giovedì 23 febbraio 2012

E questa la dedico a...

Questa la dedico a...

Vi è mai stata dedicata una canzone, una poesia, un disegno, un diorama o un canguro? Non necessariamente da un uomo o donna che vi si voleva fare, ma anche da parenti vari o amici.

Ci sono diversi modi per farlo, più o meno diretti. Ad esempio una volta Cosoh, in preda a un insolito moto d'affetto nei miei confronti, mi aveva dedicato “Sorella Mia” di Cammariere, sparata a tutto volume dalla mansarda di casa nostra. 
Sì, in teoria è una canzone d'amore, ma ci eravamo concentrati sul titolo.
Oppure un ragazzo a scuola aveva scritto dei versi su un foglio di carta e me li aveva regalati. Li portavo sempre con me nella tasca dei pantaloni, ma poi li ho persi. E sono contenta di averlo fatto perché lo stronzo, approfittando della mia ignoranza musicale, mi aveva detto di averli scritti lui, invece erano i versi di una canzone.
Un'altra volta un mio amico -che aveva una cotta per me- mi aveva dedicato una poesia, e questa volta sì, scritta da lui. Per quanto non ricambiassi i suoi sentimenti l'avevo apprezzata molto, anche perché il ragazzo in questione è molto bravo a scrivere.
Quel simpaticone del mio ex invece mi aveva dedicato “I ragazzi che si amano” di Prévert, dedica introdotta da un “toh” in chat e seguita dal copia-incolla della poesia. Chedddico, se lo devi fare di merda allora non farlo.
Questi alcuni esempi delle forme più dirette.

Poi arrivano quelle situazioni meno dirette, in cui non capisci bene cosa sta succedendo. Magari una persona ti fa ascoltare una canzone, e tu non capisci se te la sta dedicando o te la sta solo facendo sentire.
Ad esempio, sempre quel simpaticone del mio ex, una volta mise su “Perfect day”. Avete presente, no? Quella che fa OOOOOHH IT'S SUUUUUUUUCCCH A PERFEEECT DAAAAAAAAY I'M GLAAAAD I SPEND IT WITH YOOOOOOOOUUUUU! 
Sì ok, so che canticchiare per iscritto non aiuta un granché, ma la conoscete tutti, su.
Ok, un po' banale, ma come ormai avrete capito dai vari racconti, con il mio ex ci si doveva un po' accontentare in quanto a romanticismo. Quindi io sono lì, ad ascoltare la canzone, con un sorrisone a 32 denti e gli occhi sbarluccicosi. Lui ha l'aria sognante, si gira verso di me, mi sorride e a canzone finita dice: “Secondo me non è necessariamente una canzone d'amore. Cioè, io la voglio dedicare al mio migliore amico”.
…
Maiotistrappogliocchi.
Tiprendoapiattineidenti.

Io ad esempio, se passo una canzone a qualcuno tendo a PRECISARE se gliela sto dedicando o meno. 
Ad esempio in un periodo della sua vita particolarmente difficile ho dedicato a Claire “Lullaby in Winter” dei Green Carnation, che ha quel pezzo che fa: “I knowww you're sad because it's winter, but I can promiiiiiseee you a spriiiiiiiiiing!”.
Quindi se faccio sentire una canzone a qualcuno senza precisare che gliela sto dedicando, voglio solo che ascolti la maledetta canzone. Il che mi ha portato a fare una bella figura di merda qualche mese fa, quando passai a un amico “Rapunzel” della Dave Matthews Band -in mia difesa gliela passai dicendo: “non riesco a togliermi dalla testa questa canzone!”- e mi sentii rispondere: “è un testo piuttosto...ummh...peculiare”. 
E io, tonta come sono, non avevo capito che lui pensava gliela stessi dedicando ed era quindi perplesso. Poi avevo avuto l'illuminazione grazie ad uno status scemo di uno dei miei contatti di facebook, che diceva una cosa tipo: “Quando qualcuno ti fa sentire una canzone è perché ti vuole dire qualcosa!”.
E lì ho ripensato ad alcuni versi di Rapunzel:
“Lost myself just thinking
About the two of us
From each other drinking
Begin with the lips
Fingertips and kissing
Turn me inside out
I do my best for you”

E ho capito perché poi il mio amico aveva cominciato a farsi sentire sempre meno. 
Ops.
(Commento di Mater: “se questo è psicopatico e si fa i film mica è colpa tua”. Grande Mater.)

