono magicamente agli angoli delle strade quando comincia a piovere.
Ovviamente a cinque euro anziché a tre perché nessuno se lo aspettava quel temporale.
Lo compro perché, oltre alla minaccia della broncopolmonite, c’era pure la paura di finire a fare Miss Maglietta Bagnata in giro per le malfamate strade della Brianza.
No perché è già successo.
Fatto sta che quest’ombrellino del cacchio mi si è rotto a due metri dalla metropolitana, a neanche 10 minuti di strada da dove l’avevo preso.
Maddddico.
Ero davvero tentata dal tornare indietro a protestare con l’ombrellaio.
Ma poi temevo la figuraccia da occidentale razzista: conoscendomi avrei fermato un tizio di colore a caso e avrei cominciato a lamentarmi, scoprendo dopo un quarto d’ora che questo era un avvocato francese in vacanza che passava di lì per caso.
 
E poi come glielo spiego che a me sembrano tutti uguali?

sabato 19 marzo 2011

La teoria del supermercato

Dunque, oggi è stata una giornatina un po’ piena.
Sveglia, doccia, phon (maledetta la mia idea di farmi crescere i capelli), treno, Quollina, cibo con Quollina, giro con Quollina, treno, casa, macchina, supermercato, spesa e il resto non è rilevante visto che è proprio qui che volevo arrivare.
I supermercati sono il male.
Mater mi ha mandata a fare la spesa (mi è capitato ben poche volte di andarci da sola, normalmente Mater spedisce me e Coso in coppia, per non sentirsi dire frasi del tipo “ma perché sempre iooooo”) con la cara vecchia lista della spesa cartacea.
Secondo me, la maledetta lista della spesa, non è poi così utile visto che quando la si fa normalmente si dimenticano la metà delle cose. Normalmente quando la genitrice mi dice: “sto andando a fare la spesa, ti serve qualcosa?” io ho un vuoto. Magari ho passato la settimana a dirmi che mi servono mille cose, eppure in quel momento provo lo stesso identico vuoto che mi si scatena tutte le volte che mi chiedono quali sono i tuoi film preferiti, che gruppi ti piace ascoltare e ovviamente sei d’accordo con la teoria di Max Weber sulla connessione fra l’etica protestante e lo spirito del capitalismo?
Ok, forse l’ultima non mi viene chiesta poi così spesso.
Fatto sta che anche con la lista della spesa c’è un problema, che è quello dell’imbarazzo della scelta. Sulla lista mia madre aveva scritto “pancetta a cubetti”, e sui ripiani ci saranno state una quindicina di confezioni di diverse pancette a cubetti, con scritte invitanti del tipo “l’ideale per l’amatriciana!” “l’ideale per la carbonara!”. Questo mi fa pensare che io prima di comprare la maledetta pancetta a cubetti debba anche decidere cosa voglio cucinarci. Non potete chiedermi cosa mangerò per i prossimi 4 giorni, non so neanche cosa mangerò domani a colazione!
Superata la difficoltà della lista e dell’imbarazzo della scelta troviamo la difficoltà più grande di tutte: la scelta della cassa.
Parliamoci chiaro, non è possibile che io scelga sempre quella sbagliata. Non è STATISTICAMENTE possibile. Oggi, per esempio, prima è finita la carta per lo scontrino, la signora davanti a me era lentissima a togliere le cose dal carrello, mentre aspettavo dietro di me c’era una famiglia indiana con una bambina tanto bella quanto rumorosa (tanto, nel caso ve lo steste chiedendo) e , proprio quando tutto sembrava finito, la signora lentissima non si ricorda il codice del bancomat.
La cosa che mi perplime (che bella parola) è che anche tutte le altre persone si lamentano della stessa cosa. Eppure, quando io sono ferma nella mia fila ad imprecare, vedo benissimo che le altre vanno spedite. Quindi la mia domanda è: ma se tutti si lamentano del problema con le file alla cassa, chi sono le persone nelle file fortunate? Comparse? Potrebbe essere una risposta.
L’altra risposta invece potrebbe essere più complessa. Secondo me, quando ci si trova in fila al supermercato, si creano una serie di universi paralleli per cui tutti vedono le altre file andare veloci tranne la propria, ma in realtà stanno andando tutte lente. Cosa anche piuttosto probabile visto l’entusiasmo della maggior parte delle cassiere (non tutte, ne ho trovate di gentilissime e simpaticissime che non sembravano parte dell’arredamento come spesso succede) e la lentezza e pesantezza di alcuni clienti (che tra l’altro probabilmente spiega l’entusiasmo delle cassiere).
 
