domenica 9 settembre 2012

Il ritorno.


Forse avrete notato che il blog in questi giorni era diventato privato e il motivo è che ci sono stati dei lavori in corso, degli aggiustamenti qua e là dovuti alla scoperta di followers indiscreti.
Con occhi indiscreti intendo gente che sa che non dovrebbe leggerlo, ma che lo fa comunque. Sì, è vero che il blog è pubblico, ma uno potrebbe anche evitare di sficcanasare di nascosto, almeno quando si parla di rapporti che, anche se finiti, sono stati importanti.
Perché se davvero si rispetta la persona con cui si è stati, se si vogliono avere informazioni sul suo conto gliele si chiede direttamente, non le si va a cercare in un blog per poi lamentarsene in giro.
Inizialmente, presa dalla rabbia, avevo intenzione di chiudere tutto. Poi mi sono detta che è la mia maledettissima libertà di esprimermi e non ho intenzione di rinunciarvi.
Con qualche sforzo diplomatico e segni di crescita da entrambe le parti si è arrivati ad un compromesso: io il blog me lo tengo e continuo a scriverci quello che mi pare, ma farò più attenzione ai riferimenti che faccio, perché a quanto pare la gente è pazza e non si sa mai chi è riuscito a trovarti e ti segue non per il piacere di farlo, ma per il venire a sapere cose di me e delle persone che mi circondano senza doverci mettere la faccia.
Nel caso non si fosse capito gli occhi indiscreti sono quelli di Mr. J, il quale a quanto pare sapeva tutto di me e Vinile perché seguiva il blog senza avere la decenza di dirmelo. Dopo l'iniziale incazzatura reciproca Mr. J e io siamo riusciti a capirci, mi ha chiesto scusa ammettendo che nel leggere ciò che scrivevo c'era quella curiosità morbosa tipica della fine di una storia importante, promettendomi inoltre che non l'avrebbe più fatto. Una volta dimostrata la maturità a cui siamo arrivati entrambi non ho più pensato a eliminare il blog. La cosa che però mi è diventata chiara -cosa che prima ingenuamente ignoravo- è che in effetti chiunque potrebbe trovare il mio blog, e per quanto non abbia troppo da nascondere capisco come persone a cui tengo possano risentirsi all'idea di essere finite nel mio blog senza saperlo, magari per esemplificare una delle mie innumerevoli teorie.
Quindi ringrazio Mr. J, un po' per aver dimostrato grande maturità ammettendo il suo errore e chiedendo scusa, un po' per avermi fatto capire che a volte scrivo troppo ingenuamente, non calcolando che se a me non dà fastidio non significa che non dia fastidio agli altri. Quindi tante scuse anche ad Anassimandro.
Questo è tutto quello che posso fare, se poi però incappo in code di paglia, psicosi e paranoie, non è più un mio problema: non posso stare a preoccuparmi di quello che pensa e fa il resto del mondo.

E poi a dirla tutta io non prenderei come fonte un blog dal chiaro taglio umoristico. Come si fa a dire cosa è vero e cosa è licenza poetica, soprattutto dopo che l'autrice si è resa conto di poter essere letta da occhi indiscreti?
Detto questo, mi raccomando:
resti fra noi..!

domenica 19 agosto 2012

Nuovi inizi.