Così, quando ieri Vinile mi ha fatto sentire una canzone, non sapevo come interpretarla.
Me la sta dedicando? Non me la sta dedicando? Vuole semplicemente farmela sentire perché gli piace? La sta dedicando al suo vicino? 
Chi se ne frega, diranno alcuni di voi. E invece no, perché se la canzone è “Ossigeno” degli Afterhours io voglio pur sapere se pensa a me quando l'ascolta.
E non voglio mica sbrodolarmi per poi sentirmi dire qualcosa tipo, chessò: “bella eh? Me l'aveva dedicata la mia ex una volta...”.
ARGH.
Oh, al diavolo, io glielo chiedo.

075: “Seeeenti...ma il testo era mirato o me la volevi solo far sentire?”
Vinile: “Beh, te la stavo dedicando.”
Oh. Allora via agli sbrodolamenti.

Che poi, stavo pensando che dedicare una canzone alla fine è più complicato di quel che sembri. È un po' come se il gruppo in questione -o il cantante- ti facesse da Cirano, ma le parole le stai scegliendo tu, ed esprimono qualcosa di preciso. Rispecchiano te e i tuoi sentimenti. E io sulla scelta delle parole son tremenda.
Diciamo che sentirsi cantare da Vasco “ma dove vai? Ma dove vai? Tanto oramai sei mia” non ha lo stesso peso di sentirsi cantare dagli Afterhours “il tuo odore è ossigeno”. A parte il fatto che a me Vasco fa abbastanza cahare, i testi delle canzoni hanno un livello di profondità ben diverso, ecco. E “Ossigeno” finisce per farmi pensare al fatto che probabilmente Vinile è una persona dai sentimenti molto più passionali di quanto pensassi.

Ma poi vi immaginate l'imbarazzo a dedicare per sbaglio una canzone che era già stata dedicata da qualcun altro, magari da un ex stronzo?
A quel punto uno cosa dovrebbe fare? Far finta di niente, fare un sorriso tirato e sperare che quella non diventi automaticamente la vostra canzone, o essere sinceri prima di ritrovarsi davanti a situazioni spiacevoli del tipo lui che al vostro matrimonio la fa suonare dalla band perché “è la prima canzone che ti ho dedicato”?
Che imbarazzo!

lunedì 20 febbraio 2012

Le giornate-no.

Avete presente le giornate-no?
Ecco, io davanti ad una giornata-no ho il brutto vizio di reagire in modo contrario a quanto mi viene suggerito dall'istinto.
Sì perché quando ti risvegli in una giornata-no tu lo sai già. Il tuo istinto lo sa, ti suggerisce di tornare a letto, di non uscire dalla tua camera PER NESSUN MOTIVO AL MONDO, ma tu non lo ascolti. O meglio, IO non lo ascolto mai. La mia reazione è tipo: “Andiamo 075, non essere così paranoica, l'universo non ce l'ha con te. Su, fai un sorrisone e affronta la giornata, che tanto peggio di così non può mica andare”. Ecco, io questo tipo di atteggiamento ve lo sconsiglio perché la sfiga, che ha il proverbiale coltello dalla parte del manico, alla domanda “è tutto qui quello che sai fare?” non risponderà, ma reagirà con una serie di sfighe infinite che ti faranno odiare il prossimo e te stesso come non mai.
La mia giornata-no è durata 34 ore e probabilmente non è ancora finita.
Tutto è cominciato ieri.