E niente, ecco, volevo solo rendervi partecipi di una delle mie mirabolanti teorie.
 

 

martedì 25 gennaio 2011

The bubble

Guardando quel geniale telefilm che è 30 Rock (se non l’avete mai visto…provvedete!) mi sono resa conto di una triste realtà: la bolla.
La bolla è una sorta di protezione dalla cattiva sincerità del mondo esterno dovuta ad un’eccessiva avvenenza. Ebbene sì: spesso le persone belle ricevono un trattamento migliore da parte delle persone (a meno che non subentri l’invidia, che però tende ad essere soprattutto femminile).
Nel telefilm la questione viene dimostrata principalmente da due personaggi: Cherie, la bellissima ma stupida segretaria che, quando qualcuno le parla normalmente, chiede ad alta voce: “Sbaglio o mi ha appena parlato come se fossi brutta?” e il fidanzato (anche se per poco) della protagonista che vive in un mondo fatto di persone sorridenti, file evitate e complimenti immeritati.
Anche nella mia vita la cosa può essere dimostrata principalmente da due persone: una mia compagna delle superiori e mio padre.
La compagna delle superiori in questione ha deciso di smetterla di cercare di dimostrare la sua intelligenza nel momento in cui si è resa conto che con la bellezza riusciva ad attirare molto di più l’attenzione e a guadagnare di più. No, non fa la prostituta, fa la fotomodella.
(No E., non parlo di te)
Mio padre invece, prima di diventare un vecchio brontolone, era piuttosto fascinoso, cosa che ha sempre nascosto il suo pessimo carattere al gentil sesso ma che non l’ha mai salvato uomini, con cui litigava di continuo.
Quando andavo alle medie c’era una professoressa che mi odiava con tutto il suo cuore e che mi rendeva la vita impossibile: durante le interrogazioni aspettava soltanto che facessi una pausa di troppo, sbagliassi una data o pronunciassi male un nome per urlarmi dietro di tutto e finire col darmi una grave insufficienza. La situazione era fuori controllo, quindi mia madre era andata a parlarle; risultato? Aveva cominciato ad accanirsi ancora di più. Allora decise di andarci mio padre: la professoressa se ne innamorò, cambiando atteggiamento anche nei miei confronti. Era davvero spudorata, parlava di lui in classe con gli occhi che le brillavano…una situazione davvero imbarazzante.
Fin qui comunque tutto bene, se non fosse per il fatto che essendo sempre stato ricercato da amiche donne, mio padre non aveva idea di avere un così brutto carattere.
Quindi, come insegna 30 rock, forse la bolla non è questa gran cosa.
C’è da dire che però trovarsi davanti sempre persone sorridenti migliora le giornate e io, non essendo particolarmente avvenente, rimedio tirando fuori il migliore dei miei sorrisi nei momenti di bisogno. Con quello o con una scollatura se ho le balle girate.
Ma nel caso non aveste quest’abbondanza da sfoggiare sorridete.
 
Sorridete e non capiranno mai che li odiate tutti.

lunedì 24 gennaio 2011

Abbonamenti


“Buonasera, siamo la R. Editori, stavo cercando la signora A. 075, è lei?”
“No, sono la figlia.”
“Quando posso trovare la signora? Dobbiamo proporle un affare imperdibile!”
“Può parlarne direttamente con me.”
“Vorremmo proporre alla signora A. 075 un abbonamento a soli 18 euro all’anno a questa FANTASTICA
rivista di moda e bellezza!”
“Umh. Ecco, come dire, A.075 in realtà sarebbe mio padre.”
“Ah.”
“Essì. Suppongo non abbia dei buoni argomenti per convincere un uomo di 65 anni a comprare una rivista di moda e bellezza, vero?”
“Effettivamente no.”
“Lo sospettavo.”
“Buona serata allora.”
“A lei.”

