sabato 26 marzo 2011

La vecchiaia

Pater: “Alla fine mi sa che non vado a Milano questo pomeriggio.”
075: “Ok.”
Pater: “Non mi chiedi il perché?”
075: “Perché?”
Pater: “Eh, per il cane.”
075: “Ah ok.”
Pater: “Non mi chiedi perché per il cane?”
075: “Suppongo sia perché non puoi entrare nei negozi se te la porti dietro.”
Pater: “No, non è per quello.”
075: “E perché allora?”
Pater: “Eh perché alla fine se devo entrare in un negoz…no aspetta. Sì, è per quello.”
 

"Buon anno!" mi disse la Q.

075 compie di nuovo gli anni. Proprio come l’anno scorso.
Ancora qualche anno di serietà e poi posso permettermi di tornare bambina. Essì, perché essere bambini a 23 anni è essere infantili (ed è male), esserlo a 30 è conservare il proprio spirito fanciullesco (ed è bene).
Ovviamente il giorno del mio compleanno - che come direbbe il prof. A è il giorno dell’Annunciazione nonché il giorno della fondazione di Venezia - non potevo che farmi prendere da crisi mistiche ed esistenziali, come ogni volta che cerco di fare il punto della situazione.
Molto probabilmente era pms, ma per sicurezza ho deciso di seppellire il tutto sotto badilate di sushi, motivo per cui ora sono mortalmente abbioccata e non riuscirò a finire il p…
 
 
 
…zzzzzzzzzzzzzzzzzzzz…

mercoledì 23 marzo 2011

Pressiamoci

Oggi una mia amica mi ha fatto pensare ad un certo tipo di individui. Le cosiddette presse.
Ad ognuno di noi sarà capitato, almeno una volta nella vita, di avere a che fare con la classica persona che proprio non vi vuole mollare. E non parlo di ammiratori/ammiratrici, ma anche semplicemente di quelle persone che nessuno si caga perché sono sostanzialmente insopportabili, ma che si incollano addosso proprio a voi perché siete gli unici ad avere la gentilezza di salutarli.
La cosa assurda è che spesso neanche concepiscono la possibilità di poterti stare sulle balle e quindi non fanno caso neanche ai classici segnali.
Ad esempio io conoscevo questo ragazzo che era terribilmente logorroico e non era in grado di capire che magari non avevi proprio voglia di sentirlo blaterare di cose di cui non te ne fregava niente.
Lo beccavo sempre sui mezzi. All’inizio mi toglievo le cuffie o smettevo di leggere per gentilezza (e probabilmente perché non lo conoscevo ancora bene). Poi ho cominciato a fargli capire che non ero proprio felicissima della cosa, dimostrandomi meno partecipe alla conversazione.
Ma niente.
Allora ho cominciato a fare la maleducata. Arrivava, lo salutavo, ci chiacchieravo 5 minuti e poi mi rimettevo le cuffie.
Ma niente, non capiva neanche questo.
Ero passata quindi a salutarlo e a non togliermi neanche le cuffie, continuando a farmi gli affari miei.
Ma niente, lui rimaneva lì in piedi a fissarmi e qualche volta è pure arrivato a togliermi le cuffie e a cominciare a parlarmi. Ma tipo macchinetta.
E la cosa più irritante di tutto questo è che lui era davvero convinto di essere incredibilmente divertente e interessante e il fatto che tutti lo evitassero non l’ha mai portato a pensarci su.
E poi le battute. Dio mio le battute. Per qualche motivo tutti questi personaggi ne fanno tantissime a ripetizione, e sono quasi tutte brutte.
Poi spesso hanno questa tendenza a farne anche quando non è necessario. Tu magari stai dicendo qualcosa di serio e loro rispondono con una battuta. Ma perché, mi dico io? Cos’è, un modo per compensare il fatto che non si ha nulla da dire?
All’inizio ridevo per gentilezza, poi ho cominciato semplicemente ad abbozzare mezzo sorriso, dopo di che mi sono stufata: “guarda che non è divertente”. Per qualche motivo l’altra persona ride sempre quando glielo fai notare. Ma pronto?
Pensavo di essere io eccessivamente intollerante con questo genere di persona, ma quando ho sentito che altre amiche sono nella stessa identica situazione e che sono arrivate a cambiare i propri orari per non incontrare più questi soggetti sui mezzi, ho avuto un’illuminazione.
 