Mi sono svegliata dopo ben 4 ore di sonno tormentato con un fastidioso mal di gola e il naso vagamente tappato.
Nel tentativo di svegliarmi mi sono fatta un caffè e mi sono buttata in doccia. Dopo la doccia, nel tirare il phon fuori dall'armadietto, ho accidentalmente urtato una crema per il viso di Mater che è ovviamente caduta rovinosamente per terra, riducendosi in mille pezzettini. Sul tappeto, per rendere la pulizia molto più semplice. Nel raccogliere i pezzi di vetro mi sono -com'era prevedibile- tagliata.
Dopo essermi finalmente vestita e asciugata, scendo a controllare che Mater non mi abbia rubato le chiavi della macchina. Il fatto che il mio sesto senso mi abbia portata a controllare, nonostante le avessi detto almeno 5 volte che mi sarebbe servita, doveva già farmi pensare ad una possibile giornata-no. E il mio istinto, come sempre, aveva ragione. Parte ovviamente la telefonata imbufalita:
075: “MATER!! LA MACCHINA!”
Mater: “Ah, perché, ti serviva?”
075: “Te l'ho detto cinque (CINQUE) volte.”
Mater: “Mi sono completamente dimenticata, comunque tranquilla, non ci sono andata a lavoro: è in stazione! Prendi le chiavi di riserva e vai pure a prenderla.”
Piccola nota: la stazione è a 2 km da casa mia, che non sono tanti, ma se hai fretta sono comunque una mezzora di tempo perso per andare a recuperare qualcosa che avrebbe dovuto essere sotto casa tua; quella mezzoretta che in teoria avresti dovuto utilizzare per pranzare perché stai morendo di fame.
Arrivata in stazione la macchina non si apre perché la chiave è difettosa, così mi tocca passare 10 minuti a litigare con chiave e portiera con un'espressione così impegnata che i passanti avranno cominciato a pensare a un furto. Finalmente riesco a salire, sudata per la corsa e per il nervoso (e cosa c'è di meglio per il raffreddore e il mal di gola che sudare e poi prendere freddo?), la accendo e...tadaaaan! È in riserva, chiaro!
Torno a casa, prendo il regalo di compleanno della mia amica che era troppo ingombrante da portarmi fino in stazione e via, a far benzina.
Benzinaio #1: non c'è la benzina verde.
Benzinaio #2: non mi prende i soldi.
Benzinaio #3: c'è solo la super senza piombo, che costa di più, ma ormai sono esasperata e decido di farla comunque. Mentre sono lì che faccio benzina e penso al fatto che sto cominciando a incarognirmi sul serio, con la coda dell'occhio vedo di fianco a me una signora che -attenzione attenzione- si accende una sigaretta. No ma un genio. La guardo senza parole, con un'espressione facciale che significa: “MA SEI SCEMA?”, lei se ne accorge e -attenzione attenzione- fa due passi per allontanarsi. Due. Oh beh. Allora cambia tutto.
Rientro in macchina scuotendo la testa e mi avvio verso casa del Braccio Destro.
Il parcheggio. Ah, il parcheggio, quanto amo girare per ore alla ricerca di un maledettissimo parcheggio. Al terzo giro mi si liberano -udite udite- BEN due posti, ma li vedo troppo tardi e quindi mi tocca rifare il giro -questione di 30 secondi- pensando che tanto sono BEN due posti, mica avrò così sfiga che in 30 secondi me li occupano entrambi, no?
Va peggio di quanto pensassi. Non solo quando torno entrambi i posti sono stati occupati, che era prevedibile, ma sono stati occupati da una macchina sola. Vinco la tentazione di scendere a rigare la macchina allo stronzo di turno e chiamo Braccio Destro, dicendole che ci sono ma che sto cercando parcheggio.
Braccio Destro: “eh, ti stavo giusto chiamando. Io non sono ancora arrivata a casa”
Continuo a girare in cerca di un parcheggio e FINALMENTE lo trovo davanti al suo portone (si tratta di un contentino da parte dell'universo per far sì che la vittima continui per la sua strada, rincuorata da un unico fatto positivo, in modo da poter continuare a torturarla). Dopo una ventina di minuti di attesa lei arriva. Durante il pomeriggio mi propone di andare a bere qualcosa la sera, ma io ho dormito 4 ore e ormai temo che mi cada un pianoforte in testa da un momento all'altro, motivo per cui voglio solo tornare a casa a dormire.
Mi riaccompagna alla macchina e come era ovvio e scontato, sbaglio strada e finisco in autostrada dove per sporgermi a ritirare il biglietto mi prendo uno strappo alla gamba sinistra (cosa che renderà più difficile la guida) e dove all'uscita, per pagare, mi cadono tutte le monete per terra.
Finalmente arrivo a casa, stremata, e passando davanti al garage mi rendo conto che le chiavi sono attaccate a quelle della macchina. Quelle che ha mia madre. Quindi mi tocca entrare-uscire-rientrare.
Finalmente a casa sul serio mi fiondo sul cibo (perché non solo non avevo pranzato, ma non avevo neanche cenato), mentre vengo accolta da Mater che mi dice: “IERI SEI TORNATA ALLE 4 DEL MATTINO TI SEMBRA IL CASO E BLA BLA BLA”.
Sconsolata striscio verso il letto, dove passo tre ore a rigirarmi sotto le coperte perché non riesco ad addormentarmi.