lunedì 3 gennaio 2011

PMS

Giusto per compensare i precedenti post pieni di affetto e gratitudine per la vita, vi dico che qui la cosa si fa seria: la sindrome pre-mestruale ormai è un problema reale per me.
Nei giorni che precedono il marchese (come direbbero le nostre nonne) io odio il mondo e dispenso insofferenza ad amici e nemici.
E poi ci sto anche male, è questo il punto. Della serie il mondo è pessimo - nessuno mi capisce- qualcuno mi aiuti - ma nessuno mi aiuterà perché nessuno mi capisce – e così via.
Che poi so benissimo che mi sento così per la PMS e che starò meglio non appena arriveranno, eppure mi deprimo lo stesso. Un tempo litigavo con tutti senza neanche capire il perché (mi ci sono voluti tre anni per rendermi conto che con il mio ex ragazzo litigavo più o meno sempre negli stessi giorni del mese, e comunque non è servito a niente, perché non riesco a controllarmi), ora invece ho appreso la sottile arte dell’isolamento forzato.
Un po’ come quando in Buffy il lupo mannaro si incatenava da solo nelle notti di luna piena, per non fare del male a nessuno. Ecco, l’immagine del lupo mannaro rende bene l’idea, anche se probabilmente una donna in premestruo è molto più pericolosa. Soprattutto 075 in premestruo, che già di buon umore non è certo la persona più tollerante del mondo.
La Qproponeva ferie obbligate per le donne con questo problema, per non doversi confrontare con il resto del mondo in questi giorni infausti, e pensandoci bene potrebbe essere una grande idea.
Pensateci: nei giorni in cui le donne sono ciclate potrebbero lavorare quelle non ciclate, ridistribuendo il lavoro, perché tanto le possibilità dei cicli sono così varie che non ci sarebbero orari scoperti. E poi le donne sarebbero di umore migliore e più produttive una volta tornate, cosa che farebbe bene a tutti quanti sul posto di lavoro; per non parlare del fatto che gli uomini si eviterebbero le sfuriate senza senso e i pianti immotivati delle donne mestruate, evitandosi frustrazioni superflue che poi andrebbero a riversarsi su altri uomini, donne e bambini. Quindi sarebbero tutti più rilassati, meno stressati e quindi meno propensi alla violenza e più disposti alla gentilezza.
Ve lo dico io, tutto il male del mondo deriva dalla catena di frustrazioni generate da una sbagliata comprensione del ciclo femminile.
Pensateci, potrebbe essere la grande svolta.
 
L’unico problema è che così in sintonia con il mondo e fra loro le donne potrebbero cominciare ad avere il ciclo gli stessi giorni, e lì sarebbe davvero un bel casino.

lunedì 20 settembre 2010

Il cinema impegnato


L’altra sera sono andata a vedere GIUSTIZIA PRIVATA al cinema. Lo so cosa state pensando, “075 va a vedere film del c***o”, ma ora vi dirò una cosa che vi farà rosicare un sacco: sono anni che entro gratis al cinema, quindi vado a vedermi anche le peggio cagate.
Nello specifico però, come probabilmente saprete se l’avete visto o come vi avranno detto quelli che sono andati a vederlo, il film in questione non era poi così male. All’inizio ha anche il suo perché, il problema è che verso la fine perde tutto il suo potenziale e va a scadere nella banalità.
Peccato insomma.
Ma quello di cui volevo parlare è l’attore protagonista, ovvero Gerard Butler, di cui abbiamo un foto qua sotto per chi non sa chi sia.
 
 
 
E ho detto tutto.
Per intenderci è quello che faceva il fantasma ne “Il fantasma dell’opera”, che recitava la profondissima parte de “il Figaccio” in Tomb Raider 2 e di Leonida in 300 (lo so, sotto tutti quei muscoli e quella barba è un po’ irriconoscibile).
Per chi di voi invece è più su altri generi allora probabilmente l’avrà visto in “P.S. I love you” o ne “La dura verità”.
Fatto sta che, il fanciullo in questione, che non so se avete notato ma anche da non pompato di steroidi è ENORME, è giustamente entrato in breve tempo in quell’élite che sono gli uomini più maschi e virili del grande schermo. Che tradotto in termini zerosettantacinquesi significa che è uno da strappamilemutandecoidenti.
Durante un’intervista il caro Gerry ha fatto la seguente divertita affermazione:
“In America vengo considerato un uomo molto virile ma non capisco, in Scozia siamo tutti così.”
 