Tornata giusto ieri dalla mia mini vacanza / asilo politico. Già vorrei tornare indietro, ed è la prima volta che mi capita.
Ho sempre odiato le vacanze estive; forse perché i miei genitori mi hanno sempre portata in posti noiosi in cui non c'erano giovani di alcun tipo. Il corso delle mie estati era sempre più o meno il seguente:
Fase 1: la scuola finisce, io sono contentissima di non essere più costretta su un banco e di non dovermi più alzare alle 6.30 del mattino. Posso fare quello che mi pare, che normalmente era dormire, leggere, disegnare, giocare al pc con mio fratello, e al massimo un'oretta di compiti per evitare di ritrovarmeli tutti da fare gli ultimi giorni di vacanza.
Fase 2: mia madre si stufa di vedermi alzata non prima delle 11 e di vedermi perennemente o davanti al pc o con un libro in mano, quindi comincia a darmi mestieri da fare, e lì la vacanza diventa meno bella.
Fase 3: si parte per le vacanze. Mete di montagna perché a noi rilassarci non piace. Quindi si va in posti in cui ci si alza alle 7 -dopo un anno passato ad alzarsi alle 6.30, vorrei ricordare- per fare camminate di 8 ore sotto il sole con lo zaino in spalla e nel mentre ascoltare i miei genitori parlare di lavoro.
I miei genitori si chiedono ancora come mai non sono mai riusciti a passarmi la passione per la montagna.
Fase 4: si torna a casa, finalmente posso tornare a godermi le mie vacanze nei pochi giorni che rimangono prima della scuola, che accolgo con entusiasmo perché almeno lì anche se la lezione è noiosa imparo qualcosa e ci sono i miei compagni, mentre in montagna le 8 ore di discorsi fra i miei non mi portano da nessuna parte, se non a chiedermi se un giorno anche io diventerò così mortalmente noiosa.

Settembre quindi, un po' per predisposizione personale -io AMO l'autunno- e un po' per i motivi di cui sopra, mi è sempre piaciuto un mondo. Era il ricominciare tutto da capo, il riprendere la mia vita in mano dopo la pausa estiva.
Negli ultimi anni però non mi ero più sentita così bene sul finire di agosto. Forse perché spesso ho lavorato tutta estate e non sono andata da nessuna parte, forse perché negli ultimi anni sono passata dal trascorrere le estati in apprensione per le sparizioni di Mr.J al soffrire di solitudine perché tutti sono via con fidanzati e amici e io sono in Brianza da sola a lavorare, e se non sto lavorando sono comunque troppo squattrinata per permettermi una vacanza come si deve. Insomma, non c'era più stato un vero e proprio stacco e quindi neanche un vero e proprio inizio.
Per carità, la mia vita è molto meglio ora di quanto lo sia mai stata nei precedenti 24 anni, ma forse non dovrei accontentarmi solo perché prima era peggio.
Forse il problema ora è che ho sbagliato tutto l'approccio sin dall'inizio. Il mio approccio è sempre stato guardare gli aspetti positivi (tralasciando i momenti di sconforto in cui tutto è nero), dicendomi che tutto sommato sono fortunata. Forse non avrei dovuto ignorare quelli negativi per anni, perché ignorarli significa non risolverli e lasciarli lì a crescere, finché non ti rendi conto che anche se in silenzio loro stanno avendo la meglio, e che sotto sotto non sei mica felice come credevi.
E ora, dopo tutti questi anni, chi se lo ricorda perché sto male.

martedì 7 agosto 2012

L'uomo che viveva nella bolla.

075 e l'uomo che viveva nella bolla.
Vi ho già parlato della bolla, ma per i lettori a cui fosse sfuggito farò un piccolo riassunto: la bolla è la condizione di vantaggio in cui vivono le persone particolarmente avvenenti.
Ovvero se sei bello la tua vita è molto più facile, ma essendo sempre stato bello non sai che quella in cui tu vivi non è la realtà ma, appunto, la bolla.
Ora, è chiaro che ci sono mille variabili, però in linea di massima ci sono due modi in cui puoi vivere – almeno in parte- nella bolla. Il primo è, come appena riferito, l'avvenenza. Il secondo è un bel sorrisone e dei modi gentili, con la differenza che mentre avvenenti lo si è sempre avere il sorrisone stampato in faccia 24 h su 24 è complicato e faticoso, specie se non ce ne hai per le palle. Perché se mi faccio una bella dormita, mi sveglio in tempo, arrivo in stazione in anticipo e faccio pure in tempo a prendermi un caffé, ovvio che sono di buon umore e sorridere ed essere gentile mi viene naturale. Ma se la giornata comincia storta mi viene molto più naturale imprecare contro la gente che quando sei in ritardo per il lavoro si mette a camminare a passo di lumaca davanti a te sbarrandoti la strada. E si sa che poi si instaura una reazione a catena, che se tu mandi a cagare qualcuno di prima mattina gli rovini la giornata e questo la rovinerà a qualcun altro e così via. Quindi per il bene comune cerco comunque di non fare la stronza anche se ho le palle girate, ma ogni tanto scappa a tutti. Quindi riassumendo posso dire che in linea di massima la gente tende ad essere gentile ed amichevole con me ma che se qualcuno mi manda a cagare perché c'ha le palle girate lo capisco anche e me ne faccio una ragione.
Poi però c'è la gente come Vinile. Vinile vive in una bolla assoluta perché è un bel ragazzo ma è pure gentile e sorridente con chiunque. E quindi succedono delle cose che non ci si può credere, come quella volta in cui alle 7 di sera in piazza Duomo cercavamo di capire dove andare a mangiare e siamo stati fermati da un artista di strada, di quelli che ti fanno i ritratti sul momento.