La mia conclusione è che voglio poter usufruire delle giustifiche per le assenze dalla vita come si usano a scuola. Io mi sveglio, il mio istinto mi dice che è una giornata-no e allora sospendo tutti i miei impegni, con la certezza che grazie alla giustifica firmata dai genitori nessuno mi sgriderà. Nelle ragioni dell'assenza, al posto dei generici "indisposizione" o "motivi famigliari", ci metterei un bel:

"È che me lo sentivo proprio che era una giornata-no".

giovedì 16 febbraio 2012

Paranoid paranoid

Essì, sapevo sarebbe successo.
Per quanto uno si impegni ad arrivare ad un nuovo rapporto senza trascinarsi dietro paranoie lasciati dagli ex precedenti, finisce sempre che qualcosa rimane.
Per la precisione il mio precedente ex mi ha incollato addosso tutta un paio di insicurezze di cui non riesco a liberarmi.

La prima riguarda il mio carattere e il mio rapporto con gli altri. Secondo il mio ex non ero una persona interessante e non ero in grado di rapportarmi con la gente, motivo per cui si vergognava a presentarmi ai suoi amici. Questa cosa mi ha fatta soffrire per lungo tempo finché non sono riuscita a guardarmi attorno e a rendermi conto del fatto che sono circondata da persone che hanno voglia di vedermi e parlarmi. Se in così tanti sono contenti di passare del tempo con me, sarò mica così noiosa in fondo, no?
La seconda invece è dura a morire, e riguarda l'aspetto fisico. Ovviamente è un tasto dolente un po' per tutte le fanciulle, ma quando è la tua (ormai ex) dolce (mica troppo!) metà a criticarti, la faccenda si fa più insidiosa.
Essì, perché dall'ex mi sono sentita dire un po' di tutto.
Vi riporto la top 3:
1. Insomma, sei sempre così trasandata, non potresti metterti un po' in tiro una volta ogni tanto?
2. Per dimagrire una decina di chili dovresti farcela da sola, se invece punti più in alto dovresti andare da un dietologo.
3. Beh, non stiamo a prenderci in giro, ovvio che in mezzo ad un sacco di gnocche non sceglierei te, mi accontento.
Ecco.
Ora, col fatto che a queste frasi sono state fatte seguire da mille scuse e vari “no cioè, mi son spiegato male, non era quello che intendevo, non ti arrabbiare” non sono mai riuscita a dire quello che realmente pensavo al caro ragazzo, e vorrei prendermi la rivincita qui, con voi, nel tentativo di scacciare questi brutti pensieri.

  1. Io NON SONO trasandata. Io mi metto in tiro, se necessario. Ma ti chiedo scusa se non l'ho mai fatto con te, è che sai, quando passi la giornata a lavorare e subito dopo torni a casa, fai la doccia, fai i bagagli, ti fai 2 km a piedi per arrivare alla stazione più vicina a casa, mezzora di treno più un quarto d'ora di metro per arrivare in Stazione Centrale per poi prendere il treno che porta a Bologna, la città in cui ti sei trasferito per studiare (cosa che poi non hai mai fatto)...beh, ci sta anche che la tua piega non sia perfetta. Così come ci sta il fatto di trovare stupido fare tutte queste cose in tacchi, come se non fosse stato già abbastanza faticoso farlo in ballerine.
    E poi in tiro per andar dove? Per stare in casa ad annoiarmi perché tu non volevi che qualcuno ti vedesse in giro con me?
  2. Io NON DEVO dimagrire di una decina di chili. Porto una 42. Dimagrire di 10 chili significherebbe essere sottopeso. “Puntare un po' più in alto” dove? Verso l'anoressia?
  3. Questa frase, quel “mi accontento”, mi aveva proprio devastata.
    Certo, ovvio, lo so bene che non sono una gnocca. Ovvio che non pretendo di brillare di fianco a ragazze molto più belle di me. Però dire “mi accontento” è proprio da stronzi.
    Tuttora non so proprio cosa dire davanti ad un'affermazione del genere.
    Mi spiace di non essere fisicamente perfetta, chi non vorrebbe esserlo? Forse sono solo stata ingenua a pensare di poter comunque essere considerata bella, a modo mio.
    Ma mi spiace soprattutto aver permesso che questa frase mettesse radici nel mio cervello, portandomi a pensare che Vinile non potesse interessarsi a me perché non abbastanza bella per lui.