Chiedo scusa?
Sarà colpa dei Simpson, ma io gli scozzesi me li immaginavo ben diversi.
Mi rimane solo una cosa da fare a questo punto.
 
UN BIGLIETTO DI SOLA ANDATA PER LA SCOZIA, PRESTO!

sabato 18 settembre 2010

Furbizia felina.


Come avrete già intuito dai post precedenti possiedo…no scusate, riformulo la frase.
Come avrete già intuito dai post precedenti io convivo con un gatto piuttosto particolare.
Prima di tutto si annoia. A volte (specialmente quando c’è brutto tempo) vaga per la casa miagolando con fare irrequieto cercando qualcosa da fare; alcune di queste volte diventa così insofferente che persino gli agguati non hanno il solito slancio, ma sono più che altro delle stanche zampate.
 
L’altro giorno, come di routine, mi sono svegliata per le 9 (sì, bella la vita universitaria quando non si hanno più corsi da frequentare) e per prima cosa, come sono solita fare, mi sono avviata verso il bagno. Solo che questa volta è successo qualcosa di strano. Normalmente Sophie per attirare la mia attenzione mi fa un agguato da dietro la porta e poi scappa sotto il letto.
Questa volta invece ha cambiato tattica: mentre camminavo con passo lento e addormentato ho sentito dietro di me un “miao” deciso. Mi giro e trovo il gatto seduto sopra il tavolo, in posizione fiera, che mi guarda e muove lentamente la coda.
La fisso.
Mi fissa.
“MIAO!!!”. Un’altra volta.
Questa volta il significato mi è chiaro: “vieni qui, ecccheccavolo! Ti ho già chiamata con il primo miao, no?”.
Mi avvicino per capire che cosa vuole quando fa un miagolio meno deciso e mi fa capire, avvicinandosi al bordo del tavolo, che vuole essere coccolata.
 
Q maschio: “Ma tu non l’hai coccolata, vero?”
 
La coccolo.
 
Q maschio: “Macccome!”
075: “Eh, aveva un’aria così tenera…”
Q maschio: “lo sai che di questo passo il mese prossimo ti chiederà le chiavi della macchina, vero?”
 
Ahimè.

domenica 11 luglio 2010

Vecchia dentro.

Dovete sapere che davanti a casa di 075 hanno, da pochi anni, fatto un mini-parchetto.
Quando lo stavano sistemando, 075 aveva già capito che quel parchetto non sarebbe servito ai bambini, ma che vi si sarebbero appostati i fastidiosi tamarri casinisti della cittadina brianzola in cui vive.
 
Ahimè, avevo ragione.
 
Il problema è che il casino lo fanno soprattutto da tardo pomeriggio a notte fonda, in alcuni casi fino al mattino presto, impedendomi di dormire.
Che poi non è che parlino. No. I loro discorsi sono più o meno questi:

“OHHHHHHHHHHHHHHHHHH CIOOOOÈÈÈÈÈÈÈÈÈÈÈÈÈÈÈÈÈÈÈ”
“OOOOOOHHHH AHAHAHAHAHAH *risa sguaiate*”
“OHHH ZIOOOOOOOO”
E simili.
Cose che davvero mi fanno pensare.
Chi sono questi ragazzi? Il fatto che rimangano al parchetto fino alle 4 di notte (anche in settimana) significa che non lavorano ancora, suppongo. Vanno alle superiori? E non hanno nient’altro da fare che comunicare a versi tutto il giorno, tutti i giorni? Sotto la mia finestra????
 
Fatto sta che ho cominciato a lamentarmi ad alta voce, rendendo partecipi gli altri abitanti di casa-zerosettantacinque.

“Ma questi non hanno niente da fare tutto il giorno? Degli interessi oltre a fare casino al parchetto?”
“Ma possibile che in questa città ci siano solo dei cerebrolesi?”

Al che Mater passa sempre al contrattacco: “Ma non è vero, dai…sei la solita esagerata…”
“Ok, Mater, allora dimmi un nome di un/a ragazzo/a con cui intratterresti volentieri un discorso in questa città.”
“…”
“
Ecco, appunto. Possibile non avere aspirazioni a 18 anni? Quando ne avranno 30 di anni, che genere di persone saranno?”
 