Tizio: “Ragazzi, lo volete un ritratto?”
Vinile e 075, super sorridenti: “Oh, no, grazie!”
Tizio: “Maddai ragazzi, non volete stare insieme per sempre?”
Vinile, un attimo imbarazzato: “È una domanda complessa.”
075: “Non ci metta in difficoltà.”
Tizio, rivolto a 075: “Ma come fai a non voler stare per sempre con lui? Guardalo, è così bello!”
075 ride imbarazzata.
Tizio: “Cioè, per carità, non che tu sia male eh! Hai dei bellissimi occhi!
075: “Grazie...”
Tizio, con gli occhi sognanti: “...però anche lui...”

Oppure quando l'ho accompagnato a prendere una giacca, e il commesso lo guardava con aria sognante tenendo i gomiti sul tavolo e guardandolo dal basso verso l'alto: “che bella barba...non ti tiene caldo?”
Vinile, ingenuo come non mai: “No, cerco di non farla crescere troppo.”
Commesso, sognante: “È...perfetta.”

Fortunatamente gli effetti della bolla un pochino vengono trasmessi a chi accompagna il fortunello, così i benefici a volte ricadono anche su di me, come settimana scorsa in gelateria, dove la ragazza che ci ha serviti ci ha offerto della panna montata.
“Ci volete la panna?”
“Sì, grazie.”
“Ve la offro io, visto che siete così carini”
Anche se secondo me l'ha offerta anche a me solo perché offrirla solo a Vinile sarebbe stato sospetto, ma pazienza, è comunque panna montata aggratiss.


Ma c'è chi è immune. C'è chi riesce a rispondere male persino a Vinile, e così ti capita che ad una festa lui dica al cameriere: “se siete incasinati me la verso da solo l'acqua” e poco dopo tu ti veda Vinile avvicinarsi a te con aria abbattuta e sussurrare: “che se ne vada a cagare”.
075: “Che è successo?”
Vinile: “Il cameriere m'ha risposto male, gli ho chiesto se voleva una mano e lui ha detto al suo collega -servilo tu che questo mi ha già rotto le palle-!”
È rimasto mogio per mezzora.
Povera stella, non è abituato!




Ps: Questo post è stato scritto diversi giorni fa, e giuro che nel frattempo di dimostrazioni della vita che Vinile svolge nella bolla ce ne sono state molte altre!