Per quanto io consciamente sia perfettamente in grado di capire che davanti a cattiverie del genere dovrei solo rispondere di baciarmi la sacra pantofola, ammetto che mi influenzano parecchio.
Così, davanti ad un Vinile che mi dice che sono la prima ragazza che ha avuto il coraggio di invitare a cena fuori, ad un vero e proprio appuntamento, non posso fare a meno di pensare che mi avesse considerata una facile preda, quando invece dovrebbe significare che gli piaccio così tanto da vincere la sua timidezza.

E comunque no, non risponderò alle tue mail spente e formali (quelle del calibro: “Tanti auguri di buon Natale a te e alla tua famiglia”) finché non riceverò delle vere scuse per tutte le cattiverie gratuite che mi hai detto, cosa che non succederà mai, quindi l'unica cosa che posso continuare a fare adesso, ogni volta che queste cattiverie arrivano ad annebbiarmi il cervello, è pensare fortissimo sempre la solita cosa:

MA BACIAMI LA SACRA PANTOFOLA!

domenica 12 febbraio 2012

La teoria dei fiori recisi

Visto che siamo vicino a San Valentino vorrei rendervi partecipi di una cosa.
Non amo i fiori recisi.
Esatto. So che è molte fanciulle apprezzano quando il loro ragazzo si presenta sotto casa loro con dei fiori, ma io il senso di regalare qualcosa che è in punto di morte proprio non lo capisco.
Dev'essere un po' il motivo che porta i gatti a regalarti uccellini e topi in fin di vita: guarda che bravo che sono, ho cacciato un animale per te. Sì però insomma. I fiori non è che siano così difficili da cacciare.
Tanto più che quando uno ti regala dei fiori li ha presi dal fioraio, e allora lì è veramente triste.
Al contrario posso trovare carino quando qualcuno raccoglie un fiore per regalartelo. Ecco, quello posso capirlo: quando mio padre usciva la mattina presto per farsi la sua passeggiata, mi svegliavo e trovavo dei fiori appena colti ad aspettarmi in un vasetto, e quello era tenero perché quel gesto per lui significava: stavo passeggiando, ho visto dei bei fiori e ho pensato a te, che sei bella, quindi ho deciso di regalarteli.
Proprio per questo motivo preferisco che mi si regali un tulipano o un girasole raccolto da un campo piuttosto che un bouquet di rose rosse, che se devi spendere un delirio per qualcosa che fra qualche giorno sarà morto allora offrimi una cena. Eccheccavolo.
Per lo stesso motivo questa scena mi commuove tantissimo.




Quindi niente fiori comprati dal fioraio.
A meno che l'alternativa non sia portarmi un topo morto. A quel punto viva i fiori recisi.

mercoledì 1 febbraio 2012

Sarà mica che...