Ieri, a qualche giorno da queste lamentele, ho sentito i miei vicini ultrasessantenni commentare il casino causato dai tamarri.
Lui: “Sono questi i giovani d’oggi, non hanno interessi!”
Lei: “Beh sì…effettivamente…è un po’ una vergogna…Questi giovani d’oggi!”
Lui: “Sono gli uomini di domani! Dove andremo a finire?”
 
Noto una certa somiglianza fra i due discorsi.
075 deve svecchiarsi.


 
 

domenica 18 aprile 2010

Memoria selettiva


Dovete sapere che negli ultimi tempi la mia vista non è più così ottima. Ok, non lo è mai stata, ma mi è sempre piaciuto pensarlo perché sono sempre stata l’unica della famiglia a non portare gli occhiali.
Poi l’anno scorso ho cominciato ad avere problemi a leggere, quindi l’ottico (il fotografo da cui lavoravo aveva anche un ottico) ha deciso di farmi una visita e ha stabilito che avevo bisogno degli occhiali per studiare e stare al pc. E Mater e Coso hanno fatto l’intervento agli occhi, per cui ora io porto gli occhiali e loro no. La beffa.
Ma io li porto solo per leggere e stare al pc, il che mi dà quel tocco da intellettuale di cui avevo bisogno e che Coso non potrà mai più avere. Mi fa un po’ venire in mente una scena tipo me con gli occhiali e i capelli raccolti nella penombra di una biblioteca e scena successiva io che mi sciolgo i capelli e tolgo gli occhiali e salta fuori che sono la gnocca del film. E invece no.
Ma tornando a noi il problema è che anche se ci vedo meglio con gli occhiali indossarli mi causa sempre dei forti mal di testa. Fu così che Mater decise che l’unico modo per risolvere la situazione era trascinarmi dall’oculista e costringermi a rifare la visita.
Dovete sapere che il mio oculista, una signora abbondante sui 60 anni con una certa passione per la polverosità, mi conosce praticamente da quando sono nata. Non mi vede da almeno 10 anni però, motivo per cui ero convinta che non mi avrebbe riconosciuta.
E invece si ricordava perfettamente di me.
Quando ho varcato la soglia del suo studio mi ha guardata e mi fa: “Ciao! Come sei cresciuta! Siediti, su. 075 miopia, giusto?”.
Ok, quanto è inquietante questa cosa? Lei si ricordava perfettamente l’ultima visita che mi aveva fatto. Ma la parte divertente è che quando mi ha prescritto le lenti la scena è stata questa:
 
“Scusami 075, non ricordo come ti chiami”.
 
Comunque tutto ciò per dire che sto pensando di rendere omaggio alla prodigiosa memoria selettiva della mia adorabile oculista e cambiare Euridisse in 075.
Mi fa molto agente segreto.
Di quelli che si fingono polverosi con un paio di occhiali a montatura nera.

domenica 4 aprile 2010

La noia di carattere.


Parliamo di una cosa strana: le persone.
Sì, proprio loro. Vi è mai capitato di conoscere una persona (uomo o donna che sia), trovarla abbastanza simpatica, piacevole, onesta, gentile ma di non riuscire a trovarla interessante? Magari state prendendo un caffè insieme da qualche parte e vi ritrovate a non vedere l’ora di farla finita.
Non nel senso che vi vien voglia di suicidarvi, nel senso che non vedete l’ora che l’uscita finisca.