mercoledì 25 luglio 2012

La storia nella cameretta

Confesso: la mia camera è un delirio (già feci un post sulle spaventose profondità del mio armadio). Ammetto di essere disordinatissima, ma mi giustifico almeno in parte dicendo che la mia camera è davvero un buco, e quindi è ovvio che accumulando cose per 24 anni di vita va a finire che poi non sai più dove metterle, le tue maledette cose. Figuriamoci poi se si tratta di me che tendo a conservare tutto, e non tanto per sentimentalismo o nostalgia, quanto per una deformazione professionale da storico. Si conserva TUTTO.
Ora, non arrivo a conservare materiale organico per ovvi motivi e non conservo i vestiti rotti per decenza, ma giusto per farvi intuire il grado di follia conservo ancora come ricordo i biglietti della metro di Parigi.
Di 6 anni fa.
E se lo trovate giustificabile perché tutto sommato si tratta di Parigi, ed era il primo viaggio con Mr. J e simili smancerie, forse non è altrettanto giustificabile che io tenga anche il biglietto della Pinacoteca di Brera, che ricordiamo essere a Milano e attualmente aperta (piccola nota: io alla maledetta Pinacoteca di Brera ci sarò stata una quindicina di volte a dir poco, quindi perché diavolo devo conservare proprio QUEL biglietto??).
Insomma, ognuno di questi oggetti testimonia una fase della mia vita, un evento più o meno importante e tutti i fatti a questo collegati. E non conservo i biglietti della metro di Parigi perché, come scritto prima, è stato il primo viaggio con Mr. J, ma banalmente per ricordare che nel 2006 sono stata a Parigi, ho visto questo, questo e quest'altro, che ho un sacco di biglietti perché non eravamo riusciti a capire come si faceva l'abbonamento e che visto che i biglietti costavano un sacco abbiamo camminato tantissimo, spesso sotto la pioggia e con vestiti troppo leggeri per il clima parigino. È successo e basta, che sia stato un viaggio romantico o meno io non voglio dimenticarlo, e ho come l'impressione che buttando i biglietti io finisca per buttare anche il ricordo.
Spesso il ricordo non viene a galla finché non prendo in mano l'oggetto collegato.
Ad esempio, cercando di rendere più vivibile la mia camera ho deciso di fare una selezione del pacco di fogli, foglietti e fogliettini che tengo su una mensola, ed ecco cos'ho trovato:

Il biglietto di ingresso del Museo Civico Archeologico di Bologna.
Credo sia del 2009, o al massimo del 2008, non c'è la data. Era di quando ero finalmente riuscita a convincere Mr. J a fare un paio di giri qua e là, almeno nella città in cui viveva. Ricordo che mi ero portata dietro la macchina fotografica, una stupida compatta con pochissime funzioni. Stavo cominciando ad interessarmi un po' di fotografia, ma non riesco a ricordare se avevo già cominciato a lavorare nello studio fotografico o era un anno prima.

Un piccolo calendario del 2005 dell'Original Pub Lord Byron, di San Michele al Tagliamento.
Era di quando ero andata a lavorare per l'estate come grafica in Friuli. Stavo a casa del mio fidanzatino di allora, non uscivamo praticamente mai perché era mortalmente sociopatico, ma almeno qualche sera al Lord Byron con qualche amico non me la toglieva nessuno!

Dentro il calendario due bigliettini.
Il primo dice: “Grazie 075 per tutto quello che hai fatto per me e che stai facendo tuttora!! Ti voglio un mondo di bene”.
Il secondo: “Grazie di tutto 075ina, ti voglio tanto bene”.
La mia ormainonpiù-amica, quella che si sposa l'anno prossimo. Ai tempi eravamo parecchio legate e lei mi riempiva di bigliettini del genere per dirmi che avevo reso la sua vita più bella, che le avevo fatto conoscere un sacco di cose entusiasmanti e simili. Poi l'ha preso in testa e si è rincoglionita più di prima.
(Come “cosa ha preso in testa”? L'avete capito, dai).

Un biglietto da visita con i dati da un lato e dall'altro lato la scritta “I'm gonna teach you how to live”.
Me l'aveva dato un mio amico che si era fatto mille bigliettini da visita con scritte diverse, una più bella dell'altra.
Due giorni dopo ha dovuto cambiare mail.

Il biglietto da visita di un ristorante giapponese vicino casa.
Ci ero andata per la prima -e ultima- volta con un'amica. Era la prima cena con lei, ci eravamo conosciute tramite Claire e in seguito avevamo cominciato a sentirci per conto nostro. Volevo portarla in un altro posto, ma avevo scoperto essere chiuso solo una volta arrivate lì davanti. Così sono andata a caso nel ristorante giapponese più vicino di cui avevo sentito parlare e in cui non ero mai stata.
Da quella serata è iniziata la nostra amicizia.

Il biglietto della mostra tenutasi a Milano su Dalì.
Peggior.
Appuntamento.
Di sempre.