Ok, ok, l'ammetto: un bel fanciullo che qualcosa riesce a smuovere c'è, solo che la mia bassa autostima non me l'ha fatto realmente prendere in considerazione fino a poco tempo fa.
La faccenda è assurda e piena di coincidenze, dunque degna di essere raccontata: due settimane dopo la mia laurea sono stata invitata a bere qualcosa da un paio di amici, ritrovandomi a festeggiare con loro due, Claire e tre sconosciuti.
Uno dei tre sconosciuti finisce per attirare la mia attenzione, anche se ammetto, un po' superficialmente: il ragazzo infatti, come direbbe la zia di Mater, l'è proprio un bel fieu. Le poche informazioni che riesco a raccattare durante la serata mi suggeriscono che potrebbe pure essere un fanciullo interessante.
Mentre fuori mi mostro interessata ai discorsi dei miei amici, dentro mi sfrego le manine mentre mi preparo a fare l'ammiccante col fanciullo, proprio come mi è stato consigliato di fare da amici vari (invece di stordire il malcapitato di turno con la mia valanga di stranezze). Purtroppo prima che le mie ammiccanterìe possano raggiungerlo, lui abbandona la serata, lasciandosi alle spalle solo lo sfarfallare delle mie ciglia e un nome. E visto che l'universo continua ad amarmi (grazie universo!) il suo è probabilmente il nome più usato per i pargoletti nati in Italia negli anni '80, il che mi facilita la ricerca quanto me l'avrebbe facilitata cercare un John in Inghilterra.
Ma abbiamo degli amici in comune, no? No. Dopo qualche uscita nella speranza di rincontrarlo scopro che è un amico di un amico dei miei amici. Tanti auguri a incontrarlo di nuovo.
Getto la spugna: vorrò mica continuare a correre dietro a fascinosi sconosciuti incontrati alle feste, no?
Decido di tenere i piedi ben saldi al terreno e mi ritrovo ad uscire con il bravoragazzo dei post precedenti. Il giorno dopo la prima uscita vado al cinema con la mia amica BraccioDestro e chi mi ritrovo seduto a fianco in sala? Sì, proprio lui. Il ragazzo con il nome super comune, personaggio che per ragioni di privacy chiamerò Vinile.
Oh ma che coincidenza, come va, come non va e finisce che Vinile si dimostra anche particolarmente amichevole nei miei confronti.
Beh, ma figuriamoci se posso interessargli, sarà una persona particolarmente espansiva.
Dopo qualche giorno mi arriva la richiesta di amicizia su facebook.
Sarà uno di quelli che aggiunge un po' tutti.
E continuo ad ignorare.

Un giorno devo andare in università per consegnare dei documenti e incontrare un'amica che non vedo da un po'. Sono in anticipo per prendere il treno, così controllo la mail prima di uscire (cosa che non faccio MAI) e cosa trovo? Vinile mi ha lasciato il numero di telefono, dicendomi che è a Milano e che se voglio pranzare con lui mi basta scrivergli un messaggio.
Ma io mica posso dare buca all'amica poche ore prima, maledizione!
Passano 10 minuti e mi arriva un messaggio dall'amica che mi comunica che non sarà in università prima delle 14:00, quindi di mangiare pure senza di lei. Alè!
Il pranzo con Vinile dura dalle 13:00 alle 18:00 (non abbiamo mangiato per tutto il tempo eh!) perché per motivi sconosciuti la mia amica continua a non arrivare.
Al momento del caffè faccio per andare in bagno, e ritrovandomi da sola davanti allo specchio mi rendo conto di aver parlato tantissimo, dimenticandomi di tutti i consigli che mi erano stati dati (“075, santo cielo, alla tua età dovresti saperlo che agli uomini piace essere ascoltati!”). Peggio: mi rendo conto di aver parlato dell'ultimo videogioco di Batman a un ragazzo che mi piace.
Complimenti 075, tu sì che ci sai fare con gli uomini. Quanta sensualità.
Ormai ho gettato via la mia unica possibilità.

Nonostante la mia totale mancanza di fascino in queste situazioni, mi arriva un invito a cena.
...e poi un invito per un film.
...e poi per bere qualcosa.
...e poi per un altro pranzo.

Sta' a vedere che forse...

lunedì 23 gennaio 2012

Award!

The versatile blogger!
Ebbene sì, sono stata premiata dalla Carota e così mi ritrovo a dovervi raccontare qui 7 fatti particolari che mi riguardano.

1.
Taglio la frutta. E non quella che tutti tagliano, ma anche l'uva (per togliere i semi) e le banane (per motivi sconosciuti). Mi piace di più così.
2.
Sono incredibilmente razionale. Non fredda, non insensibile. Solo razionale.

3.
Non credo esistano “l'altra metà della mela” e “il vero amore”. Penso che nel corso della propria vita si amino molte persone e che la cosa migliore non sia stare con la persona che si ama di più, ma con quella che ci rende più felici. Se le due cose coincidono siete fortunati.