…e se li facessimo uscire fra di loro?

sabato 19 marzo 2011

La teoria del supermercato

Dunque, oggi è stata una giornatina un po’ piena.
Sveglia, doccia, phon (maledetta la mia idea di farmi crescere i capelli), treno, Quollina, cibo con Quollina, giro con Quollina, treno, casa, macchina, supermercato, spesa e il resto non è rilevante visto che è proprio qui che volevo arrivare.
I supermercati sono il male.
Mater mi ha mandata a fare la spesa (mi è capitato ben poche volte di andarci da sola, normalmente Mater spedisce me e Coso in coppia, per non sentirsi dire frasi del tipo “ma perché sempre iooooo”) con la cara vecchia lista della spesa cartacea.
Secondo me, la maledetta lista della spesa, non è poi così utile visto che quando la si fa normalmente si dimenticano la metà delle cose. Normalmente quando la genitrice mi dice: “sto andando a fare la spesa, ti serve qualcosa?” io ho un vuoto. Magari ho passato la settimana a dirmi che mi servono mille cose, eppure in quel momento provo lo stesso identico vuoto che mi si scatena tutte le volte che mi chiedono quali sono i tuoi film preferiti, che gruppi ti piace ascoltare e ovviamente sei d’accordo con la teoria di Max Weber sulla connessione fra l’etica protestante e lo spirito del capitalismo?
Ok, forse l’ultima non mi viene chiesta poi così spesso.
Fatto sta che anche con la lista della spesa c’è un problema, che è quello dell’imbarazzo della scelta. Sulla lista mia madre aveva scritto “pancetta a cubetti”, e sui ripiani ci saranno state una quindicina di confezioni di diverse pancette a cubetti, con scritte invitanti del tipo “l’ideale per l’amatriciana!” “l’ideale per la carbonara!”. Questo mi fa pensare che io prima di comprare la maledetta pancetta a cubetti debba anche decidere cosa voglio cucinarci. Non potete chiedermi cosa mangerò per i prossimi 4 giorni, non so neanche cosa mangerò domani a colazione!
Superata la difficoltà della lista e dell’imbarazzo della scelta troviamo la difficoltà più grande di tutte: la scelta della cassa.
Parliamoci chiaro, non è possibile che io scelga sempre quella sbagliata. Non è STATISTICAMENTE possibile. Oggi, per esempio, prima è finita la carta per lo scontrino, la signora davanti a me era lentissima a togliere le cose dal carrello, mentre aspettavo dietro di me c’era una famiglia indiana con una bambina tanto bella quanto rumorosa (tanto, nel caso ve lo steste chiedendo) e , proprio quando tutto sembrava finito, la signora lentissima non si ricorda il codice del bancomat.
La cosa che mi perplime (che bella parola) è che anche tutte le altre persone si lamentano della stessa cosa. Eppure, quando io sono ferma nella mia fila ad imprecare, vedo benissimo che le altre vanno spedite. Quindi la mia domanda è: ma se tutti si lamentano del problema con le file alla cassa, chi sono le persone nelle file fortunate? Comparse? Potrebbe essere una risposta.
L’altra risposta invece potrebbe essere più complessa. Secondo me, quando ci si trova in fila al supermercato, si creano una serie di universi paralleli per cui tutti vedono le altre file andare veloci tranne la propria, ma in realtà stanno andando tutte lente. Cosa anche piuttosto probabile visto l’entusiasmo della maggior parte delle cassiere (non tutte, ne ho trovate di gentilissime e simpaticissime che non sembravano parte dell’arredamento come spesso succede) e la lentezza e pesantezza di alcuni clienti (che tra l’altro probabilmente spiega l’entusiasmo delle cassiere).
 
E niente, ecco, volevo solo rendervi partecipi di una delle mie mirabolanti teorie.
 

 

giovedì 17 marzo 2011

Resoconti carnevaleschi e crisi mistiche

Sono appena uscita -si spera definitivamente- da una crisi mistica.
 
Sabato ho deciso di festeggiare il Carnevale, per la prima volta da quando sono cresciuta, in modo da svagarmi un po’. Stradivertente, se non fosse per il fatto che al primo –e ultimo- drink ero già fuori, essendomi dimenticata di essere a stomaco vuoto. E ovviamente, mentre barcollo da una parte all’altra del locale cercando di capire perché diavolo un solo cocktail mi stesse facendo quell’effetto, incontro il mio ex. Ovvero l’ultima persona al mondo che avrei voluto incontrare in quel momento (dopo i miei genitori, vista l’allora inspiegabile ubriachezza), e da lì è stata crisi.
Non tanto durante la serata (lui si è comportato bene), ma dopo.
Certo, mi sono un po’ sentita insultata dai commenti successivi del tipo:

“Ti sono stato vicino perché ero preoccupato per te, viste le tue condizioni”

Chiedo scusa, ma ero soltanto un po’ ubriaca, cosa vuoi che mi succeda? Mi girava un po’ la testa, ok, ma il massimo che posso fare in quelle condizioni è parlare con uno sconosciuto di pneumatici.