Locandina di uno spettacolo teatrale della compagnia dell'università.
Mi era stato dato dalla ragazza del ragazzo che credevo di frequentare, la sera in cui avevo saputo della sua esistenza.
“Vieni al mio spettacolo, mi raccomando!”
“Contaci.”

Un foglio dell'università.
Foglio che attesta che il 14 gennaio del 2011 ho sostenuto la prima parte dell'esame di storia dell'arte moderna e ho preso 29 trentesimi.
Maledetto Daniele Crespi.

E così via.
Cioè, parliamone: io non voglio dimenticarmi del peggior appuntamento della mia vita (o il secondo peggior appuntamento della mia vita? Non ho ancora deciso).
Historia magistra vitae, mica voglio rischiare di ricascarci!

sabato 21 luglio 2012

Gli effetti del metodo sincerità

Il metodo sincerità si diffonde, e io non posso che esserne felice.
Ok, la gente che conosco racconta ancora un sacco di balle, ma almeno evita di raccontarle a me. Non ho la presunzione di dire che la gente non mi mente mai, ma in linea di massima posso dire di aver ridotto la quantità di bugie lanciate nella mia direzione.
Sentirsi dire da più di una persona frasi del tipo: “Con te sarò sincero perché tu lo sei sempre con me” oppure “Visto che sei sempre così sincera e diretta parliamone apertamente...” oppure “lo chiedo a te che di certo non mi dici le cose per farmi contenta” è una grande soddisfazione.
Ma una soddisfazione ancora più grande è stata sentirmi dire da Vinile che si fida ciecamente di me proprio perché non ho problemi a dirgli qualsiasi cosa mi succeda. Il ragionamento di base è che se una tua vecchia fiamma si fa risentire e non me lo dici forse c'è del losco, se invece si fa risentire e mi racconti tutto quello che ti dice probabilmente è perché non c'è nulla da nascondere. Il che mi fa parecchio piacere, perché la questione è proprio questa.
E io insisto nel chiedermi: perché non lo facciamo tutti?
In genere i motivi per cui si mente di più sono due: paura di ferire gli altri e paura del giudizio degli altri. Ma santo cielo, la gente mica è così terribile! Il punto non è il cosa, ma il come.
C'è chi dice che è anche una questione di pelle, la questione della teoria del faccino* insomma. Che è facile per me ispirare fiducia proprio grazie alla teoria del faccino, ma io non so quanto sia realmente determinante. 
Non so neanche se questo effetto secondario del metodo sincerità durerà a lungo, ma per ora mi godo il proverbio che si è diffuso a lavoro da quando sono lì:
                                     IN 075 VERITAS!





* la teoria del faccino, per chi l'avesse dimenticata, è la seguente: il mio BraccioDestro una volta ha affermato che il motivo per cui la gente mi ferma per strada per raccontarmi la storia della loro vita è che ho un faccino che dice ti vorrò bene anche se sei diverso.

martedì 10 luglio 2012

Che qualcuno ci salvi!