O almeno mi piace essere ottimista.
Ecco. A me è successo più volte ed è imbarazzante: non voglio essere amica di quella persona ma non saprei dire il perché, so solo che mi annoia. Poi la cosa si complica ancora di più perché in genere l’altra persona invece si trova benissimo e vuole continuare a vedermi.
Dunque la domanda è “perché”?
Io sono giunta ad una conclusione: le persone troppo buone non piacciono a nessuno perché risultano noiose. Potrebbe essere un mio grande aforisma se Oscar Wilde non ne avesse scritto uno molto simile.
Voglio dire, magari a scriverne di meno ne lasciavi un po’ anche agli altri, eh Oscar? E invece no. Suppongo che tu sia contento adesso. Ridi eh? Bene, ci vediamo fuori. Tanto scommetto che combatti come una femminuccia.
Dicevo: le persone troppo buone risultano noiose e la letteratura ci riporta un sacco di esempi, prime fra tutte due fanciulle: la figlia del capitano (di cui non ricordo assolutamente il nome) e Lucia Mondella. Urgh.
Ma per supportare la mia tesi vi riporto un esempio di persona che piace perché terribilmente stronza: il dott. House. Immaginate quanto sarebbe noiosa la serie tv se si chiamasse il dott. Home e fosse uno tipo il dott. Jeckyll ma senza quel problema con gli intrugli strani e la doppia personalità.
Immaginatevi i dialoghi:
 
VERSIONE HOUSE



  • Cuddy: È necessario il camice.


  • House: Per me è necessario del sesso sfrenato con una donna molto più giovane di te, la metà dei tuoi anni.


 VERSIONE HOME


  • Cuddy: È necessario il camice.


  • Home: Oh, certo cara, lo indosso subito!


 
VERSIONE HOUSE
“Nella condizione umana c'è una verità: che tutti gli uomini mentono. La sola variabile è su che mentono.”
 
VERSIONE HOME
 “Nella condizione umana c’è una verità: gli uomini non mentono, hanno soltanto paura! Bisogna essere aperti e disponibili e loro saranno del tutto onesti.”
 
 
Niente da fare, non funzionerebbe.
 

domenica 17 gennaio 2010

L'inquietante trasformazione.

Mi rendo conto soltanto ora che le corrispondenze bello = stupido e brutto = intelligente non sono poi così false. Non fraintendetemi, ovviamente conosco un sacco di persone belle e intelligenti ma se dovessimo mettere “ignorante” al posto di “stupido” e “colto” al posto di “intelligente” forse non si andrebbe poi così lontani dalla realtà.
Ammettiamolo, studiare (studiare tanto e non solo per scuola o università) prende un sacco di tempo. Non è che le persone intelligenti siano brutte, è che non hanno il tempo di essere belli.
Prendiamo come esempio me: una fanciulla completamente normale sia dal punto di vista dell’aspetto fisico sia dal punto di vista della cultura e dell’intelligenza. Una persona nella media.

Durante il periodo esami succede una cosa orribile: in pochi riescono a scollarmi dalla mia camera e questo porta a delle conseguenze devastanti sul mio aspetto fisico:
-         Pallore: per stare alla scrivania debbo dare le spalle alla finestra, ma visto che la mia ombra proiettata sul foglio non mi permette di leggere, debbo accendere la lampada e questo mi porta a non vedere la luce diretta del Sole per parecchio tempo.
-         Grassezza: non penso ci sia bisogno di dirvi che il nervosismo da esami conduce inevitabilmente ad una fame compulsiva che, unita ad un’attività fisica praticamente inesistente, non fa troppo bene alla linea, portandomi ad ingrassare di un paio di chili.
-         Gobba: la mia adorata costolina aiuta molto in questo. Stare china sui libri per un sacco di ore mi porta ad assumere una pessima postura.
-         Bassezza: stare gobba mi fa sembrare più bassa. Dev’essere per questo che tento sempre di andarmene in giro impettita, è lo stesso meccanismo che porta il mio gatto ad alzare il pelo per sembrare più grossa.
-         Trascuratezza: perché dovrei sistemarmi i capelli, vestirmi con qualcosa che non sia un maglione largo e dei pantaloni della tuta, visto che non mi vede nessuno?
-         Occhiaie: il fatto di non sfogare le energie fisiche in eccesso mi porta a non riuscire a dormire la notte, per cui ad avere delle occhiaie che mi si legano attorno alle orecchie e che vanno dritte fino alle scapole. Facendo il giro lungo.
-         Mal di testa: vedi i motivi sopra.

Insomma, un circolo vizioso decisamente poco sano. E poi è anche naturale che c'ho le palle girate e mordo a vista.
Mi sa che mi tocca ascoltare il consiglio del medico ed iscrivermi in palestra per evitare questi spiacevoli inconvenienti.
Ma poi non lamentatevi se non so nulla di geografia, lo faccio per la mia salute e per i vostri occhi.