4.
Mi sono sempre piaciuti tantissimo gli animali, e non solo nel senso che mi piace giocarci o coccolarli, ma nel senso che mi piace studiarli: cosa mangiano, dove vivono, come si riproducono, etc.

5.
Mi piacciono tantissimo gli orologi: mi affascina il fatto che gli uomini abbiano creato uno strumento per misurare qualcosa che in realtà percepiscono come assolutamente relativo.

6.
Sono talmente curiosa che ogni tanto mi metto a cercare argomenti a caso su wikipedia.

7.
Mi piace così tanto rendere gli altri partecipi di quello che penso che vorrei che questi punti fossero più di 7.


Ora vorrei premiare anche io delle persone, ma i blog che seguo sono già stati premiati da altri, quindi non posso far altro che ringraziare la mia adorata Carotina.

giovedì 19 gennaio 2012

E invece...

Come dire a un ragazzo che ha fatto di tutto per conquistarti e che sembra essere particolarmente felice della tua presenza nella sua vita: “No, scusa. Era giusta la prima impressione”?
Eggià, perché quellacosalì continua a non scattare. Non lo penso, non mi manca e (santo cielo, come mi sento superficiale per questo ma) non mi attrae.
Ok, sì, avevo promesso a me stessa -e ad un altro paio di persone- che non avrei più frequentato cretini e che avrei dato una possibilità ai tanto decantati bravi ragazzi, però insomma, ci saranno pure dei bravi ragazzi che mi fanno scattare quellacosalì.
Io ci voglio sperare ancora un po' prima di scegliere se diventare una gattara o stare con qualcuno che non mi smuove.
Non avevo mai voluto provare ad uscire con qualcuno che non mi convinceva del tutto (non negli ultimi 7 anni almeno) e probabilmente facevo bene, visto che ora mi sento una stronza a dirgli che non ce n'è proprio. C'è chi mi ha detto di non avere fretta a respingerlo, ma sinceramente: perché?
Il mio problema principale quando si parla di queste cose è che sto troppo bene da sola.
Ci sono troppe cose che mi piace fare per conto mio.
Quindi perché dovrei rinunciare alle cose che mi fanno stare bene solo perché “insomma, non è possibile che tu non abbia ancora il ragazzo”. Possibile che sembri una cosa così strana che una ragazza sia single per un tempo prolungato?
Ti rendi conto che sta cominciando a passare tanto tempo nel momento in cui succedono due cose:
  1. I parenti non credono al fatto che tu sia ancora single e cercano di corromperti con occhiolini , sgomitate e promesse di mantenere il segreto pur di sapere qualcosa sul tuo inesistente fidanzato;
  2. I tuoi genitori cominciano a pensare che rimarrai sola e proprio loro, che ti hanno sempre guardato storto quando uscivi con qualcuno, cominciano a chiederti come mai non dai possibilità al povero corteggiatore di turno che sembra tanto un bravo ragazzo.

Non sto facendo quella che non vuole un ragazzo, non sto negando l'importanza di amare qualcuno; ma il punto è proprio questo: è importante e bello AMARE qualcuno, non STARE con qualcuno.
Ed è una differenza di fondamentale importanza, perché se la scelta di stare con qualcuno fosse guidata dall'amore e non dalla solitudine ci sarebbero molte più persone felici e molti meno frustrati, meno tradimenti e meno persone ferite.
E soprattutto, se la gente avesse meno paura della solitudine, ci sarebbero meno persone sole.
Ma in fondo, nel mio caso, sappiamo già come andrà a finire.

075 apre la porta di casa e si ritrova davanti Pater con un tizio sconosciuto di fianco.
Pater: “075, lui è Jamal. Ti ho arrangiato un matrimonio perché, parliamoci chiaro, è evidente che non sei in grado di trovarti un marito, e io mica posso tenerti in casa per sempre a dirmi che non posso tenere la musica a tutto volume. È un medico, mica come i tuoi soliti studenti di filosofia, antropologi, informatici e storici, lui ha studiato cose serie. Ha 35 anni, è un uomo maturo, non come i venticinquenni con cui esci tu.”

Beh più o meno.
Diciamo che è più probabile che mio padre decida di vendermi piuttosto che arrangiarmi un matrimonio.