Facebook come al solito è fonte di ispirazione per i post.
Il ragazzo di una mia compagna delle superiori ha condiviso la seguente informazione: “-365”, taggando la sua ragazza. I commenti degli amici recitano: “ragazzi, sono troppo contenta per voi!” “non vediamo l’ora!” “Congratulazioni!” et similia. Si accettano scommesse, ma secondo me si sposano.
Ora.
Questo è drammatico. E non per loro, di loro chi se ne frega. Ma per l’umanità! O se vogliamo essere meno catastrofici…per l’Italia!
Contestualizzo.
Come scritto sopra, lei è una mia compagna delle superiori. Era una di quelle ragazze timidine ma che una volta conosciute si dimostrano super esuberanti. Avevamo fatto subito amicizia: lei era il genere di ragazza che in prima superiore ancora arrossisce quando parla con qualcuno che non conosce. Timida, forse un po’ infantile –nel senso buono del termine- ma simpatica e davvero divertente.
Col passare del tempo eravamo diventate migliori amiche, lei aveva cominciato ad interessarsi alla musica che ascoltavo, ai libri che leggevo, ai film che mi piacevano, e la cosa mi sembrava carina. Finché non mi sono resa conto che lei non si interessava sul serio, lei imitava.
Era arrivata al punto di cambiare i suoi gusti in fatto di ragazzi per starmi dietro.
Epica la scena in cui conobbe il mio fidanzatino di allora e mi fece delle scenate allucinanti perché diceva di esserne follemente innamorata. L’aveva visto una volta e manco c’aveva parlato.
Va bene il colpo di fulmine…però…
Più l’amicizia andava avanti più diventava gelosa di me, mi faceva scenate di gelosia se osavo passare l’intervallo con qualcun altro o se scrivevo al mio ragazzo in sua presenza.
Il problema era diventato evidente, la risoluzione pure: bisognava trovarle un uomo.
In quel periodo conoscevo un sacco di gente nuova grazie al gruppo in cui suonavo, così le presentai “virtualmente” un po’ di gente e lei cominciò a sentire un chitarrista.
Decisero di conoscersi di persona e il giorno in cui io festeggiavo il mio anniversario con Mr. J loro stavano uscendo per la prima volta.
Si misero assieme, com’era ovvio.
Fin qui tutto a posto, se non fosse che OVVIAMENTE lei cominciò a comportarsi esattamente come lui voleva. Dalle piccolezze -lei era sempre stata bionda e affermava che MAI si sarebbe tinta di un altro colore e, guarda caso, si tinse di nero dopo aver scoperto che lui preferiva le more- alle cose più importanti –lasciare l’università perché lui diceva che non serviva a niente-.
Visto che il losco figuro era arrivato a controllarla come pochi, era ovvio che la nostra amicizia non poteva durare. Lei si era gradualmente allontanata e a quanto pare il motivo era che “075 è una persona troppo depressa, che si fa un sacco di seghe mentali, che si rovina la vita studiando e leggendo un sacco di libri”. Chissà come mai queste parole sembravano tanto dette dalla voce di lui.
Insomma, stiamo parlando di una coppia in cui, pur stando effettivamente bene insieme (perché non mi sembrano proprio una coppia infelice, anzi) credo che non dovrebbero correre il rischio di procreare.
Perché le cose sono due: o prendono da lei e crescono delle creature senza personalità che si fanno rigirare in qualsiasi modo da chiunque, o prendono da lui, e diventano degli ignoranti che pensano di non aver bisogno di imparare niente, che sputano sulla cultura altrui, che si rifiutano di averne una propria, che convincono la propria ragazza a lasciare gli studi e ad allontanarsi dalla sua più cara amica perché “lei studia troppo, studiare rende depressi e invece bisognerebbe essere felici”.

Riprendendo il discorso dall’inizio: questi due non dovrebbero fare figli, come il 70%  della gente che conosco che si sta per sposare o si è sposata. Al contrario quelli più intelligenti decidono di pensarci bene, scegliere con calma, eventualmente convivere per un po’ e magari di non fare figli.
Facciamo qualcosa perché se continua così…soltanto i più stupidi manderanno avanti la specie!

sabato 30 giugno 2012

I vestiti eleganti d'estate danno alla testa.


“Tu frequenti persone che la gente normale eviterebbe.”
Mater, 29 giugno 2012.