“Quando ti ho vista arrivare così brilla, ho pensato subito al peggio”

Ovvero la scena nella sua testa probabilmente è stata: 075 si ubriaca bevendosi 6 caraffe di vodka alla goccia, si limona pirati, gangster, infermiere, Capitan Findus, Wolverine e un ufficiale della marina. Dopo di che si imbosca nel bagno degli uomini con la Banda Bassotti al completo e poi si avvia barcollante verso la saletta fumatori, dove al suono di “Smoke on the water” si farà i Kiss.
La verità è che è andata così: 075 si ubriaca con un Long Island perché, per motivi tuttora oscuri, si era dimenticata di essere a stomaco vuoto. Lei e Claire, compagna di mille avventure, si spostano da una sala all’altra. 075 leggermente barcollante si regge all’amica mentre l’accompagna alla saletta fumatori parlandole di pneumatici.
Insomma, stessa cosa no? È sempre bello quando una persona con cui hai passato 4 anni della tua vita ha capito tutto di te.
 
Fatto sta che sono stati giorni pessimi, che spero di aver superato definitivamente.
Ci tengo comunque a ringraziare tanto quelle poche persone che in questi giorni sono state carine con me.
Ringrazio un po’ meno tutti quelli che mi hanno chiesto quando ho intenzione di farmela passare.
Un ringraziamento sottovoce anche al mio ex, che ieri è stato al telefono con me per tre ore, nel tentativo di farmi passare la rabbia che tutti i suoi errori mi hanno messo addosso.

mercoledì 9 marzo 2011

Donne?

Giusto perché è appena passata la festa della donna, mi sembra giusto fare un paio di osservazioni impopolari.
Vorrei dire che non è che sia troppo a favore di questo fermento pseudo femminista degli ultimi giorni, queste continue proteste per le signorine discinte in televisione e la mancanza di rispetto nei confronti del gentil sesso. O meglio, io alla manifestazione non ci sono stata, però quello che è passato da telegiornali e quotidiani è che la cosa fosse un po’ in reazione ai recenti scandali.
Forse ci si dovrebbe lamentare del fatto che le donne vengono pagate di meno e che fanno più fatica ad essere assunte a parità di curriculum, piuttosto che lamentarsi dell’immagine che la tv dà di noi.
Faccenda su cui dovremmo riflettere.
Vorrei far notare che le varie ragazze che stanno in televisione mezze biotte quella strada l’hanno scelta, non sono delle ragazzine dell’est Europa costrette a prostituirsi contro la loro volontà.
Il senso dell’emancipazione non è forse questo? Disporre del proprio corpo come si vuole, e la loro decisione è stata quella. Sono persone che sono state attirate dal luccicante mondo dello spettacolo e che sanno benissimo che quello è il modo più semplice per arrivarci. Non solo sapevano a cosa andavano incontro, ma non sognavano altro da quando erano bambine; e di donne così –purtroppo- ne ho conosciute tante.
Ma io mi dico, cosa c’è che non va nel cervello di queste care ragazze? Perché ci sono così tante donne che bramano questa vita? Soldi?
La domanda c’è perché c’è l’offerta. Se le donne si fossero indignate e rifiutate in massa nessun uomo avrebbe più osato chiedere.
E poi c’è il fattore carriera, di cui ho già parlato. Perché le donne rinunciano al lavoro così facilmente, mentre gli uomini neanche ci pensano? A volte mi sembra che le donne non abbiano neanche voglia di provarci, perché tanto è più facile farsi mantenere da qualcun altro, in nome dell’amore per la famiglia. Perché le donne sono, in media, meno ambiziose degli uomini?
Poi è ovvio che l’uomo, dopo aver conosciuto decine di donne che non si impegnano o che –peggio- si vendono, non si aspetti un granché dall’altro sesso, e questo purtroppo va a danneggiare quelle donne che invece si sbattono e che sono terribilmente in gamba.
 
Insomma, forse dovremmo smetterla di accusare gli uomini di tutto, e renderci conto che spesso e volentieri siamo noi le prime a non farci rispettare.

lunedì 7 marzo 2011

Amore per gli ortaggi.

Volevo ringraziare pubblicamente la Carotina.
 
È un periodo un po’ strano, in cui dev’essere così evidente che qualcosa non va in me che la gente continua a chiedermi “Sei triste?”, facendomi rendere conto che negli ultimi tempi sto volutamente ignorando il mio umore.
Era un po’ che non mi intristivo così, che non mi capitavano quelle giornate in cui niente riesce a farmi stare meglio.
Il piccolo tubero invece c’è riuscito, e senza neanche rendersene conto. Mi ha regalato uno di quei bei pomeriggi al cazzeggio che tanto mi sono mancati negli anni passati, quegli anni in cui ho dovuto rinunciare a tutto per amore di una persona sola.
 
Non mi sono intristita neanche per una frazione di secondo ieri, quindi grazie Carotina.


(Hai visto che brava? Ho messo un carattere che in teoria dovresti riuscire a leggere meglio.)