A era l’amante di B. Poi A si è rotta le palle di farsi usare, ha conosciuto C e si è messa con lei.
Ieri c’era una festa con un sacco di gente a cui io, Vinile, C. e Queen of Carrot Flowers siamo andati. Tutti in tiro ci avviamo verso la festa, Vinile nel suo completo di Boggi fatto su misura che c’ha messo due secoli a mettere perché “Sono ingrassato, non mi sta più bene come un tempo”. Era chiaramente fighissimo.
A. anche lei fighissima, tutto a posto finché non arriva B.
La scena che mi ritrovo davanti  è questa: A. B. e C. sedute una di fianco all’altra, con A che tiene la mano a B.
Si dev’essere confusa.
A viene da me e mi chiede se C mi ha detto qualcosa, visto che le sembra un po’ incazzosa. Chissà come mai. C viene da me a dirmi che non vuole essere la ruota di scorta, che fra A e B c’è ancora qualcosa. B viene da me a chiedermi se ha fatto qualche casino, che non voleva mettersi in mezzo. A non capisce perché C se la prenda tanto.
Nel frattempo si son fatte le 2 di notte, ci sono più di 30 gradi e Vinile è nel suo maledettissimo completo che deve andare a lavoro il giorno dopo alla mattina presto. Manifesta la sua stanchezza con una birra in mano e la cravatta annodata alla testa.
Io cerco di stare dietro a tutti.
La Rossa, un nuovo personaggio che vi prego di immaginare come una rossa –chiaramente- tutto pepe, con due labbra allucinanti e un fisico scolpito infilato dentro ad un vestito rosso corto e un tacco 12, fa l’ammiccante.
Con me.
E io ho seri problemi a non riconsiderare la mia eterosessualità.
Il pessimo (soprannome affibbiato ad un mio amico dopo che, a capodanno, solo con 3 ragazze single, ha avuto il coraggio di ubriacarsi con la stessa quantità di alcool con cui noi eravamo perfettamente sobrie, perdendo così l’occasione di provarci con una di noi) arriva in ritardo dopo aver sbagliato indirizzo, e si trova davanti una mega festa all’aperto piena di gnocca.
Si strofina le mani pregustando una serata coi fiocchi.
Torna dopo 5 minuti da solo con un cocktail, “qui sono tutte fighe di legno. Quindi ora voi sarete le mie bitches. 075 è la prima, che oggi è vestita da strappona e c’ha la faccia da porca. Ora Vinile mi vorrà picchiare, ma deve capire che detto da me è un complimento.”
Vinile si gira con la sua aria innocente e la cravatta ancora in testa: “No no. Che picchiare. Son solo contento che la mia ragazza abbia l’aria majala”. Il pessimo gli dà una pacca sulla spalla in segno di stima, poi comincia il suo monologo: “Io non capisco. Lavoro, vivo da solo, scrivo poesie, sono un musicista, c’ho pure un fisico della madonna perché faccio sport da sempre. Sono pure dolce quando voglio. E allora, cos’hanno queste donne? Te lo dico io, hanno paura del pene. Sì, vanno in giro mostrando tutto a tutti e poi quando vai lì per provarci, scappano. Come tu mi insegni, 075, solo un uomo davvero raffinato può permettersi di essere volgare. E allora io vado lì e chiedo loro di venire a letto con me. In modo fine eh? Ma niente. Allora non fate le disinibite se poi queste richieste vi scandalizzano. Il problema è alla base. L’uomo è cacciatore, ci sto, ma se io sono veloce quanto un bradipo voi non potete correre come delle gazzelle, non vi sto dietro…”.
Eccetera eccetera.
In tutto ciò la situazione fra A, B e C continua a peggiorare, Vinile è sempre più stanco ma non mancano donne (e uomini!) che lo guardano con lo sguardo da chejefarei.
Io continuo a cercare di stare dietro a tutti.
Finalmente li convinco a tornare alla macchina, Vinile è stravolto, probabilmente mezzo ubriaco e mi propone di imboscarci da qualche parte mentre gli altri sono impegnati a litigare. Alla faccia di tutto e tutti, alla faccia anche della giornata di lavoro che avrebbe affrontato il giorno dopo.
Camminando verso la macchina si toglie giacca, cravatta –che ormai era tornata al suo posto- e comincia a slacciarsi la camicia. Non per me, ma probabilmente preso bene perché un’ora prima A gli aveva detto che aveva un fisico perfetto.
Alle 3 di notte siamo tutti in macchina, incazzati per un motivo o per l’altro, QoCF appoggia la testa alla mia spalla, ricordandomi quanto io adori tutti i vari componenti della combriccola di pazzi che si è creata negli ultimi 2 anni, dopo la rottura con mr. J.

“Tu frequenti persone che la gente normale eviterebbe. Sono contenta perché mi porti a casa personaggi assurdi che ti rendono la vita interessante. Fai bene 075, la gente normale, quella che io ho frequentato per una vita, è noiosa.”
Mater, 29 giugno 2012, 5 minuti dopo.